L’ingresso si apre su un parquet chiaro che profuma ancora di cera, le luci soffuse filtrano dai paralumi e la cena promette già risate.
Suona il campanello e, al varcare la soglia, un sorriso: “Potresti toglierti le scarpe?” Domanda scomoda o semplice attenzione?
In tante case la scena si ripete, tra dubbi e qualche piccolo imbarazzo.
Ma chiedere agli ospiti di restare scalzi o di indossare pantofole può essere non solo una fissazione personale.
Dalla delicatezza del legno vivo sotto i passi, agli odori dei tappeti che narrano la storia della casa, fino alla sicurezza di chi gattona esplorando, il rituale delle scarpe all’ingresso merita una riflessione (e qualche consiglio professionale).
È maleducato chiedere agli ospiti di togliersi le scarpe?
Differenza tra intenzione e tono
Sul confine tra cortesia e imposizione, la domanda si gioca tutta sulle sfumature del linguaggio.
Il galateo tradizionale italiano, a differenza del mondo visto da un architetto come Paolo Rota o dal coach familiare Davide Cortesi, non sancisce nessuna regola assoluta: né a favore né contro la richiesta.
Assai più importante risulta come il messaggio viene comunicato.
Il tono imperativo (“Qui si tolgono le scarpe!”) può infatti urtare la sensibilità dell’ospite, mentre una spiegazione sincera – magari con un sorriso – smussa la rigidità della norma.
Secondo la giornalista Donatella Polito, “presentare la regola come gesto di cura, ad esempio per proteggere il parquet o i tappeti, sposta subito il discorso dall’obbligo alla premurosa attenzione per lo spazio comune”.
Quando la richiesta diventa scortese
Il confine tra premura e maleducazione si oltrepassa facilmente quando manca trasparenza.
Ricevere una richiesta, magari di fronte ad altri, senza alcun preavviso può essere percepito come poco rispettoso, specie se accompagnato da insistenza o toni seriosi.
Le buone maniere suggeriscono quindi di anticipare la regola già al momento dell’invito – con un messaggio, una telefonata, una nota di colore “abbiamo un parquet delicatissimo, ti va di portare calzini?” – per lasciare l’ospite sempre libero di adeguarsi senza sentirsi colto di sorpresa.
Così la socialità resta intatta e la casa non perde accoglienza.
Quando è ragionevole far togliere le scarpe agli ospiti (igiene, parquet, bambini, meteo)
Casi pratici: pioggia/neve, parquet, tappeti, bambini che gattonano
Il tema, come nota l’esperto Paolo Rota, va declinato sulle specifiche esigenze domestiche.
Nei giorni di pioggia o neve l’idea di lasciare al di fuori fango, sabbia, polvere e microbi raccolti in città ha una forte valenza igienica.
Le suole trasportano residui invisibili e un soggiorno dalle superfici chiare rischia di divenire in breve il racconto della giornata metereologica.
Nei salotti rivestiti da parquet naturale l’attenzione si intensifica: ogni granello di sabbia, ogni passo poco curato può scavare micrograffi irreparabili nelle fibre del legno.
Un motivo che convince non solo gli appassionati di design, ma anche chi semplicemente desidera conservare il valore dei propri averi nel tempo.
Lo stesso vale per i tappeti persiani, le moquette o le superfici delicate: in tali casi l’invito a liberarsi delle scarpe diventa quasi atto dovuto, specie se si desidera evitare di sfacchinare per rimuovere macchie o impronte persistenti.
Qualora a casa ci siano bambini piccoli che gattonano, la prudenza si fa d’obbligo: è la salute dei più piccoli (e spesso la serenità dei genitori) a suggerire la scelta.
Come chiedere senza creare imbarazzo: frasi e atteggiamenti pratici
Anticipare al momento dell’invito
L’imbarazzo nasce spesso dalla sorpresa.
Una regola esplicitata all’accoglienza rischia di disorientare anche gli amici più stretti e, quindi, conviene seguire il principio suggerito da tanti coach relazionali: avvisare in anticipo.
Un messaggio WhatsApp (“Mi raccomando, niente scarpe: il parquet è la mia ossessione!”) o una telefonata informale sciolgono in partenza ogni tensione.
In occasioni più formali, una breve nota inserita nell’invito o una menzione amichevole (“Da noi si entra solo in pantofole, come al Nord Europa!”) contribuiscono ad alleggerire il contesto e uniformare le aspettative.
Come spiegare il perché con tatto
Senza mai fare del regolamento un dogma incontestabile, evitare un tono perentorio e preferire la motivazione ai divieti è la chiave.
“Per questioni di igiene sono diventata un po’ pignola col parquet”, oppure “Abbiamo una collezione di tappeti persiani che non si lavano facilmente, porti i calzini?”: è la condivisione della ragione a mettere subito tutti a proprio agio.
Un sorriso, magari con le pantofole già in mano, elimina molti ostacoli psicologici e trasforma la richiesta in gesto di ospitalità anziché imposizione.
Cosa preparare e offrire agli ospiti (pantofole, calzini, sedute)
Tipologie di alternative: pantofole eleganti, calzini antiscivolo
Accogliere bene è, prima di tutto, prevenire possibili disagi.
