
La sera del 24 dicembre, quando le luci dell’albero si accendono e l’attesa si fa più dolce, le famiglie italiane si riuniscono per la Vigilia di Natale. È una serata speciale, diversa dal pranzo del 25: più intima, più riflessiva, scandita dalla tradizione del “cenone di magro” che da secoli caratterizza questa notte magica. Il profumo del pesce che cuoce in cucina, il tavolo apparecchiato con cura, le candele che tremolano: la Vigilia ha un’atmosfera unica, sospesa tra la quotidianità che si lascia alle spalle e la festa che sta per arrivare. La tradizione della cena di pesce della Vigilia affonda le sue radici nella cultura cattolica, che prescriveva l’astinenza dalle carni nei giorni di precetto. Ma quello che era nato come obbligo religioso si è trasformato nel tempo in una celebrazione culinaria che valorizza i tesori del mare, dalle coste della Sicilia fino ai porti dell’Adriatico. Ogni regione ha sviluppato le sue ricette, i suoi rituali, i suoi piatti imprescindibili: c’è chi porta in tavola sette portate di pesce (numero simbolico), chi arriva a tredici (in onore di Gesù e gli apostoli), chi si concentra sulla qualità più che sulla quantità. …
