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	<title>Food Blogger Mania &#187; Matteo Marconi</title>
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		<title>La robiola di Roccaverano Dop, eccellenza caprina tra le colline Unesco</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Mar 2017 08:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fratelli_ai_fornelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Morbida, dal gusto leggermente acidulo, con note di yogurt ed erba tagliata quando è appena fatta e, via via, più sapida e tendente alla nocciola quando trascorre qualche giorno, persino piccante se la stagionatura diventa prolungata. E&#8217; la Robiola di Roccaverano Dop, un formaggio piemontese straordinario nella sua semplicità, che sta diventando sempre più richiesto&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/la-robiola-di-roccaverano-dop-eccellenza-caprina-tra-le-colline-unesco/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21226" src="https://i2.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/03/capre7.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>Morbida, dal gusto leggermente acidulo, con note di yogurt ed erba tagliata quando è appena fatta e, via via, più sapida e tendente alla nocciola quando trascorre qualche giorno, persino piccante se la stagionatura diventa prolungata. E&#8217; la <strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.robioladiroccaverano.com/" target="_blank">Robiola di Roccaverano Dop</a></strong>, un formaggio piemontese straordinario nella sua semplicità, che sta diventando sempre più richiesto dai grandi chef e dai consumatori. Avevo già deciso che nei miei quattro giorni in Piemonte, nelle colline del Monferrato Astigiano e Alessandrino che sono diventate patrimonio Unesco, avrei assolutamente assistito alla produzione di questo formaggio. Grazie alla collaborazione di un giovane produttore, <strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.agrimarconi.it/home.html" target="_blank">Matteo Marconi</a></strong>, e del <strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.brachettodacqui.com/" target="_blank">Consorzio di tutela del Brachetto d&#8217;Acqui</a></strong>, sono riuscita non solo vedere da vicino il ciclo produttivo, ma anche a girare un <strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://youtu.be/Pi_sWGIAZBQ" target="_blank">video</a></strong> delle diverse fasi, partendo dalle origini: gli allevamenti delle capre. Le prime tracce di questa robiola sono riportate in un manoscritto ecclesiastico del 1899, che riporta la storia della parrocchia di Roccaverano dal 960 al 1860: qui si parla della robiola, che veniva venduta nelle fiere locali e considerata un prodotto &#8220;eccellente&#8221; e già esportato nella ricca Francia.<br />
<span></span></p>
</p>
<p>Ma cominciamo dall&#8217;inizio: il disciplinare della Robiola Dop di Roccaverano, che ha ottenuto la denominazione di origine protetta dal 1996 (primo formaggio a base di latte di capra ad avere ottenuto la Dop), è molto restrittivo, a garanzia dei consumatori ma anche dei produttori. Innanzitutto, si parte dall&#8217;obbligo di utilizzare per la robiola almeno il 50% di latte crudo intero di capra, integrabile con un 50% in quantità variabile di latte crudo intero di vacca o di pecora: attualmente oltre il 99% della produzione, però, è fatto utilizzando come in antichità il 100% con latte di capra perché è su questo tratto distintivo che puntano i produttori e i due prodotti (100% capra o misto), sono distinti anche dal marchio. Oggi si producono circa 370 mila forme di robiola e appena 400 sono a latte misto. I produttori sono quindici, mentre sono 19 i Comuni delle province di Asti e di Alessandria dove è consentito produrre la robiola di Roccaverano Dop.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21222" src="https://i0.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/03/capre3.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>La robiola può essere prodotta solo da latte delle capre di razza Roccaverano e di razza Camosciata Alpina e dai loro incroci. Le pecore devono appartenere alla razza delle Langhe, mentre le razze bovine ammesse sono la razza Piemontese, la razza Bruna Alpina e i loro incroci. Al numero di capre deve corrispondere un preciso quantitativo di terreno per il pascolo, obbligatorio per il bestiame dal mese di marzo a quello di ottobre. Ci sono precise norme anche per l&#8217;alimentazione degli animali: almeno l&#8217;80% dei foraggi, verdi o conservati, deve provenire dalla zona di produzione ed essere privo di Ogm, mentre il restante 20% del mangime può provenire dalla regione Piemonte. E&#8217; chiaramente vietato l&#8217;uso di insilati di mais. Da un punto di vista della qualità le capre vivono un ambiente naturale, nutrendosi di erba dei campi, o di foraggio nelle stalle durante i mesi invernali. Producono un latte dal gusto particolare e strettamente legato al territorio di produzione.