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	<title>Food Blogger Mania &#187; fleurdefarine</title>
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		<title>Flaugnarde di pesche</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2022 11:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Il flaugnarde, meglio conosciuto come clafoutis, è un dolce tradizionale della cucina francese. Stesso impasto del suo fratello più famoso, tratto distintivo il tipo di frutta con il quale viene riempito: ciliegie per il clafoutis, pesche, albicocche, prugne, fragole, o anche more, mirtilli, mango per il flaugnarde. È un dolce che preparo spesso in&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/flaugnarde-di-pesche/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2022/08/20220814_132540-scaled.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-690" src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2022/08/20220814_132540-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1663" /></a></p>
<p>Il <em>flaugnarde</em>, meglio conosciuto come <em>clafoutis</em>, è un dolce tradizionale della cucina francese. Stesso impasto del suo fratello più famoso, tratto distintivo il tipo di frutta con il quale viene riempito: ciliegie per il <em>clafoutis, </em>pesche, albicocche, prugne, fragole, o anche more, mirtilli, mango per il <em>flaugnarde</em>.</p>
<p>È un dolce che preparo spesso in estate perché è semplice, veloce, molto gustoso, non eccessivamente zuccherino e piace a tutti, dai nonni ai figli adolescenti. Inoltre, la preparazione non richiede attrezzatura e ingredienti particolari, quindi è perfetto se si è in vacanza e si ha a disposizione solo l’utensileria essenziale. Perfetto per un dopocena, per accompagnare un caffè freddo o un gelato nel pomeriggio, se si hanno ospiti a Ferragosto e non si ha voglia di trascorrerlo davanti ai fornelli.</p>
<p>Le dosi del dolce che vi indico nella ricetta (ripresa dal<em> Clafoutis alle ciliegie di Michel Roux</em>) sono giuste per una tortiera di 24 cm di diametro (8 porzioni). Se non avete a disposizione una tortiera in ceramica da forno andrà bene anche una pirofila dai bordi bassi, rettangolare o di qualsiasi altra forma della capacità di circa 1 litro.</p>
<h4>Ingredienti</h4>
<ul>
<li>2 pesche grandi (450 grammi netti ca.)</li>
<li>2 uova medie</li>
<li>80 gr di farina 00</li>
<li>80 gr di burro fuso</li>
<li>70 gr di zucchero</li>
<li>180 ml di latte intero freddo</li>
<li>1 cucchiaio di marsala o altro liquore a vostra scelta</li>
<li>burro e semola per la tortiera</li>
</ul>
<h4>Procedimento</h4>
<p>Innanzitutto fate fondere il burro nel microonde o a bagnomaria e fatelo freddare.</p>
<p>Rompete le uova in una ciotola, sbattetele leggermente con una forchetta e incorporate con una frusta a mano la farina setacciata; andrà bene anche una spatola poiché non sarà necessario montarle ma solo ottenere un impasto liscio e privo di grumi. Aggiungete il burro fuso freddo amalgamandolo al composto poco alla volta, poi incorporate gradualmente lo zucchero e il latte. Otterrete un impasto semiliquido simile a quello delle crepes. Aromatizzate con il marsala.</p>
<p>Preriscaldate il forno a 200°/180° C.</p>
<p>Imburrate la tortiera e cospargetene fondo e bordi non la semola. Sbucciate le pesche e tagliatele a spicchi. Ricoprite il fondo della tortiera con le pesche disponendole a raggiera.</p>
<p>Versate il composto sulle pesche e infornate il dolce per 40 minuti o finché la superficie non risulterà dorata.</p>
<p>Potete cuocere il <em>flaugnarde</em> in modalità statica o ventilata. Unico accorgimento se scegliete la modalità ventilata sarà quello di ricoprire il dolce con un foglio di alluminio dopo i primi 15 minuti di cottura per evitare che si scurisca troppo in superficie e di abbassare la temperatura del forno a 175°. Dopo 30 minuti rimovete il foglio di alluminio e terminate la cottura in modalità statica.</p>
<p>Sfornate il <em>flaugnarde</em> e spolverizzatelo con zucchero semolato.</p>
<p>Suggerimento: per una versione più leggera potete sostituire il burro fuso con 100 grammi di panna fresca o di yogurt bianco.</p>
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		<title>New York cheesecake con frutti di bosco</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2021 16:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[cucchiai]]></category>
		<category><![CDATA[decorazione]]></category>
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		<category><![CDATA[forno]]></category>
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		<description><![CDATA[Domenica mattina, 11 luglio 2021. In trepida attesa per i colori azzurri a Wembley e Wimbledon gli amanti dello sport e chi lo diventa all’occasione, quando la passione sposa il sentimento nazionale. Niente mare per me oggi, meglio scegliere giorni e orari non di punta, e allora perché non rispondere alle richieste degli amici che&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/new-york-cheesecake-con-frutti-di-bosco/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica mattina, 11 luglio 2021. In trepida attesa per i colori azzurri a Wembley e Wimbledon gli amanti dello sport e chi lo diventa all’occasione, quando la passione sposa il sentimento nazionale. Niente mare per me oggi, meglio scegliere giorni e orari non di punta, e allora perché non rispondere alle richieste degli amici che mi seguono e attendono da tempo un nuovo articolo? Giornata da segnare sul calendario quindi: riprendo dopo un lungo silenzio a scrivere sul blog.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2021/07/IMG20210711134914-scaled.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-645" src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2021/07/IMG20210711134914-scaled.jpg" alt="" width="1920" height="2560" /></a>L’occasione richiede un dolce fresco da gustare nel pomeriggio e in serata, se abbiamo in programma di seguire le competizioni insieme a qualche amico o in famiglia, oppure in tarda serata, chissà… Si tratta di un mio classico, la New York cheesecake, pertanto vado sul sicuro. Ma non è un dolce italiano, e quindi perché proporlo proprio oggi?</p>
<p>Innanzitutto perché è un dolce delizioso e fresco adattissimo al periodo e poi per le sue origini e la sua storia. La torta al formaggio infatti nasce in Grecia e da alcune fonti si apprende che venisse servita agli atleti che gareggiavano negli antichi giochi olimpici. Ma anche i Romani avevano la loro torta al formaggio, la placenta, dolce composto di sfoglie di pasta che racchiudevano strati di formaggio di pecora e miele. Poi, attraverso varie sperimentazioni, contaminazioni e invenzioni fortuite è approdata nel resto del mondo e in particolare nei paesi anglosassoni divenendo un dolce tipico della tradizione americana. Mentre da noi in Italia ha dato vita ad altri dolci al formaggio come la cassata e la pastiera, solo per citare i più noti. Un dolce internazionale dunque che dalla culla della civiltà mediterranea ha fatto il giro del mondo stabilendo un legame tra paesi e culture.</p>
<p>Prima di passare alla ricetta, sottolineo che si tratta della torta cheesecake newyorkese, che si distingue dalle altre versioni del dolce per il fatto di esser cotta. Inoltre la propongo nella declinazione più apprezzata in famiglia, vale a dire con l’aggiunta della copertura di panna acida fatta glassare in forno che crea un maggiore contrasto di gusto e consistenza con lo strato di formaggio interno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Veniamo alla ricetta.</p>
<p>Dosi per una tortiera di 25 cm.</p>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p><em>per il fondo</em><br />
&#8211; 200 gr di burro di centrifuga<br />
&#8211; 30 gr di zucchero di canna integrale<br />
&#8211; 330 gr di biscotti Digestive</p>
<p><em>per la crema</em><br />
&#8211; 2 uova intere e 1 tuorlo<br />
&#8211; 100 gr di zucchero<br />
&#8211; i semi di mezza bacca di vaniglia o una bustina di vanillina<br />
&#8211; 600 gr di formaggio Philadelphia (io tipo “BenEssere &#8211; Preparato con Yogurt alla Greca”)<br />
&#8211; il succo di mezzo limone<br />
&#8211; 20 gr di amido di mais<br />
&#8211; 2 pizzichi di sale<br />
&#8211; 100 ml di panna fresca</p>
<p><em>per la copertura</em><br />
&#8211; 200 ml di panna acida<br />
&#8211; 2 cucchiai di zucchero a velo<br />
&#8211; 1 bustina di vanillina<br />
oppure (qualora non doveste trovare la panna acida)<br />
&#8211; 200 ml di panna fresca montata<br />
&#8211; un vasetto (170 g) di Yogurt greco Fage 0%<br />
&#8211; il succo di mezzo limone<br />
&#8211; 2 cucchiai di zucchero a velo</p>
<p><em>per la decorazione</em><br />
&#8211; 500 di frutti di bosco freschi (mirtilli, more e lamponi)</p>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Imburrate la tortiera (con bordo apribile); ritagliate un disco e una striscia di carta forno e rivestitene il fondo e i bordi.</p>
<p>IL FONDO</p>
<p>Fate sciogliere il burro in un pentolino o nel microonde.<br />
Sminuzzate finemente i biscotti Digestive con il mixer e aggiungete lo zucchero di canna.<br />
Trasferite la polvere di biscotti e zucchero in una ciotola, versate il burro fuso e amalgamate bene il tutto.<br />
Versate il composto nella tortiera precedentemente imburrata e foderata con la carta forno; livellatelo ricoprendone la base e i bordi (fino ad un’altezza di circa 4 cm) con spessore regolare.<br />
(Le dosi del fondo sono abbondanti: consentono di rivestire anche i bordi per contenere la copertura finale, ma potrebbe avanzarne un cucchiaio).</p>
<p>Riponete la tortiera in freezer per almeno mezz’ora.</p>
<p>LA CREMA<br />
Preriscaldate il forno a 180 gradi.</p>
<p>Ponete nella ciotola della planetaria le uova, i semi di vaniglia (o la vanillina) e lo zucchero e sbattete con la frusta il composto finché non diventerà spumoso.<br />
Aggiungete poco alla volta il formaggio (potete anche abbondare: di solito le confezioni sono da 175 grammi e ne utilizzo 3 e mezza) continuando a sbattere a bassa velocità, amalgamando bene il composto, fino a quando non diventerà cremoso e omogeneo.<br />
Sempre mescolando, aggiungete alla crema il succo di limone filtrato, l’amido di mais setacciato, il sale e, infine, incorporate delicatamente la panna (non montata).<br />
Continuate ad amalgamare la crema con una spatola finché non sarà liscia e priva di grumi.</p>
<p>LA COMPOSIZIONE e LA COTTURA</p>
<p>Togliete la tortiera dal freezer e versate la crema ottenuta sul fondo di biscotto.<br />
Cuocete la torta in forno statico a 180° per 30 minuti nella posizione alta del forno (per evitare che risulti troppo cotta sul fondo). Ricoprite quindi la torta con un foglio di carta forno (affinché il bordo superiore di biscotto non si scurisca troppo). Abbassate la temperatura a 160° e proseguite la cottura per altri 30-40 minuti.</p>
<p>Spegnete il forno e lasciate riposare il dolce per 30 minuti nel forno spento e con la porta leggermente aperta. Poi toglietelo dal forno e fatelo raffreddare. Aprite la tortiera, rimuovete il bordo e la striscia di carta forno.</p>
<p>LA COPERTURA e LA DECORAZIONE</p>
<p>Abbiamo due opzioni: con panna acida o in alternativa con panna fresca montata, yogurt e succo di limone.</p>
<ol>
<li>Versione con panna acida:</li>
</ol>
<p>Mischiate la panna acida con i due cucchiai di zucchero e la bustina di vanillina.</p>
<ol start="2">
<li>Versione con panna montata, yogurt greco e limone:</li>
</ol>
<p>Montate (non eccessivamente) la panna, aggiungete il succo di limone filtrato, lo yogurt greco e lo zucchero a velo. Fate riposare per qualche minuto.</p>
<p>La crema non dovrà risultare troppo densa ma della consistenza necessaria a non defluire dalla superficie del dolce e allo stesso tempo ad assumere un aspetto perfettamente liscio dopo la glassatura in forno. Se dovesse pertanto risultare troppo solida aggiungete la quantità necessaria di panna liquida e/o un cucchiaino ulteriore di succo di limone.</p>
<p>A questo punto versate il composto sulla torta e spalmatelo bene cercando di ottenere una superficie il più possibile liscia e uniforme.</p>
<p>&#8211; mettete il dolce in forno a 180-190° a glassare per 5 minuti.</p>
<p>Sfornate il dolce e, una volta freddo, riponetelo nel frigorifero, per almeno 6 ore.</p>
<p>Per la DECORAZIONE si può dare spazio alla fantasia assecondando i vari gusti.</p>
<p>La New York cheesecake si può servire anche senza decorazione, affinché ognuno possa scegliere se accompagnarla con una composta di frutta (ottima con quella di fragole o frutti di bosco), oppure, per una maggiore golosità, con una crema al cioccolato o al pistacchio, o ancora, per un gusto più delicato e raffinato, con del miele di acacia o di agrumi.</p>
<p>Per un’occasione speciale si può invece optare per una decorazione con della frutta fresca, come quella che qui vi propongo, che ne esalti ancor di più la freschezza e le note acidule.</p>
<p>Una spolverizzata di zucchero a velo prima di servire gli conferirà un maggiore effetto WOW!</p>
