Maqui e murta: una coppia vincente. Un matrimonio che dire riuscito è dir nulla. A benedire l’unione, la regione di Los Rios, nel Cile centro meridionale, dove le popolazioni Mapuche tennero testa ai colonizzatori per oltre tre secoli e dove tuttora lottano per il rispetto della loro cultura e il superamento delle discriminazioni.
Il maqui è il mirtillo cileno della Patagonia. I produttori de “La Colonia” nella regione della Valdivia ne ricavano, tra le altre cose, una confettura dall’incredibile colore nero-blu, aroma caratteristico, intenso e astringente al gusto.
La murta è il mirto, anch’esso originario della stessa regione, rosso o bianco, dalla consistenza mielosa e dal sapore dolcissimo e lievemente burroso.

mirto cileno

mirtillo cileno



Ne ho scoperto e apprezzato la bontà al Salone delGusto 2016. Le ho assaporate durante la festa del Terra Madre Day di Slow Food Roma, per il quale ho lavorato, occupandomi del buffet salato. Con Emanuele Montana, il pasticcere e proprietario di “GelateriaRetrò, che ha preparato i dessert in occasione dell’evento, abbiamo proposto le confetture in abbinamento ad un gelato gastronomico al Parmigiano Reggiano (ancora mi commuovo al pensiero di quanto mi sia piaciuto, non riuscendo a smettere di assaggiarlo, cucchiaino dopo cucchiaino).
Con queste due confetture nelle mie mani, provando ora il mirto ora il mirtillo, mi sono convinta che uniti insieme potevano generare una confettura nuova, in cui la dolcezza del primo si stemperava nell’aroma acidulo del secondo, esaltandosi a vicenda.
Ne è nata questa crostata, un dolce lineare e semplice, un mero guscio che restituisce con fedeltà le caratteristiche tipiche delle bacche di murta e maqui. 

Nota dolente: non sapevo che anche il mirtillo cileno fosse finito tra i “super food” dalle insospettate proprietà “allungavita”, oggetto di culto per medici e fissati della perfetta forma fisica. Resto in attesa che passi anche questa moda, nella speranza che ciò comporti per i produttori solo un incremento nelle vendite e non la distruzione di un patrimonio.

 Per tutte le informazioni tecniche sulla realizzazione di un guscio di frolla potete leggere QUI




Dosi per una crostata di 20 cm di diametro (la quantità di frolla risulterà in eccesso se realizzate solo il guscio inferiore (come nell’immagine), poiché la dose tiene in considerazione la possibilità di decorare la superficie con ulteriori strisce di frolla).
Ti serviranno: uno stampo a cerchio microforato, una teglia e un tappetino in silicone microforati.


Per la pasta frolla Milano
 250 g di farina 00 debole, 125 g di zucchero a velo, 125 g di burro, 50 g di uova intere, 2 g di buccia di limone e/o di arancia, i semi di mezza bacca di vaniglia, 2 g di sale: nella planetaria munita di foglia fai “sabbiare” il burro tagliato in piccoli pezzi con la farina setacciata, gli aromi e il sale; quando il composto avrà raggiunto la consistenza di una polvere sabbiosa, unisci lo zucchero e infine le uova e fai amalgamare il tutto. Togli dalla planetaria e stendi l’impasto tra due fogli di carta da forno allo spessore di 0,5 mm –  1 cm. Riponi in frigorifero per alcune ore.

Per il ripieno
150 g di confettura di maqui, 150 g di confettura di murta, 3 cucchiaini di fecola di patate, 100 g di noci e mandorle tritate grossolanamenteMetti in un tegame le due confetture e porta a bollore; stempera la fecola di patate in due cucchiai di confettura calda e unisci il composto al resto, lasciando sul fuoco per 2-3 minuti a fiamma bassa per attendere che raggiunga la giusta consistenza. Fai raffreddare.
Realizza il fondo del guscio coppando con lo stampo ad anello il primo strato di frolla stesa in precedenza. 
Adagialo su un foglio di silicone microforato all’interno dell’anello. Ritaglia una striscia di pasta frolla con il secondo strato steso, in modo che abbia la lunghezza della circonferenza dell’anello e un’altezza di 2,5- 3 cm. Attaccalo internamente all’anello facendo una leggera pressione in modo che aderisca perfettamente.
Riempi il guscio con la confettura e ricopri la superficie con le mandorle e noci tritate. Metti in forno a 160 °C per 30 minuti circa. Sia la modalità statica, sia quella ventilata possono dare entrambe ottimi risultati. In questa occasione ho abbinato le due, cuocendo nei primi 20 minuti con il forno statico e poi passando al ventilato.
Lascia freddare completamente prima di sfornare dall’anello e spolverizza con zucchero a velo.

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