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	<title>Food Blogger Mania &#187; Laura Ceresoli</title>
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		<title>Addio a Remo Ceriotti, il Mr. Cadillac dei Mismountain Boys</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 08:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella tra Remo Ceriotti e la sua Isabella Saradini era una storia d’amore d’altri tempi. Una favola scandita dai ritmi della musica country che si è spezzata troppo presto. Mr Cadillac, così come tutti lo chiamavano per la sua passione per l’America e le auto d&#8217;epoca, si è spento il 21 marzo all&#8217;età di 53&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/addio-a-remo-ceriotti-il-mr-cadillac-dei-mismountain-boys/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIn_UTc0cj13_N3YemxqN37OvJlMhaG8Rv5EmHGdN6rene22q2Px2ZhZcjUi-B-Ts9zaQssWlkT6Kupu3ld0tSKesL9TRSjN2WQ7AiwJtphMy7pArrXSIsrplxvU3JnXsS8X65qHTYaWl4K9vZOUtZHCkSEFDUIR1Z3IMwtY0o1meKkRuhCWMgRbXZ/s960/53006753.jpg"><img border="0" height="214" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIn_UTc0cj13_N3YemxqN37OvJlMhaG8Rv5EmHGdN6rene22q2Px2ZhZcjUi-B-Ts9zaQssWlkT6Kupu3ld0tSKesL9TRSjN2WQ7AiwJtphMy7pArrXSIsrplxvU3JnXsS8X65qHTYaWl4K9vZOUtZHCkSEFDUIR1Z3IMwtY0o1meKkRuhCWMgRbXZ/s320/53006753.jpg" width="320" /></a></div>
<p>Quella tra Remo Ceriotti e la sua Isabella Saradini era una storia d’amore d’altri tempi. Una favola scandita dai ritmi della musica country che si è spezzata troppo presto. Mr Cadillac, così come tutti lo chiamavano per la sua passione per l’America e le auto d&#8217;epoca, si è spento il 21 marzo all&#8217;età di 53 anni a causa di un male incurabile contro il quale lottava con tenacia dal 2020.</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnQcqeyZtKC9iWROvyEx6_AHQ36uZLN8bPr9qKOeah-GKYU4o_Vg3AmWOsbdZyC39sfY3Le4ewvJT1AUkmHD-eabmoZo6JWW0HUF-2QGA9GqZFcINroeG9-uiSjhrOn5DhBpvRYHH-8L3U5yo3iC1B4v34b6g0ZgyGtFbgfnqNpWrGYk5OILSBQyft/s1600/53007436.jpg"><img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnQcqeyZtKC9iWROvyEx6_AHQ36uZLN8bPr9qKOeah-GKYU4o_Vg3AmWOsbdZyC39sfY3Le4ewvJT1AUkmHD-eabmoZo6JWW0HUF-2QGA9GqZFcINroeG9-uiSjhrOn5DhBpvRYHH-8L3U5yo3iC1B4v34b6g0ZgyGtFbgfnqNpWrGYk5OILSBQyft/s320/53007436.jpg" width="240" /></a></div>
<p>Originario di Azzano San Paolo, Ceriotti faceva parte dell’organico della Sacbo, società che gestisce l’aeroporto di Orio. Prima di approdare allo scalo orobico, aveva collaborato con altre note realtà del territorio, come Italcementi e Zurigo Assicurazioni.</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2f25-hLgDy7D1kFlLtO_rs0vu8m5o4z6HHFDRLa1i_-p_lmwJiOQD0js-xUZVxbrsf42E3HElsYJGKKxaYeazFZuYi-1oW1P6rNhAe1HToiwI-L8FSrS5pHvm14YlaMP03I2-yAwV437B_L_5PPI-5YyQ6gUfzv-cR8PSBGYnsrU-LzTIOnAvbZsL/s960/53007439.jpg"><img border="0" height="239" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2f25-hLgDy7D1kFlLtO_rs0vu8m5o4z6HHFDRLa1i_-p_lmwJiOQD0js-xUZVxbrsf42E3HElsYJGKKxaYeazFZuYi-1oW1P6rNhAe1HToiwI-L8FSrS5pHvm14YlaMP03I2-yAwV437B_L_5PPI-5YyQ6gUfzv-cR8PSBGYnsrU-LzTIOnAvbZsL/s320/53007439.jpg" width="320" /></a></div>
<p>La notizia della sua scomparsa ha colpito profondamente anche il sindaco Lucio De Luca che il 24 settembre 2020 nel palazzo comunale aveva officiato le nozze di Remo e Isabella. Una cerimonia originale, la prima in stile western, con tanto di canzoni tipiche in sottofondo e duetto canoro dei neo sposi. La coppia, infatti, faceva parte della <b><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.mismountainboys.it/">Mismountain Boys</a></b>, una bluegrass band attiva in Bergamasca dal 2005. La sposa, vestita con un tradizionale abito lungo bianco, reso speciale da un cappello da cowboy, era arrivata in piazza IV novembre a bordo di una Cadillac davanti agli occhi stupiti di parenti e curiosi. Ceriotti era infatti un collezionista di auto d&#8217;epoca. Possedeva nove vetture americane custodite gelosamente in un capannone. Durante i suoi frequenti viaggi in America, andava spesso alla ricerca di pezzi di ricambio originali per rimettere in pista i suoi cimeli vintage su quattro ruote. (Leggi l&#8217;articolo&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://primabergamo.it/pensare-positivo/remo-e-isa-le-prime-nozze-in-perfetto-stile-western-in-quel-di-azzano-san-paolo/">qui</a>).</p>
<p>«Mi dispiace tanto &#8211; commenta Lucio De Luca -. L&#8217;ho conosciuto non molto tempo fa, in occasione del suo matrimonio che celebrai io. Sicuramente è stato uno dei più singolari, in stile Western e con musica Country. Fuori ad aspettare gli sposi una delle sue macchine americane. Come sempre, giorni prima del matrimonio, incontrai i futuri sposi, Remo e Isabella. In quel contesto ebbi l&#8217;occasione di conoscerli meglio. Mi raccontarono come si erano conosciuti e delle loro passioni, la cultura country e la musica. Mi parlarono anche della malattia di Remo. Non nascondo che mi sorprese e mi commosse vedere la forza, l&#8217;entusiasmo, la simpatia e la consapevolezza di entrambi ma, soprattutto di Remo. La notizia, benché fosse attesa, mi ha colpito molto. Mi stringo a Isabella e a tutti gli amici e le persone che gli volevamo bene. Se il paradiso può avere la forma delle nostre passioni, quello di Remo sarà sicuramente il Texas o l’Arizona o magari il&nbsp; Wyoming, tra deserti e praterie, in qualche ranch, o percorrendoli su un cavallo o su una cadillac cabriolet bianca».</p>
<p>Dopo il matrimonio la coppia si era trasferita a Presezzo, paese d&#8217;origine di Isabella. È lo stesso Remo, in un&#8217;intervista rilasciata a Prima Bergamo nel 2020, a ricordare il loro primo incontro: «Ho visto per la prima volta la mia futura moglie per caso a dicembre 2007 dopo un concerto &#8211; diceva -. Io e la mia band siamo andati a mangiare una pizza al “Black horse” di Presezzo, locale gestito da Isabella e dalla sua famiglia. Ci siamo atteggiati da superstar, vestiti com&#8217;eravamo coi costumi di scena e, visto che eravamo alla ricerca di nuovi ingaggi, ci siamo proposti come musicisti per il locale. All&#8217;inizio Isabella ci guardava un po&#8217; dall&#8217;alto in basso. Poi ho scoperto che anche lei amava suonare la chitarra e cantare brani country. Qualche tempo dopo è venuta ad assistere a un nostro concerto ad Azzano San San Paolo dove è stata invitata a salire sul palco e si è esibita in una canzone di Mark Knopfler. Poi ci siamo rivisti a una fiera equina (Isabella è anche una veterinaria di cavalli), ha iniziato a seguirci in sala prove e col tempo è diventata parte integrante della band. Piano piano è sbocciato anche un sentimento tra noi».&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Remo aveva conosciuto il mondo stelle a strisce attraverso la passione trasmessagli dallo zio materno Emilio Fumagalli, pittore, scultore e polistrumentista. Si era laureato in Economia e commercio discutendo una tesi sugli “Eighteen wheelers”, i truck americani. Nel frattempo aveva iniziato a strimpellare il 5th string banjo, la chitarra, la squareneck dobro e la pedal steel. Dal 2002 aveva iniziato la spola verso gli Stati Uniti con un ritmo di tre viaggi all&#8217;anno alla ricerca delle origini del sogno americano. Nel 2005 aveva risposto a un annuncio sull&#8217;inserto domenicale gratuito di un quotidiano locale in cui si ricercava una chitarra e una voce per formare un gruppo. Così era iniziata la storia dei Mismountain Boys.</p>
<p>Nel 2019 Ceriotti si era reso protagonista di una coincidenza straordinaria. Il 12 ottobre 1944 un cacciabombardiere da sette tonnellate pilotato dall&#8217;americano George Dorval venne abbattuto dalla contraerea in un raid diretto all’aeroporto di Orio al Serio. Quel pilota 22enne venne curato all’ospedale militare da Elisa Scarpellini di Colognola, la zia di Mr Cadillac, che all&#8217;epoca faceva la crocerossina. Quando George guarì, si scambiarono gli indirizzi e lui mostrò sempre grande riconoscenza alla zia, inviandole alcuni pacchi e tornando a trovarla nel 1967. In epoche recenti, Remo aveva aiutato il figlio Christopher Dorval, che ha lavorato alla Casa Bianca nello staff del presidente Bill Clinton, a ricostruire la storia di suo padre George.</p>
<p>Carattere aperto, socievole, sempre disponibile, Remo ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti coloro che hanno incrociato il suo percorso. L’amata moglie Isabella, ora chiusa in un profondo dolore, ha rivolto un particolare ringraziamento ai dottori Bernini, Bianchi, Bonfanti, Guerrasio, Magnoni che lo hanno seguito e sostenuto in questo lungo percorso di malattia, alle sue colleghe Ilaria, Chiara e Raffaella che gli sono state vicino, ai tanti amici e colleghi che lo hanno supportato e incoraggiato.</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjJ81tdKxXDudu5DMShj7fNfDz5fP6_qtNgPq-WUhQ07z0weJsbqZMDH6qOPx9e_J723VrSVG5sd2VuNkaO4UHPlah_f3DU2YUaaTbRgjueaopcZFixtdcOaCsMBQ79MjXHcO7tndtfEtjPesiTLqbhv8HfCgbohBDTxpegqftak-nzFpo5m2_QH72J/s960/52984888.jpg"><img border="0" height="289" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjJ81tdKxXDudu5DMShj7fNfDz5fP6_qtNgPq-WUhQ07z0weJsbqZMDH6qOPx9e_J723VrSVG5sd2VuNkaO4UHPlah_f3DU2YUaaTbRgjueaopcZFixtdcOaCsMBQ79MjXHcO7tndtfEtjPesiTLqbhv8HfCgbohBDTxpegqftak-nzFpo5m2_QH72J/s320/52984888.jpg" width="320" /></a></div>
<p>Tanti i messaggi di cordoglio comparsi in questi giorni sulla sua pagina Facebook così come molte sono state le persone che ieri giovedì 24 marzo alle 15 hanno partecipato al funerale nella parrocchiale di Azzano San Paolo. Tra loro anche i musicisti che hanno condiviso con Remo un pezzo di vita e che, prima e dopo la celebrazione, hanno dato al loro amico l&#8217;estremo saluto con un omaggio musicale sul sagrato della chiesa.</p>
<p><b>Laura Ceresoli</b></p>
<p><b>(Tratto da&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://primabergamo.it/cronaca/dalla-carriera-in-sacbo-alla-passione-per-il-country-addio-a-remo-ceriotti-alias-mr-cadillac/">Prima Bergamo</a>&nbsp;del 25 marzo 2022)</b></p>
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		<title>Compleanno in piazza a chiedere la carità per il Malawi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2022 10:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amici]]></category>
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		<description><![CDATA[È stato un 87 esimo compleanno inusuale per Antonio Lamera, noto volto del gruppo di ricerca «Stezzano, La storia». Già perché questa volta i regali, anziché riceverli, li ha donati. Nella mattinata del 22 febbraio ha pensato bene di ritagliarsi un paio d&#8217;ore per sostare su una panchina in piazza della Libertà, a pochi passi&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/compleanno-in-piazza-a-chiedere-la-carita-per-il-malawi/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
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<p>È stato un 87 esimo compleanno inusuale per <b>Antonio Lamera</b>, noto volto del gruppo di ricerca «Stezzano, La storia». Già perché questa volta i regali, anziché riceverli, li ha donati. Nella mattinata del 22 febbraio ha pensato bene di ritagliarsi un paio d&#8217;ore per sostare su una panchina in piazza della Libertà, a pochi passi dalla villa comunale, con uno scopo benefico: raccogliere fondi per la missione di <b>Marina Zanotti</b>, un’infermiera italiana da anni impegnata in Malawi con bambini disabili spesso emarginati e con persone affette dall’Aids.