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		<title>Bignè craquelin alle due creme</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 22:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo tanto, tantissimo tempo vi lascio una mia ricetta. Continuo a cucinare per passione e curiosità; per conoscere storie e scoprire tradizioni ma è da un bel po&#8217; che non mi raccontavo qui sul blog. Ci sono sempre gli amici, le amiche, i parenti, i colleghi che degustano, testano, valutano, a volte solo con gli&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/bigne-craquelin-alle-due-creme/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tanto, tantissimo tempo vi lascio una mia ricetta. Continuo a cucinare per passione e curiosità; per conoscere storie e scoprire tradizioni ma è da un bel po&#8217; che non mi raccontavo qui sul blog. Ci sono sempre gli amici, le amiche, i parenti, i colleghi che degustano, testano, valutano, a volte solo con gli occhi i miei piatti, nei momenti in cui realmente o virtualmente ritengo essere approdata a qualcosa che sarebbe gradevole condividere e &#8230; rieccomi qui.</p>
<p>In questo periodo mi sono cimentata in vari esperimenti di pasta <em>choux</em>: obiettivo riuscire a realizzare delle zeppole al forno gustose e morbide al pari di quelle fritte ma più leggere.</p>
<p>La zeppola fritta deve essere consumata subito, perché già il secondo giorno il gusto diviene troppo carico e la consistenza, assorbendo l&#8217;umidità del frigo, troppo molliccia. La zeppola al forno invece ha un maggiore shelf-life, anzi il giorno dopo è ancora più buona poiché il gusto dell&#8217;impasto si fonde con quelli delle creme. Insomma, l&#8217;esperimento zeppole è riuscito alla grande, tanto da spodestare l&#8217;originale ciambellona di San Giuseppe &#8220;frittellaro&#8221;. Ma gli esperimenti non potevano fermarsi lì e leggendo e documentandomi sulle tante declinazioni di questo impasto base mi sono imbattuta nel bignè <em>craquelin</em>. Oltre che per l&#8217;aspetto elegante e goloso di questi bon bon ciò che mi ha immediatamente conquistata è l&#8217;aspetto geniale di questa preparazione. Si tratta  dell&#8217;applicazione del principio fisico che permette lo sviluppo della pasta <em>choux</em>, ovvero il vapore acqueo imprigionato nel guscio dell&#8217;impasto. Il piccolo biscottino posto sulla sommità del bignè crea una sorta di barriera ulteriore alla fuoriuscita del vapore generato dall&#8217;acqua presente nell&#8217;impasto generando lo svuotamento del bignè. Questo dolcetto dall&#8217;involucro sottilissimo e morbido, dalla cupola leggermente croccante, si presta in modo ottimale ad accogliere i più svariati cremosi e mousse.</p>
<p>E veniamo alla ricetta.</p>
<p>Innanzitutto preparare la craqueline e le creme</p>
<p><strong>Per la craqueline</strong></p>
<p>Ingredienti:</p>
<ul>
<li>75 g burro</li>
<li>90 g zucchero di canna integrale (vergeoise, cassonade)</li>
<li>90 g farina 00 debole (W 150 o anche meno).</li>
</ul>
<p>Come ho già detto la pasta <em>craqueline</em> è una frolla senza uova che ha la funzione di creare una barriera sul bignè per impedire la fuoriuscita del vapore e farlo sviluppare al massimo. Questi bignè risultano completamente vuoti e quindi sono perfetti per essere farciti.</p>
<p>Procedimento:</p>
<p>Miscelare il burro a pomata con lo zucchero; priseguire con la farina fino ad ottenere un impasto omogeneo. Non occorre impastare a lungo, solo il tempo necessario a compattare il panetto che va steso con il mattarello fra due fogli di cartaforno fino ad ottenere uno spessore di circa 2 mm. Riporre in congelatore fino all’utilizzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per la pasta choux (circa 80 bignè)</strong></p>
<p>Ingredienti:</p>
<ul>
<li>160 ml latte</li>
<li>160 g acqua</li>
<li>5 g zucchero</li>
<li>5 g sale</li>
<li>150 g burro</li>
<li>180 g farina (200 W/220W )</li>
<li>320/360 g uova (5 o 6) dipende dalla farina utilizzata e dalla grandezza delle uova</li>
</ul>
<p>Procedimento:</p>
<p>Per la preparazione dell&#8217;impasto si procede come per una comune pasta choux.</p>
<p>In una casseruola mettere l’acqua, il latte, il burro in piccoli pezzi, lo zucchero ed il sale; quindi disporre sul fuoco attendendo che prenda il primo bollore. Setacciare la farina e, non appena il composto bolle, spegnere la fiamma e aggiungere la farina precedentemente setacciata in un sol colpo alla massa liquida. Amalgamare velocemente con una frusta. In questo passaggio è fondamentale mescolare con cura in modo che non si formino dei grumi. Rimettere la casseruola sul fuoco e cuocere la polenta per circa un paio di minuti. Trasferire la polenta nel cestello della planetaria e farla girare (con la foglia) in modo tale che scenda di temperatura. Nel frattempo preriscaldare il forno a 200 gradi in modalità statica.</p>
<p>Quando l’impasto sarà tiepido (tra i 40 e i 50 gradi) aggiungere poche uova alla volta, inserendole solo quando le precedenti saranno state completamente assorbite.<br />
Valutiamo quindi la consistenza dell’impasto: aiutandoci con una marisa mettendo la pasta sul cucchiaio, la lasciamo cadere e osserviamo se forma un triangolo pendente. In tal caso l’impasto è pronto. Trasferire l’impasto in una sac à poche con una bocchetta liscia di un 1 cm di diametro; quindi formare dei mucchietti opportunamente distanziati su un foglio microforato (in una teglia 30&#215;40 ne potrete formare circa 18 su tre file).</p>
<p>A questo punto, con l’aiuto di un coppapasta (io ho utilizzato la parte larga di una bocchetta per sac à poche), ritagliare dei dischetti di craqueline e disporli su ogni bignè.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2019/02/bignè_craquelin_2.jpg"><img class="wp-image-629 alignnone" src="http://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2019/02/bignè_craquelin_2.jpg" alt="" width="538" height="538" /></a><br />
Infornare a 200°, valvola chiusa per i primi 10 minuti (ovvero fino al completo sviluppo dei bignè) poi a valvola aperta per altri 10/15 minuti a 180° (la temperatura scenderà automaticamente). Per un forno non professionale, senza valvola, disporre una pallina di carta stagnola fra il forno e la porta, in modo tale che il vapore esca dalla camera di cottura. Completara la cottura, disporre ad asciugare i bignè su una griglia preferibilmente in posizione obliqua o in verticale.</p>
<p>Accorgimento: nella preparazione della polenta non far bollire i liquidi troppo a lungo: occorre evitare l’evaporazione dell’acqua (un bignè asciutto risulta pesante e poco sviluppato).</p>
<p>Una volta realizzati i bignè, potrete farcirli subito oppure conservarli in scatole di latta o in sacchetti da freezer per due/tre giorni,  o anche congelarli.</p>
<p>Per le creme potete dare ampio spazio alla fantasia e ai vostri gusti.</p>
<p>Io vado sul classico e adoro la crema al cioccolato fondente e la crema pasticcera che preparo seguendo le ricette di <strong>Leonardo Di Carlo</strong> tratte dal suo libro <em>Tradizione in Evoluzione.</em></p>
<p><strong>Crema pasticcera al cioccolato 70 %</strong></p>
<p>Ingredienti:</p>
<ul>
<li>800 ml di latte intero</li>
<li>200 ml di panna</li>
<li>2 g di vaniglia</li>
<li>250 g di zucchero semolato</li>
<li>150 g di tuorli</li>
<li>40 g di amido di riso</li>
<li>1 g di sale fino</li>
<li>400 g di cioccolato fondente al 70% (io Valrhona Guanaja).</li>
</ul>
<p>Procedimento:</p>
<p>Portare a bollore il latte con la bacca di vaniglia e nel frattempo fare una pastella con amido, zucchero, sale, tuorli e i semini della bacca di vaniglia. Quando il latte arriva a bollore, stemperare il composto con poco liquido mescolando velocemente con una frusta e riversare il tutto nella casseruola con il resto del latte. Cuocere sul fuoco fino a leggero bollore (la temperatura di cottura ideale è 84-85°C). Io mi servo di un termometro a sonda.</p>
<p>Fuori dal fuoco, versare la crema sul cioccolato e mescolare con una frusta fino a completo scioglimento. Coprire con pellicola o con carta da forno a contatto e far raffreddare immergendo il contenitore in acqua e fredda. Riporre per 15/20 minuti nel congelatore e poi conservare in frigo fino all’utilizzo.</p>
<p><strong>Crema pasticcera Leo</strong></p>
<p>Ingredienti:</p>
<ul>
<li>1000 ml di latte fresco</li>
<li>250 ml di panna</li>
<li>1 gr di bacca di vaniglia</li>
<li>2 g scorza di limone finemente grattugiata</li>
<li>240 g di zucchero semolato</li>
<li>300 g di tuorli (circa 15/16)</li>
<li>60 g di amido di mais</li>
<li>50 g di amido di riso</li>
<li>2 g di sale fino</li>
</ul>
<p>Procedimento:</p>
<p>Unire in una casseruola piuttosto alta e dal fondo spesso il latte, la panna, la bacca di vaniglia tagliata per il lungo, la scorza di limone e metterli sul fuoco. Nel frattempo fare una pastella con gli amidi setacciati, lo zucchero, il sale e i tuorli e girare fino ad ottenere un composto liscio, senza imbianchire. Quando il latte arriva a bollore, versare sulla pastella attraverso un colino e stemperare a poco a poco, Versare quindi il resto del latte e cuocere fino alla consistenza desiderata, senza però superare gli 84°C. Trasferire subito la crema in una teglia sanificata con alcool puro a 95°, distribuire bene, coprire con pellicola a contatto e far raffreddare in un bagnomaria con acqua fredda. Appena possibile chiudere ermeticamente il contenitore e sistemarlo in frigo a +4°C.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2019/02/bignè_craquelin_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-628" src="http://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2019/02/bignè_craquelin_1.jpg" alt="" width="579" height="579" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La focaccia di San Lorenzo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2016 10:36:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
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		<category><![CDATA[patata]]></category>
		<category><![CDATA[San Lorenzo]]></category>

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		<description><![CDATA[E` da tempo che mi proponevo di pubblicare la ricetta della focaccia di semola (pugliese). Quale migliore occasione se non quella della notte delle stelle cadenti? E` un classico che si sposa con qualsiasi abbiamento, sia che siate degli irrinunciabili sostenitori delle birre ghiacciate con grigliata di carne o che siate degli amanti dei frutti&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/la-focaccia-di-san-lorenzo/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E` da tempo che mi proponevo di pubblicare la ricetta della focaccia di semola (pugliese). Quale migliore occasione se non quella della notte delle stelle cadenti? E` un classico che si sposa con qualsiasi abbiamento, sia che siate degli irrinunciabili sostenitori delle birre ghiacciate con grigliata di carne o che siate degli amanti dei frutti di mare e delle bollicine.</p>
<p>Si tratta di una preparazione semplice la cui riuscita è determinata in gran parte dalla qualità degli ingredienti utilizzati, soprattutto olio e farine. Poi una certa attenzione ai tempi di lievitazione e alla cottura faranno il resto.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2016/08/13923260_1233390073339458_3259805806669552159_o.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-619" src="http://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2016/08/13923260_1233390073339458_3259805806669552159_o.jpg" alt="Focaccia di Semola" width="2048" height="1536" /></a></p>
<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<p>400 gr semola rimacinata Senatore Cappelli (una parte integrale, nella percentuale che preferiamo, ma comunque non superiore al 50% soprattutto se utilizziamo il lievito madre, per non aver problemi con i tempi di lievitazione)</p>
<p>200 gr farina 0 per pane (di buona forza, ma non Manitoba!)</p>
<p>450 gr di acqua</p>
<p>25 gr di olio Evo gusto delicato spremitura a freddo</p>
<p>100 gr patata lessa</p>
<p>4 gr circa di Lievito di birra fresco oppure 100 grammi di Lievito madre solido rinfrescato.</p>
<p>18 gr sale</p>
<p>Per condire: pomodorini ciliegini, olive nere, capperi e origano, olio Evo e sale.</p>
<p><strong>Procedimento</strong></p>
<p>Se usiamo il lievito di birra, partiamo con l’acqua versata in una ciotola insieme al lievito, uniamo buona parte della farina e la patata schiacciata, poi iniziamo a lavorare l’impasto aggiungendo il sale a metà lavorazione. Terminiamo con la farina restante e l’olio.</p>
<p>Io preferisco usare il lievito madre perché la focaccia resta soffice più a lungo. Il procedimento per la preparazione dell’impasto è un po&#8217; diverso.</p>
<p>Partiamo dalla farina più l’acqua (tutta la farina e 420 grammi di acqua dei 450 totali). Impastiamo e facciamo riposare per circa quattro ore (autosili) coprendo con pellicola. In parallelo procediamo con l’ultimo rinfresco del lievito.</p>
