Il Rural Festival della biodiversità

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E’ in corso di svolgimento sotto le malizie di un tempo canaglia, la prima edizione in terra di Toscana del “Rural Festival”, rassegna di agricoltura custode e a misura di chi lavora e di chi ne assapora i gusti.
Di scena e di gusto, decine di prodotti ricavati da tipologie di piante o di animali che il tempo e il modernariato industriale hanno messo in disparte favorendo tipologie di animali o di vegetali più rapidi nello sviluppo, nella raccolta, nella coltivazione, non sempre per una brutale monetizzazione, ma anche per una praticità nelle cure e nella fatica umana.
I grani con cui si produce la pasta di Giovanni Fabbri, il “Senatore Cappelli”, come altre varietà dismesse con le quali generazioni di persone si sono alimentate per secoli, non avevano mai prodotto intolleranze alimentari, ciò non si può dire per le varietà moderne che tra l’altro poco munificano chi le coltiva.
O le varietà vegetali e animali che sono state messe in disparte per effettivi limiti di qualità o nutrizione…. o remunerazione, o la standardizzazione delle coltivazioni industriali che limitano sapori, cultura del territorio e seri problemi di sopravvivenza di tanta agricoltura o tradizione nella trasformazione dei prodotti agricoli.
L’olio che proviene da ogni dove, il grano foresto che finisce per essere l’ingrediente base per la nostra pasta esportata in tutto il mondo, il latte che le industrie pagano una miseria agli allevatori e che di conseguenza proviene da ovunque piegando le ginocchia di chi ancora ci crede e ci spera.

Se da una parte la riscoperta o il non far estinguere piante e animali caduti nei sepolcri della storia è una straordinaria ricchezza culturale e di studio, dall’altra è anche vero che questi potrebbero creare reddito o alimentare le genti come lo fanno i prodotti di derivazione da agricoltura industriale?
Anche la finanza, entrata prepotentemente nella vita di ognuno con le sue deliranti conseguenze di qualità appiattita, prezzi bassissimi per chi produce e alti o medio alti al consumo ha evidenti fallanze che porteranno ad un accartocciamento del mondo per asfissia; perchè se l’uomo è veramente ciò che mangia e respira, non saranno più le piante e gli animali a diventare rari e specie da studiare, ma i sopravvissuti di chi ha creato questo meccanismo perverso.

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