<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Food Blogger Mania &#187; Museo Guggenheim</title>
	<atom:link href="https://foodbloggermania.it/tag/ricette/museo-guggenheim/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://foodbloggermania.it</link>
	<description>Food Blogger Mania</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Apr 2026 13:18:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>Signs and Objects. Pop Art della collezione Guggenheim</title>
		<link>https://foodbloggermania.it/ricetta/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim/</link>
		<comments>https://foodbloggermania.it/ricetta/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 22:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Radaelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Claes Oldenburg]]></category>
		<category><![CDATA[James Rosenquist]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Cattelan]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Guggenheim]]></category>
		<category><![CDATA[Pop Art]]></category>
		<category><![CDATA[Roy Lichtenstein]]></category>
		<category><![CDATA[Saint Phalle]]></category>
		<category><![CDATA[Volano Molle]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://foodbloggermania.it/ricetta/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim/</guid>
		<description><![CDATA[La Pop Art mi ha sempre affascinato. Quindi non potevo mancare alla preview dedicata alla stampa, della mostra Signs and Objects. Pop Art che si è svolta al Museo Guggenheim di Bilbao. Una selezione di 40 opere dei protagonisti più famosi della Pop Art, provenienti dalla collezione Guggenheim, tra cui artisti come Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg,&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <em>Pop Art</em> mi ha sempre affascinato. Quindi non potevo mancare alla <em>preview</em> dedicata alla stampa, della mostra <strong>Signs and Objects. Pop Art</strong> che si è svolta al <strong>Museo Guggenheim di Bilbao</strong>. Una selezione di <strong>40 opere</strong> d<span><span>ei protagonisti più famosi della <em>Pop Art</em>, </span></span>provenienti dalla collezione Guggenheim, tra cui artisti come <span><span>Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, James Rosenquist ed Andy Warhol, con in aggiunta autori</span></span><span><span> più contemporanei che ampliano l’eredità del movimento. </span></span>La Pop Art nasce in Inghilterra verso la fine degli anni &#8217;50, per poi estendersi negli Stati Uniti. C<span>onsacrata dai critici, tra cui lo scrittore e curatore britannico <strong>Lawrence Alloway</strong>, che nel 1958 coniò il termine Pop Art e organizzò </span><span>la mostra </span><em><span>Six Painters and the Object</span></em><span>, al Guggenheim Museum di New York, facendo conoscere agli americani il nuovo movimento artistico. </span></p>
<div><img class="wp-image-20626 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Lichtenstein.jpg&amp;nocache=1" alt="Roy LichtensteinGrrrrrrrrrr!! , 1965 Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono dell'artista 97.4565 Foto: Midge Wattles, Solomon R. Guggenheim Museum, New York. © Roy Lichtenstein © Museo Solomon R. Guggenheim, New York " width="524" height="640" />
<p>Roy Lichtenstein Grrrrrrrrrr!! , 1965 <br />Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono dell&#8217;artista 97.4565<br />Foto: Midge Wattles, Solomon R. Guggenheim Museum, New York.<br />© Roy Lichtenstein © Museo Solomon R. Guggenheim, New York</p>
</div>
<p>La mostra appena inaugurata al Guggenheim di Bilbao è suddivisa in due sezioni: <strong>Signs</strong> che racconta di come gli artisti pop hanno incluso nella sfera artistica elementi considerati dall&#8217;&#8221;arte elevata&#8221; volgari. E<span><span> che, per realizzare le loro opere, hanno esplorato il </span></span><span><span>linguaggio visivo della cultura popolare, ispirandosi a pubblicità, giornali, cartelloni pubblicitari, <em>film</em>, fumetti e vetrine. Per esempio </span></span><span><span><strong>Roy Lichtenstein</strong> dipingeva le sue tele simulando i punti della griglia di stampa, utilizzando le tecniche commerciali dei fumetti e dei giornali. </span></span><span><span><strong>Richard Hamilton</strong>, a cui viene spesso attribuita la nascita della Pop Art, utilizzava il concetto di ripetizione, che ricorre spesso in quest’arte, e che figura nella sua serie di rilievi in vetroresina del Guggenheim Museum di New York, ispirati a una cartolina dell’edificio.</span></span></p>
