I taralli morbidi di San Biagio all’anice, squisiti dolcetti abruzzesi tipici del 3 febbraio, sono perfetti anche per chi è alle prime armi in cucina, perché realizzarli è assai semplice.
Capaci di regalare grande soddisfazione fin dal primo assaggio, sono ideali da inzuppare nel latte a colazione o da gustare a merenda con la cioccolata bianca calda, ma possono anche accompagnare un bicchiere di vino passito o un buon caffè a fine pasto.
Cosa sono i taralli di San Biagio abruzzesi: tra fede e gola
Questi dolci sono strettamente legati a San Biagio martire, medico e vescovo armeno vissuto tra il III e il IV secolo e protettore della gola grazie a un celebre miracolo: si narra che salvò un bambino che rischiava di soffocare a causa di una lisca di pesce conficcata nella trachea.
Dalla forma a ciambella (che simboleggia proprio la gola), in passato venivano realizzati con l’impasto del pane arricchito da semi di anice, dalle proprietà antisettiche e carminative e usati dalla medicina popolare come rimedio contro la laringite.
Al giorno d’oggi, invece, se ne fa una versione più dolce e soffice, ma tuttora in molti paesi dell’Abruzzo è rimasta l’usanza di portarli in chiesa per ricevere la benedizione del sacerdote prima di gustarli o regalarli ai propri cari.
Preparazione dei taralli morbidi di San Biagio all’anice
Esecuzione della ricetta: facile
Tempo occorrente:15 minuti + 20 minuti di cottura
Costo: basso
| Ingredienti per 12 pezzi (3 a persona): |
| 750 g di farina 00 |
| 140 g di zucchero semolato |
| 15 g di lievito di birra fresco |
| 260 ml di latte |
| 25 ml di Sambuca, anicione, Sassolino o di altro liquore all’anice |
| 10 g di semi di anice |
| un pizzico di sale |
| 160 g di olio di semi di girasole |
Procedimento
Versa la farina setacciata, il lievito fatto sciogliere nel latte intiepidito, i semi di anice, lo zucchero, il pizzico di sale, le uova sgusciate e il liquore nella ciotola della planetaria.
Lavora il tutto con il gancio, aggiungendo l’olio a poco a poco, fino ad ottenere un impasto privo di grumi, piuttosto appiccicoso ed omogeneo.
Trasferiscilo, quindi, su piano di lavoro leggermente infarinato, allargalo e lavoralo con le mani, facendo le pieghe da un lato e dall’altro per 4 volte.
Una volta che sarà diventato liscio e morbido, dagli la forma di una palla, cospargine la superficie con un po’ di farina, rimettilo nella ciotola e coprilo con la pellicola trasparente.
Lascialo lievitare per 2 ore lontano da correnti d’aria e, quando avrà raddoppiato di volume, allargalo sul piano di lavoro (sempre lievemente infarinato) e, arrotolandolo, fanne un salsicciotto di una sessantina di cm.
Dividilo a metà e poi ricava dai due cilindri ottenuti 12 pezzi d’impasto della stessa dimensione.
Prendi un pezzo d’impasto, allungalo senza lavorarlo e, tenendolo sulla metà, intrecciane le due parti, dagli la forma tonda e, pressandole con i polpastrelli delle dita, chiudine bene le estremità.
Se hai poca manualità, puoi fare una pallina, bucarla al centro, allargarla delicatamente e formare una ciambellina liscia.
Man mano che li fai, adagia i taralli sul fondo di due teglie foderate con carta da forno, lasciando dello spazio vuoto tra l’uno e l’altro per evitare che, gonfiando, si attacchino tra di loro.
Una volta che avrai finito di formarli tutti, coprili con dei canovacci puliti e lasciali riposare per circa 1 ora.
Terminata la seconda lievitazione, inforna le teglie nel forno già caldo e fai cuocere i taralli morbidi di San Biagio all’anice in modalità ventilata a 170° o a 175° in quella statica per circa 20 minuti.
Dopodiché sfornali e lasciali un po’ intiepidire prima di consumarli “al naturale”.
Se preferisci seguire l’usanza più antica, puoi spennellarli con del latte e poi passarli nello zucchero semolato quando sono ancora ben caldi, creando così una crosticina croccante che contrasta piacevolmente con l’interno soffice.
Per mantenere i tuoi taralli morbidi di San Biagio all’anice freschi come appena sfornati, il trucco è semplicissimo: riponili in una scatola di latta chiusa ermeticamente.
In questo modo preserveranno la loro umidità e il profumo di anice per diversi giorni.
Se preferisci regalarli, puoi confezionarli in sacchetti trasparenti per alimenti, magari chiusi con un nastrino colorato: saranno un dono graditissimo per amici e parenti, proprio come vuole la tradizione abruzzese.
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Credito foto in evidenza: Corrado Fiorino per Flickr.com