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21224" src="https://i1.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/03/capre5.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>Ora, a me piacciono tutti gli animali e ovviamente mi sono innamorata delle capre di Matteo, dalle più piccole, quasi appena nate, fino a quelle già considerate &#8216;anziane&#8217;: sono animali vivaci ed estremamente intelligenti, Matteo le conosce una per una e così anche la moglie e la sua bambina, che non ha neanche un anno e che nella stalla è completamente e meravigliosamente a suo agio. La mungitura, nella piccolissima azienda di Matteo, che produce circa cento robiole al giorno, è effettuata con un impianto automatico di ultima generazione, un grande investimento realizzato in parte con i fondi europei per l&#8217;agricoltura ma in gran parte con i sacrifici del proprio lavoro e di quello di suo papà Gabriele. Le 180 capre di Matteo producono circa 200 litri di latte al giorno e per fare una robiola del peso di 250-300 grammi circa, ci vogliono 1,8-2 litri di latte. </p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21223" src="https://i2.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/03/capre4.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>Il formaggio robiola viene prodotto con due mungiture consecutive, una della mattina e una della sera. Il procedimento, come vedrete nel video, è estremamente semplice: al latte vengono aggiunti prima il siero innesto (una parte di siero conservata dalla lavorazione del giorno predetente) e poi il caglio (di vitello). Il latte viene lasciato a riposare da 8 a 36 ore per favorire l&#8217;acidificazione, in contenitori da un litro finché non si forma la cagliata. A questo punto la formaggetta, solitamente del peso di trecento grammi e dal diametro di 16 centimetri, viene trasferita in stampi forati e lasciata a spurgare per sgocciolamento, con continui rivoltamenti per favorire l&#8217;eliminazione del siero. Poi viene salata a secco su entrambe le facce e lasciata a maturare a una temperatura tra 15 e 20 gradi per almeno tre giorni. Solo dopo il quarto giorno dalla produzione possiamo definire questo formaggio una Robiola di Roccaverano Dop.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21221" src="https://i1.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/03/capre2.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>La Robiola di Roccaverano Dop (che è anche Presidio Slow Food) è priva di crosta (quelle più affinate possono avere una fioritura naturale di muffe), dal colore candido all&#8217;interno e che, all&#8217;esterno, va dal paglierino al rossiccio a seconda della stagionatura: la si può consumare freschissima, già dal quarto giorno, oppure la si può lasciare stagionare. Dal decimo giorno in poi è considerata affinata, ma la stagionatura può arrivare anche a periodi di tempo sorprendenti. </p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21225" src="https://i2.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/03/capre6.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>Ho assaggiato robiole di sei settimane (oltre 40 giorni), dal gusto deciso e corposo, e altre di 3 mesi, dal gusto piccante e complesso, perfette per essere grattugiate. Ci sono robiole affinate anche per sei mesi (180 giorni), completamente disidratate, che regalano un gusto sorprendente. Possono essere abbinate a mostarde, mieli, composte ed accompagnate da vini spumanti dolci come il Brachetto d&#8217;Acqui Docg, la Vernaccia di Serrapetrona, ma anche a dei vini fermi passiti rossi come il Sagrantino di Montefalco passito, oppure a vini bianchi da uve appassite come il Passito di Pantelleria, il Torcolato di Breganze, il Picolit friulano, il Recioto di Soave. Ovviamente, il mio consiglio è di sperimentare anche in cucina: per una fonduta delicata, un risotto creativo o un dolce sorprendente vi servono solo la Robiola di Roccaverano Dop e la vostra immaginazione.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21220" src="https://i1.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/03/capre1.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
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