I fasoi in potacin, davvero prelibati nella loro frugalità, sono un vero e proprio emblema della cucina tradizionale veneta, in particolare della zona di Rovigo.
Questo secondo piatto rustico e genuino, a base di fagioli borlotti o di Lamon e che può anche costituire un contorno sostanzioso, racchiude in sé tutta la ricchezza della cultura contadina del Polesine, fatta di ingredienti poveri ma ricchi di sapore e di storie da raccontare.
Non è solo un comfort food perfetto per le serate autunnali ed invernali, ma un simbolo di convivialità e di radici profonde che legano generazioni attraverso la preparazione e la condivisione del cibo.
Origine dei fasoi in potacin
Il nome “potacin” deriva dal dialetto veneto e si riferisce al metodo tradizionale di cottura dei fagioli “in pota”, ovvero in pentola di terracotta, materiale che conserva intatti i sapori e la genuinità degli ingredienti.
I fasoi in potacin sono, quindi, i fagioli cotti con cura, un piatto che nasce dalla cucina povera ma assai gustosa del Veneto rurale.
La coltivazione dei fagioli in Europa è arrivata grazie alla scoperta del Nuovo Mondo e in Veneto, in particolare, si sono affermate varietà come i borlotti e i rinomati fagioli di Lamon.
Una leggenda racconta che Papa Clemente VII, abbia regalato un sacco di sementi al teologo bellunese Pietro Valeriano, favorendo così la coltivazione dei fagioli pure nel Veneto.
Personaggi storici come Andrea Gritti, doge di Venezia, hanno più volte sottolineato l’importanza dei fagioli nelle campagne venete, non solo come alimento essenziale, ma anche come riconoscimento di un legame profondo con la terra e le tradizioni locali.
Sebbene non si possa stabilire quando sia effettivamente nato il piatto, le sue origini sono molto antiche e, col passare del tempo, si è diffuso dal Polesine a tutto il territorio della Serenissima.
Oggi, pur mantenendo il suo carattere tradizionale, la pietanza si è adattata ai gusti contemporanei, dando vita a varianti, come questa vegana tipica rovigina, che la rende indicata anche per chi non consuma cibi di origine animale, per i celiaci, per i diabetici e per coloro che seguono un regime alimentare dairy free.
Preparazione dei fasoi in potacin secondo la ricetta rodigina vegana
Esecuzione della ricetta: facile
Tempo occorrente: 10 minuti + 90 minuti di cottura
Costo: basso
| Ingredienti per 4 persone: |
| 500 di fagioli Lamon o borlotti secchi |
| 1/2 cucchiaino di bicarbonato |
| 1 cipolla bianca o bionda |
| 180 g di concentrato di pomodoro |
| 1 foglia di alloro |
| 1 rametto di rosmarino |
| 1 spicchio di aglio |
| pepe nero macinato al momento q.b |
| olio extravergine di oliva q.b |
| cannella in polvere q.b (facoltativa) |
| sale marino q.b |
Procedimento
La sera prima di realizzare la ricetta, sciacqua i fagioli e mettili in una ciotola; aggiungi 1/2 cucchiaino di bicarbonato ed acqua fredda fino a ricoprirli di 3 dita.
Lasciali in ammollo per 12 ore e, all’indomani, monda la cipolla, tritala grossolanamente, trasferiscila in una casseruola ( possibilmente di terracotta) e falla imbiondire in un giro di olio EVO caldo.
Quando sarà diventata trasparente, aggiungi il concentrato di pomodoro e, mescolando di continuo con il cucchiaio di legno, fallo “tostare” brevemente.
Non appena il concentrato inizierà ad attaccarsi al fondo della casseruola, unisci il rametto di rosmarino, la foglia di alloro, i fagioli risciacquati e scolati e falli insaporire a fiamma dolce.
Aggiungi, quindi, 600 ml di acqua, lo spicchio di aglio spellato ed una macinata di pepe, copri con il coperchio e porta a bollore.
Iniziata l’ebollizione, abbassa il fuoco al minimo e fai sobbollire i fagioli per 1 ora-1 ora e 1/2, mescolandoli ogni ventina di minuti, controllando che non si sfaldino e aggiungendo poca acqua bollente ogni volta che il sughetto tendesse ad asciugarsi troppo.
A fine cottura, regola di sale, mescola, spolvera, se vuoi, i fasoi in potacin vegani ottenuti con la cannella e lasciali riposare al caldo per 10-15 minuti.
Infine, distribuiscili nei piatti individuali, irrora la superficie di ogni porzione con un filo di olio a crudo e servirli in tavola.
Conservazione
Dato che i fasioi in potacin sono più buoni il giorno dopo, l’ideale è farli raffreddare del tutto, lasciarli riposare in frigorifero per una notte e riscaldarli sul fuoco per i pochi minuti necessari prima del consumo.
Se, invece, preferisci consumarli subito ma non riesci a finirli tutti in una volta puoi chiuderne la parte che ti avanza in un contenitore ermetico e conservarli in frigorifero,
Tecniche di cottura e consigli pratici
I fasoi in potacin vegani sono alla portata anche di chi è alle prime armi in cucina, ma, affinché riescano al meglio, è necessario adottare alcuni accorgimenti.
- Ammollo con il bicarbonato: il bicarbonato aiuta non solo a rompere le fibre dei fagioli (rendendoli più morbidi e facilmente digeribili), ma elimina anche gli oligosaccaridi presenti in questi legumi.
- Cottura lenta: cuoci i fagioli a fuoco basso per circa un’ora, controllando la consistenza ogni 15-20 minuti per evitare che si sfaldino.
- Controllo consistenza: il risultato ideale è un fagiolo tenero ma integro, con una consistenza cremosa.
Abbinamenti con vini e contorni tradizionali
I fasoi in potacin vegani trovano il loro abbinamento perfetto nei vini rossi dei Colli Euganei, come il Merlot e il Cabernet, che con il loro corpo e le note fruttate si sposano bene con la rusticità del piatto.
Se preferisci un vino bianco, opta per un bianco secco, che alleggerisce il palato e accompagna con freschezza i sapori intensi.
Il pane casereccio, magari leggermente tostato, è imprescindibile per raccogliere il sugo e completare l’esperienza.
Come contorni, verdure di stagione, come radicchio, cavolo nero o altri ortaggi tipici veneti, rappresentano scelte tradizionali che si armonizzano bene con il piatto.
Servire il tutto a temperatura calda e con una presentazione semplice ma curata valorizza la bontà e la convivialità tipica di questa preparazione.
Altri piatti ideali per quando fa freddo:
- Caserecce con acciughe, cicoria e stracciatella
- Zuppa toscana di cavolo nero
- Minestra di verza e orzo light
Credito foto in evidenza: Barbara Caselli