Trarre ispirazione dagli hotel internazionali – dove pantofole pieghevoli e calzini monouso sono prassi – può offrire qualche indicazione utile: predisporre un set di pantofole in varie misure, preferibilmente eleganti e sempre pulite, è uno degli accorgimenti migliori.
Non tutti gradiscono la ciabatta: per gli ospiti più reticenti o chi teme di scivolare, l’alternativa dei calzini antiscivolo (magari imbustati singolarmente) rappresenta una soluzione pratica e dignitosa, specie nei mesi invernali o per chi ha problemi di sensibilità ai piedi.
Abbondare e disporre di più calzini di quelli che effettivamente servono è una buona idea per non rimanerne senza nel caso di ospiti improvvisi e anche per il fatto che i calzini si spaiano facilmente e che, pertanto, farne scorta conviene sempre.
Allestimento ingresso: panchetta, sgabello
I dettagli fanno la differenza.
Sistemare una panchetta, uno sgabello o anche una semplice sedia nei pressi dell’ingresso aiuta tutti a togliersi le scarpe senza maldestre contorsioni o impacci.
Un tappetino morbido e un cestino per le calzature completano il kit da perfetto padrone di casa.
Nulla di ostentato: basta una piccola attenzione logistica per trasformare la regola in abbraccio pratico, dove nessuno si sente ignorato – e gli ospiti colgono subito l’atmosfera rilassata dell’ambiente.
Consigli pratici per l’ospite che viene avvisato di restare scalzo
Cosa indossare e come comportarsi
Anche per l’invitato, l’approccio cambia con la premessa giusta.
Ricevere un preavviso consente di scegliere un outfit consono: pantalone lungo o calzettoni, gambaletti e collant dignitosi e puliti se non si vuole mostrare le caviglie.
I più previdenti possono portare con sé un paio di calzini antiscivolo da borsa, nel caso che la misura delle pantofole offerte sia troppo abbondante.
Meglio evitare scarpe complicate da slacciare, preferendo stivaletti, mocassini o ballerine.
Chi teme il freddo può aggiungere in borsa un paio di calze di lana supplementari, riducendo il rischio “piedi gelati da pavimento”, specie in case dove il riscaldamento è contenuto.
Piccoli trucchi (calzini antiscivolo, pantaloni lunghi)
Un piccolo kit “discrezione” non guasta.
I pantaloni lunghi, oltre a proteggere dall’imbarazzo di mostrare troppo la caviglia, contribuiscono anche a mantenere un certo stile.
I calzini antiscivolo sono quasi d’obbligo: al di là del look, evitano scivoloni, soprattutto se le pantofole disponibili sono di una o due taglie più grandi (capita spesso che la taglia media lasci i piedi ballerini).
Un dettaglio di stile – calza colorata, tessuto di qualità – mostra attenzione verso la casa che ci ospita e verso noi stessi e, se se si tratta di una visita a una famiglia con bambini piccoli, il rispetto delle norme igieniche contribuisce alla serenità dell’evento.
Contesto culturale e storico: perché alcune culture lo danno già per scontato
Esempi: Giappone, Nord Europa
In Giappone la ritualità del genkan dice tutto: una zona di passaggio dove togliere le scarpe è costume secolare, carico di valori che vanno oltre la semplice pulizia degli ambienti.
Il gesto sottolinea la separazione tra esterno e intimo, marcando il rispetto per la casa e chi la abita.
In Nord Europa nessuno si sorprende se – prima di entrare – viene richiesto di lasciare gli stivali sulla soglia, qualunque sia il grado di formalità.
La pratica si interrompe raramente, anche tra conoscenti di vecchia data.
In Italia, invece, far togliere le scarpe agli ospiti rimane questione discussa: “Non tutti sono abituati, ma se la si racconta come abbraccio e cura non offende più nessuno”, sintetizza Donatella Polito.
Impatto della pandemia sulle abitudini
Negli ultimi anni, la pandemia di Covid ha contribuito a riplasmare le abitudini domestiche.
Molte famiglie hanno adottato, anche in Italia, la regola delle scarpe-off per motivi di sanificazione.
La maggiore attenzione all’igiene si è tradotta in nuovi codici di comportamento, che, oggi, molti mantengono anche a distanza dalle restrizioni più dure.
Vale la pena ricordare e menzionare questo aspetto con gli ospiti più sensibili al tema, così da rendere la regola sostenibile e accettata.
Sintetizzando:
- Avvisare sempre con gentilezza e motivare la richiesta (parquet, tappeti, bambini che gattonano).
- Offrire pantofole pulite di qualità o calzini antiscivolo monouso.
- Allestire uno sgabello o panchetta all’ingresso per la comodità.
- Anticipare la regola già nell’invito, specie se c’è rischio di imbarazzo.
- Curare lo stile delle pantofole e garantire comfort a tutti gli ospiti.
- Da ospite, premunirsi con calze pulite, meglio se antiscivolo e un abbigliamento adatto.
- Non assolutizzare la richiesta: spiegare sempre, meglio se con un sorriso.
La formula migliore resta quella che trasforma far togliere le scarpe agli ospiti in premura e un dettaglio di igiene in calore domestico.
Trasparenza, cura e una dose di ironia fanno il resto: accogliere, come in un abbraccio, chi attraversa la casa… senza scarpe.
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