Torta alla zucca con ricotta e patate

Sto iniziando a seguire Igor Sibaldi, cautamente. Le parole, dice Sibaldi, sono magiche, hanno un potere più o meno forte. La parola amore ha un potere debole perché vuole dire un sacco di cose, indica sentimenti diversissimi tra loro: l’amore per un compagno, l’amore per un amante, l’amore per un genitore o un figlio, l’amore per Dio. Le parole, poi, ci condizionano. Condizionano le nostre azioni, i nostri comportamenti (sono magiche). La radice della parola amore vine dal sanscrito kama, desiderare. Amore come desiderio, come possesso. Ti amo quindi cerco di averti tutto per me, di possederti. Amore come gelosia. Sono geloso perché ti amo. Ci sono invece lingue dove amore e libertà hanno la stessa radice. Ti amo quindi ti rendo libero, libero da me, dalla visione che ho di te. Ti amo quindi ti rendo libero di essere proprio come sei, esattamente come sei, anche in questo modo che a volte mi fa fare fatica, mi fa arrabbiare, perché sarebbe davvero facile se io potessi possederti, se potessi ingabbiarti e buttare la chiave. Sarebbe davvero facile se potessimo dirci tutto quello che non ci piace l’uno dell’altro, e così, come per magia, aggiustare ciò che non va. Peccato che si cambia in continuazione, e se non si cambia vuole dire che l’altro, col suo desiderio di possederci, di amarci, sta reprimendo le nostre energie, ci sta tarpando le ali. Purtroppo, tra le popolazioni che confondono l’amore col possesso, molti abitano il matrimonio come fosse un recinto, dove tutto è chiaro, dove sono stati costruiti sicuri steccati, dove ci sono regole da rispettare e guai se non vengono rispettate. Purtroppo, o per fortuna, l’amore è libertà e non possesso. Il matrimonio più che a un recinto assomiglia a una giostra impazzita, a un tuffo nel mare in tempesta, a una corsa nell’erba alta dove talvolta si cade e ci si sbuccia le ginocchia. Se si ha il coraggio di girare, di tuffarsi e di correre ci si diverte anche parecchio. Molto di più che a stare seduti in un recinto a dirsi tutto ciò che non ci piace dell’altro, in modo tale che l’altro diventi esattamente come noi vorremmo che fosse.


COSA&QUANTO
  • una zucca di circa 600 g.
  • ricotta bio di capra, 500 g.
  • un uovo
  • sale
  • pepe
  • aceto balsamico
  • noce moscata
  • pecorino grattugiato
  • una confezione di pasta sfoglia (sfoglie di pasta filo, marca: Croustipate)
  • due patate

COME
Taglia la zucca a tocchetti, disponili in teglia, salali e mettili in forno per 20 minuti. 
Quando la zucca sarà diventata morbida falla passare nel passa verdure (che divertimento!).
Unisci la zucca passata alla ricotta bio di capra e mescola.
Aggiungi un uovo, sale, pepe, aceto balsamico, un po’ di noce moscata, pecorino grattugiato. 
In una teglia stendi la pasta sfoglia. Per questa torta abbiamo provato le sfoglie di pasta filo, marca Croustipate
Il primo strato di sfoglia deve essere il più spesso, quindi usa diversi fogli di pasta filo.
Taglia a rondelle due patate crude, o comunque quanto basta per formare una base. 
Versa il composto di zucca.
Copri la torta con gli strati che ti sono rimasti di pasta filo.
Metti nel forno ben caldo e cuoci per circa 30 minuti.

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