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	<title>Food Blogger Mania &#187; Volano Molle</title>
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		<title>Signs and Objects. Pop Art della collezione Guggenheim</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Radaelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Claes Oldenburg]]></category>
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		<category><![CDATA[Maurizio Cattelan]]></category>
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		<description><![CDATA[La Pop Art mi ha sempre affascinato. Quindi non potevo mancare alla preview dedicata alla stampa, della mostra Signs and Objects. Pop Art che si è svolta al Museo Guggenheim di Bilbao. Una selezione di 40 opere dei protagonisti più famosi della Pop Art, provenienti dalla collezione Guggenheim, tra cui artisti come Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg,&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <em>Pop Art</em> mi ha sempre affascinato. Quindi non potevo mancare alla <em>preview</em> dedicata alla stampa, della mostra <strong>Signs and Objects. Pop Art</strong> che si è svolta al <strong>Museo Guggenheim di Bilbao</strong>. Una selezione di <strong>40 opere</strong> d<span><span>ei protagonisti più famosi della <em>Pop Art</em>, </span></span>provenienti dalla collezione Guggenheim, tra cui artisti come <span><span>Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, James Rosenquist ed Andy Warhol, con in aggiunta autori</span></span><span><span> più contemporanei che ampliano l’eredità del movimento. </span></span>La Pop Art nasce in Inghilterra verso la fine degli anni &#8217;50, per poi estendersi negli Stati Uniti. C<span>onsacrata dai critici, tra cui lo scrittore e curatore britannico <strong>Lawrence Alloway</strong>, che nel 1958 coniò il termine Pop Art e organizzò </span><span>la mostra </span><em><span>Six Painters and the Object</span></em><span>, al Guggenheim Museum di New York, facendo conoscere agli americani il nuovo movimento artistico. </span></p>
<div><img class="wp-image-20626 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Lichtenstein.jpg&amp;nocache=1" alt="Roy LichtensteinGrrrrrrrrrr!! , 1965 Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono dell'artista 97.4565 Foto: Midge Wattles, Solomon R. Guggenheim Museum, New York. © Roy Lichtenstein © Museo Solomon R. Guggenheim, New York " width="524" height="640" />
<p>Roy Lichtenstein Grrrrrrrrrr!! , 1965 <br />Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono dell&#8217;artista 97.4565<br />Foto: Midge Wattles, Solomon R. Guggenheim Museum, New York.<br />© Roy Lichtenstein © Museo Solomon R. Guggenheim, New York</p>
</div>
<p>La mostra appena inaugurata al Guggenheim di Bilbao è suddivisa in due sezioni: <strong>Signs</strong> che racconta di come gli artisti pop hanno incluso nella sfera artistica elementi considerati dall&#8217;&#8221;arte elevata&#8221; volgari. E<span><span> che, per realizzare le loro opere, hanno esplorato il </span></span><span><span>linguaggio visivo della cultura popolare, ispirandosi a pubblicità, giornali, cartelloni pubblicitari, <em>film</em>, fumetti e vetrine. Per esempio </span></span><span><span><strong>Roy Lichtenstein</strong> dipingeva le sue tele simulando i punti della griglia di stampa, utilizzando le tecniche commerciali dei fumetti e dei giornali. </span></span><span><span><strong>Richard Hamilton</strong>, a cui viene spesso attribuita la nascita della Pop Art, utilizzava il concetto di ripetizione, che ricorre spesso in quest’arte, e che figura nella sua serie di rilievi in vetroresina del Guggenheim Museum di New York, ispirati a una cartolina dell’edificio.</span></span></p>
<div><img class="wp-image-20630 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Rosenquist.jpg&amp;nocache=1" alt="James RosenquistFlamingo Capsule, 1970 Guggenheim Bilbao Museoa GBM1997.9 © James Rosenquist Foundation, Guggenheim Bilbao Museoa, Bilbao, 2024 " width="640" height="262" />
<p>James Rosenquist Flamingo Capsule, 1970<br />Guggenheim Bilbao Museoa GBM1997.9<br />© James Rosenquist Foundation, Guggenheim Bilbao Museoa, Bilbao, 2024</p>
</div>
<p><span><span> Una tecnica adottata anche da <strong>Andy Warhol</strong> nella sua arte, </span></span><span><span>che utilizzava come soggetto anche immagini stampate recuperate da giornali, fotogrammi pubblicitari e annunci e li riproduceva con la serigrafia. Così come </span></span><strong>James Rosenquist</strong> che prendeva spunto dalle tecniche e dai motivi provenienti dall’industria dei grandi annunci pubblicitari. L’artista di origine greca <strong>Chryssa</strong> si ispirava alle insegne luminose di Times Square, mentre <strong>Josephine Meckseper</strong> combina elementi artistici con oggetti di consumo in sculture che spesso assumono la forma di vetrine commerciali.</p>
