Accabadora, di Michela Murgia

Semplicemente meraviglioso!
Ogni aspetto di questo romanzo mi ha letteralmente rapita e incantata.
La scrittura della Murgia è sublime e indimenticabile e ogni concetto,
ogni paragrafo rimane stampato in immagini ed emozioni.
I temi trattati (l’Accabadora e i fille de anima) sono tanto insoliti
quanto affascinanti e se all’inizio del racconto possono sembrare 
assurdi e primitivi, alla fine diventano parte di una cultura sensata e moderna.
Si, perché dare in “prestito” un figlio da far amare a un’altra mamma è
anche un gesto di coraggio e, nel caso della protagonista del libro, una fortuna.
Così come porre fine a una vita che non riesce a terminare da sé, ci ricorda
quanto questo tema sia dibattuto ai giorni nostri.
La dolcezza e la comprensione umana sono le emozioni protagoniste
di questo libro insieme ad una magica terra, spesso distante mille miglia dal
resto del continente e che con questo libro la Murgia ci fa letteralmente amare;
la Sardegna!
LA TRAMA

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come “l’ultima”. Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. “Tutt’a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili’e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia”. Eppure c’è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c’è un’aura misteriosa che l’accompagna, insieme a quell’ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell’accabadora, l’ultima madre.

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