<p>Trascorso il tempo di autosili, il lievito avrà nel frattempo triplicato il suo volume. Procediamo quindi alla preparazione dell’impasto.</p>
<p>In una ciotola sciogliamo il lievito madre (100 grammi) in poca acqua (i restanti 30 grammi), un cucchiaino di yogurt e un cucchiaino di miele. Aggiungiamo all’impasto di farina e acqua la patata lessa schiacciata; amalgamiamo. Incorporiamo quindi il miscuglio di levito, yogurt e miele e impastiamo a bassa velocità finche l’impasto non risulterà liscio ed elastico. Terminiamo con il sale e infine l’olio.</p>
<p>Riponiamo l’impasto ottenuto (con lievito di birra o lievito madre) in una ciotola coperta con pellicola e lasciamolo riposare per 2 ore (in estate).</p>
<p>Trascorso questo tempo, stendiamo l’impasto in una teglia, unta con una dose generosa di olio extravergine, schiacciandolo con delicatezza. L&#8217;impasto dovrà risultare molto morbido, elastico e appiccicoso. Facciamo lievitare in teglia coperto con una pellicola finché non sarà raddoppiato (dalle 2 alle 4 a seconda della temperatura).</p>
<p>Prima della cottura, spennelliamo la superficie con un&#8217;emulsione di metà acqua e metà olio (salamoia). Tagliamo dei pomodorini in 2 e li inseriamo nell’impasto con il taglio verso il basso. Saliamo e cospargiamo con l’origano. Le olive nere e i capperi li aggiungeremo pochi minuti prima di terminare la cottura, per evitare che si secchino troppo.</p>
<p>Cuociamo a 250 gradi in forno statico per 20 minuti circa finché la superficie non sarà dorata. Per favorire la lievitazione mettiamo un pentolino di ceramica pieno d&#8217;acqua calda sul fondo del forno per i primi 10 minuti di cottura. Quando la focaccia sarà ben sviluppata, togliamo il pentolino e proseguiamo la cottura. Il vapore nel forno serve a far ritardare la formazione della crosta e quindi a far sviluppare meglio l’impasto.</p>
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		<title>I purceddhruzzi a modo mio: come Natale comanda</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2015 09:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come li fai i purceddhruzzi? Come li faceva nonna Antonietta! Noooo&#8230;mmm non sono come i Suoi, io ricordo che li faceva con l&#8217;alcol, non con l&#8217;anice, e ci metteva lo zucchero, poco&#8230;E il lievito? Ce lo metteva? Chimico o di birra? Quanto lievito? Beh, se ci metteva l&#8217;alcool forse li faceva senza lievito, tipo le&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/i-purceddhruzzi-a-modo-mio-come-natale-comanda/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come li fai i purceddhruzzi? Come li faceva nonna Antonietta! Noooo&#8230;mmm non sono come i Suoi, io ricordo che li faceva con l&#8217;alcol, non con l&#8217;anice, e ci metteva lo zucchero, poco&#8230;E il lievito? Ce lo metteva? Chimico o di birra? Quanto lievito? Beh, se ci metteva l&#8217;alcool forse li faceva senza lievito, tipo le chiacchiere. Ma forse ce lo metteva, chimico, credo&#8230;. Mamma Lidia ci mette il lievito di birra, ma&#8230; esagera (un panetto per chilo), per la solita ragione che altrimenti non vengono morbidi e che poi bisogna aspettare, ma poi mi ha detto che ci mette il burro per farli croccanti.<br />
Ti hanno regalato i purceddhruzzi? Oddio, ma come sono pallidi e molli&#8230; e questo miele così liquido&#8230; Eh, era scirocco! Lo sai che la zia è brava con i dolci, soprattutto con quelli tradizionali e poi è precisa.. ricetta tramandata da gernerazioni. Mah, sarà&#8230;. E poi come mai sono ancora tutti lì. Troppo buoni?!?</p>
<p>Basta! Ho deciso! Quest&#8217;anno li faccio io. Ci provo. Ma con quale ricetta? Libri di Cucina salentina sul tavolo il giorno di Santo Stefano, decine di siti, foglietti e note su vecchie agende, telefonate a parenti e amiche. Alla fine decreto che non esiste una ricetta autentica, ognuno ci mette del suo e dell&#8217;assurdo, dalla farina, alla scelta della componente alcolica (alcol, anice, maraschino, marsala, vermouth,  vino bianco) dall&#8217;opzione burro o olio (anche lì, tutto extravergine d&#8217;oliva o mescolato con le arachidi), alla scelta di dare un aiuto alla lievitazione con svariate modalità e quantitativi di lievito. Per non parlare degli aromi: bucce e succhi di agrumi, cannella, vanillina, chiodi di garofano, pepe.</p>
<p>Dopo aver valutato le farine presenti in dispensa, e quindi il tipo di lievito da usare, opto per una scelta eterodossa, tra le due 00. Tra la farina per frolle e quindi debole (che avrebbe richiesto il lievito chimico istantaneo) e quella per Pizza Napoletana a impasto diretto (tempi di lievitazione fino a 10 ore), decido per la seconda e scelgo di usare al massimo 8 grammi di lievito di birra per chilo. Taglierò la farina con un 20% di semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli, per ridurne la forza e per arricchirne il gusto (mia nonna ce la metteva la semola, questo me lo ricordo).<br />
Se impasto prima di pranzo conto di finire per questa sera. E il miele? Ho dell&#8217;ottimo miele di macchia mediterranea di fine estate&#8230; un po&#8217; troppo aromatico e scuro. Tutti chiusi i negozi nel pomeriggio. Il sabato però vado a ritirare i miei formaggi dalla Masseria La Grande&#8230; una telefonata a Flora e ho il mio chilo di miele bio assicurato. Quindi si procede&#8230;</p>
<p><strong>Ingredienti per 6 piattini di purceddhruzzi come Natale comanda:</strong><br />
800 grammi di farina 00 per Pizza Napoletana Molino Dallagiovanna<br />
200 grammi di semola rimacinata (farina) di grano duro Senatore Cappelli<br />
2 o 3 cucchiai di zucchero semolato (potete anche abbondare se vi piacciono più dolci)<br />
1/2 cucchiaino di sale<br />
1/2 cucchiaino di cannella in polvere<br />
8-10 grammi di lievito di birra<br />
2 mandarini, 1 limone e 1 arancia<br />
150 grammi di Olio Evo gusto delicato<br />
60 grammi di alcol a 95°<br />
90 o più grammi di vino bianco secco (dipende dalla consistenza dell&#8217;impasto)</p>
<p>Olio d&#8217;oliva per friggere (1 lt)<br />
650 grammi miele<br />
3 cucchiai di zucchero semolato<br />
Anicini colorati, palline argentate, pinoli</p>
<p><strong>Procedimento:</strong><br />
Far fumare l&#8217;olio in un pentolino con le bucce di 1 mandarino, il limone e l&#8217;arancia; far intiepidire. Setacciare le farine nell&#8217;impastatrice e aggiungerci le polveri (zucchero, cannella e lievito sbriciolato). Cominciare a mescolare con la foglia e ad amalgamare con l&#8217;olio aromatizzato versato a filo e con il succo filtrato di 1 arancia e 2 mandarini. Aggiungere il pizzico di sale. Quando l&#8217;impasto sarà sodo sostituire la foglia con il gancio e cominciare ad ammorbidire con l&#8217;alcol e poi con il vino bianco. Lavorare a lungo, almeno per 10 minuti, affinché i liquidi siano tutti assorbiti dalla farina e poter valutare la quantità di vino da aggiungere all&#8217;impasto, che dovrà risultare liscio e malleabile. Completare la lavorazione a mano e compattare in una palla che riporrete in un contenitore grande coperto (deve avere abbastanza aria all&#8217;interno ma non si deve seccare) a lievitare per circa 6 ore.<br />
A questo punto prelevate dall&#8217;impasto delle piccole porzioni con le quali, dopo avere rimpastato velocemente, realizzerete dei bastoncini che taglierete in piccoli tocchetti e lavorerete come degli gnocchetti.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5839-e1451208507421.jpg" rel="attachment wp-att-599"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5839-e1451208507421.jpg" alt="IMG_5839" width="2529" height="2048" class="alignnone size-full wp-image-599" /></a><br />
Man mano che i purceddrhuzzi saranno pronti, avremo cura di riporli in dei vassoi e di tenerli al coperto (lo stesso vale per l&#8217;impasto) affiché restino morbidi fino alla fine della realizzazione.</p>
<p>Procediamo quindi alla frittura con olio d&#8217;oliva a 170°/180°. Per avere una cottura omogenea è importante che i purceddhruzzi siano tutti della stessa dimensione e che se ne ponga in frittura un quantitativo adeguato alla capienza della nostra pentola e alla quantità d&#8217;olio.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5841-e1451208596107.jpg" rel="attachment wp-att-600"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5841-e1451208596107.jpg" alt="IMG_5841" width="2986" height="2227" class="alignnone size-full wp-image-600" /></a></p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5842-e1451208684153.jpg" rel="attachment wp-att-601"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5842-e1451208684153.jpg" alt="IMG_5842" width="3100" height="1925" class="alignnone size-full wp-image-601" /></a><br />
Terminata la frittura, porre un tegame largo di alluminio sul fornello con il miele e lo zucchero. Una volta che il miele sarà sciolto e inizierà a sfrigolare versarvi i purceddrhuzzi e mescolare delicatamente affinché risultino uniformemente intinti nel miele.<br />
Procedere quindi con un mestolo al trasferimento dei purceddhruzzi nei piattini e alla decorazione. Infine raccogliere con un cucchiaio l&#8217;eventuale miele rimasto sul fondo del tegame e distribuirlo sui piattini.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5848-e1451208782168.jpg" rel="attachment wp-att-602"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5848-e1451208782168.jpg" alt="IMG_5848" width="2872" height="2276" class="alignnone size-full wp-image-602" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5846.jpg" rel="attachment wp-att-603"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5846.jpg" alt="IMG_5846" width="3264" height="2448" class="alignnone size-full wp-image-603" /></a><br />
Terminati alle 21.30 di ieri. I miei purceddhruzzi hanno superato il test d&#8217;assaggio di mia madre, di mia sorella e di mamma Lidia (il giudice più difficile da conquistare perché tra l&#8217;altro detiene il primato dei migliori purceddhruzzi di famiglia, apprezzatissimi da amici e parenti di entrambe le progenie e soprattutto da Giuseppe e Giuliano!) </p>
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		<title>I miei racconti quotidiani e la Tenerina</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2015 22:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono le 22 dell&#8217;11 dicembre. Non manca tanto al Natale, il mio 46esimo. A casa non ho ancora fatto l&#8217;albero, nessun addobbo. Lo scatolone è in soggiorno da domenica, c&#8217;era l&#8217;intenzione e la frazione temporale propizia, ma poi non so cosa è successo&#8230;. Oggi è stato il mio giorno libero&#8230; mezza giornata in cui, in&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/i-miei-racconti-quotidiani-e-la-tenerina/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 22 dell&#8217;11 dicembre. Non manca tanto al Natale, il mio 46esimo. A casa non ho ancora fatto l&#8217;albero, nessun addobbo. Lo scatolone è in soggiorno da domenica, c&#8217;era l&#8217;intenzione e la frazione temporale propizia, ma poi non so cosa è successo&#8230;.<br />
Oggi è stato il mio giorno libero&#8230; mezza giornata in cui, in virtù del fatto che non devi uscire di casa tutta presentabile alle 7.15, puoi recuperare un po&#8217; del lavoro arretrato e credi di poter progettare qualche svago. Ma restiamo con i piedi per terra. Riesco solo a ritagliarmi un appuntamento di manutenzione fisica settimanale nella mattinata (che non è dal parrucchiere! Troppo spreco di tempo). E i regali di Natale? Beh oramai compro tutto online. Uscire per negozi sarebbe un lusso, per i benestanti del tempo, luxory time da sprecare. Termino i miei compiti domestici di prof in tempi record. Oramai in questo sono espertissima: gestisco gli impegni scolastici con il massimo della razionalizzazione e impiego delle risorse. Ma per il resto&#8230; Immancabilmente arrivo a sera e prendo atto che malgrado non mi sia fermata un attimo ho solo fatto un terzo di quanto speravo ed è sfumato qualsiasi programma di uscita e di partecipazione ad eventi a cui oramai non posso dire che forse. Giuliano studia ancora e Nico mi chiede: &#8220;c&#8217;è qualcosa di dolce?&#8221; Nulla! Ricorri al consolatorio e in mezz&#8217;ora metti in forno l&#8217;antidepressivo per antonomasia.<br />
Una visita a sorpresa dei miei&#8230; Oggi è il compleanno di mio padre&#8230; condividiamo il dolce (la Tenerina conquista tutti), tra coccole di Nicky (il mio Cavalier King di quattro mesi) e nipoti.<br />
Ora Giuliano suona il flauto e non so perché ma sono strafelice.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/tenerina.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/12/tenerina.jpg" alt="tenerina" width="960" height="960" class="alignnone size-full wp-image-579" /></a><br />
<strong>Torta tenerina</strong><br />
Ingredienti per uno stampo circolare di 26 cm di diametro:<br />
300 g cioccolato fondente al 55%<br />
150 g burro bavarese a temperatura ambiente<br />
100 g di zucchero semolato<br />
40 g di farina 00 debole per frolla (4 cucchiai rasi)<br />
4 uova piccole o 3 uova XL<br />
1 pizzico di sale<br />
