Oggi voglio portarvi in viaggio in un luogo magico, in cui prima o poi vorrei recarmi anche fisicamente oltre che con il pensiero, oggi andiamo (virtualmente si intende ) a Gerusalemme.
Come ho già detto in altre occasioni io sono di religione ebraica, e così la mia famiglia. Nella tradizione ebraica, per quanto tutto ciò a molti sia totalmente sconosciuto, ci sono moltissime ricette ottime, ognuna con la sua storia da raccontare.
Alcune di esse si sono talmente tanto sparse tra la gente, da entrare a far parte della quotidianità altrui, come ad esempio i bagels, ormai considerati americani, ma in realtà originari della comunità ebraica.
Io da tempo ormai sentivo il desiderio, o il bisogno, di realizzare quel pane meraviglioso che ogni vera donna ebrea conosce perfettamente: la challah ( חַלָּה)
La challah, il tipico pane ebraico dello shabbat. Nella tradizione ebraica ogni piatto ha la sua specifica tradizione e la challah non rappresenta l’eccezione.
Questo soffice pane, simile al francese pain brioche ricorda, in realtà, la manna che il signore mandò al suo popolo nel deserto mentre era in fuga dall’Egitto. Non potendo raccogliere manna durante lo shabbat, il Signore donava al popolo una doppia razione di manna il venerdì sera affinchè bastasse anche per il giorno successivo.
La vera challah non contiene nè burro nè latte, nel rispetto delle norme alimentari della religione.
La forma tipica della challah è la treccia, io ho realizzato le 4 forne classiche che si usano per questo pane e mi sono fatta aiutare dal canale youtube Rosso Rimmon ( https://www.youtube.com/channel/UCjRRBW5RFgiGSzTbgm0mH4g ) nel quale Chiara ci mostra sia come realizzare la challah che come intrecciarla nelle varie forme tradizionali.
Anche la forma intrecciata ha un valore particolare all’interno della religione ebraica e in questo caso le interpretazioni sono molteplici.
Secondo alcune interpretazioni la treccia rappresenterebbe unità, le molteciplità che vengono ad intrecciarsi nella nostra vita, secondo altre rappresenterebbe il patto che il Signore ha stretto con il popolo di Israele, altre ancora sostengono che la classica treccia a tre capi rappresenti, in realtà, i tre concetti che lo shabbat celebra: Creazione, liberazione dalla schiavitù e attesa dell’era messianica.
Il termine challah, al plurale si dice challot, viene dall’ebraico Chalal che significa “perforare” e fa, in effetti, riferimento non tanto alla treccia di pane, quanto al pezzo di impasto che si era soliti prelevare per offrirlo al Signore; ” delle primizie della vostra pasta preleverete una challah come offerta”.
Solitamente gli ebrei che preparano, il venerdì, le challot per lo shabbat, sono soliti benedire le trecce prima di infornarle, con la seguente benedizione: “Benedetto tu sia Signore, nostro D-o Re dell’universo, che ci hai santificato con questo comandamento, e ci hai comandato di separare la challah”.
Al termine della benedizione si preleva la challah e si brucia.
Secondo la tradizione la challah deve essere, inoltre, spezzata con le mani e mai tagliata con il coltello.
In giro per il web si trovano centinaia di ricette di challah, ognuna conwww.labna.it ) dove spesso trovo
il suo ripieno, ognuna con le sue storie.. io ho utilizzato quella che ho trovato sul blog Labna (
ricette della tradizione ebraica da riprodurre.
A questo punto mettete l’impasto in una pirofila leggermente unta di olio e lasciate riposare per 1 ora e 30 minuti. Io metto sempre l’impasto a lievitare nel forno a forno spento, in modo da rimanere ad una temperatura abbastanza calda da aiutare la lievitazione. L’impasto dovrà raddoppiare il suo volume. Passato il tempo di riposo tirate fuori la pasta lievitata, dividete l’impasto in 8 o meno palline, dividete ogni pallina a seconda della treccia che volete realizzare e iniziate ad intrecciare. Se volete aggiungere qualcosa nell’impasto questo è il momento di farlo, altrimenti spennellate con il tuorlo d’uovo, aggiungete qualche goccia di cioccolato o qualche semino sul corpo della challah e lasciate di nuovo riposare per 30 minuti.