</p>
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<p>«Avevo letto su Facebook dell’iniziativa di qualcuno che per regalo di compleanno aveva aperto una sottoscrizione per fini umanitari &#8211; spiega Lamera -. Così mi sono detto: perché non potrei farlo anche io? Ma anziché usare i social, che per me sono sempre stati asettici e impersonali, ho voluto metterci la faccia, come si usa dire ora, e mettermi in gioco. Da tempo conosco Marina Zanotti, operante da oltre vent&#8217;anni in Malawi per la cura e l’assistenza ai bambini disabili, tramite due carissimi amici di Trescore Ezio e Angy che da una decina di anni vanno laggiù a dare una mano. Tornati nel dicembre 2021, mi avevano raccontato delle difficoltà che stanno incontrando. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il sapere che le ultime offerte inviate a Marina per l’acquisto di giochi per bambini, atti a far fare loro ginnastica riabilitativa, sono stati usati per acquistare cibo per loro. Se poi aggiungiamo che da un paio di mesi la natura si è scatenata su quelle plaghe (colpa anche nostra che la stiamo rovinando), è stato naturale per me intraprendere questa iniziativa».</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjTrCjZUFVnrwfXiGBD-mDscPvaFmSBNnVb20lzYP30jWxGyosZLY4PmlX8FQGQuKMmBpjsvRZy37KVRm-BH28JTB3oF-ku21BnIrAiPh3skQlCd93GWfKC7R5tRgfg7k4drmsHFos2p-BeugjTPuCuiJfs4t4kX75OgEr__8NgVgSJlo42piRsFjpk=s832"><img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjTrCjZUFVnrwfXiGBD-mDscPvaFmSBNnVb20lzYP30jWxGyosZLY4PmlX8FQGQuKMmBpjsvRZy37KVRm-BH28JTB3oF-ku21BnIrAiPh3skQlCd93GWfKC7R5tRgfg7k4drmsHFos2p-BeugjTPuCuiJfs4t4kX75OgEr__8NgVgSJlo42piRsFjpk=s320" width="240" /></a></div>
<p>Marina Zanotti, da anni dedica tutte le sue energie ad assistere i malati di Aids, nella zona di Mangochi. Per svolgere la sua grande opera umanitaria necessita di medicine, beni di prima necessità e di un importante aiuto economico per sostenere le spese di trasporto degli ammalati negli ospedali della zona. Intanto è stata garantita la copertura delle spese per i corsi di formazione di addetti all’assistenza e alle cure palliative. Marina ha anche affittato dieci campi da coltivare a mais acquistando sementi e fertilizzanti, procurando manodopera e tutto quanto necessario.</p>
<p>«La terra laggiù è molto povera &#8211; prosegue Lamera -. Si deve usare del fertilizzante per poterla far fruttare e ottenere così l’alimento base, il Chimanga, una specie di granoturco bianco. Per un campo che possa dar da mangiare a una famiglia, ne serve un sacco al costo di circa 50 euro; una cifra che corrispondente a un mese e mezzo di lavoro. Il prezzo purtroppo è schizzato alle stelle, compresi anche gli speculatori. Metodo che anche laggiù hanno imparato dai bianchi! Questa iniziativa di farmi regalare dei contanti per il mio compleanno ha però aggiunto dei fini che assolutamente non mi aspettavo. Innanzitutto, per parafrasare una celebre frase toscana, ho risciacquato i panni in Stezzano. Inoltre ho ritrovato tanti amici che non vedevo da tempo. A questo proposito devo dire che la piazza è tornata all’antico suo modo di esistere: il cuore del paese. Infine, ho scoperto la nuova passione di Enzo Bionda, antico partecipante al Gruppo di ricerca Stezzano la Storia e neo pensionato. Per farla breve, il progetto che avevo sottoposto a due amministrazioni passate (senza successo) di scrivere un libro fotografico sul nostro paese, ha preso nuovo impulso e accentuato il suo interesse. E lo ha preso in mano con entusiasmo».</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiCXCseP8dWdfSy_e8FK3DnkpalztkfrwjqUu1T5z3KGMLSdbGjbTgGgqOv6Rqw4vtz-hU1t93LzixBPWYGIQK8E1M_V3J9YLuWqfjQqEOWMWB7LIm-R2pSTJBaDuCWJPdjYPTNUiQl_6TGvRNkAQHrVGapiwObDmev99QpjvTlGC51iGKUGyEY1rgQ=s1600"><img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiCXCseP8dWdfSy_e8FK3DnkpalztkfrwjqUu1T5z3KGMLSdbGjbTgGgqOv6Rqw4vtz-hU1t93LzixBPWYGIQK8E1M_V3J9YLuWqfjQqEOWMWB7LIm-R2pSTJBaDuCWJPdjYPTNUiQl_6TGvRNkAQHrVGapiwObDmev99QpjvTlGC51iGKUGyEY1rgQ=s320" width="155" /></a></div>
<p>L&#8217;iniziativa solidale di Lamera per il Malawi ha riscosso un ottimo successo con 395 euro raccolti da 26 donatori: «Sinceramente non mi aspettavo un ritorno così consistente &#8211; esclama lo storico -. Considerando la brevità del lancio dell’idea e la mia poca fiducia in Facebook, è stato bellissimo e gratificante. Una avvisaglia avrei dovuto capirla; appena messo l’annuncio sui social, dopo pochissimo tempo mi ha risposto Erika Pizzetti, chiedendomi se la Marina che menzionavo era la stessa che conosce lei e mi ha proposto di trovarci per parlarne. Un contatto in fieri che, salute permettendo di chi lo eseguirà, dovrebbe portare un bell’aiuto per Marina».</p>
<p>Conclude Lamera: «La chiusa non può essere che un grande ringraziamento a tutti coloro che si sono prestati con conquibus e parole».</p>
<p><b>Laura Ceresoli</b></p>
<p><i>(Tratto da&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.primabergamo.it">Prima Bergamo</a>&nbsp;del 4 marzo 2022)</i></p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhhbt2iyaZHRutGBSmk2ugk8dz6krvZNFBiOnEdfFMxFf0NOCT-W78Bq5I3H4kp4w5U-pCmezvETbT1wiZhHUL26h-IzYoQMwwhOxo6eY8Cpyd-JLRKdK11VJ2DoKS2b-3I30nK5v29R3-Y6IUYoulBwfPXO_RBs7-I0l_v74irU9bUNavDaJglIB5i=s1039"><img border="0" height="289" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhhbt2iyaZHRutGBSmk2ugk8dz6krvZNFBiOnEdfFMxFf0NOCT-W78Bq5I3H4kp4w5U-pCmezvETbT1wiZhHUL26h-IzYoQMwwhOxo6eY8Cpyd-JLRKdK11VJ2DoKS2b-3I30nK5v29R3-Y6IUYoulBwfPXO_RBs7-I0l_v74irU9bUNavDaJglIB5i=s320" width="320" /></a></div>
<p><i><br /></i></p>
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		<title>Le premonizioni di Cristina: «Ho visto la morte di mamma, il giorno prima»</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 17:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cristina Begnigna]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella di Cristina Begnigna è stata un&#8217;infanzia felice, in mezzo al verde e agli animali della campagna di Stezzano (Bergamo). Una famiglia normale la sua, ricca di valori e di sani principi. Suo padre lavorava in una cascina mentre la madre si occupava di lei e della casa. Poi un giorno qualcosa è cambiato. Merito&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/le-premonizioni-di-cristina-ho-visto-la-morte-di-mamma-il-giorno-prima/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
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<div>Quella di <b>Cristina Begnigna</b> è stata un&#8217;infanzia felice, in mezzo al verde e agli animali della campagna di Stezzano (Bergamo). Una famiglia normale la sua, ricca di valori e di sani principi. Suo padre lavorava in una cascina mentre la madre si occupava di lei e della casa. Poi un giorno qualcosa è cambiato. Merito di un dono speciale che ha permesso a questa donna, oggi 42enne, di stabilire un contatto profondo con chi non c&#8217;è più.</div>
<div></div>
<div>«Ricordo che da piccola avevo paura di essere invisibile, tutti i bambini volevano un super potere, io volevo solo piacere a qualcuno &#8211; dice Cristina -. Avevo una costante paura di non essere mai abbastanza simpatica, abbastanza carina, abbastanza alla moda, abbastanza in generale. A un certo punto mi sono accorta di avere un dono speciale, tramite i sogni, le premonizioni, eventi paranormali, io riuscivo a vedere in anteprima la verità, ciò che poi avrei visto con i miei stessi occhi poco dopo».</div>
<div></div>
<div>I primi segnali iniziarono quando Cristina aveva circa undici anni: «Un giorno mia madre mi disse che sarebbe venuto a stare da noi suo fratello, mio zio Angelo, alla quale ero legatissima &#8211; racconta -. Ma poi lui si aggravò, fino a morire. Lo avevamo steso sul letto in camera dei miei in attesa che arrivasse l&#8217;agenzia funebre. Mentre la famiglia iniziava a riunirsi per la veglia, decisi di andare in camera mia, che era subito dopo quella di mamma e papà. Nell&#8217;attraversare il corridoio sentii un brivido freddo e all&#8217;improvviso mi girai di scatto verso il letto dove era lo zio. Lo vidi seduto e con la mano mi fece il gesto di andare vicino a lui a sedermi. Mi misi paura e corsi piangendo dai miei parenti raccontando tutto: mi dissero che era la mia mente che mi giocava brutti scherzi, ma io continuai a pensarci. Sapevo che era tutto reale. I miei occhi avevano visto lo zio Angelo che mi sorrideva anche se era morto».</div>
<div></div>
<div>Con il tempo Cristina cercò di cancellare quel ricordo dalla sua mente. Finché il 18 febbraio 1994, il giorno prima del suo compleanno, accadde di nuovo un episodio singolare: «Ero andata a studiare in biblioteca con una mia compagna, Antonella Scaramuzzino &#8211; spiega &#8211; facemmo tardi e le dissi che dovevo correre a casa a lavare i piatti, altrimenti la mamma si sarebbe arrabbiata. Prendemmo le bici e di corsa, percorrendo la piazza di Stezzano, mi accorsi di un arcobaleno che attraversava il tetto della chiesa. Allora dissi alla mia amica che dovevo fermarmi ed entrare per accendere le candele ai nonni. Poi ne accesi una in più per le anime che soffrivano in quel momento».</div>
<div></div>
<div>Erano le 17.30 e la ragazza non sapeva ancora cosa le avrebbe riservato il destino: «Arrivata a casa &#8211; continua &#8211; mi misi subito a lavare i piatti. A un certo punto entrò mio padre dalla porta piangendo. In quell&#8217;istante mi cadde un piatto ed esclamai: “La mamma!”. Lui subito mi chiese come facessi a saperlo. Papà mi spiegò che la mamma era caduta dal cavallo alle 17.30, l’avevano portata in ospedale. Mio padre doveva andare subito da lei e disse che io invece dovevo rimanere a casa con la zia. Mi si gelò il sangue, collegai subito l’arcobaleno, la candela e la mia frase nell’accenderla, il piatto che ho rotto mentre mio padre entrava dalla porta e la mia esclamazione “mamma”. Scoppiai in un pianto isterico, accentuato dalla paura di quelle cose che avevo percepito e alle quali non avevo dato peso fino a quel preciso istante. Mi inginocchiai e sentii di nuovo quel freddo. Dalla mia bocca usciva fumo bianco e nell’aria sentivo profumo di rose. Capii subito che si trattava della mia mamma. Sentii la maniglia della porta, ma mi dissi che ero sola in casa col cane e non era possibile. Mi girai e vidi la porta del corridoio, la maniglia faceva su e giù delicatamente: ero terrorizzata, ma presi coraggio e aprii la porta. Non vidi nulla fino a quando non arrivai davanti alla porta della camera dei miei genitori. Lì il profumo di rosa era veramente fortissimo, il mio cane salì sul letto dove si metteva sempre con mamma e in quel momento vidi che c&#8217;era qualcuno sdraiato, ma non vedevo nessuno, solo il segno. Scappai di corsa giù da basso e aspettai mia zia, le raccontai tutto, salimmo e controllammo. Non c&#8217;era più nulla. Mi guardò e mi disse che avevo solo bisogno di dormire».</div>
<div></div>
<div>Così Cristina andò a letto, ma quando si addormentò iniziò a sognare un campo verde gigantesco con un cavallo che correva: «Fu il primo di una lunga serie, mentre mamma era in ospedale &#8211; precisa &#8211; ogni notte si aggiungeva un particolare in più, le rose, una bara con l&#8217;ultima cena sui lati e nell&#8217;ultimo sogno vidi che c&#8217;era una donna rasata che assomigliava tanto alla mia mamma. Era in una stanza piccola, con un lucernario in vetro di murano sopra la porta. Non conoscevo quel posto».</div>
<div></div>