1 bacca di vaniglia</p>
<p><strong>Procedimento:</strong><br />
Sciogliere il cioccolato nel microonde o a bagnomaria.<br />
Nel frattempo separare i tuorli dagli albumi. Aggiungere metà dello zucchero con i semini di vaniglia ai tuorli e montarli leggermente con una frusta o una forchetta.<br />
Montare gli albumi a neve non troppo ferma con il restante zucchero e un pizzico di sale.<br />
Quando il cioccolato sarà quasi sciolto incorporare il burro con l’aiuto di una spatola fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.<br />
Aggiungere poco per volta i tuorli con lo zucchero al composto di cioccolato e burro. Amalgamare. Proseguire con la farina setacciata. Infine incorporare delicatamente gli albumi montati.<br />
Trasferire il composto in uno stampo (preferibilmente in silicone) e cuocere in forno statico a 170 gradi per 35 minuti (con pentolino d’acqua sul fondo).<br />
Far raffreddare il dolce e spolverizzare con zucchero a velo.</p>
<p>La Tenerina è il dolce tipico di Ferrara: un cremino di fondente nero dalla superficie croccante e dall&#8217;interno scioglievole. Ieri sera è giunto anche il primo piattino di purceddruzzi Natale 2015 di mamma Lidia e non potevamo fare a meno di gustare il connubio salentino-ferrarese. Strepitoso!!!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Per un momento di puro gusto… una muffoletta gourmet</title>
		<link>https://foodbloggermania.it/ricetta/per-un-momento-di-puro-gusto-una-muffoletta-gourmet/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 17:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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		<category><![CDATA[lievito]]></category>
		<category><![CDATA[momento]]></category>
		<category><![CDATA[yogurt]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio stimolo sono sempre i bambini &#8230; Loro adorano le muffolette siciliane. Le consumano a colazione, a merenda o come spuntino, con o senza farcitura. Poi puntualmente mi lanciano la sfida di replicare le ricette con le mie mani, e io non riesco a tirami indietro. Quindi mi sono cimentata in questa preparazione e,&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/per-un-momento-di-puro-gusto-una-muffoletta-gourmet/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio stimolo sono sempre i bambini &#8230;<br />
Loro adorano le muffolette siciliane. Le consumano a colazione, a merenda o come spuntino, con o senza farcitura. Poi puntualmente mi lanciano la sfida di replicare le ricette con le mie mani, e io non riesco a tirami indietro. Quindi mi sono cimentata in questa preparazione e, dopo aver girato un po&#8217; in rete e confrontato varie ricette, sono riuscita a realizzare dei panini soffici con lievito madre e yogurt (tipo muffolette), che potessero rispondere alla loro richiesta e soddisfare al tempo stesso i gusti di tutta la famiglia.<a target="_blank" rel="nofollow" name="rif_ricettaburgerpignataro" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#/redirect.php?URL=nota_ricettaburgerpignataro" title="ricettaburgerpignataro"><sup>1</sup></a></p>
<p><strong>Panini soffici al sesamo con lievito madre e yogurt</strong><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_5182.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_5182.jpg" alt="IMG_5182" width="2448" height="2448" class="alignnone size-full wp-image-570" /></a><br />
<strong>Ingredienti</strong> (per 11 panini di circa 100 grammi):<br />
250 grammi di latte tiepido<br />
30 grammi di zucchero<br />
1 cucchiaino di miele<br />
1 cucchiaio di yogurt bianco compatto (il mio è a Km zero: &#8220;Masseria La Grande&#8221; Torre Lapillo)<br />
1 uovo medio<br />
120 grammi di pasta madre rinfrescata due volte<br />
250 farina Tipo 0 SP per pane Molino Dallagiovanna<br />
200 grammi di farina Uniqua Blu W 390 Molino Dallagiovanna<br />
50 grammi di farina Uniqua Gialla W 300 Molino Dallagiovanna (avevo finito la Blu e quindi ho integrato, ma comunque si può fare un mix tra le due Uniqua in diverse proporzioni)<br />
15 grammi di sale<br />
60 grammi di burro leggermente salato sciolto e freddo (fluido, non liquido)<br />
30 grammi di burro chiarificato fluido<br />
semi di sesamo<br />
latte e olio q.b. per spennellare<br />
<strong>Preparazione:</strong><br />
Scaldare il latte e versarlo nella ciotola della planetaria. Aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere nel latte. Aggiungere anche il miele e poi lo yogurt e mescolare con la foglia. Incorporare l&#8217;uovo sempre mescolando e poi il lievito a pezzetti. Quando il lievito sarà incorporato nei liquidi (non si scioglierà completamente) iniziare a unire le farine setacciate. Prima di aggiungere le ultime cucchiaiate di farina (alle quali avremo aggiunto il sale), quando l&#8217;impasto apparirà abbastanza sodo, sostituire la foglia con il gancio. Lavorare per qualche minuto e poi procedere all&#8217;aggiunta del burro che deve avvenire gradualmente. Se necessario, per facilitarne l&#8217;assorbimento, fermare l&#8217;impastatrice e rivoltare l&#8217;impasto. Continuare a lavorare fino a quando l&#8217;impasto non si staccherà delle pareti della ciotola e apparirà ben incordato. Si può proseguire la lavorazione dando delle pieghe in ciotola. Alla fine l&#8217;impasto dovrà risultare liscio, morbido ed elastico, ma non appiccicoso. Ciò dipenderà dalla qualità delle farine, principalmente in relazione alla loro capacità di assorbire i grassi.<br />
A questo punto porre il panetto a lievitare in una ciotola coperta da pellicola fino al raddoppio (non meno di 6 ore alla temperatura di 25/30 gradi). Trascorso questo tempo rovesciare l&#8217;impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato e procedere allo staglio e alla formatura del panini. Io ne ho ottenuto 10 da 100/110 grammi e uno di circa 60.<br />
Dopo aver tagliato a pezzi l&#8217;impasto, la formatura dei panini avviene stendendo ogni panettino a rettangolo e arrotolandolo su se stesso per due volte dal lato più corto. Alla fine i due capi del rotolino ottenuto andranno chiusi dalla parte con l&#8217;unione delle pieghe. Per renderlo liscio e sferico si farà rotolare sul piano di lavoro con il palmo della mano.<br />
Porre i panini ben distanziati su due teglie rivestite con carta forno, spennellarli leggermente con olio e coprirli con la pellicola. Farli lievitare fino al raddoppio (circa 3 ore). Preriscaldare quindi il forno in modalità statica con un pentolino di coccio pieno d&#8217;acqua sul forno. Portare la temperatura a 250 gradi. Nel frattempo spennellare i panini con del latte e cospargerli abbondantemente con semini di sesamo.<br />
Quando il forno sarà giunto a temperatura, infornare e cuocere i panini a 230 gradi per circa 20 minuti, togliendo il pentolino dopo circa 5 minuti (quando vedremo che i nostri panini appariranno ben sviluppati).<br />
Una volta sfornati, per mantenerli soffici avremo cura di tenerli coperti con degli canovacci finché non saranno freddi.<br />
Questi panini dal gusto leggermente dolce conferito dal burro si prestano ad essere farciti con il classico hamburger o con un ripieno dal gusto e dalla consistenza contrastante.<br />
Questa la mia proposta gourmet: capocollo al cotto di fichi, cacioricotta fresco, fichi freschi, rucola, e portulaca. In formato mignon sono ottimi come aperitivo&#8230; E qui libero spazio alla fantasia dei ripieni.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name="/redirect.php?URL=nota_ricettaburgerpignataro">1.</a> Questa ricetta prende spunto per lo più da quella dei <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.ilcrudoeilcotto.it/2013/08/02/burger-buns/" target="_blank">Burger Buns</a> di Raffaele Pignataro. Sostanzialmente la mia versione si differenzia per la quantità e il tipo di burro e per la presenza dello yogurt. <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#rif_ricettaburgerpignataro" title="torna su">&uArr;</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ci vediamo all’ora del tè per una merenda su quattro continenti</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 07:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[cannella]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo la pausa estiva, riprendo l’attività sul mio blog non con una semplice ricetta ma con un rito, la merenda, un momento d’incontro e relax che appartiene ad ogni paese e cultura. È una scelta dettata anche dall’esperienza personale. In estate mi capita spesso di ritrovarmi il pomeriggio, insieme ad amici e bambini a fare&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/ci-vediamo-allora-del-te-per-una-merenda-su-quattro-continenti/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la pausa estiva, riprendo l’attività sul mio blog non con una semplice ricetta ma con un rito, la merenda, un momento d’incontro e relax che appartiene ad ogni paese e cultura. È una scelta dettata anche dall’esperienza personale. In estate mi capita spesso di ritrovarmi il pomeriggio, insieme ad amici e bambini a fare due chiacchiere e giocare, gustando qualche dolcetto e sorseggiando un tè, attardandosi quasi fino a sera. Ci si ritrova anche a condividere questi momenti con nuovi amici, alcuni turisti stranieri, e la merenda è scoperta di affinità e d’interessi comuni, oppure di esperienze nuove anche nelle tradizioni gastronomiche. Si tratta di occasioni preziose soprattutto per i bambini che, sviluppando la curiosità nei confronti del nuovo, veicolata dalla dimensione emotiva, si educano all&#8217;integrazione e alla complessità. Questa è poi l&#8217;estate di Expo che, per chi ci è stato e per chi l&#8217;ha conosciuta attraverso i media o resoconti indiretti, ha costituito occasione di arricchimento e opportunità di allargamento dei propri orizzonti in tema di cibo e cultura.<br />
Legato alla tematica della multiculturalità gastronomica è il nuovo contest <em><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/magazine/tutti-i-colori-di-expo-per-uniqua-2/" target="_blank">Tutti i colori di Expo per Uniqua</a></em> indetto da <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it" target="_blank">Cucina Semplicemente</a> in Collaborazione con il <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.dallagiovanna.it" target="_blank">Molino Dallagiovanna</a>, che prevede la preparazione di una ricetta ispirata alle tradizioni culinarie di una delle nazioni che partecipano a EXPO 2015, utilizzando le farine delle linea Uniqua. Quattro delle cinque farine di questa linea sono contraddistinte da quattro differenti colori, i colori di Expo appunto. Quale migliore occasione per sperimentare la multiculturalità a tavola di quella offerta dalla partecipazione a questo Contest? E quale miglior momento di condivisione e incontro di culture gastronomiche di quello della merenda?<br />
Nella mia proposta per il contest ho deciso di offrire una merenda composta da quattro dolcetti di quattro continenti diversi preparati utilizzando tutte e quattro le farine della linea Uniqua, singolarmente o mescolate, a seconda del tipo d’impasto richiesto dalla ricetta.<br />
Alcuni di questi dolcetti li preparo abitualmente per accompagnare il tè e per la merenda dei miei bambini, altri sono stati una scoperta.</p>
<p>La mia risposta alla sfida lanciata dal contest <em><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/magazine/tutti-i-colori-di-expo-per-uniqua-2/" target="_blank">Tutti i colori di Expo per Uniqua</a></em> prevede la preparazione di <strong>Dorayaki</strong> per l&#8217;Asia (Giappone), <strong>Chocolate chip cookies</strong> per l&#8217;America (USA), <strong>Mandazi</strong> per l&#8217;Africa (Kenya) e <strong>Madeleines</strong> per l&#8217;Europa (Francia). Tutte le ricette sono state reinterpretate anche per motivazioni tecniche dettate dalle caratteristiche delle farine.</p>
<p>Poiché il <strong>Regolamento</strong> del <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/magazine/tutti-i-colori-di-expo-per-uniqua-2/" target="_blank">Contest</a> consente la partecipazione con una sola ricetta, ho scelto di concorrere con quella dei <strong>Mandazi (Kenya)</strong> perché, per varie ragioni che illustrerò in seguito, meglio rappresenta l&#8217;idea del <strong>melting pot di culture diverse</strong>, che è poi il tema di questa merenda.</p>
<p>Che ne dite quindi di vederci all&#8217;ora del tè per una <strong>merenda su quattro continenti</strong>?<br />
Gusteremo:</p>
<ol>
<li><a target="_blank" rel="nofollow" name="elenco_dorayaki" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#/redirect.php?URL=ricetta_dorayaki" title="Dorayaki">Dorayaki con zenzero e cannella</li>
<p></a></p>
<li><a target="_blank" rel="nofollow" name="elenco_cookies" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#/redirect.php?URL=ricetta_cookies" title="Cookies">Chocolate chip and hazelnut cookies (con farina integrale)</li>
<p></a></p>
<li><a target="_blank" rel="nofollow" name="elenco_madeleines" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#/redirect.php?URL=ricetta_madeleines" title="Madeleines">Petites Madeleines agli agrumi</li>