<div><img class="wp-image-20633 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Volano-Molle-Claes-Oldenburg-e-Coosje-van-Bruggen.jpg&amp;nocache=1" alt="Volano Molle - Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen" width="640" height="480" />
<p>Volano Molle &#8211; Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen</p>
</div>
<p>Nella sezione <strong>Objects</strong>, gli artisti hanno preso spunto dalla storia del Dadismo che includeva satiricamente oggetti e attività della vita quotidiana come strumenti di critica sociale ed estetica. Come<span><span><strong> Robert Rauschenberg</strong> che assemblava oggetti e materiali trovati, come cartone, plastica e rottami, nonché immagini comuni rese attraverso tecniche di trasferimento o processi di serigrafia commerciale. </span></span><span><span><strong>Jim Dine</strong> e <strong>Claes Oldenburg</strong> fanno parte di un gruppo di artisti che trasferivano le implicazioni gestuali e soggettive della pittura dell’Espressionismo astratto in performance, che combinavano danza, arti visive, musica e poesia, e potevano essere finte cene, cerimonie stravaganti o vetrine fittizie in cui si offrivano oggetti assurdi, e criticavano la devozione della società al consumo di massa. In collaborazione con <strong>Coosje van Bruggen</strong>, che sposa nel 1977, Oldenburg crea sculture e progetti di grandi dimensioni, come <strong>Volano Molle</strong>, nata per prendere in giro scherzosamente l’imponente struttura del Guggenheim di New York, mostrando il </span></span><span><span>ruolo istituzionale del museo come luogo non solo di cultura e istruzione, ma anche di svago e divertimento, ed ora in mostra al Guggenheim di Bilbao.</span></span></p>
<div><img class="wp-image-20627 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Maurizio-Cattelan.jpg&amp;nocache=1" alt="Maurizio CattelanDaddy, Daddy, 2008 Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono anonimo 2012.3 Foto: Kristopher McKay, Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York. ©Maurizio Cattelan " width="640" height="480" />
<p>Maurizio Cattelan Daddy, Daddy, 2008<br />Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono anonimo 2012.3<br />Foto: Kristopher McKay, Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York. ©Maurizio Cattelan</p>
</div>
<p align="left"><span><span>Nella mostra S</span></span><em><span><span>igns and Objects</span></span></em><span><span> sono presenti anche alcune opere di artisti come la francese <strong>Niki de Saint Phalle</strong>, il tedesco Sigmar Polke, il colombiano Miguel Ángel Cárdenas, l’italiano <strong>Mimmo Rotella </strong>che esplorano uno stile legato alla <em>Pop Art</em>, noto come <em>Nouveau Réalisme</em>, fino ai</span></span><span> giorni nostri, con le installazioni di <strong>Maurizio Cattelan</strong>, le vetrine di Josephine Meckseper, il film <em>Empire</em> di Warhol rivisitato da Douglas Gordon e le riflessioni sull’identità e sulla cultura dei consumi di <strong>Lucìa Hierro</strong> e <strong>José Dàvila</strong>. </span>La mostra è patrocinata da BBK, mentre i commissari sono <strong>Lauren Hinkson</strong> e <strong>Joan Young</strong>, curatrici del Solomon R. Guggenheim Museum.</p>
<p align="left"><strong><span><span>Signs and Objects</span></span><span><span>. Pop Art della Collezione Guggenheim</span></span></strong></p>
<p align="left"><span><strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.guggenheim-bilbao.eus/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Museo Guggenheim Bilbao</a></strong><br />
</span><span>Avenida Abandoibarra 2<br />
</span><span>48009 Bilbao</span></p>
<p align="left">Fino al <span>15 settembre 2024</span></p>
<p align="left">Photo Credit cover Niki de Saint Phalle Senza titolo , 1979 Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Regalo, Susan Morse Hilles Estate 2002.38<br />
Foto: Ariel Ione Williams, Solomon R. Museo Guggenheim, New York. © Niki Fondazione d&#8217;arte benefica, VEGAP, Bilbao, 2024</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fsigns-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html&amp;linkname=Signs%20and%20Objects.%20Pop%20Art%20della%20collezione%20Guggenheim" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fsigns-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html&amp;linkname=Signs%20and%20Objects.%20Pop%20Art%20della%20collezione%20Guggenheim" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fsigns-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html&amp;title=Signs%20and%20Objects.%20Pop%20Art%20della%20collezione%20Guggenheim"></a></p>
<p>L&#8217;articolo <a target="_blank" rel="nofollow" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.isabellaradaelli.it/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html">Signs and Objects. Pop Art della collezione Guggenheim</a> proviene da <a target="_blank" rel="nofollow" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.isabellaradaelli.it">Isabella Radaelli</a>.</p>
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