<div>I giorni si rincorrevano veloci e arrivò il 24 febbraio 1994. A scuola la professoressa chiamò Cristina alla lavagna, ma all&#8217;improvviso si sentì svenire e cadde a terra. «Erano le 12.05 &#8211; ricorda &#8211; mi portarono in infermeria, poi arrivò mia zia a prendermi. Capii che qualcosa era successo. Mi disse che mi avrebbe portato dalla mamma. Salii in macchina e ci recammo all&#8217;ospedale di Brescia. Entrammo. C&#8217;erano le indicazioni con ospedale a destra e camera mortuaria a sinistra. Girammo a sinistra e mi misi a urlare. Arrivate all&#8217;ingresso, vidi tutti i miei parenti, piangevano, mi abbracciavano, ma non capivo, fino a quando mia zia non mi accompagnò in una stanza piccola. C&#8217;era una bara con una donna rasata. Alzai gli occhi e vidi il lucernario. Scoppiai a piangere. Avevo già visto tutto in sogno il giorno prima, non mi capacitavo. Allora chiesi a mia zia quando fosse morta la mamma e lei mi rispose: “Oggi alle 12.05”. Cercai una sedia per sedermi. La mia testa andava come un uragano. Pensavo a tutto e a niente. Poi capii che non potevo sottrarmi a quel mio dono. Avevo qualcosa che fino ad allora non ero mai riuscita a evolvere. Ora sapevo e credevo fermamente che i sogni fossero importanti messaggi divini. Avevo capito che io non ero più quella piccola bambina invisibile. Io ero diventata la bambina che vedeva al di là di quello che gli occhi percepiscono».</div>
<div></div>
<div>Così, con il tempo Cristina ha imparato a distinguere i suoi sogni e a coglierne i messaggi: «Quelli premonitori hanno dettagli molto chiari e precisi che mancano ai sogni regolari. Colori, emozioni, luoghi e conversazioni. Per me, sono molto più chiari e intensi. Normalmente questi tipi di esperienze compaiono nella nostra vita all’improvviso, ma molto spesso possono cambiare il corso della nostra giornata e della nostra vita. Per questo dobbiamo essere aperti e ricettivi verso il mondo, per essere in grado di cogliere il momento esatto in cui si presentano. I segni della presenza di una persona cara scomparsa sono piccoli dettagli che ci aiutano a ricostruire, giorno per giorno, la nostra esistenza. Non ci resta quindi che accoglierli per recuperare la serenità perduta».</div>
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<div><b>Laura Ceresoli</b></div>
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<div>(Tratto da&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.primabergamo.it" target="_blank">Prima Bergamo</a>&nbsp;del 25/02/2022)</div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjBqn2TqxXhAx3Yv_C63dDxL-6jnNFk2ygjPOkZPxZn0KyHuSEmEgyVGt75De-vV7ewFufCJxRWEbbe34eBD-fyrATb1--Y3N_5xI0cT9wkjAMupGleKccgqjxOfYIs7E-REiVZJO5CRecgByzOdC-2D604Ckpmoau6H4E2ZvtYJsbhu1pmo2pBpHAJ=s1196"><img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjBqn2TqxXhAx3Yv_C63dDxL-6jnNFk2ygjPOkZPxZn0KyHuSEmEgyVGt75De-vV7ewFufCJxRWEbbe34eBD-fyrATb1--Y3N_5xI0cT9wkjAMupGleKccgqjxOfYIs7E-REiVZJO5CRecgByzOdC-2D604Ckpmoau6H4E2ZvtYJsbhu1pmo2pBpHAJ=s320" width="289" /></a></div>
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		<title>Dalla Puglia a Ponte San Pietro per studiare al Policlinico</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2022 17:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[anni]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella di Aurora Rasoli è la storia a lieto fine di una studentessa che ha attraversato l&#8217;Italia per realizzare i suoi sogni. Nei giorni scorsi ha lasciato la Puglia, sua terra d&#8217;origine, per volare a Ponte San Pietro (Bergamo) per frequentare il corso triennale di infermieristica al Policlinico di via Forlanini. Lasciare la famiglia per&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/dalla-puglia-a-ponte-san-pietro-per-studiare-al-policlinico/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
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<p>Quella di Aurora Rasoli è la storia a lieto fine di una studentessa che ha attraversato l&#8217;Italia per realizzare i suoi sogni. Nei giorni scorsi ha lasciato la Puglia, sua terra d&#8217;origine, per volare a Ponte San Pietro (Bergamo) per frequentare il corso triennale di infermieristica al Policlinico di via Forlanini.</p>
<p>Lasciare la famiglia per inseguire le sue ambizioni non è stato facile per una ragazza poco più che maggiorenne. Eppure, grazie anche al prezioso supporto di mamma e papà, questa ragazza di Trani ha ora trovato casa nella cittadina sul fiume Brembo. Merito anche di suo padre che un mesetto fa ha lanciato un appello sulla pagina Fb «Sei di Ponte San Pietro se» per trovare un&#8217;abitazione alla figlia in terra orobica. E il buon cuore dei pontesampietrini non ha esitato a farsi sentire. In molti, infatti, si sono resi disponibili a dare una mano a questa famiglia.</p>
<p>«Prima del trasferimento, volevo essere sicuro che mia figlia trovasse una casa in affitto per minimo un anno, magari un bilocale ammobiliato &#8211; racconta Andrea Rasoli &#8211; ho provato a contattare varie agenzie immobiliari, ma con scarso risultato. Così ho pensato di scrivere sui social. Nel giro di pochi giorni mi hanno scritto tantissimi cittadini di Ponte San Pietro, persone squisite. Posso testimoniare che esiste tanta brava gente. Alla fine abbiamo accettato la proposta di una trentenne che ci ha affittato un appartamento situato a circa un chilometro dal Policlinico. Siamo venuti a Bergamo in aereo per vederlo e concordare il contratto di locazione. La casa ci è piaciuta subito, molto spaziosa e confortevole e la proprietaria si è resa subito disponibile per qualsiasi necessità. È stata molto gentile».</p>
<p>La decisione di trasferirsi nel Nord Italia è maturata a gennaio: «Aurora aveva provato ad accedere al corso di Scienze infermieristiche al San Raffaele di Roma ma inizialmente non era stata ammessa &#8211; prosegue il papà -. Un mesetto fa, però, è stata ripescata perché comunque aveva ottenuto un buon punteggio ma le è stato proposto di frequentare la sede di Ponte San Pietro. Nonostante la lontananza, era un&#8217;ottima opportunità di studio e di lavoro alla quale non poteva certo rinunciare».</p>
<p></p>
<p>Istituito nel 2018 con l’intento di rispondere al crescente fabbisogno di infermieri sul territorio, il corso con sede al Policlinico San Pietro ha dimostrato una significativa capacità attrattiva arrivando, a oggi, a contare complessivamente 150 posti per i diversi anni di corso. Grazie all’alto livello di competenze specialistiche acquisite durante i primi tre anni di percorso formativo, tra didattica e tirocinio, tutti i neolaureati hanno già ricevuto una o più proposte di lavoro da ospedali e strutture sanitarie del territorio di primaria importanza, molti restando anche negli Istituti ospedalieri bergamaschi.</p>
<p></p>
<p>Così Aurora non vede l&#8217;ora di cominciare. Per lei è la prima esperienza lontano da casa. Settimana scorsa, alla vigilia della partenza erano tanti i pensieri che si assiepavano nella sua mente. Con tanta emozione ha salutato i genitori ed è partita verso la sua inedita avventura insieme al compagno Fabrizio.</p>
<p></p>
<p>«Mia figlia è una brava ragazza, matura ma per me è ancora piccola &#8211; conclude papà Andrea &#8211; in fondo ha solo 19 anni. Per fortuna non sarà sola. Insieme a lei ci sarà anche l’amico Fabrizio che ha trovato già lavoro nei pressi dell&#8217;aeroporto di Orio e la aiuterà a dividere le spese. Sono due ragazzi molto intraprendenti e non vogliono pesare sulle nostre spalle. Del resto io e mia moglie siamo due insegnanti di Scienze motorie e gli stipendi, si sa, non sono granché. Tuttavia siamo disponibili a fare qualche sacrificio pur di garantire un futuro a nostra figlia. Sono sicuro che questo corso le offrirà molti sbocchi lavorativi. Ponte San Pietro mi sembra una bella cittadina, a misura d&#8217;uomo. Certo, manca il mare di Trani ma la Bergamasca è ricca di fiumi, montagne, c’è il lago d’Iseo. Per fortuna i voli low cost della Ryanair Bari-Orio mi consentiranno in futuro di raggiungere Ponte in poco tempo. Ci metto di più a percorrere in macchina il tratto da Trani a Bari! Ci tengo ancora una volta a ringraziare tutti i bergamaschi che in questo periodo di passaggio ci sono stati vicini e che hanno reso possibile questo progetto».</p>
<p><b>Laura Ceresoli</b></p>
<p><i>(Tratto da&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.primabergamo.it" target="_blank">Prima Bergamo</a>&nbsp;dell&#8217;11 febbraio 2022)</i></p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgzTZu7VjICLMm5Mr5ihpFnIN-RqxELjXumdmkYwiE8y56oQEvk4qNv1KQaE13jlcuwmCCNFYpNgrcMunYEWdoA8BEg5YJSrZr1oUjOnkQu-f2q5jaCuWaFR2Q8tMmZuWdfAE7QQRq74wBfOM0C2gjMejSgBqhyTbeAI1KFA3qj4iWMZnr6bInnOQ4N=s1080"><img border="0" height="305" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgzTZu7VjICLMm5Mr5ihpFnIN-RqxELjXumdmkYwiE8y56oQEvk4qNv1KQaE13jlcuwmCCNFYpNgrcMunYEWdoA8BEg5YJSrZr1oUjOnkQu-f2q5jaCuWaFR2Q8tMmZuWdfAE7QQRq74wBfOM0C2gjMejSgBqhyTbeAI1KFA3qj4iWMZnr6bInnOQ4N=s320" width="320" /></a></div>
<p><i><br /></i></p>
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		<title>A tutta birra</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 21:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Laura Ceresoli Birre strutturate, gustose, piuttosto alcoliche ma soprattutto artigianali. È questa la moda che negli ultimi tempi si sta diffondendo in Bergamasca. A solleticare i palati sono in particolare le bionde da degustazione che a tavola vengono abbinate al giusto piatto, dall’antipasto al dolce, alla stregua di un vino d’annata. In generale, la&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/a-tutta-birra-2/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
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<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://4.bp.blogspot.com/-yQ78nqYInjs/W-tFCQzRlVI/AAAAAAAAh20/3FeihRNVcTwihTYhC2BgI99zeqy7XWP4ACLcBGAs/s1600/unionBirrai.jpg"><img border="0" height="261" src="https://4.bp.blogspot.com/-yQ78nqYInjs/W-tFCQzRlVI/AAAAAAAAh20/3FeihRNVcTwihTYhC2BgI99zeqy7XWP4ACLcBGAs/s320/unionBirrai.jpg" width="320" /></a></div>
<div><span><b>di Laura Ceresoli</b></span></div>
<p>
<div><span><br /></span></div>
<div><span>Birre strutturate, gustose, piuttosto alcoliche ma soprattutto artigianali. È questa la moda che negli ultimi tempi si sta diffondendo in Bergamasca. A solleticare i palati sono in particolare le bionde da degustazione che a tavola vengono abbinate al giusto piatto, dall’antipasto al dolce, alla stregua di un vino d’annata. In generale, la situazione nazionale vede un aumento del consumo di birra nel primo semestre del 2018 del 4 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel 2017 il totale dei birrifici attivi in Italia è arrivato a quota 667, mentre quello delle beerfirm ha raggiunto le 284 unità.&nbsp;</span><span>A poco più di vent’anni dalla nascita del movimento della birra artigianale, l’attenzione verso queste bevande sta diventando sempre più forte. In particolare stanno facendo capolino le birre in abbinamento al cibo, sia in casa che nella ristorazione.</span></div>
<div><span></span></div>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name='more'></a>“Non esistono regole infallibili per il pairing – dice Alfonso Del Forno di Unionbirrai Beer Taster –&nbsp; Bisogna valutare la struttura e la persistenza del piatto. Queste due caratteristiche devono trovare equivalenza nella birra, dove andiamo a valutare il corpo, la complessità e la persistenza. Anche la speziatura e l’aromaticità devono essere paragonabili tra cibo e birra, per evitare che uno dei due prevalga sull’altro. Nel caso della dolcezza, possiamo lavorare con birre a tendenza dolce che possano avere aromaticità e struttura molto simili a quelle del dessert. Se a fine pasto ci viene voglia di abbinare una birra al dolce, possiamo divertirci con una Stout o una Porter quando ci troviamo nel piatto una fetta di torta caprese o un tiramisù, oppure una Barley Wine con le paste di mandorla”.