<p></a></p>
<li><a target="_blank" rel="nofollow" name="elenco_mandazi" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#/redirect.php?URL=ricetta_mandazi" title="Mandazi">Mandazi con lievito madre e yogurt</li>
<p></a>
</ol>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1961.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1961.jpg" alt="IMG_1961" width="640" height="480" class="aligncenter size-full wp-image-462" /></a></p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/image2-1.jpeg"><img src="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/image2-1.jpeg" alt="image2-1" width="1280" height="960" class="alignright size-full wp-image-456" /></a></p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name="/redirect.php?URL=ricetta_dorayaki">1.</a> <strong>Dorayaki con zenzero e cannella</strong></p>
<p>I <strong>Dorayaki</strong> sono un tipo di wagashi, i dolcetti che in Giappone vengono offerti prima di poter bere tè verde (ocha).<br />
Esistono ben 10 tipi diversi di wagashi, ognuno con le sue caratteristiche e con le sua stagionalità. A seconda della stagione e del posto in Giappone dove vi trovate, vi verrà offerto un tipo diverso di wagashi.<br />
I wagashi dorayaki sono golosissimi ed anche loro si prestano a prendere forme molto divertenti. Si tratta di due medaglioni al cui interno viene messo anko (fagioli rossi azuki bolliti e zucchero) o qualsiasi altra forma di composto gelatinoso dolce. I due medaglioni vengono preparati con un composto simile a quello per il pan di Spagna, ma vengono cotti in padella come se fossero delle frittelle o dei pancake. [Cfr: <em><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://cherrypics.eu/2015/08/la-perfezione-dei-wagashi/" target="_blank">La perfezione dei Wagashi</a></em>, in Cherry Picss. Un po’ di pazzia nel mondo]<br />
Questi dolcetti sono diventati popolari grazie al cartone animato Doraemon: il simpatico gatto robot ne va matto! Io li preparo abitualmente per le merende dei miei bambini. In assenza della marmellata di fagioli rossi li farcisco con crema gianduia o marmellata di mele cotogne. Questa versione ha la variante dello zenzero e cannella nell&#8217;impasto.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/dorayaki.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/dorayaki.jpg" alt="dorayaki" width="628" height="640" class="aligncenter size-full wp-image-477" /></a></p>
<p><strong>Ingredienti</strong> (per 20 Dorayaki)<strong>:</strong><br />
4 uova medie<br />
100 grammi di zucchero semolato<br />
2 cucchiaini di miele<br />
100 grammi di farina Uniqua bianca<br />
2 cucchiaini di lievito istantaneo per dolci<br />
4 cucchiai d&#8217;acqua<br />
½ cucchiaino di spezie (zenzero e cannella)</p>
<p><strong>Preparazione:</strong><br />
La preparazione è simile al quella del pan di Spagna.<br />
Sbattere le uova a temperatura ambiente con lo zucchero con per circa 10 minuti. Quando saranno diventate spumose, aggiungere il miele e la farina setacciata con le spezie continuando a mescolare con un cucchiaio dal basso verso l&#8217;alto in modo da non sgonfiare eccessivamente il composto.<br />
Sciogliere il lievito nell&#8217;acqua e aggiungerlo all&#8217;impasto in effervescenza incorporandolo delicatamente. Coprire il composto con una pellicola e riporlo in frigo per circa mezz&#8217;ora.<br />
Porre sul fornello una padella antiaderente con il fondo spesso (ideale quella per le crêpes) e farla scaldare. Versare delle cucchiaiate di composto (non più di tre alla volta), facendolo scendere al centro in modo che si espanda naturalmente, e distribuirlo leggermente in modo da creare delle piccole frittelle circolari. Non appena compaiono delle bolle, rivoltare le frittelle con una paletta e terminare la cottura. La fiamma deve restare bassa altrimenti le frittelle si scuriranno troppo restando crude all&#8217;interno.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/FullSizeRender-6.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/FullSizeRender-6.jpg" alt="FullSizeRender-6" width="414" height="640" class="aligncenter size-full wp-image-479" /></a></p>
<p>Farcire i Dorayaki con crema gianduia o marmellata e servire.<br />
Si conservano soffici anche per due/tre giorni se coperti con la pellicola o meglio all&#8217;interno di una scatola per biscotti.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#elenco_dorayaki" title="torna su">&uArr;</a></p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name="/redirect.php?URL=ricetta_cookies">2.</a> <strong>Chocolate chip and hazelnut cookies</strong><br />
I <strong>Chocolate chip cookies</strong> sono un classico della pasticceria statunitense. Contengono lo zucchero di canna integrale e il cioccolato fondente a pezzi e a volte della frutta secca. La mia ricetta prevede l&#8217;aggiunta della granella di nocciole e l&#8217;uso della farina integrale.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1950.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1950.jpg" alt="IMG_1950" width="640" height="480" class="aligncenter size-full wp-image-460" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/image3.jpeg"><img src="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/image3.jpeg" alt="image3" width="1280" height="960" class="aligncenter size-full wp-image-458" /></a><br />
<strong>Ingredienti</strong> (per circa 30 biscotti)<strong>:</strong><br />
150 grammi di burro morbido<br />
115 grammi zucchero di canna grezzo<br />
un pizzico di sale fino<br />
60 grammi di uova intere (1 uovo)<br />
170 grammi di farina Uniqua bianca<br />
50 grammi di farina Uniqua rossa<br />
3 grammi di bicarbonato di sodio<br />
2 grammi di lievito chimico<br />
30 grammi di granella di nocciole<br />
100 grammi di cioccolato fondente</p>
<p><strong>Preparazione:</strong><br />
Spezzettare grossolanamente il cioccolato fondente e riporlo in frigo.<br />
Mescolare il burro morbido con lo zucchero di canna e il sale e incorporare l&#8217;uovo. Setacciare le polveri (farine, agenti lievitanti), unirvi le nocciole e inserire nel composto. Per ultimo, unire i pezzi di cioccolato raffreddati in frigo.<br />
Porre il composto in frigo per circa mezz&#8217;ora.<br />
Formare delle palline (della dimensione di grosse polpette). Quindi posizionarle ben distanziate su carta da forno, schiacciarle leggermente e cuocerle a 160° C con funzione ventilato per circa 15 minuti. Una volta freddi, i biscotti possono essere conservati in sacchetti o in contenitori di latta al riparo dall&#8217;umidità.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#elenco_cookies" title="torna su">&uArr;</a></p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name="/redirect.php?URL=ricetta_madeleines">3.</a> <strong>Petites Madeleines agli agrumi </strong></p>
<p>Le <strong>Madeleines</strong> sono dei tipici dolcetti francesi a forma di conchiglia, dalla consistenza molto morbida e delicata. Furono presentate per la prima volta al re polacco Stanislao Leszcynski, in esilio a Nancy, da una vecchia e fedele cuoca. Egli ne apprezzò così tanto il profumo soave di arance e bergamotto da decidere di inviarne un po&#8217; alla figlia Maria a Versailles. </p>
<p>Alcuni cortigiani avrebbero voluto battezzare il dolce gateau à la reine (dolce della regina), ma la sovrana insistette affinché fosse dato loro il nome originale della cuoca. Sembra, inoltre, che uno dei primi pasticceri, dedito alla confezione di Madeleines, abbia usato uno stampo a conchiglia, recuperato negli scavi di Pompei. </p>
<p>Questi dolci vantano anche un prestigio letterario: più volte, infatti, Marcel Proust nella sua opera “A la recherche du temps perdu” li nomina per far riferimento al momento in cui rievoca la sua infanzia.<br />
[Cfr.: <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.travelweare.com/it/magazine/cucina-francese-le-madeleines.html" target="_blank"><em>Cucina francese, le Madeleines</em></a>, in Travelweare.com]<br />
Nella mia versione, le <strong>(Petites) Madeleines</strong> hanno una preponderante nota agrumata conferita dalla presenza del succo di lime e delle bucce di lime, limone e arancia.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1973-e1441127584686.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1973-e1441127584686.jpg" alt="IMG_1973" width="480" height="640" class="aligncenter size-full wp-image-468" /></a></p>
<p><strong>Ingredienti</strong> (per 60 Madeleines da 10 ml)<strong>:</strong><br />
2 uova<br />
100 g di zucchero<br />
Succo di 1 lime<br />
Scorza grattugiata (con un rigalimoni) di 1 lime, 1 limone e 1 arancia<br />
1 pizzico di sale<br />
100 g di farina Uniqua bianca<br />
4 g di lievito in polvere<br />
50 g di burro salato fuso<br />
50 g di burro chiarificato (beurre noisette) fuso<br />
arancio candito a cubetti (un cubetto per Madeleine)</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1975-e1441127564232.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1975-e1441127564232.jpg" alt="IMG_1975" width="480" height="640" class="aligncenter size-full wp-image-469" /></a></p>
<p><strong>Preparazione: </strong><br />
Montare le uova con lo zucchero, il succo di lime, le scorze degli agrumi e il sale, utilizzando una frusta, fino a che il composto non risulti chiaro e denso (10 minuti circa). Nel frattempo sciogliere nel microonde i due tipi di burro separatamente e farli raffreddare. Miscelare la farina e il lievito setacciandoli in una ciotola separata. Incorporare al composto di uova in tre porzioni, continuando a sbattere delicatamente con la foglia. Poi aggiungere gradualmente il burro e il beurre noisette fusi.<br />
Lasciare riposare in frigo il composto coperto per almeno 30′.<br />
Riempire uno stampo per Petites Madeleines con 10 ml di pastella (un cucchiaino da tè), posizionare al centro un cubetto di arancio candito e riporre in freezer per 5′ (ciò creerà il necessario sbalzo termico per la produzione della classica “gobbetta”). Cuocere per 8 minuti in forno statico preriscaldato a 200° C.<br />
 <a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1944.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1944.jpg" alt="IMG_1944" width="1280" height="960" class="aligncenter size-full wp-image-459" /></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#elenco_madeleines" title="torna su">&uArr;</a></p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" name="/redirect.php?URL=ricetta_mandazi">4.</a> <strong>Mandazi con lievito madre e yogurt</strong></p>
<p>I <strong>Mandazi</strong> sono dei panini africani non molto dolci, farciti e fritti e vengono spesso utilizzati per la prima colazione accompagnati da tè o da caffè. Sono molto apprezzati poiché gli ingredienti utilizzati sono pochi e di facilissima reperibilità e garantiscono un giusto apporto di grassi anche alle popolazioni più povere. [Cfr. <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://kenyavacanze.jimdo.com/notizie/cucina-etnica-keniota/?mobile=1" target="_blank">Cucina etnica Keniota</a>, in Kenya vacanze]<br />
La mia versione prevede l&#8217;uso del lievito madre al posto del lievito di birra disidratato e l’aggiunta dello yogurt che conferisce maggiore leggerezza. Trattandosi di un lievitato con tempi medi di maturazione ho utilizzato le farine della linea <strong>Uniqua</strong> con maggiore forza, vale a dire la <strong>Gialla</strong> e la <strong>Blu</strong>.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1964-e1441127604504.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1964-e1441127604504.jpg" alt="IMG_1964" width="480" height="640" class="aligncenter size-full wp-image-464" /></a><br />
<strong>Ingredienti:</strong><br />
70 grammi di latte e 30 grammi d&#8217;acqua tiepidi<br />
130 grammi di zucchero semolato<br />
2 cucchiaini di miele<br />
150 grammi di yogurt bianco compatto<br />
2 uova medie intere<br />
120 grammi di pasta madre solida rinfrescata due volte<br />
300 grammi di farina Uniqua blu<br />
200 grammi di farina Uniqua gialla<br />
1 cucchiaino e mezzo di spezie (cannella, zenzero, pimento, cardamomo o noce moscata)<br />
1 pizzico di sale<br />
45 grammi di burro (salato) a pomata<br />
25 grammi di burro chiarificato sciolto</p>
<p><strong>Preparazione:</strong><br />
La preparazione richiede l’uso dell’impastatrice.<br />
Scaldare acqua e latte e sciogliervi lo zucchero, il miele e lo yogurt. Iniziare a lavorare con la frusta piatta (foglia). Quando gli zuccheri saranno perfettamente disciolti, unire il lievito a pezzetti e continuare a lavorare. Aggiungere poi le uova uno alla volta. Fare amalgamare.<br />
Setacciare la farina (con un setaccio a maglie non troppo fitte per evitare di perdere la crusca) e unirvi le spezie. Aggiungere le farine e le spezie all&#8217;impasto poco alla volta. Nelle ultime cucchiaiate di farina unire anche il pizzico di sale.<br />
Sostituire la foglia con il gancio.<br />
