I Cuddiruni o cudduruni

Oggi il Calendario del Cibo Italiano  festeggia il compleanno di Andrea Camilleri, uno scrittore , sceneggiatore, regista siciliano molto noto che proprio oggi compie 92 anni (è del 1925, come il mio papà, motivo in più per amarlo!), celebrando il suo personaggio più conosciuto: il Commissario Montalbano.
Le vicende di questo commissario sono apparse sul piccolo schermo ed hanno appassionato milioni di persone, io in primis!
Infatti proprio grazie alle puntate televisive ho conosciuto il simpatico commissario e solo dopo mi sono approcciata ai libri.
Mi ricordo la prima volta che ho aperto un suo libro, uno shock, non capivo cosa leggevo, ad ogni facciata mi chiedevo se era il caso di continuare. Mi fermavo, rileggevo, cercavo di capire il senso, poi mi soffermavo sulle parole… e lì veniva il bello! Ogni parola dialettale mi faceva sorridere e rendeva benissimo l’immagine che lo scrittore voleva trasmettere. Dopo una ventina di pagine ero estasiata, non volevo più interrompere, stregata è la parola giusta !
Camilleri riesce a dare un quadro realistico della società siciliana caratterizza i personaggi con vizi e virtù rendendoli unici e veri.
Descrive luoghi, aneddoti e persone, li inserisce nella vita siciliana dove anche la gastronomia non viene tralasciata.
Il commissario Montalbano è una figura intrigante, molto intelligente, ma con un carattere burbero;   single impenitente e molto fascinoso (a mio giudizio!), adora mangiare, è un vero buongustaio, e  così Camilleri, non perde l’occasione di parlare della cucina siciliana, che presenta piatti unici grazie alla ricchezza del territorio.
Una particolarità del commissario è di preferire il pranzo in solitudine, così da riuscire ad assaporare i piatti, solo così riesce a concentrarsi sui gusti.
Ecco in questo siamo diametralmente opposti, per me mangiare significa condividere, ed essere in compagnia. Non andrei mai al ristorane da sola, mi accontenterei di un panino veloce, invece il bello è stare con gli altri, invitare o essere invitati, confrontarsi sui sapori, esprimere pareri e sensazioni.
Sarà dovuto anche alla mia formazione, avendo partecipato a svariati corsi di degustazione (oltre al vino anche cioccolato, salumi e formaggi), per me è naturale il confronto per assaporare e capire a fondo un piatto, e poi è così bello stare in compagnia!
Per l’occasione ho letto “Ritorno alle origini” un racconto del libro “La prima indagine di Montalbano”. Parla del sequestro lampo di una bimba ad opera della mafia, argomento pesante ma trattato con intelligenza e leggerezza, senza però banalizzare mai. Il commissario capisce subito il bandolo della matassa e cerca di far uscire allo scoperto i colpevoli, riuscendoci con i suoi soliti “escamotage”.
In questo racconto spesso si parla di cibo, mi sono presa la soddisfazione di appuntarmi i piatti citati ed ho scoperto che sono ben 19 su 100 pagine di storia. Ho cercato di tradurre i piatti citati, quando il nome mi risultava incomprensibile, e ho studiato piatti il cui nome mi era assolutamente sconosciuto.
Dopo aver fatto le dovute ricerche mi sono soffermata su lo Cuddiruni, una focaccia farcita di ingredienti poveri e tipici del territorio, caratteristico di alcuni centri della provincia di Agrigento, (quindi Porto Empedocle e Vigata, la cittadina immaginaria di Montalbano) e sconosciuto altrove.

La ricetta  è di Angela Marino e l’ho tratta da questo blog Sicilia Fun. Voglio però sottolineare che in altre parti della Sicilia, i cuddiruni sono delle focacce fritte a base di pasta di pane. In pratica quando le mamme facevano il pane, gli avanzi dell’impasto lo friggevano per le merende dei ragazzi, infatti la parola cuddiruni deriva dal greco indicava appunto una sorta di “focaccia”.

Ingredienti
per la pasta:
350g di farina di semola rimacinata
150g  di farina 00
10g di lievito di birra
250g acqua tiepida
1 cucchiaino raso sale
6 cucchiai di Olio evo
per il ripieno:
due cipolle  rosse
1 pomodoro maturo pelato
2 patate medie
filetti di acciughe salate
pecorino grattugiato
origano

Mettere la farina su una spianatoia, aggiungere l’olio e farlo assorbire alla farina sfregandola tra le mani
Mescolare il lievito sbriciolato alla farina, iniziare ad impastare  versando a poco a poco l’acqua tiepida salata finchè non si ottiene un impasto morbido ed elastico che si stacca dalla spianatoia.
Lavorare almeno 15 minuti a mano o con l’impastatrice.

Fare una grande pagnotta e metterla a riposare avvolta da pellicola in modo che possa lievitare (io nel forno chiuso) per un paio di ore.

Preparare il ripieno: tagliare con una mandolina la cipolla, salarla e metterla in un recipiente a macerarsi.
Pelare e spezzettare il pomodoro.
Pelare ed affettare sempre con la mandolina le patate.
Togliere il sale dalle acciughe e spezzettarle.
Quando la pasta sarà pronta ungere con olio d’oliva una teglia (io rotonda di diametro 32cm).

Dividere a metà l’impasto, metterlo sulla teglia e stenderlo piuttosto sottile: distribuire sulla pasta spianata i pezzettini di acciuga spingendoli col dito nella pasta.
Aggiungere uno o due strati di fette di patate, poi tanta cipolla strizzata bene per evitare di bagnare la pasta, il pomodoro pelato , una spolverata di pecorino e  origano, condire con un filo di olio.
Coprire il tutto con l’altra metà dell’impasto tirato sottile. Saldare con le dita i bordi, ungere la superficie, e poi cospargere con pecorino e origano.

Cuocere in forno già caldo a 200°C per 20 minuti circa.

Dopo  la cottura lasciare riposare almeno 30 minuti prima di tagliare.

Servire tiepido o freddo, è possibile preparare anche tante piccole focacce, a seconda di come preferite!

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano

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