<div></div>
<div><span></span></div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://2.bp.blogspot.com/-rE1e6pbsOp0/W-tFMNqSGiI/AAAAAAAAh24/bPpwH6fzyywsMZ5-rupKBR9VcO7ha17lQCLcBGAs/s1600/Porchetta%2Bcotta%2Balla%2BSantome.jpg"><img border="0" height="179" src="https://2.bp.blogspot.com/-rE1e6pbsOp0/W-tFMNqSGiI/AAAAAAAAh24/bPpwH6fzyywsMZ5-rupKBR9VcO7ha17lQCLcBGAs/s320/Porchetta%2Bcotta%2Balla%2BSantome.jpg" width="320" /></a><span></span><br /><span></span></div>
<div><span>Chi ha fatto del binomio cibo e birra una filosofia di vita è il Birrificio Lemine, nato non a caso proprio all’interno della già esistente FLG Gastronomia Fumagalli, attiva dal 2003 per la produzione e distribuzione dei propri prodotti freschi della cucina Italiana. Nel 2014 il titolare Luca Fumagalli, dopo essersi cimentato nella preparazione di alcune ricette di birra come homebrewer, ha deciso di installare nei locali attigui un impianto di produzione birra da 2,5 h. “La realizzazione delle nostre birre avviene artigianalmente, secondo il metodo tradizionale tramite tino-caldaia e filtro trebbie – spiega la Gastronomia FLG Birrificio Lemine – utilizziamo solo materie prime selezionate, acqua, malti, luppoli e lieviti di qualità, senza aggiunta di additivi o conservanti, senza nessun processo di filtrazione o pastorizzazione. Proprio come la fareste voi a casa, ma con attrezzature professionali”.</span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><span>A proposito di birre home made, c’è anche chi come il birrificio del Lago di Sarnico ha pensato di mettere in commercio kit da qualche decina di euro per realizzare bevande fai-da-te. “Da noi si trova tutto il necessario – confermano i titolari – materie prime, fermentatori, materiale inox, strumenti, libri, idee, due chiacchiere e se serve anche qualche suggerimento. Gli ingredienti fondamentali sono: acqua, malto, luppolo e lievito”.</span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><span>Ma se è vero che le birre artigianali e alcoliche spopolano, qualche produttore orobico preferisce andare in controtendenza, proponendo&nbsp; bevande rinfrescanti e godibili, per tutti i palati. È il caso del birrificio Asta di Ardesio che propone una birra realizzata con materie prime coltivate dal proprietario dell’azienda agricola Prat di Büs: “Il mercato della birra segue due direzioni – spiega Silvia Lodetti del birrificio Asta –&nbsp; quella da cui nasce la birra come bevanda fresca, leggera, dissetante e solitamente a bassa gradazione, e quella che fa il verso al vino con birre molto strutturate, da degustazione, cariche di profumi e anche più pesanti. Noi abbiamo sposato la prima strada. Il valore aggiunto della nostra birra è che, oltre a essere artigianale (non industriale), è agricola: infatti produciamo noi l&#8217;orzo che si trasforma in malto e abbiamo un pozzo di acqua di fonte. L’offerta prevede la bionda Valcanale, la rossa Montesecco, la Weizen Cacciamali e La Stagionale. C’è inoltre l’ambrata senza glutine Valzella”.</span></div>
<div><span>“Sul territorio orobico tra birrifici e beerfirm sono presenti 25 attività che producono circa 25.000 ettolitri a un prezzo che va dai 3,5 e ai 5 euro il litro, per un ricavo totale di una quindicina di milioni di euro – illustra Giorgio Marconi, Unionbirrai Beer Taster e giudice birraio –. Le birre più ricercate sono quelle di Hammer, Elav, Valcavallina, Endorama, Hop Skin, Via Priula che ora è una beerfirm ma da ottobre aprirà il birrificio”.</span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><span>La birra artigianale italiana sta diventando uno dei prodotti di traino anche nel settore del turismo legato ai piaceri della gola. Ne è un esempio la manifestazione “Birrifici Aperti” organizzata da FederBirra e patrocinata dal Ministero dell’Agricoltura che lo scorso 15 e 16 settembre ha permesso a diversi locali lombardi di aprire le proprie porte per promuovere il Beer Tourism. E per chi desidera entrare a far parte dell’articolato universo delle bionde diventando un vero e proprio mastro birraio, il Beerghem-Birreria Via Priula di Bergamo sta organizzando un corso di degustazione birra di primo livello targato Unionbirrai&nbsp; che si concluderà il 28 novembre.</span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><span>(Tratto dal n. di ottobre di Affari di gola)</span></div>
<div><span><b><br /></b></span></div>
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		<title>Caffè o cappuccino? Il rito delle colazioni nei bar di Bergamo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 10:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Laura Ceresoli(Tratto dal numero di settembre di&#160;Affari di gola)Ci sono giovani che fin dalle prime ore del mattino amano deliziarsi con frappuccini o caffè lunghi, magari accompagnati da muffin e pancakes, in perfetto stile americano. I più salutisti invece preferiscono sostituire caffeina e cibi troppo calorici con spremute d’arancia, centrifughe, succhi di frutta biologici&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/caffe-o-cappuccino-il-rito-delle-colazioni-nei-bar-di-bergamo/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
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<p><span><b>Di Laura Ceresoli</b></span><br /><span><i>(Tratto dal numero di settembre di&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.larassegna.it/2016/09/30/i-bergamaschi-e-la-colazione-il-rito-raccontato-dai-baristi/">Affari di gola</a>)</i></span><br /><span>Ci sono giovani che fin dalle prime ore del mattino amano deliziarsi con frappuccini o caffè lunghi, magari accompagnati da muffin e pancakes, in perfetto stile americano. I più salutisti invece preferiscono sostituire caffeina e cibi troppo calorici con spremute d’arancia, centrifughe, succhi di frutta biologici o infusi alle erbe. Alla fine però, vuoto o ripieno, il classico cornetto accompagnato da un cappuccio resta un connubio intramontabile per la maggior parte dei bergamaschi. Già, perché se è vero che le nuove tendenze hanno trasformato la colazione in un irrinunciabile appuntamento goloso ricco di estrose ghiottonerie, la tradizione prende sempre il sopravvento sulle mode. Così, chi entra nel suo bar di fiducia tra le 6 e le 10 del mattino ha già le idee chiare. Circa il 70% dei clienti ordina ancora una bevanda calda con un dolce, quasi sempre una brioche, con una spesa media che oscilla intorno ai 2,30 euro. A cambiare sono più che altro gli ingredienti. Se un tempo il cappuccino era preparato solo con latte di mucca, oggi esistono una miriade di varianti che vanno dalla soia alle bevande di riso o mandorla, &nbsp;fino al latte senza lattosio. Idem per le brioche: accanto a quelle farcite con crema, cioccolato o marmellata spiccano croissant integrali, al carbone vegetale, senza glutine, con cereali e miele. E se fino a qualche decennio fa erano soprattutto gli uomini a fare colazione al bar prima di andare in ufficio, oggi è aumentato anche il numero di donne, in particolare le mamme che accompagnano i figli a scuola o le signore anziane che si fermano a chiacchierare con le amiche fino a tarda mattinata sorseggiando un tè caldo con qualche frolla. Il posto preferito è il bar ma sta prendendo piede anche la moda di fare colazione nei centri commerciali, al Mc Donald&#8217;s, in panetteria e persino al parco.</span><br /><a target="_blank" rel="nofollow" name='more'></a><span> </span></div>
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<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://3.bp.blogspot.com/-wQ_oSL8_PL8/V-4_cwlLLKI/AAAAAAAANN0/WPBRGYt0U3QQ1NisRibkwhIUrjwXtw97gCLcB/s1600/colazione%2BPastifrulli.JPG"><img border="0" height="240" src="https://3.bp.blogspot.com/-wQ_oSL8_PL8/V-4_cwlLLKI/AAAAAAAANN0/WPBRGYt0U3QQ1NisRibkwhIUrjwXtw97gCLcB/s320/colazione%2BPastifrulli.JPG" width="320" /></a></div>
<p><b><span>La colazione classica all’italiana:</span></b><span></span></div>
<div><span>Scervellarsi per inventare nuove ricette e combinazioni originali può aiutare il barista ad attirare la clientela. Tuttavia sono molti i locali storici di Bergamo che, in barba alle tendenze, preferiscono seguire la tradizione. “<span>Bene o male la colazione dei bergamaschi negli anni è rimasta invariata – dice Marcello Menalli della P</span>asticceria Sant’Orsola – <span>la gente predilige sempre più il cappuccino o il caffè accompagnato da un croissant fresco di pasticceria; il più gettonato rimane il croissant vuoto, seguito da quello con la marmellata. Curioso è che il sabato e la domenica, invece, sono più richiesti quelli ripieni con la crema o con il cioccolato”. Anche per </span>Lino Gatti, titolare della Latteria caffetteria Beretta, il gusto classico di un cappuccio con una brioche resta imbattibile: “Dagli anni Sessanta a oggi ho visto cambiare un sacco di mode, ma sono tutte passeggere. Cornetto e croissant sono un must per quasi tutti i clienti. Tra le bevande vanno molto anche il latte macchiato, il marocchino, il caffè americano. Le brioche più gettonate sono quelle al cioccolato, alla mela, nutella, marmellata, vuota e la treccia. C’è però anche chi chiede una frolla, una barretta ai cereali o un pacchetto di biscotti, magari con il tè caldo al limone”. Un trend seguito anche dal Gino’s bar che dal 2013<span> ha lasciato largo Barozzi per trasferirsi in via Moretti, nell’area dell’ex Cesalpinia: “Non ho mai avuto richieste troppo stravaganti&nbsp; – spiega Elena Stroppa che insieme ai fratelli Monica e Massimo gestisce questo storico bar originariamente fondato nel 1971 dal padre Igino, oggi in pensione – la colazione classica all’italiana va sempre per la maggiore: un espresso o un cappuccio accompagnato da un cornetto”. </span></span></div>
<div></div>
<div><b><span>La colazione all’americana:</span></b></div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://3.bp.blogspot.com/-bMX79pjK9eA/V-4_U3vA__I/AAAAAAAANNw/YGCE7WPAQS4k4db1mYVObgHq4MIndVw7gCLcB/s1600/Muffin%2BGino%2527s%2Bbar.jpg"><img border="0" height="240" src="https://3.bp.blogspot.com/-bMX79pjK9eA/V-4_U3vA__I/AAAAAAAANNw/YGCE7WPAQS4k4db1mYVObgHq4MIndVw7gCLcB/s320/Muffin%2BGino%2527s%2Bbar.jpg" width="320" /></a><span>C’è chi a colazione ama gusti decisi, strutturati e magari salati. Americani, tedeschi e inglesi, per esempio, abituati come sono a svegliarsi con il profumo di uova fritte e pancetta, non si accontentano certo di una brioche. E così quando sono in vacanza a Bergamo trovano conforto mattutino in locali come Yoguito, Lekka Lekka o il McCafé dove la colazione ha il sapore caramellato di un soffice pancake con sciroppo d’acero, ma anche di muffin ai mirtilli, cookies con pepite di cioccolato, donuts con glassa colorata, cheesecakes, il tutto accompagnato da tazzone di caffè nero bollente. </span></div>
<div><span>“Vicino alla stazione transitano molti turisti – conferma Marcello Moroni, titolare del Bar De Berghèm di piazzale Marconi – Non tutti si adeguano ai gusti italiani. Parecchi stranieri chiedono il caffè americano, quello super lungo tipo minestrone, ovvero un espresso allungato con l’acqua”. &nbsp;E c’è addirittura chi scambia la colazione per un vero e proprio pranzo: “I turisti spesso mi stupiscono, c’è persino chi riesce a mangiare una pastasciutta all’alba – conferma Giuseppe Montrone, titolare del Pastifrulligeleria di viale Papa Giovanni – Gli stranieri per colazione preferiscono il salato al dolce e vorrebbero ordinare toast o crepes con prosciutto e formaggio fin dalle prime ore del mattino. Ma quelli sono piatti che si possono offrire dalle 11 in poi, quando apre la cucina, magari come brunch accompagnati da una spremuta. Non è sempre facile soddisfare le richieste di tutti perché la clientela che transita nei locali del centro è molto varia: si va dal ragazzino che va a scuola, alle mamme che accompagnano i figli all’asilo. Il clou del lavoro si concentra dalle 8 alle 10 con l’apertura degli uffici, ma già alla mattina presto inizia il via vai. E poi dopo le 10 arrivano le anziane”. </span></div>