Aggiungere quindi il burro gradualmente (prima quello a pomata e poi quello liquido), attendendo che venga assorbito, prima di unire l’altro.<br />
Se l&#8217;impasto dovesse risultare appiccicoso proseguire a mano con delle pieghe in ciotola o  con un leggero slap and fold. Quando l&#8217;impasto sarà ben incordato, riporlo in una ciotola a lievitare fino al raddoppio (circa 6 ore a 27° C). Trascorso questo tempo, trasferirlo in frigo per circa un&#8217;ora. Riprenderlo e rovesciarlo sul piano di lavoro. A questo punto prelevare dei pezzetti d’impasto e pirlare delle palline. Con l&#8217;aiuto del matterello stenderle (tra due fogli di carta forno per evitare che si appiccichi) in dischi di mezzo centimetro di spessore. Tagliarle i dischi in 4 o 6 spicchi e lasciarli lievitare fino al raddoppio (circa 3 ore).<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_5114.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_5114.jpg" alt="IMG_5114" width="3264" height="2448" class="alignnone size-full wp-image-523" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_5115.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_5115.jpg" alt="IMG_5115" width="3264" height="2448" class="alignnone size-full wp-image-524" /></a><br />
Friggere i Mandazi in olio caldo. Assorbire l&#8217;unto in eccesso su carta da cucina e farli rotolare nello zucchero semolato. Queste frittelle sono ottime tiepide, ma anche fredde perché si avverte maggiormente il gusto delle spezie. Per la mia merenda propongo di accompagnarle con una composta di mirtilli neri, una orange curd e una marmellata di mele cotogne. </p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1968.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1968.jpg" alt="IMG_1968" width="640" height="480" class="aligncenter size-full wp-image-467" /></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1967.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1967.jpg" alt="IMG_1967" width="640" height="480" class="aligncenter size-full wp-image-466" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine#elenco_mandazi" title="torna su">&uArr;</a></p>
<p>I Mandazi sono il dolce che più  rappresenta l&#8217;idea di fondo di questa merenda. È infatti un piatto che di per sé è unione e condivisione tra etnie.<br />
Il <strong>Kenya</strong> è <strong>terra di contrasti</strong> e anche un <strong>melting pot di culture differenti</strong>, in cui quella africana ha subito l’influenza della cultura araba, indiana, cinese, europea, fino a formare il Paese moderno e cosmopolita che è oggi. [Cfr. <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.expo2015.org/it/partecipanti/paesi/kenya" target="_blank">Kenya. Expo Milano 2015</a>].</p>
<p><strong>Emily Amuke</strong>, finalista all&#8217;edizione di Masterchef UK 2013, keniota di nascita e londinese d&#8217;adozione, concorda con questa idea nel proporre i Mandazi come sua ricetta all&#8217;interno del programma <em><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.international-alert.org/food-peace" target="_blank">Recipes for Peace</a></em> di International Alert.<br />
In Kenya ci sono 42 diverse tribù ognuna con le sue usanze e la sua cucina. I Mandazi non sono solo un piatto nazionale ma sono preparati ovunque in tutte le tribù. Testimoniano poi l&#8217;influenza della cucina indiana su quella keniota per la presenza delle spezie. Inoltre si tratta di un piatto universale e multietnico conosciuto in varie forme con nomi differenti in tutto il mondo.<br />
Questo dolcetto è noto come mandazi in Swahili, come churro in Spagna e in Sud America, gnocco fritto nelle Indie Occidentali o ciambella in Europa e negli Stati Uniti. </p>
<p>Emily Amuke, nel motivare la sua scelta dei Mandazi come sua &#8220;ricetta della pace&#8221;, afferma: &#8220;I have such fond memories of cooking this when I was little and sharing it with friends and even enemies who fast became friends in the school playgrounds whenever it was produced. Enjoy it on its own or with a cup of tea or coffee.&#8221;<br />
Cfr.: [Recipe for peace: Mandazi (KENYA). <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.international-alert.org/news/recipe-peace-mandazi-kenya" target="_blank"><em>A tasty sweet enjoyed by all Kenyan tribes</em></a>]</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1965.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/IMG_1965.jpg" alt="IMG_1965" width="640" height="480" class="alignnone size-full wp-image-465" /></a></p>
<p>Con questa ricetta partecipo al contest <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/magazine/tutti-i-colori-di-expo-per-uniqua-2/" target="_blank"><em>Tutti i colori di Expo per Uniqua</em></a> indetto da <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it" target="_blank">Cucina Semplicemente</a> in collaborazione con Farina UNIQUA del <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.dallagiovanna.it" target="_blank">Molino Dallagiovanna</a></p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/magazine/tutti-i-colori-di-expo-per-uniqua-2/" target="_blank"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/09/Tutti-i-colori-di-EXPO-per-Uniqua-600x250.jpg" alt="Tutti-i-colori-di-EXPO-per-Uniqua--600x250" width="600" height="250" class="aligncenter size-full wp-image-470" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ricette di famiglia: la taieddha salentina</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2015 19:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;estate e il mare diventano per me un&#8217;occasione di ritorno alle origini. Quando tutti gli impegni lavorativi e gli strascichi di incombenze varie della grande famiglia sono assolti, si ricostituisce il clan e ho l&#8217;occasione di ricordare e ritornare a preparare ricette della tradizione. Non perdo occasione di recuperarle un po&#8217; tutte sia perché sono&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/ricette-di-famiglia-la-taieddha-salentina/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;estate e il mare diventano per me un&#8217;occasione di ritorno alle origini. Quando tutti gli impegni lavorativi e gli strascichi di incombenze varie della grande famiglia sono assolti, si ricostituisce il clan e ho l&#8217;occasione di  ricordare e ritornare a preparare ricette della tradizione. Non perdo occasione di recuperarle un po&#8217; tutte sia perché sono squisite, sia per conservarne memoria. Non ne tengo nota in nessun taccuino ma le ripasso a mente e nei gesti perché per me appartengono alla tradizione orale e mi piace far lo sforzo di associarle a delle immagini fatte di colori, mani e volti di quando ero bambina.<br />
Finalmente questa settimana la grande famiglia ha ripreso a condividere la dimora marina e ognuno ha iniziato a dare il suo contributo in cucina. Chi ha pescato i ricci, chi ha sfornato pane e focacce, chi è andato al porto per aspettare i pescherecci, chi si è occupato dei frutti di mare, chi ha dato il via al percorso di recupero dei piatti estivi di tradizione. Tra tutti oggi è stata la volta di un piatto che a casa mia deriva dalla discendenza materna di origine barese e leccese: mio nonno di Terlizzi e mia nonna di Carmiano. Pur appartenendo alla tradizione pugliese di Lecce e Bari questo piatto conosce due precise varianti nelle due diverse province. Tra le due, a casa mia, ha prevalso, e sopravvive ancora, quella leccese anche nel nome che le si attribuisce: la &#8220;Taieddha&#8221;, conosciuta nel barese come &#8220;Pataterisoecozze&#8221;. La Taieddha leccese si distingue dalla sorella barese per l&#8217;aggiunta della zucchina genovese. Nella nostra famiglia è stata sempre preparata così perché risulta essere un piatto più equilibrato nel gusto e sotto il profilo nutrizionale rispetto  alla notevole prevalenza di amidi della versione con le sole patate.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/07/IMG_4851-e1437506875958.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/07/IMG_4851-e1437506875958.jpg" alt="IMG_4851" width="873" height="880" class="aligncenter size-full wp-image-440" /></a><br />
<strong>Ingredienti </strong><br />
1 cipolla bianca media<br />
800 grammi di zucchine genovesi<br />
100 grammi di riso Carnaroli<br />
500 grammi di patate<br />
1,5 kg di cozze<br />
10 pomodorini<br />
Prezzemolo<br />
Pepe nero in grani<br />
Olio Evo leggermente fruttato estratto a freddo<br />
Sale fino</p>
<p><strong>Procedimento</strong><br />
Affettare la cipolla, la zucchina e le patate. Pulire le cozze eliminando entrambe le valve o solo una e trasferirle in una coppetta con il loro liquido. Porre il riso in una ciotola ricoperto di acqua. Fare imbiondire la cipolla in un tegame largo (28 cm di diametro) e basso (taieddha) con 3 cucchiai di olio.<br />
Dopo che la cipolla sarà diventata trasparente disporre metà delle zucchine a strati. Far appassire la zucchine aggiungendo poco alla volta il liquido filtrato delle cozze, o altra acqua se necessaria, a tegame coperto.<br />
Fare uno strato di patate lasciandone da parte un terzo. Farle ammorbidire bagnandole con acqua. La cottura deve avvenire a tegame coperto con fiamma moderata per evitare la rapida evaporazione dei liquidi. Condire con del pepe nero macinato fresco, aggiungere i pomodorini spezzettati grossolanamente e il prezzemolo tritato. Insaporire con due pizzichi di sale fino.<br />
Aggiungere il riso e creare uno strato compatto senza premere eccessivamente. Pepare e bagnare con acqua. Quando il riso avrà assorbito un po&#8217; d&#8217;acqua, sempre avendo cura di coprire il tegame, aggiungere le cozze. Ricoprire il tutto con uno strato di zucchine e uno di patate. Terminare con altri pomodorini e prezzemolo. Regolare con il sale e il pepe, assaggiando l&#8217;acqua di cottura. Irrorare con un filo d&#8217;olio. Coprire il tegame e ultimare la cottura della Taieddha controllando costantemente la quantità dei liquidi affinché non risulti troppo asciutta. Se si vuole ottenere una nota croccante, una volta cotta, porla a gratinare leggermente in forno.<br />
<strong>Precisazione sul metodo di cottura:</strong><br />
Si può utilizzare un tegame di alluminio oppure di coccio sebbene il nome del piatto per metonimia  derivi proprio dalla tiella, tegame di terracotta. Inoltre la tradizione prevede di infornare tutto a crudo: le tielle sono infatti tutti quei piatti che prevedono questo procedimento di cottura. Se ciò poteva però andar bene in passato, quando le tielle si portavano a cuocere al forno di pietra, nei nostri forni non si riesce mai ad ottenere una cottura uniforme soprattutto per quanto riguarda le patate che possono restare crude oppure si avrà un piatto troppo asciutto. Pertanto,  consiglio di iniziare la cottura sul fornello e a seconda dei gusti rispetto al tipo di succulenza che si vuole ottenere proseguire in forno. </p>
<p><strong>Nota:</strong> per la realizzazione di questa ricetta consiglio l&#8217;uso di un olio extravergine d&#8217;oliva leggermente fruttato estratto a freddo. Io ho utilizzato l&#8217;essenza Fruttato Medio, monocultivar di Peranzana dell&#8217;Antico Frantoio Muraglia di Andria.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.foodscovery.com/?utm_source=CS&amp;utm_medium=cod-0002&amp;utm_content=CS-banner&amp;utm_campaign=CucinaSemplicemente"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/04/Senza-titolo-1-02.png" alt="Senza titolo-1-02" width="1000" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-259" /></a></p>
<p><strong>Abbinamento:</strong> Si tratta di un piatto delicato: la nota salina dei frutti di mare è smorzata dalla dolcezza della zucchina e dalla leggera acidità del pomodoro. Patate e riso legano il tutto. Consiglio di abbinarlo ad un vino fresco e leggermente sapido quale può essere un Rosato di Negramaro che si sposa anche per la territorialità. A me piace con il <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.michelecalo.it/mjere_rosato.html">Mjere Rosato</a> di Michele Calò e figli (Tuglie).</p>
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		<title>Il pane quotidiano</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2015 09:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sana abitudine, una pratica domestica. La cucina può essere anche passione e sfogo creativo ma ci sono delle necessità da cui non si può prescindere. Su una tavola che possa definirsi tale c’è un alimento che non può mancare: il pane. È come la struttura di una casa, come le pareti e il tetto,&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/il-pane-quotidiano/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una sana abitudine, una pratica domestica. La cucina può essere anche passione  e sfogo creativo ma ci sono delle necessità da cui non si può prescindere. Su una tavola che possa definirsi tale c’è un alimento che non può mancare: il pane. È come la struttura di una casa, come le pareti e il tetto, poi viene il resto che potrà cambiare con la stagionalità, i gusti, le età, il tono dell’evento. Sembrerebbe in teoria la cosa più semplice da fare, pochi umili ingredienti: farina, acqua, sale e lievito. Niente di più essenziale e povero. Incredibilmente ricchi e diversi i risultati che se ne possono ottenere.<br />
