La luce era esattamente quella che mi aspettavo di trovare e che, a detta di Marilina, “abbronza” e rende i grappoli di Grecanico di un colore oro intenso.
Sono andata più a sud di Tunisi restando in Italia, in Val di Noto, dopo una piacevole chiacchierata telefonica con Marilina, classe 1985, spalla destra (ma anche sinistra) del padre Angelo Paternò. Enologo con alle spalle anni di collaborazione con grandi aziende del mondo del vino, Angelo ha scelto a un certo punto di dare vita a un progetto personale, fondato sui propri gusti, sui propri principi e sulla tranquillità di chi sa di poter contare su solide competenze scientifiche.
Tempo, lunghe macerazioni, vitigni autoctoni (Grecanico, Catarratto mantellato, Moscato di Noto, Moscato rosa), pazienza e passione sono i punti saldi alla base del progetto vitivinicolo di Angelo Paternò che, dopo aver individuato un luogo selvaggio e incontaminato con venti sempre costanti e una forte escursione termica tra il giorno e la notte, nel 2001 fonda Cantina Marilina.
Suoli calcarei e la luce del Val di Noto – Cantina Marilina
In vigna a tre chilometri dal mare
In vigna, a tre chilometri dal mare, la coltivazione delle uve segue i principi dell’agricoltura biologica e ogni intervento è affidato al lavoro manuale. Le viti, allevate ad alberello e a spalliera, raccontano una viticoltura attenta e rispettosa. In vigna si praticano inerbimenti e lavorazioni sottofila, limitando al minimo l’uso di zolfo e rame e solo quando strettamente necessario. E quando la siccità si fa sentire, l’irrigazione diventa un gesto di cura, mai una forzatura.
Macerazione, cemento e legno
Rinunciando a lieviti selezionati ed interventi invasivi, in cantina la filosofia non cambia: si accompagna il vino senza forzarlo. Le uve vengono lavorate lasciando che siano il tempo e la materia prima a guidare il processo. La macerazione gioca un ruolo centrale, con durate diverse a seconda del vitigno, permettendo l’estrazione naturale di profumi, struttura e identità. Nessun lievito selezionato, nessuna chiarifica per i vini simbolo della cantina: da Cantina Marilina si lavora per sottrazione, affidandosi alla pazienza.
L’affinamento avviene in vasche di cemento e in botti e barrique di legno, materiali scelti per rispettare l’evoluzione naturale del vino. Il cemento conserva freschezza ed equilibrio, il legno aggiunge profondità e complessità, senza mai sovrastare il carattere dell’uva. È una vinificazione che rifugge l’idea di standardizzazione e lascia spazio all’imprevedibilità, che rende ogni vino diverso e vivo.
Barricaia presso Cantina Marilina
Esperienza in cantina: degustazione
Durante la telefonata con Marilina mi ero immaginata il sapore di alcuni dei suoi vini. Li avevo assaporati con la mente e assaggiarli poi in azienda è stato come appagare una curiosità, ma anche le aspettative che nel frattempo si erano create. La voce di Marilina vibrava quando parlava del Grecanico e del vino al quale è più legata, il Bianco di Marilina. Più che una degustazione tecnica, quella a Cantina Marilina è stata per me una degustazione emozionale.