<div></div>
<div><b><span>La colazione rapida ed economica</span></b></div>
<div><span>Ci sono momenti in cui il rito della colazione può rappresentare un vero stress. Chi è sempre di corsa per esempio ha tempo solo per un fugace espresso al banco. È il caso dei pendolari che abitualmente transitano dalla stazione e che si spintonano all’ora di punta con un dito alzato e lo scontrino nell’altra mano per prenotare il loro caffè e trangugiarlo a tempo record. “I clienti qui alla stazione sono sempre di corsa e la spesa media non è molto alta – conferma Marcello Moroni titolare del Bar De Berghèm della stazione autolinee – A volte passano solo per un rapido espresso, solo chi ha qualche minuto in più chiede il classico cappuccio con brioche”. Un trend riscontrato anche da Elena Stroppa che per anni ha gestito il Gino’s Bar di fronte agli Ospedali Riuniti: “<span>Quando il nostro locale si trovava in largo Barozzi avevamo un via vai continuo di gente che era sempre di corsa. Magari doveva accudire un parente malato all’ospedale e non aveva tempo o voglia di chiedere colazioni troppo elaborate. Al massimo chi voleva strafare ordinava una spremuta con un muffin fatto in casa”. </span></span></div>
<div></div>
<div><b><span>Più attenzione agli ingredienti</span></b></div>
<div><span>Sui banconi del bar non mancano mai le classiche brioche vuote e farcite. Sembrano tutte ugualmente appetibili, fragranti e golose. Eppure non contengono i medesimi ingredienti, come spiega </span><span>Riccardo Schiavi titolare del bar La Pasqualina di Bergamo, Almenno San Bartolomeo, Milano e Porto Cervo:</span><span>“Esiste un</span><span> segreto per capire se una brioche è buona e sana. La prima regola è ascoltare il proprio stomaco. Se dopo aver mangiato un croissant vuoto sul palato resta un velluto e dopo un’ora lo si sente ancora sullo stomaco, significa che contiene margarina. Questo grasso vegetale aiuta a mantenere la brioche più friabile ma è altamente indigesto. Se invece il croissant emana il profumo del burro è un bene, mentre molti lo percepiscono come un male perché hanno paura di ingrassare o del colesterolo”. &nbsp;</span></div>
<div><span>Ricchi di fibre e adatte a chi è intollerante al glutine, ultimamente sono molto richieste anche le brioche integrali, soprattutto da parte della clientela femminile. Ma, anche in questo caso, attenzione alla scelta: “Le brioche integrali contengono anche una percentuale di grani raffinati – avvisa Riccardo Schiavi – quasi nessuno, infatti, utilizza la farina al 100% integrale perché di difficile lievitazione. Noi lo facciamo, con il miele al posto dello zucchero, ma abbiamo buttato via molti impasti prima di raggiungere il risultato che volevamo. Chi fa il nostro mestiere deve avere una missione: preparare prodotti buoni, ma soprattutto sani”. Anche secondo Marcello Menalli della Pasticceria Sant’Orsola, i clienti sono sempre più attenti a ciò che consumano: “</span><span>I prodotti serviti dalle pasticcerie come la nostra sono sempre freschi di giornata in quanto il gusto di un croissant appena sfornato fa sempre la sua parte. Altra novità che ha affascinato gran parte della clientela è la grande varietà e scelta di caffè dai differenti sapori e luoghi di provenienza. La spesa media di una colazione è di 2,30 euro per una clientela di fascia medio-alta con preparazione e interesse verso i prodotti scelti”. </span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><b><span>Freschi o surgelati</span></b></div>
<div><span>Le brioche di pasticceria sono le più ricercate, sia per il loro aspetto morbido e fragrante che per la qualità degli ingredienti. Eppure il 60% della croissanteria presente in molti locali è surgelata.<span> A differenza di quanto avveniva negli anni Novanta, quando il cornetto congelato doveva essere </span>tolto dal freezer e messo a lievitare di notte per poi cuocerlo la mattina dopo<span>, oggi&nbsp; la brioche viene congelata dopo la lievitazione e quindi è già pronta per la cottura. Tanti sono quindi i bar che scelgono questa opzione per sopperire alle emergenze: “</span>Ogni mattina mi arrivano prodotti freschi di pasticceria – spiega Giuseppe Moltrone di Pastifrulligeleria – tuttavia tengo sempre alcuni dolci industriali surgelati. In caso di necessità si mettono nel microonde e in pochissimo tempo è possibile soddisfare il cliente offrendogli un croissant caldo anche quando finiscono le forniture della mattinata”.&nbsp; Non sempre questa scelta è da stigmatizzare, soprattutto se si considera che anche la migliore brioche di pasticceria dopo<span> due ore dalla cottura comincia lentamente a perdere fragranza. L</span>ocali come il McCafé, ad esempio, offrono una vasta gamma di dolciumi precotti che vengono scongelati e cotti nel forno “sur place” sprigionando un gradevole profumo di burro e cioccolato a cui è difficile resistere.</span></div>
<div></div>
<div><b><span>L&#8217;origine di caffè e miscele</span></b></div>
<div><span>L’85% delle bevande consumate al bar per colazione sono calde. L’espresso in particolare è un must intramontabile. Non tutte le miscele selezionate però hanno le stesse proprietà: </span><span>“In generale il mercato italiano del caffè non punta abbastanza sulla qualità – spiega Riccardo Schiavi della Pasqualina – Si compra caffè economico e per coprire le pecche del prodotto lo si tosta troppo conferendogli così un sapore di bruciato (quello a cui oggi purtroppo ci siamo abituati). Noi, per esempio, abbiamo scelto di acquistare un caffè crudo di alta qualità e di tostarlo poco per valorizzarne i profumi e gli aromi, anche se non sempre per il cliente è di facile comprensione. Avrei un appunto da fare per quanto riguarda il prezzo dell’espresso che per me non è equo. In autogrill paghi gli spaghetti 5 euro, nel ristorante stellato 20 euro, mentre il caffè deve avere un prezzo standard. Trovo assurdo che in tutti i bar che dedicano lunghi studi e ricerca ai loro prodotti, il caffè si paghi allo stesso prezzo dei locali industrializzati. Nei bar come il nostro, dove il caffè viene tostato in casa e lavorato con macchinari e macinini tra i migliori al mondo, l’espresso dovrebbe costare almeno 1,30 euro. Ma a quel punto il cliente noterebbe solo che è molto caro rispetto agli altri, senza prestare particolare attenzione a tutto il lavoro che c’è dietro”. </span></div>
<div></div>
<div><b><span>Senza caffeina:</span></b></div>
<div><span>C’è anche chi al classico espresso preferisce</span><span>il ginseng, sebbene il suo prezzo medio sia superiore del 25% rispetto a un normale caffè. Questa bevanda di origine asiatica è composto da crema di latte<b> </b>vegetale,<span><b>&nbsp;</b></span>zucchero,<span>&nbsp;</span>caffè istantaneo<span>&nbsp;</span>ed estratto secco di ginseng. C’è poi il caffè d’orzo che non contiene caffeina </span><span>ed </span><span>è ottenuto dalla tostatura e dalla macinazione dell’orzo. È&nbsp;ricco di fibre e lo possono bere anche i bambini: “</span><span>Il barista moderno ha una vita molto più difficile perché sono state introdotte parecchie varianti all’espresso, dal ginseng all’orzo, dal marocchino al latte di soia per gli intolleranti – afferma Riccardo Schiavi della Pasqualina – Il ginseng è nato per chi ha problemi con la caffeina, tuttavia io sono contrario al suo consumo perché è un insieme di latte in polvere, emulsionanti e altri ingredienti poco sani e poco tracciabili. L’orzo invece è un ottimo sostitutivo del caffè tradizionale”. </span><span></span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><b><span>Le alternative per gli intolleranti al lattosio:</span></b></div>
<div><span>Grazie alla buona quantità di proteine contenute e all’aggiunta di calcio e vitamina D, le bevande vegetali rappresentano una valida alternativa al latte di mucca, soprattutto per chi ha problemi di intolleranze alimentari o di colesterolo alto. Negli ultimi tempi quasi tutti i bar della Bergamasca si sono adeguati a questa nuova tendenza e non è più così raro trovare nella lista bevande preparate con la soia. Non sempre, però, c’è grande smercio:</span><span> “</span><span>Un paio di anni fa abbiamo deciso di adeguarci anche noi acquistando il latte di soia, ma ancora pochi lo richiedono – dice </span><span>Lino Gatti della Latteria caffetteria Beretta di via San Bernardino</span><span> – La moda sta dilagando piano piano. All’inizio era più quello che buttavamo di quello utilizzato. C’erano giorni in cui lo ordinavano in tre o quattro, altri giorni non lo chiedeva nessuno. Poi abbiamo iniziato a usare il mezzo litro per limitare gli sprechi. Di solito lo chiedono indifferentemente giovani e adulti. Va abbastanza anche il latte senza lattosio”. <span>Lo conferma anche Marcello Menalli della Pasticceria Sant’Orsola: “Negli ultimi tempi – dice – sono sicuramente in aumento i cappuccini e i caffè con latte di soia ed è necessario adattarsi anche a questo tipo di clientela, al fine di dare un servizio completo”. </span>L’unico neo resta il prezzo: <span>un buon latte di soia ha infatti un costo che in media è del 30% superiore rispetto al latte fresco intero<span>. </span></span><span></span></span></div>
<div></div>
<div><b><span>Meno zuccheri</span></b></div>
<div><span>Dallo zucchero cristallino a quello di canna, dal miele alle compresse dietetiche ipocaloriche, i modi per dolcificare un caffè sono ormai svariati. Ma c’è anche chi preferisce berlo amaro: “Vent’anni fa la gente ordinava un caffè o cappuccino con ben due bustine di zucchero – dice Riccardo Schiavi della Pasqualina – Oggi, invece, c’è stata una svolta nella dolcificazione e l’utilizzo dello zucchero è più oculato: solo una bustina preferibilmente di canna. Nell’espresso c’è addirittura chi abolisce completamente lo zucchero per apprezzarne meglio l’aroma”. </span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><b><span>Non solo al bar:</span></b></div>
<div><span>La colazione oggi non si fa soltanto al bar. Dal 2013 McDonald’s ha aperto una serie di McCafè nei principali centri commerciali, dalle Due Torri a Curno, offrendo alla clientela colazioni dall’impronta a stelle strisce. Qui infatti Donuts, pancakes e muffin la fanno da padrone. Tante sono anche le librerie o i negozi di casalinghi come Semeraro o Ikea che offrono al loro interno punti di ristoro. E poi, quando il clima lo consente, c’è chi ama fare colazione al parco. Tra i più apprezzati c’è per esempio il Parcobaleno di Azzano San Paolo che da marzo a ottobre apre il suo rifornito chiosco all’interno del giardinetto pubblico situato a pochi passi dalla scuola dell’infanzia. Sono moltissime le mamme e i bambini che la mattina si fermano in questa oasi verde per sorseggiare un cappuccio, magari aromatizzato al caramello, accompagnato da una sfoglia alla mela, una treccia al cioccolato o una girella alla crema e uvetta. Ci sono poi alcuni storici panettieri orobici, da Rota a Tresoldi, che stanno allargando il loro assortimento proponendo all’interno delle loro botteghe piccoli angoli per la somministrazione di bevande calde.</span></div>
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<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://2.bp.blogspot.com/-_KfRpXHj9uI/V-4_ovMkQaI/AAAAAAAANN4/OdcddIyfRkYUxi7B2f6U_8Ej3-Y1_HDmQCLcB/s1600/Pasticceria%2BFlorian%2B-%2Bfrolle.jpg"><img border="0" height="320" src="https://2.bp.blogspot.com/-_KfRpXHj9uI/V-4_ovMkQaI/AAAAAAAANN4/OdcddIyfRkYUxi7B2f6U_8Ej3-Y1_HDmQCLcB/s320/Pasticceria%2BFlorian%2B-%2Bfrolle.jpg" width="320" /></a></div>
<p><b><span>Come cambiano i consumi:</span></b></div>