Io faccio il pane in casa. I fornai moderni non mi ispirano. C’è chi fa il pane come si faceva dieci anni fa con quantità industriali di lievito di birra, c’è chi propone svariate tipologie di pani per tutte le intolleranze e per tutte le mode, rispetto alle farine e alle tecniche di lievitazione. Ma di solito non riesco a fidarmi dell’idea di posizionamento del prodotto che ha chi opera nella panificazione. In generale il panettiere crede di rivolgersi ad una clientela poco informata, che non ha idea di cosa ci sia in questo prodotto così semplice, che si fida di spiegazioni sommarie e direi poco supportate da conoscenze tecniche e teoriche. Molti fornai usano mix di farine e additivi, a partire dai quali, seguendo un procedimento indicato dall’azienda produttrice si arriva ad un prodotto vendibile senza avere la minima idea del perché e del modo in cui siano stati calibrati questi miscugli. Ovviamente la qualità del risultato è direttamente proporzionale alla serietà dell’azienda produttrice e al costo (sempre comunque contenuto) del prodotto utilizzato.<br />
Ma la pratica antica? Ci sono pochi che ci credono e la professano, ma sono prodotti per una clientela di nicchia che si posiziona in una fascia elevata del mercato disposta a pagare il prodotto finito anche 10 volte di più di quello che è costato produrlo.<br />
Inoltre, se anche non tenessimo conto di quelli che sono gli aspetti economici e ci soffermassimo a pensare a cosa sia l’alimentarsi, se solo credessimo che il nostro cibo preparato in casa selezionando le materie prime sia una pratica naturale e insita nel prendersi cura di noi e della famiglia, non potremmo non ammettere che il cibo per eccellenza, il pane, dovrebbe rientrare nelle consuetudini domestiche.<br />
Questa sana e necessaria abitudine, scontata e naturale in passato, è stata via via dismessa  sottraendo ai nostri figli un elemento essenziale dell’idea di alimentarsi. Dal pane casareccio che mia nonna impastava nella <em>mattira banca</em> si è passati al pane in busta. Che degrado del patrimonio ci ha portato il falso benessere?!<br />
Fortunatamente c’è consapevolezza di questo danno. E quindi nei progetti di educazione alimentare organizzati dalla scuola e destinati alla fascia dell’infanzia non mancano laboratori in cui ai bambini i spiega e si fa fare il pane.  Ma…. Pur apprezzando tutte le buone intenzioni, non posso far a meno di sorridere e di concludere che si sta operando solo una musealizzazione della tradizione alimentare. La pratica del fare il pane resta qualcosa che appartiene al passato, che sarebbe potenzialmente recuperabile ma che di fatto è un’esperienza episodica che non ha nessuna ricaduta pratica. Le mamme di quei bambini che hanno impastato acqua e farina continueranno a comprare il pane in busta e ciò che resterà sarà un’esperienza meramente manipolativa perfettamente simile a fare la cartapesta o la pasta di sale. Anche l’esperienza gustativa del prodotto finito, potrà far bene all’autostima e a dare l’dea di un cibo che forse non sarà neppure avvertito come gustoso,  e che sicuramente non potrà andare a scardinare la memoria ormai impressa in anni ed anni di “falso pane”.</p>
<p><strong>Ricetta del <em>Vero Pane</em>:<br />
</strong><br />
<strong>Ingredienti:</strong><br />
600  grammi di farina (di tutti i cerali)<br />
Per il pane delle foto ho utilizzato 200 grammi di farina Uniqua Verde (Tritordeum); 100 grammi di farina Uniqua gialla (Tipo 1); 100 grammi di farina Uniqua rossa (Integrale) del Molino Dallagiovanna; 100 grammi di farina Semina, vera spremuta di grano Le Sinfonie del Molino Agugiaro (tipo 2); 100 grammi di farina Moreschina del Molino Vigevano (con fiocchi di germe di grano vitale e semi);<br />
200 grammi di Pasta Madre rinfrescata;<br />
420 grammi di acqua;<br />
7 grammi di malto;<br />
15 grammi di sale.</p>
<p><strong>Procedimento:</strong><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/FullSizeRender.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/FullSizeRender.jpg" alt="FullSizeRender" width="2448" height="3264" class="aligncenter size-full wp-image-414" /></a><br />
Nella ciotola dell’impastatrice, sciogliere il lievito madre e il malto nell’acqua e mescolare con la foglia fino a creare una leggera schiumetta. Sostituire la foglia con il gancio, aggiungere poco alla volta le farine miscelate e setacciate e, nelle ultime cucchiaiate di farina, mettere il sale, così da incorporarlo meglio. Lavorare l’impasto fino a quando risulterà morbido ma non appiccicoso. Continuare ad impastare a mano con la tecnica dello slap and fold fino a quando sarà ben incordato.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4475.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4475.jpg" alt="IMG_4475" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-415" /></a><br />
Mettere l’impasto a riposare in una ciotola coperta con un canovaccio umido per circa un’ora.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4476.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4476.jpg" alt="IMG_4476" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-416" /></a><br />
Trascorso il tempo di riposo, fare due giri di pieghe a tre a distanza di un paio d’ore. Estrarre l’impasto dalla ciotola, fare un altro giro di pieghe e porlo in un contenitore per la lievitazione (un colapasta grande o un cestino apposito) foderato con un canovaccio infarinato, con la parte delle pieghe rivolta verso l’alto.<br />
Lasciar lievitare fino al raddoppio o comunque per non meno di 4-6 ore (i tempi di levitazione dipendono dalla temperatura e dalla forza della Pasta Madre)<br />
Accendere il forno a 220° e mettere sul fondo un recipiente con dell’acqua (cottura con vapore). Rovesciare l’impasto su una pietra refrattaria in modo che la parte con le pieghe sia sul fondo. Spennellare con acqua la superficie del pane ed eventualmente (se non si apre eccessivamente) praticare dei tagli con una lametta. Cuocere per 25 minuti in modalità statica con vapore,  poi togliere il recipiente con l’acqua e proseguire la cottura a 200° per altri 25 minuti. Aprire poi leggermente lo sportello del forno e proseguire con la cottura e fessura (per far uscire l’umidità) per altri 20 minuti.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_8417.jpeg"><img src="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_8417.jpeg" alt="IMG_8417" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-417" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_1524-e1435135548455.jpeg"><img src="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_1524-e1435135548455.jpeg" alt="IMG_1524" width="2448" height="3264" class="aligncenter size-full wp-image-418" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_7867.jpeg"><img src="/redirect.php?URL=https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_7867.jpeg" alt="IMG_7867" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-419" /></a><br />
Estrarre il pane dal forno e lasciarlo raffreddare in verticale. Per poterlo conservare, affettarlo e surgelarlo in delle buste da freezer.</p>
<p>Il pane appena sfornato si gusta al meglio con un filo di Olio Extravergine d&#8217;Oliva</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.foodscovery.com/?utm_source=CS&amp;utm_medium=cod-0002&amp;utm_content=CS-banner&amp;utm_campaign=CucinaSemplicemente"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/04/Senza-titolo-1-07.png" alt="Senza titolo-1-07" width="1000" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-262" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Millefoglie con melanzane e ragù di salsiccia al Lambrusco</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 22:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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		<category><![CDATA[cucchiai]]></category>
		<category><![CDATA[Lambrusco Grasparossa]]></category>
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		<category><![CDATA[olio]]></category>
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		<category><![CDATA[salsiccia]]></category>
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		<description><![CDATA[Che bella sfida questo piatto! Vivo la cucina come un atto creativo e di solito procedo d’istinto. Mi muovo per questo su territori conosciuti e seguo il mio gusto incline al semplice e al mediterraneo, che sa di mare e di suolo arido… e la riuscita è sempre certa: seguo sapori e umori che ho&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/millefoglie-con-melanzane-e-ragu-di-salsiccia-al-lambrusco/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15081.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15081.jpg" alt="IMG_1508" width="3456" height="4608" class="aligncenter size-full wp-image-400" /></a><br />
Che bella sfida questo piatto!</p>
<p>Vivo la cucina come un atto creativo e di solito procedo d’istinto. Mi muovo per questo su territori conosciuti e seguo il mio gusto incline al semplice e al mediterraneo, che sa di mare e di suolo arido… e la riuscita è sempre certa: seguo sapori e umori che ho nel sangue e vinco facile.<br />
Poi mi ispira la stagionalità e in giugno m’indirizzo su ciò che trovo fresco sui banchi del contadino e del mercato rionale: zucchine, melanzane, pomodori e poi pesce e frutti di mare, formaggi freschi e tanta frutta.<br />
Sono anche un’estimatrice del bere, ma anche qui viaggio sul piano dell’esperienza che per me vuol dire negroamaro e primitivo, malvasia e susumaniello; qualche esperienza di fiano e minutolo, aleatico, magliocco canino, per il bianco anche chardonnay e bollicine di bombino, pinot e nebbiolo.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_3896.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_3896.jpg" alt="IMG_3896" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-365" /></a><br />
Però accadono incontri e opportunità d’incontro anche fuori dalle nostre consuetudini, e occorre coglierle per esplorare e conoscere, sperimentare e testare le proprie capacità di adattamento al nuovo. Lo si fa con cautela, fidandosi del proprio istinto ma anche studiando per evitare di alterare la natura della materia prima.<br />
La fortunata opportunità di cimentarmi con un ingrediente nuovo &#8211; il <strong>Lambrusco Grasparossa di Castelvetro D.O.P.</strong> &#8211; è giunta tanto inaspettata quanto gradita con l’invito a partecipare (insieme ad altri dodici blogger) a un contest indetto da <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/lambrusco-settecani/" target="_blank">Cucina Semplicemente</a> in collaborazione con la <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cantinasettecani.it" target="_blank">Cantina Settecani</a>.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_39141.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_39141.jpg" alt="IMG_3914" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-401" /></a><br />
La sfida prevede l’uso del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro D.O.P. come ingrediente di una ricetta della tradizione emiliana &#8211; la <strong>pasta al ragù di salsiccia</strong> &#8211; e pone come vincolo l’uso del Lambrusco nella preparazione del ragù e nella cottura della pasta.<br />
A parte l’uso del vino per il ragù che è nozione di base, mi dava da pensare la presenza del vino nell’acqua di cottura, per il timore che questo procedimento potesse accentuate il carattere acido del vino per effetto dell’ossidazione.  Ma qui ho evitato ogni ostacolo preparando una sfoglia fresca che cuocesse in meno di un minuto.<br />
Altro aspetto che mi ha fatto riflettere è stata l’opportunità di contestualizzare la ricetta con il mio territorio (una sorta di importazione) e con la stagione, al fine di conferire al piatto le note fresche e leggere richieste da un giugno caldo e umido come si respira da queste parti. Oltre alla reperibilità di materie prime fresche e a chilometro zero, le condizioni ambientali di degustazione richiedevano di smorzare la corposità e la struttura del piatto originale di riferimento.<br />
Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, per le sue caratteristiche di vino dal sapore sapido, armonico, di equilibrata acidità, leggermente fruttato, con quel piacevole retrogusto amarognolo che ricorda l’armellina, si è rivelato in realtà un eccellente alleato.<br />
La corposità del gusto della salsiccia è stata magistralmente temperata dalla freschezza del vino frizzante e secco, che oltre ad essere moderatamente alcolico è al tempo stesso tonico per la presenza dei tannini che costituiscono anche un forte coadiuvante  per la digestione.<br />
La nota amarognola e fresca è stata esaltata dalla presenza della melanzana cotta alla piastra, che ha dato anche la possibilità di costruire un piatto più estivo e meno calorico.<br />