<div><span>“Negli ultimi tempi è cresciuto il numero vegani e di conseguenza sono aumentati i consumi di brioche senza grassi di origine animale”. A confermare questo trend è Carolina Zanetti titolare Florian di Pedrengo che in fatto di colazioni la sa lunga. Questa pasticceria rifornisce infatti numerosissimi bar della Bergamasca oltre ad avere un ampio bancone stipato di prelibatezze per la vendita al dettaglio. Dai suoi forni escono ogni notte oltre 15mila brioche. “Vanno molto, soprattutto per gli intolleranti, i prodotti senza glutine realizzati con farine non raffinate o integrali come quella ai cereali con il miele – prosegue Carolina Zanetti – Non produciamo, invece, croissant senza zucchero (che vengono venduti confezionati) né quelle con il carbone vegetale che non sembra facciano poi così bene alla salute. Intramontabili sono i cornetti alla crema, alla marmellata e al cioccolato e, per i più golosi, anche alla nutella. Poi ci richiedono tanti fagottini ai frutti di bosco, treccine con cioccolato o uvetta, sfogliatine alla mela. C’è anche una varietà ampia di muffin (al cioccolato bianco e fondente, ai frutti di bosco, mirtillo, albicocca, pistacchio), di krapfen (alla marmellata, al cioccolato, alla crema e alla nutella) e di frolle (crostatine alla marmellata oppure Esse ricoperte di cioccolato, con la pasta di mandorla o con la frolla al cacao). Abbiamo anche qualche prodotto siciliano come i cannoli e le cassate mentre tra le novità abbiamo lanciato la brioche tonda con la coppola da consumare con la granita al caffè”. Infine, per chi non ama il dolce, sale la richiesta di brioche salate che possono essere consumate vuote oppure farcite. <b></b></span></div>
<div></div>
<div><span><b>Croissant:</b></span></div>
<div><!--[if !supportLists]--><span>1.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span><i>Croissant vuoto</i></span></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>2.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Croissant farcito (crema, cioccolato, marmellata)</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>3.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Croissant integrale (vuoto o con miele)</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>4.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Fagottini alla mela, treccine al cioccolato, girelle all’uvetta</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>5.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Muffin</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>6.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Krapfen</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>7.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Frolle</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>8.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Brioche salata</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>9.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Torte farcite</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>1.<span> </span></span><!--[endif]--></i><span><i>&nbsp;Pancakes con sciroppo d’acero</i></span></div>
<div></div>
<div><span><b>Bevande</b>:</span></div>
<div><!--[if !supportLists]--><span>1.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span><i>Cappuccio</i></span></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>2.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Espresso</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>3.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Latte macchiato</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>4.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Marocchino</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>5.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Tè caldo</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>6.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Ginseng</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>7.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Caffè d’orzo</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>8.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Caffè americano</span></i></div>
<div><!--[if !supportLists]--><i><span>9.<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><!--[endif]--><span>Bevande di soia</span></i><br /><i><span>&nbsp; .<span>&nbsp; &nbsp;</span></span><span>Spremute, centrifughe</span></i></div>
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		<title>Intervista a Clemente Russo, dal Ring al Grande fratello Vip</title>
		<link>https://foodbloggermania.it/ricetta/intervista-a-clemente-russo-dal-ring-al-grande-fratello-vip/</link>
		<comments>https://foodbloggermania.it/ricetta/intervista-a-clemente-russo-dal-ring-al-grande-fratello-vip/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2016 16:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[anni]]></category>
		<category><![CDATA[Clemente Russo]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Fratello]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Ceresoli]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Maddaloni]]></category>
		<category><![CDATA[passione]]></category>
		<category><![CDATA[perch]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Laura Ceresoli “So di piacere alle donne ma ho avuto poche storie nella mia vita e un unico grande amore che dura ancora oggi: quello per mia moglie Laura”. Pugile, conduttore televisivo, sex symbol. Ma anche marito e padre di famiglia. Insomma, Clemente Russo è proprio l’uomo ideale. Eppure questo 33enne, oggi così amato&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/intervista-a-clemente-russo-dal-ring-al-grande-fratello-vip/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://3.bp.blogspot.com/-Kzfm-tKNf3M/V-Fpupo1ZaI/AAAAAAAAM_M/Zl-YKOZ8mVUKlz1WOTXpqUTjzZbo4zQewCLcB/s1600/19sett-grande-fratello-vip-clemente-russo.jpg"><img border="0" height="186" src="https://3.bp.blogspot.com/-Kzfm-tKNf3M/V-Fpupo1ZaI/AAAAAAAAM_M/Zl-YKOZ8mVUKlz1WOTXpqUTjzZbo4zQewCLcB/s320/19sett-grande-fratello-vip-clemente-russo.jpg" width="320" /></a></div>
<div><span><span><b>Di Laura Ceresoli</b></span></span></div>
<div><span><span>“So di</span><span> piacere alle donne ma ho avuto poche storie nella mia vita e un unico grande amore che dura ancora oggi: quello per mia moglie Laura”.</span><span> Pugile, conduttore televisivo, sex symbol. Ma anche marito e padre di famiglia. Insomma, Clemente Russo è proprio l’uomo ideale. </span><span>Eppure questo 33enne, oggi così amato dal pubblico femminile per il suo fisico prestante, un tempo era un ragazzino cicciottello che trascorreva le sue giornate davanti ai bar di Marcianise inseguendo una palla o scorrazzando senza meta insieme agli amichetti. A cambiargli la vita è stato l’incontro con i guantoni da boxe. Grazie a questo sport, l’atleta ha trovato un’oasi felice capace di tenerlo lontano dalla criminalità che nei primi anni Novanta, in quel paesino del sud, era all’ordine del giorno. In più ha iniziato a perdere peso e, con i suoi muscoli, ha fatto capitolare ai suoi piedi decine di compagne di scuola. Sono passati più di vent’anni da allora e oggi &#8220;the white hope&#8221;, così come lo aveva soprannominato il manager statunitense Don King, è il pugile con il maggior numero di incontri disputati in tutte le categorie e sigle dilettantistiche della boxe. Dopo due medaglie d’argento alle Olimpiadi di Londra e Pechino, un ruolo cinematografico nel film “Tatanka” tratto dal racconto di Roberto Saviano e svariate partecipazioni a programmi tv come “La Talpa”, “Ballando con le stelle” e “Mistero”, oggi è uno dei protagonisti del <b>Grande Fratello Vip</b>. Tra un impegno televisivo e l’altro, Clemente trova però sempre il tempo di dedicarsi alla sua numerosa famiglia e al suo primo amore, lo sport.&nbsp;</span></span></div>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name='more'></a><span></span>
<div><b><span><span>Come riesci a conciliare la tua attività sportiva con quella televisiva? </span></span></b></div>
<div><span><span>Faccio grandi sacrifici soprattutto perché mi tocca togliere del tempo alla mia famiglia, mia moglie Laura e le tre bambine.</span></span></div>
<div><b><span><span>Viaggi molto?</span></span></b></div>
<div><span><span>Viaggio tantissimo e cerco di organizzare al meglio il mio tempo tra allenamenti e apparizioni televisive. Per adesso ci sto riuscendo bene. Tengo a sottolineare comunque che la mia priorità è solo il pugilato.&nbsp;</span></span></div>
<div><b><span><span>Sei scaramantico?</span></span></b></div>
<div><span><span>Vi sembrerà strano visto che sono napoletano ma non sono scaramantico.</span></span></div>
<div><b><span><span>La città in cui sei nato è definita la terra dei pugili: è vero che hai iniziato a praticare questo sport perché volevi dimagrire? &nbsp;</span></span></b></div>
<div><span><span>Sì, è vero. Ero cicciottello e mio padre dopo una breve parentesi in bicicletta, ha deciso di mandarmi a scuola di pugilato, alla “Excelsior Boxe” di Marcianise del maestro Brillantino perché era gratuita.</span></span></div>
<div><b><span><span>Ma sei vanitoso? Passi molto tempo a curare il tuo corpo?</span></span></b></div>
<div><span><span>Non sono vanitoso ma tengo molto al mio “faccino” perché è attraverso quello che esprimo le mie emozioni in tv o al cinema e siccome mi piacerebbe fare altre cose televisive in futuro, sto molto attento durante i combattimenti. Fortunatamente il mio stile di combattimento, rapido e sulla difensiva, fino ad oggi mi ha tutelato.</span></span></div>
<div><b><span><span>Molti ti definiscono un sex symbol. Hai mai pensato di fare il modello?</span></span></b></div>
<div><span><span>No, mai. Non mi piace la passerella.</span></span></div>
<div><b><span><span>Tua moglie Laura Maddaloni è una ex campionessa di judo quindi condividete la passione per lo sport…</span></span></b></div>
<div><span><span>Sì e proprio grazie a questa passione comune per lo sport, mia moglie riesce a sostenermi al meglio e a darmi continue motivazioni per andare avanti e affrontare tutte le ansie e le difficoltà.</span></span></div>
<div><b><span><span>Come vi siete conosciuti? </span></span></b></div>
<div><span><span>Uno splendido colpo di fulmine ai Giochi del Mediterraneo di Almeria in Spagna. Lei difendeva i colori azzurri con il judo e io come pugile.<b></b></span></span></div>
<div><b><span><span>La vittoria più bella sia nello sport che nella vita privata?</span></span></b></div>
<div><span><span>Nello sport le mie medaglie d’argento olimpiche e i due ori mondiali. Nella vita privata, l’essere diventato tre volte papà in rosa, di Rosy e delle due gemelline, Jane e Janet. </span></span></div>
<div><b><span><span>Tra i tuoi progetti c’è stata anche l’apertura, due anni fa, di una nuova palestra a Caserta, il Tatanka club.</span></span></b></div>
<div><span><span>Non è una semplice struttura dedicata allo sport ma un centro di sport e cultura declinati all’insegna della socializzazione e del benessere.</span></span></div>
<div><b><span><span>Immagini un futuro sportivo anche per le tue figlie?</span></span></b></div>
<div><span><span>Sicuramente le educherò anche attraverso lo sport. Poco importa quale disciplina decideranno di praticare.&nbsp;</span></span></div>
<div><span><span>(Intervista realizzata per il settimanale Visto)</span><span></span></span></div>
<div></div>
<div></div>
<p>
<div></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Olimpiadi di Rio, la storia di un pizzaiolo-tedoforo bergamasco</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2016 10:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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		<description><![CDATA[di Laura Ceresoli Tratto da&#160;La Rassegna Nella città coloniale di Pirenópolis, località brasiliana ambita dagli ecoturisti per la natura rigogliosa e le cascate mozzafiato, fa capolino dal 2012 la pizzeria Grano Salis. In questa piccola cascina dall’atmosfera raccolta e familiare, c’è un forno a legna che arde da mezzogiorno a sera da cui fuoriescono pani&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/olimpiadi-di-rio-la-storia-di-un-pizzaiolo-tedoforo-bergamasco/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://3.bp.blogspot.com/-mUvrhXaFmfM/V6RuaF5NVyI/AAAAAAAALlA/jQy0sF_V4mIm8pIHsyqkWLw05jKfrmcDACLcB/s1600/Roberto%2Bfiamma%2Bolimpica.jpg"><img border="0" height="320" src="https://3.bp.blogspot.com/-mUvrhXaFmfM/V6RuaF5NVyI/AAAAAAAALlA/jQy0sF_V4mIm8pIHsyqkWLw05jKfrmcDACLcB/s320/Roberto%2Bfiamma%2Bolimpica.jpg" width="176" /></a><span><b>di Laura Ceresoli</b></span></div>
<div><i><span>Tratto da&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.larassegna.it/2016/08/04/olimpiadi-vi-racconto-lemozione-di-portare-la-torcia/">La Rassegna</a></span></i></div>
<div><span>Nella città coloniale di Pirenópolis, località brasiliana ambita dagli ecoturisti per la natura rigogliosa e le cascate mozzafiato, fa capolino dal 2012 la pizzeria Grano Salis. In questa piccola cascina dall’atmosfera raccolta e familiare, c’è un forno a legna che arde da mezzogiorno a sera da cui fuoriescono pani e focacce di ogni sorta. </span><span>Oltre alle tradizionali pizze italiane si affiancano contaminazioni estrose con pollo e formaggio fuso, varianti dolci con banana, cannella e miele oppure cioccolato e ananas, e altre originali invenzioni dello chef, dalla pizza con pesto, pomodoro e olive fino a una succulenta pancetta, gorgonzola, zucchine e noce moscata. Il genio creativo di questo ristorante è </span><span>Roberto Ceribelli, </span><span>un bergamasco doc.</span><span>Questo 43enne originario di Covo vive da tempo tra i verdeoro coltivando la sua passione per il cibo biologico a kilometro zero e promuovendo la filosofia slow food. Ogni ingrediente utilizzato per la preparazione dei suoi piatti proviene dall’orto di casa sua dove crescono rigogliose </span><span>piante da frutta brasiliane di banane, papaya, mango, avocado, ma anche ortaggi e spezie come peperoni, melanzane, basilico, peperoncino, salvia.</span></div>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name='more'></a>
<div><span>Tra le specialità incluse nel menu di Grano Salis spicca da qualche mese anche la pizza olimpica. Il nome non è stato scelto a caso ma è un omaggio a quell’incredibile avventura che per un giorno ha trasformato Roberto da pizzaiolo a tedoforo. Il 3 maggio scorso la fiamma <span>dei Giochi di Rio 2016 è infatti arrivata in Brasile e Ceribelli</span> è stato scelto per raccogliere il testimone ad Anapolis e portarlo verso il confine con il Mato Grosso. La selezione dei tedofori prevede un iter molto rigido ma per Roberto l’occasione è arrivata in maniera del tutto casuale: “</span><span>È stata un’esperienza unica, di quelle che ti sfiorano una sola volta nella vita – racconta il pizzaiolo – Una sera di ottobre dello scorso anno un gruppo di ragazzi è venuto a cenare nel mio ristorante. Abbiamo parlato parecchio, mi hanno fatto un sacco di domande. Pensavo fossero dei comuni clienti e invece, solo successivamente, ho scoperto che erano membri del comitato della torcia olimpica. Dopo due giorni mi hanno chiamato al telefono, chiedendomi se avessi voluto portare la fiamma e ho accettato. Io non corro a livello sportivo ma solo saltuariamente. Vanto però un passato da capoeirista in Angola, un’arte marziale che mi mantiene lucido sia &nbsp;mentalmente che fisicamente”.&nbsp;</span><span></span></div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://3.bp.blogspot.com/-m24bjUnyFls/V6RujsIkiTI/AAAAAAAALlE/D-7s7tUOgRsgoqiREZTDxiqA5Mld1oz3gCLcB/s1600/grano_salis_10-680x453.png"><img border="0" height="213" src="https://3.bp.blogspot.com/-m24bjUnyFls/V6RujsIkiTI/AAAAAAAALlE/D-7s7tUOgRsgoqiREZTDxiqA5Mld1oz3gCLcB/s320/grano_salis_10-680x453.png" width="320" /></a></div>
<div><span>Ceribelli se n’è andato dalle Orobie 15 anni fa alla volta di </span><span>Chapada Diamantina, nel cuore di Bahia, a 400 chilometri a ovest di Salvador. Lì ha incontrato Claudia, la donna che è poi diventata sua moglie e gli ha regalato due figli, Maria Elisa e Jose Elias. </span><span>“Nel marzo 2004 sono rientrato</span><span> temporaneamente in Italia – ricorda Ceribelli – ho cercato di racimolare il più possibile lavorando sodo perché volevo ritornarmene subito in Brasile con la mia famiglia. Invece sono passati sei anni prima di riuscire a partire di nuovo per il Sud America. Nel 2010 sono andato a Brasilia per rispondere a un’offerta di lavoro ma purtroppo non è andata bene.</span><span></span><span>Brasilia è una città futurista, molto cara. Per me non ha un identità ma per i brasiliani sembra essere l’unico posto vivibile sulla terra. Da Brasilia mi sono spostato in Cidade de Goias per poi approdare a </span><span>Pirenópolis</span><span>, patrimonio storico dell’Unesco, ricca di cascate, buon cibo, hotel di lusso o economici per qualsiasi classe sociale”.</span></div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://1.bp.blogspot.com/-QkAiIX8PvZY/V6RuuDMyyYI/AAAAAAAALlI/0GfHMF_773khbM8XlGA8QKM-dVgrA_f9wCLcB/s1600/grano_salis_03-680x453.png"><img border="0" height="213" src="https://1.bp.blogspot.com/-QkAiIX8PvZY/V6RuuDMyyYI/AAAAAAAALlI/0GfHMF_773khbM8XlGA8QKM-dVgrA_f9wCLcB/s320/grano_salis_03-680x453.png" width="320" /></a></div>
<div><span>Quando è arrivato a </span><span>Pirenópolis</span><span> nel 2011, Ceribelli ha lavorato per un periodo in una Ong dove ha imparato la bioedilizia e la permacultura, scoprendo l’importanza di </span><span>un&#8217;agricoltura sostenibile e di una gestione etica della terra</span><span>. La sua prima abitazione se l’è costruita da solo. Poi nel novembre 2012 ha restaurato una casetta a 200 metri dal centro e l’ha trasformata nella pizzeria mediterranea Grano Salis. “Anche il forno a legna l’ho realizzato con le mie mani – dice – merito di un passato ben attivo come geometra e muratore. Mi definisco un pizzaiolo autodidatta. Da&nbsp;quasi 20 anni faccio il pane in casa e penso che ogni giorno si scopra&nbsp;qualcosa di nuovo. Anche se ero un perfetto sconosciuto in poco tempo ho acquisito una buona clientela. Le mie pizze e i miei piatti sono semplici ma genuini. Ci tengo tantissimo al controllo di quello che viene servito perché il cliente deve rimanere soddisfatto e mi diverto a guardare la reazione delle persone dopo il primo morso. Sono l’unico italiano che fa la pizza a </span><span>Pirenópolis</span><span> e attiro l’attenzione del pubblico perché, a differenza delle pizzerie brasiliane che fanno una pizza precotta, apro l’impasto con le mani e lo metto crudo nel forno. Inoltre il mio piano di lavoro è a diretto contatto con il pubblico. Nel nostro menu ci sono circa 40 pizze, due tipi di lasagne, tagliatelle fatte a mano con una decina di sughi differenti. Preparo anche il pane pugliese nel forno a legna per farcire le bruschette, succhi di frutta fresca e prodotti in conserva sottolio”. Eppure, dopo tutti questi anni lontano da Bergamo e una serie di soddisfazioni, la sua terra d’origine avrà sempre un posto speciale nel suo cuore: “Quando parlo con i miei clienti e mi chiedono cosa più mi manca dell’Italia, rispondo sempre: i miei genitori, mio fratello e alcuni ingredienti che trovo solo a casa”. &nbsp;</span></div>
<div></div>
<div></div>
<p>
<div></div>
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		<title>Aromi, che passione!</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[basilico]]></category>
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		<category><![CDATA[Gino Calliari]]></category>
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		<description><![CDATA[di Laura Ceresoli Tratto da&#160;Affari di gola &#8211; aprile 2016 Una foglia di melissa esalta l’asprezza di una limonata, quella di menta dà vigore a un té freddo, mentre i fiori di monarda impreziosiscono un anonimo aperitivo. Il rosmarino è adatto a patate e arrosti oppure tritato si può unire all’impasto di soffici focacce e&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/aromi-che-passione/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://2.bp.blogspot.com/-pSJuORGyC-Q/VxsrHK8B9gI/AAAAAAAAKZQ/eskzE1XVJBYjFs1HvwJ9mfZpYuf0p6wPwCLcB/s1600/Orto%2Berbe%2Bcucina.jpg"><img border="0" height="213" src="https://2.bp.blogspot.com/-pSJuORGyC-Q/VxsrHK8B9gI/AAAAAAAAKZQ/eskzE1XVJBYjFs1HvwJ9mfZpYuf0p6wPwCLcB/s320/Orto%2Berbe%2Bcucina.jpg" width="320" /></a><span><b>di Laura Ceresoli</b></span></div>
</div>
<div>
<div><span><i>Tratto da&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://issuu.com/affaridigola/docs/adg/5?e=1">Affari di gola &#8211; aprile 2016</a></i></span></div>
</div>
<p><span>Una foglia di meli</span><span>ssa esalta l’asprezza di una limonata, quella di menta dà vigore a un té freddo, mentre i fiori di monarda impreziosiscono un anonimo aperitivo. Il rosmarino è adatto a patate e arrosti oppure tritato si può unire all’impasto di soffici focacce e filoncini profumati. L’origano si abbina alla pizza, ma sta bene anche con carne di agnello e di maiale. Il basilico, invece, è da sempre l’ingrediente principe del pesto o della classica pasta al pomodoro. E poi c’è la salvia, inseparabile compagna di burro e pancetta nel condimento dei tradizionali casoncelli alla bergamasca. Insomma, le erbe aromatiche, anche quelle più comuni, conferiscono ai piatti di ogni giorno una nota di gusto. Ma per condire le loro prelibatezze i veri amanti della cucina casalinga non possono certo rassegnarsi al sapore artificiale di spezie liofilizzate. Così negli ultimi tempi sta crescendo il numero di bergamaschi che preferiscono coltivare sul balcone di casa piantine aromatiche pronte all’uso. Grazie ai loro molteplici principi nutritivi, sono adatte a una dieta sana e rappresentano un valido sostituto del sale.&nbsp;</span><span>La moda di creare orti casalinghi sul terrazzo ha origini molto lontane. Già ai tempi degli assiri babilonesi il sovrano Nabucodonosor aveva nel suo giardino pensile un angolo dedicato alle erbe aromatiche. C</span><span>on la crescente disponibilità del sale, nel corso dei secoli le erbe sono state piano piano confinate a un utilizzo sporadico. Complici le loro proprietà salutari oggi sono però tornate a rivestire un ruolo di primo piano nella nostra cucina. E così, con l’arrivo della primavera, sono parecchi i bergamaschi che con vasi, semi e paletta alla mano si dilettano a far crescere pianticelle aromatiche sul terrazzo di casa.</span><span> <b>Gino Calliari</b>,ex vivaista esperto in floricoltura e giardinaggio, ci spiega quali accorgimenti seguire e gli errori da evitare per avere erbe saporite e rigogliose.</span><br />
<table cellpadding="0" cellspacing="0">
<tbody>
<tr>
<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://4.bp.blogspot.com/-LLc8AbfC1Ms/VxsrL3s4qRI/AAAAAAAAKZU/tSX5ESodJBcBEEKwVJQV9jXsSBSvXzMRgCLcB/s1600/Calliari.jpg"><img border="0" height="240" src="https://4.bp.blogspot.com/-LLc8AbfC1Ms/VxsrL3s4qRI/AAAAAAAAKZU/tSX5ESodJBcBEEKwVJQV9jXsSBSvXzMRgCLcB/s320/Calliari.jpg" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>Gino Calliari</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div><b><span>Quali sono le erbe aromatiche più diffuse?</span></b></div>
<div><span>La varietà di piante aromatiche è molto vasta. Le essenze più in uso sono: salvia, rosmarino, basilico, timo, maggiorana, origano prezzemolo, erba cipollina, alloro, erba di San Pietro.</span></div>
<div><b><span>Quali sono le condizioni atmosferiche più favorevoli?</span></b></div>