Per quanto riguarda la scelta della salsiccia ho optato per un’eccellenza autoctona pugliese, qual è la podolica che per le sue caratteristiche organolettiche ha permesso di ottenere un ragù succoso e di carattere anche dopo la lunga cottura.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14901.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14901.jpg" alt="IMG_1490" width="4608" height="3456" class="aligncenter size-full wp-image-402" /></a><br />
Ho inoltre voluto suggellare l’incontro tra i due territori attraverso la marinatura della carne nel vino per circa un’ora. Questo procedimento ha creato un legame tra i due ingredienti i quali, nel tempo di infusione, hanno saputo mitigare le loro spiccate personalità generando un connubio felicemente riuscito.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14861.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14861.jpg" alt="IMG_1486" width="4358" height="2212" class="aligncenter size-full wp-image-403" /></a><br />
<strong>Millefoglie con melanzane e ragù di salsiccia al Lambrusco</strong></p>
<p><strong>Ingredienti:</strong><br />
<em>Per il ragù</em><br />
1 carota<br />
1 costa di sedano<br />
mezza cipolla<br />
10 cucchiai di passata di pomodoro<br />
300 gr. di salsiccia podolica<br />
un bicchiere di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro<br />
6/7 cucchiai di olio evo<br />
1 mazzetto di erbe aromatiche</p>
<p><em>Per la sfoglia</em><br />
2 uova grandi<br />
2 cucchiai di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro<br />
220 grammi di farina di tritordeum<br />
½ cucchiaino di sale<br />
un filo di olio evo</p>
<p>1 melanzana media<br />
olio e sale q.b.<br />
500 grammi di mozzarelle<br />
parmigiano reggiano q.b.<br />
7 foglie di basilico fresco per decorazione<br />
4 cucchiai di lambrusco per la riduzione</p>
<p><strong>Preparazione</strong><br />
Prelevare l’impasto della salsiccia e porlo a marinare in una ciotola coperto dal Lambrusco per circa un’ora.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14921.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14921.jpg" alt="IMG_1492" width="4608" height="3456" class="aligncenter size-full wp-image-404" /></a><br />
Preparare la sfoglia. Versare sulla spianatoia la farina a monticello ed impastare con le uova, il vino e il sale fino ad ottenere un impasto compatto e resistente al tatto ma anche elastico, aggiungendo eventualmente poca acqua e un filo d’olio.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4419.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4419.jpg" alt="IMG_4419" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-388" /></a><br />
Dividere l’impasto in 4 porzioni e tirare la sfoglia fino a giungere allo spessore di circa mezzo millimetro.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_1500.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_1500.jpg" alt="IMG_1500" width="4235" height="3435" class="aligncenter size-full wp-image-405" /></a><br />
Porre le strisce di sfoglia sul piano infarinato e ritagliare dei dischi con un anello per tagliare gli impasti del diametro di 8 cm. Ne ho tagliati circa 21 (con i ritagli ho fatto dei maltagliati da utilizzare successivamente).<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_1497.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_1497.jpg" alt="IMG_1497" width="4608" height="3456" class="aligncenter size-full wp-image-370" /></a><br />
Pulire le carote, il sedano e la cipolla e tagliare il tutto a dadini; farli rosolare in una pentola con l’olio, iniziando dalla cipolla.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14931.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_14931.jpg" alt="IMG_1493" width="4608" height="3456" class="aligncenter size-full wp-image-406" /></a><br />
Quando gli ortaggi saranno morbidi aggiungere la salsiccia e raggiungere una leggera rosolatura. Quando il vino assorbito dalla salsiccia sarà evaporato versarvi il rimanente a piccole dosi.<br />
A questo punto aggiungere le erbe e la passata di pomodoro, e continuare a cuocere a fuoco basso per circa un’ora integrando i liquidi di tanto in tanto con acqua calda e un po’ di vino.<br />
Tagliare le melanzane a fette circolari dello spessore di circa 1 cm e farle appassire da entrambi i lati su una piastra. Per evitare che si secchino coprire e continuare la cottura con la fiamma al minimo per circa 5 minuti. A cottura ultimata trasferirle in un piatto e condirle con sale e un filo d’olio.</p>
<p>Versare un mestolo di ragù (la parte più liquida) in una teglia e affettare le mozzarelle. Lessare i dischi di sfoglia in abbondante acqua salata con una parte di Lambrusco (ho utilizzato 4 cucchiai di Lambrusco in due litri d’acqua)  e scolarli man mano che vengono a galla.<br />
Comporre le millefoglie alternando gli ingredienti in questa sequenza: disco di pasta, fetta di melanzana, ragù, mozzarella, parmigiano reggiano grattugiato (x2) e terminare con la pasta, il ragù senza salsiccia, mozzarella e parmigiano.</p>
<p>Porre a cuocere in forno per 20 minuti a 200 gradi.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15031.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15031.jpg" alt="IMG_1503" width="4608" height="3456" class="aligncenter size-full wp-image-408" /></a><br />
Nel frattempo realizzare la riduzione di Lambrusco (far ridurre il Lambrusco in un pentolino fino ad ottenerne una perfetta evaporazione dell’alcol) e le chips di basilico (immergendo le foglioline completamente asciutte in olio bollente per pochi secondi).<br />
Una volta estratta la teglia dal forno, attendere circa dieci minuti prima di procedere al servizio per permettere l’opportuna riduzione dei liquidi. </p>
<p>Porre al centro del piatto la millefoglie e decorare con la riduzione di lambrusco e le chips di basilico.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15101.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15101.jpg" alt="IMG_1510" width="4608" height="3456" class="aligncenter size-full wp-image-409" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15111.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_15111.jpg" alt="IMG_1511" width="4608" height="3456" class="aligncenter size-full wp-image-410" /></a><br />
Con questa ricetta partecipo al contest di <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/lambrusco-settecani/" target="_blank">Cucina Semplicemente Lambrusco cantina Settecani </a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.cucinasemplicemente.it/lambrusco-settecani/" target="_blank"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/Contest-Lambrusco-Gasparossa-Settecani.jpg" alt="Contest-Lambrusco-Gasparossa-Settecani" width="600" height="250" class="aligncenter size-full wp-image-377" /></a></p>
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		<title>Spaghetti di grano Saragolla con salicornia e gamberi</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2015 08:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fleurdefarine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[cottura]]></category>
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		<category><![CDATA[grano]]></category>
		<category><![CDATA[limone]]></category>
		<category><![CDATA[piatto]]></category>
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		<description><![CDATA[Se in questi giorni avrete la fortuna di poter fare delle escursioni sul nostro litorale e di imbattervi in quest’ortaggio, Salicornia glauca o asparago di mare fermatevi a coglierne i germogli (fusticini teneri e carnosi di colore verde glauco sfumato di rosso). Una volta scottati e privati dell’anima fibrosa, potranno essere consumati come contorno in&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/spaghetti-di-grano-saragolla-con-salicornia-e-gamberi/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se in questi giorni avrete la fortuna di poter fare delle escursioni sul nostro litorale e di imbattervi in quest’ortaggio,</p>
<figure><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/21183.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/21183.jpg" alt="Salicornia glauca o asparago di mare" width="800" height="524" class="size-full wp-image-360" /></a><br />
<figcaption>Salicornia glauca o asparago di mare</figcaption>
</figure>
<p>
fermatevi a coglierne i germogli (fusticini teneri e carnosi di colore verde glauco sfumato di rosso). Una volta scottati e privati dell’anima fibrosa, potranno essere consumati come contorno in piatti a base di pesce e crostacei. I benefici effetti dei sali di iodio e bromo del clima marino potranno proseguire anche a tavola… contribuendo a depurare il vostro organismo in modo naturale e con gusto.</p>
<p><strong>Spaghetti di grano Saragolla con salicornia e gamberi</strong></p>
<p><strong>Ingredienti per 2 persone:</strong><br />
160 grammi di spaghetti di grano Saragolla<br />
300 grammi di gamberi rossi (di Gallipoli)<br />
5 pomodorini a grappolo<br />
qualche rametto di timo fresco<br />
uno scalogno<br />
uno spicchio di aglio in camicia<br />
mezzo bicchiere di rosato di Negroamaro<br />
la scorza grattugiata di un limone<br />
un mazzetto di salicornia<br />
3 cucchiai di olio extravergine di oliva<br />
sale, pepe e zenzero fresco quanto basta<br />
<strong>Preparazione:</strong><br />
Tagliare i rametti di salicornia alla base della parte legnosa, lavarli e scottarli in acqua non salata.<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4251-e1433231763773.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4251-e1433231763773.jpg" alt="IMG_4251" width="2970" height="2338" class="aligncenter size-full wp-image-343" /></a><br />
Quando saranno abbastanza teneri, scolarli e metterli da parte senza buttare l’acqua di cottura (la utilizzeremo, dopo averla opportunamente filtrata, per la cottura degli spaghetti in sostituzione di una parte del sale).<br />
Una volta freddi, sfilare la parte carnosa dall’anima dura.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4260.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4260.jpg" alt="IMG_4260" width="3264" height="2448" class="alignleft size-full wp-image-345" /></a><br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4259.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4259.jpg" alt="IMG_4259" width="3264" height="2448" class="alignright size-full wp-image-344" /></a></p>
<p>Pulire i gamberi mettendo da parte le teste. Disporre le code dei crostacei in una ciotola con qualche goccia di olio e metà della scorza grattugiata del limone.</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4264.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4264.jpg" alt="IMG_4264" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-347" /></a></p>
<p>Preparare il fumetto di gamberi facendo rosolare in una pentola con tre cucchiai d’olio, lo scalogno tagliato grossolanamente, l’aglio, i pomodori e le teste dei gamberi. Sfumare con il vino e, dopo che la parte alcolica sarà evaporata, unire acqua fredda a coprire e lasciare cuocere per 30-40 minuti.<br />
Schiacciare bene le teste dei gamberi e filtrare il fumetto.<br />
In una padella saltare la salicornia con tre cucchiai di fumetto. Nel frattempo lessare la pasta in acqua leggermente salata (2/3 di acqua fresca e 1/3 di acqua di cottura della salicornia) e scolarla con qualche minuto d&#8217;anticipo. Terminare la cottura della pasta nella padella insieme alla salicornia, mantecando con il fumetto di gamberi. Quando la pasta sarà quasi arrivata a cottura, aggiungere i gamberi, la scorza di limone grattugiata e servire con una macinata di pepe nero e qualche fogliolina di timo fresco (e se vi piace una grattugiata di zenzero fresco che donerà al piatto una nota leggermente pungente).<br />
<a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4268.jpg"><img src="https://blog.giallozafferano.it/fleurdefarine/wp-content/uploads/2015/06/IMG_4268.jpg" alt="IMG_4268" width="3264" height="2448" class="aligncenter size-full wp-image-349" /></a><br />
<strong>Un&#8217;autovalutazione:</strong><br />
Il piatto sposa la tendenza dolce dei gamberi con il gusto salino della salicornia e la ruvidità del grano Saragolla. Si avrà la sensazione di assaporare il gusto del mare e dei suoi frutti. Se si vuole conferire al piatto rotondità e morbidezza, consiglio di utilizzare una pasta di maggiore consistenza, come gli Spaghettoni di semola di grano duro di Benedetto Cavalieri.<br />
<strong>Abbinamento:</strong><br />
Si tratta di un piatto equilibrato ma che richiede un vino capace di legare la sua complessità. Suggerisco l&#8217;abbinamento con il <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://www.vinicolapalama.com/vini-salento/3/metiusco-salento-igp-rosato" target="_blank">Metiusco Salento Rosato IGP 2014 di Vinicola Palamà</a>. È un vino morbido, di grande equilibrio, grazie all’acidità che smorza il grado alcolico. Fruttato e amarognolo sul finale.</p>
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