<div><span>Quasi tutte amano il pieno sole, più sono esposte, più sono aromatiche.</span></div>
<div><b><span>Come si sceglie il vaso giusto?</span></b></div>
<div><span>Si coltivano sia in terrazzo, in cassettine oppure in fioriere a ciotola o a cassette, sia in pieno campo, lungo il perimetro dell’orto. Queste erbe aromatiche, quando sono in fioritura, vengono visitate da insetti pronubi che sono utilissimi per l’impollinazione&nbsp; degli ortaggi da frutto come ad esempio i pomodori, le melanzane, i peperoni, ecc.</span></div>
<div><b><span>Come possiamo proteggere le nostre piantine da insetti e parassiti dannosi?</span></b></div>
<div><span>Per infestazioni da insetti meglio ricorrere a prodotti a base di piretro oppure di Neemazal, insetticida estratto dalla corteccia della pianta di Neem. Qualora si formassero delle infezioni da funghi tipo oidio, detto anche mal bianco, o maculature sulle foglie, consiglio di utilizzare prodotti bio a base di rame e zolfo.</span></div>
<div><b><span>Con quale frequenza vanno innaffiate le erbe aromatiche?</span></b><span> <b></b></span></div>
<div><span>L’innaffiatura per le piante in contenitore deve essere abbondante. Poi bisogna lasciare che il terriccio si asciughi quasi totalmente e poi ribagnarle.</span></div>
<div><b><span>Come si sceglie il terriccio?</span></b></div>
<div><span>Il terriccio da usare per le fioriere deve essere di buona qualità, invece per le piante dimorate a cielo aperto è sufficiente un terreno di medio impasto con l’aggiunta di concime biologico.</span></div>
<div><b><span>Con che frequenza vanno concimate?</span></b></div>
<div><span>Durante la stagione vegetativa le piante da contenitore vanno concimate ogni due mesi con concime biologico. Per le piante dimorate in piena terra la concimazione va effettuata alla fine&nbsp; dell’inverno e nel mese di maggio.</span></div>
<div><b><span>E quando arriva l’inverno?</span></b></div>
<div><span>In inverno bisogna tagliare le aromatiche quasi a filo del terreno. Buona norma sarebbe&nbsp; quella di proteggerle al piede con foglie secche, torba, trucioli di legno, corteccia di pino o coprirle con un tessuto non tessuto, preferibilmente bianco. Prima della fioritura è bene togliere il fiore dalla erbe aromatiche in quanto la pianta migliora il suo aroma. </span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><span>Il servizio completo su&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.affaridigola.it/">www.affaridigola.it</a></span></div>
<p>
<div></div>
<p><span><br /></span><span><br /></span></p>
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		<title>Scoppia la moda del purple food</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 11:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Ceresoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[anno]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Ceresoli]]></category>
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		<description><![CDATA[di Laura Ceresoli (Tratto dal n di febbraio 2016 di&#160;Affari di Gola)Quest’anno sulle tavole dei bergamaschi trionferà il viola. La nuova tendenza in fatto di cibi si chiama “Purple food” e arriva direttamente dall’Inghilterra dove già nel 2015 si è registrato un aumento del 10% nelle vendite di frutta e verdura con sfumature dal violetto&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/scoppia-la-moda-del-purple-food/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://3.bp.blogspot.com/-5jpIg9-ThJA/VsMFyMCpXWI/AAAAAAAAIHQ/erSpvKCUH8M/s1600/ristorante-cece-e-simo-risotto%2Bcarota%2Bviola.jpg"><img border="/redirect.php?URL=0" height="32/redirect.php?URL=0" src="https://3.bp.blogspot.com/-5jpIg9-ThJA/VsMFyMCpXWI/AAAAAAAAIHQ/erSpvKCUH8M/s320/ristorante-cece-e-simo-risotto%2Bcarota%2Bviola.jpg" width="32/redirect.php?URL=0" /></a></div>
<p><span><b>di Laura Ceresoli</b></span></div>
<div><span>(Tratto dal n di febbraio 2016 di&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.larassegna.it/affaridigola/">Affari di Gola</a>)</span><br /><span>Quest’anno sulle tavole dei bergamaschi trionferà il viola. La nuova tendenza in fatto di cibi si chiama “Purple food” e arriva direttamente dall’Inghilterra dove già nel 2015 si è registrato un aumento del 10% nelle vendite di frutta e verdura con sfumature dal violetto al porpora. Non solo radicchio, melanzane e barbabietole ma anche broccoli, patate e persino carote viola si sono insinuate nella carta di moltissimi ristoranti orobici. Merito delle loro molteplici proprietà benefiche.&nbsp;</span><span>I cibi che contengono questo pigmento – nato </span><span>dall&#8217;unione virtuosa dei colori primari blu e rosso</span><span>– sono infatti potenti antiossidanti, aiutano a combattere le malattie cardiovascolari, a prevenire il cancro e l’invecchiamento. Un vero toccasana, insomma. E in un’epoca in cui l’attitudine vegana-salutista va tanto di moda, anche gli chef di casa nostra si stanno scervellando per rendere questi ortaggi sempre più appetibili. Così anche frutti non propriamente amati dai più schizzinosi come prugne, bacche di sambuco e cavoli si sono trasformati in inedite delizie.&nbsp;</span><br /><a target="_blank" rel="nofollow" name='more'></a><br />
<table cellpadding="/redirect.php?URL=0" cellspacing="/redirect.php?URL=0">
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<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://2.bp.blogspot.com/-dtaFriT63Mc/VsMF_TNtFHI/AAAAAAAAIHU/9ZIksabR7Yo/s1600/Norbert%2BNiederkofler%2B-%2Bribes%2Brosso.jpg"><img border="/redirect.php?URL=0" height="256" src="https://2.bp.blogspot.com/-dtaFriT63Mc/VsMF_TNtFHI/AAAAAAAAIHU/9ZIksabR7Yo/s320/Norbert%2BNiederkofler%2B-%2Bribes%2Brosso.jpg" width="32/redirect.php?URL=0" /></a></td>
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<td><span>Sella di capriolo dello chef&nbsp;</span><span>Niederkofler</span></td>
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<p><span>I primi a lanciare il trend del “purple food” sono stati Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi che nel sontuoso menu del loro matrimonio hanno inserito una<span> sella di capriolo alle bietole, con dressing di nocciole e gocce di ribes realizzata da Norbert Niederkofler. Lo stesso chef pluristellato che lo scorso autunno ha mandato in estasi i palati sopraffini del ristorante Da Vittorio con i suoi gnocchi alla rapa rossa, durante una serata benefica organizzata al noto locale di Brusaporto dei Cerea. </span>“Quest’anno dovrò cominciare a coltivare qualche cavolo nero e viola in più – conferma Martino Bonacina </span><span>che, insieme al fratello Giancarlo, gestisce un’azienda agricola in via San Martino della Pigrizia – per il momento si tratta ancora di prodotti di nicchia, tuttavia i bergamaschi stanno imparando a conoscerli e a richiederli. Merito, o colpa, della Clerici che nel suo programma “La prova del cuoco” propone spesso ricette con ortaggi alternativi”. Fabio Eustachio dell’azienda agricola Eustachio, invece, preferisce la tradizione: “Che finiscano in tavola o vengano utilizzati con finalità ornamentali, gli ortaggi viola o blu ultimamente vanno molto. Attirano l’attenzione per il loro colore ma il sapore è più o meno lo stesso di quelli classici. Io personalmente preferisco non seguire mode che poi tramontano”.</span><br />
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<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://2.bp.blogspot.com/-opLzA8X9y9g/VsMGhlsXy2I/AAAAAAAAIHc/A3E5FEu7-Hg/s1600/Tartare%2Bcon%2Bchips%2Bviola%2BAl%2BCarroponte.jpg"><img border="/redirect.php?URL=0" height="213" src="https://2.bp.blogspot.com/-opLzA8X9y9g/VsMGhlsXy2I/AAAAAAAAIHc/A3E5FEu7-Hg/s320/Tartare%2Bcon%2Bchips%2Bviola%2BAl%2BCarroponte.jpg" width="32/redirect.php?URL=0" /></a></td>
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<td>Tartare con chips viola</td>
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<p><span>Forma oblunga, buccia spessa di colore scuro e polpa viola intenso, le patate vitellotte sono soprannominate viole del benessere proprio per la loro ricca concentrazione di antocianine e antiossidanti. Questi tuberi, diventati un marchio di fabbrica dell’azienda agricola Gatti di Martinengo, sono particolarmente indicati per la preparazione di piatti di grande effetto. Se fritte, le vitellotte si mantengono viola, mentre lessate danno un purè di una insolita tonalità azzurrina. È possibile assaggiarle al ristorante Carroponte di Bergamo dove lo chef Alan Foglieni ama abbinarle, morbide e croccanti, al polpo arrostito oppure, <em>sotto forma di chips</em>, insieme alla<em>tartare di salmone</em><i>. </i>Da qualche tempo, accanto alle familiari carote arancioni che, con la loro tonalità brillante spiccano da sempre tra i bancali del supermercato, sono disponibili anche varietà viola intenso, quasi nere. Nel 16esimo secolo questa specie era molto diffusa. Con gli anni, però, è sparita dalle tavole occidentali ed è stata relegata a mangime per animali. In un’epoca in cui la curiosità per le biodiversità si riaccende, anche la carota viola è tornata a farsi viva. Ne sa qualcosa il ristorante Cece e Simo di via IV novembre a Bergamo che propone un intrigante </span><span>risotto alla carota viola con cuori e duli al profumo di lime.</span><span> </span><span>E a proposito di viola, c’è chi usa la lavanda non solo per profumare armadi e decorare la casa, ma anche come ingrediente per pasta e dolci. È il caso della Bottega della Lavanda di via San Lorenzo che oltre a creme per il corpo, detergenti e servizi di tazzine lillà vende barattoli di miele, muffin ma anche maltagliati, fettuccine e strozzapreti, tutti rigorosamente aromatizzati con una delicata essenza alla lavanda.&nbsp; E a proposito di pasta, il purple food ha contagiato anche l’<span>agriturismo Polisena di Pontida, dove si mangiano i tagliolini viola di bietola al ragù d’agnello</span><span>, mentre</span> l’osteria La Trisa di Valmaggiore propone nel suo menu le penne al farro con verze viola, salsiccia e scaglie di bagoss.&nbsp;</span><br />
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<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://1.bp.blogspot.com/-zAvSv5R6-hs/VsMGwQ57QiI/AAAAAAAAIHk/H2Qz29USmcc/s1600/risotto-funghi-e-mirtilli%2BSan%2BVigilio.jpg"><img border="/redirect.php?URL=0" height="24/redirect.php?URL=0" src="https://1.bp.blogspot.com/-zAvSv5R6-hs/VsMGwQ57QiI/AAAAAAAAIHk/H2Qz29USmcc/s320/risotto-funghi-e-mirtilli%2BSan%2BVigilio.jpg" width="32/redirect.php?URL=0" /></a></td>
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<td><span>Risotto mirtilli e funghi porcini&nbsp;</span></td>
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<p><span>Gettonatissimi anche i frutti di bosco: da segnalare il risotto mirtilli e funghi porcini servito in alcuni locali di Città alta tra cui la Dispensa di Arlecchino e il ristorante San Vigilio. Quest’ultimo offre, in alternativa, anche un r<span>isotto mantecato alle fragole con carpaccio di spada affumicato.</span><span> </span><span>Per gustare al meglio queste leccornie tra le mura domestiche, durante un allegro pranzo in famiglia o un tè con le amiche, anche la tavola dev’essere in tinta. E allora via libera a decorazioni, dettagli, stoviglie e fiori porpora. Basta dare un’occhiata al catalogo della TreP di Osio Sotto per scoprire un universo di accessori per la casa, tutti in tema con la moda del momento. Non solo piatti e bicchieri con delicate violette disegnate su sfondo bianco ma anche posate, salini e persino caffettiere color viola. Insomma, tante combinazioni per una tinta che, con il suo nome poetico, c</span><span>elebra un delicatissimo fiore.</span></span><br /><span><span><br /></span></span></div>
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