<div><img class="wp-image-20630 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Rosenquist.jpg&amp;nocache=1" alt="James RosenquistFlamingo Capsule, 1970 Guggenheim Bilbao Museoa GBM1997.9 © James Rosenquist Foundation, Guggenheim Bilbao Museoa, Bilbao, 2024 " width="640" height="262" />
<p>James Rosenquist Flamingo Capsule, 1970<br />Guggenheim Bilbao Museoa GBM1997.9<br />© James Rosenquist Foundation, Guggenheim Bilbao Museoa, Bilbao, 2024</p>
</div>
<p><span><span> Una tecnica adottata anche da <strong>Andy Warhol</strong> nella sua arte, </span></span><span><span>che utilizzava come soggetto anche immagini stampate recuperate da giornali, fotogrammi pubblicitari e annunci e li riproduceva con la serigrafia. Così come </span></span><strong>James Rosenquist</strong> che prendeva spunto dalle tecniche e dai motivi provenienti dall’industria dei grandi annunci pubblicitari. L’artista di origine greca <strong>Chryssa</strong> si ispirava alle insegne luminose di Times Square, mentre <strong>Josephine Meckseper</strong> combina elementi artistici con oggetti di consumo in sculture che spesso assumono la forma di vetrine commerciali.</p>
<div><img class="wp-image-20633 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Volano-Molle-Claes-Oldenburg-e-Coosje-van-Bruggen.jpg&amp;nocache=1" alt="Volano Molle - Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen" width="640" height="480" />
<p>Volano Molle &#8211; Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen</p>
</div>
<p>Nella sezione <strong>Objects</strong>, gli artisti hanno preso spunto dalla storia del Dadismo che includeva satiricamente oggetti e attività della vita quotidiana come strumenti di critica sociale ed estetica. Come<span><span><strong> Robert Rauschenberg</strong> che assemblava oggetti e materiali trovati, come cartone, plastica e rottami, nonché immagini comuni rese attraverso tecniche di trasferimento o processi di serigrafia commerciale. </span></span><span><span><strong>Jim Dine</strong> e <strong>Claes Oldenburg</strong> fanno parte di un gruppo di artisti che trasferivano le implicazioni gestuali e soggettive della pittura dell’Espressionismo astratto in performance, che combinavano danza, arti visive, musica e poesia, e potevano essere finte cene, cerimonie stravaganti o vetrine fittizie in cui si offrivano oggetti assurdi, e criticavano la devozione della società al consumo di massa. In collaborazione con <strong>Coosje van Bruggen</strong>, che sposa nel 1977, Oldenburg crea sculture e progetti di grandi dimensioni, come <strong>Volano Molle</strong>, nata per prendere in giro scherzosamente l’imponente struttura del Guggenheim di New York, mostrando il </span></span><span><span>ruolo istituzionale del museo come luogo non solo di cultura e istruzione, ma anche di svago e divertimento, ed ora in mostra al Guggenheim di Bilbao.</span></span></p>
<div><img class="wp-image-20627 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2024/02/Maurizio-Cattelan.jpg&amp;nocache=1" alt="Maurizio CattelanDaddy, Daddy, 2008 Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono anonimo 2012.3 Foto: Kristopher McKay, Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York. ©Maurizio Cattelan " width="640" height="480" />
<p>Maurizio Cattelan Daddy, Daddy, 2008<br />Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Dono anonimo 2012.3<br />Foto: Kristopher McKay, Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York. ©Maurizio Cattelan</p>
</div>
<p align="left"><span><span>Nella mostra S</span></span><em><span><span>igns and Objects</span></span></em><span><span> sono presenti anche alcune opere di artisti come la francese <strong>Niki de Saint Phalle</strong>, il tedesco Sigmar Polke, il colombiano Miguel Ángel Cárdenas, l’italiano <strong>Mimmo Rotella </strong>che esplorano uno stile legato alla <em>Pop Art</em>, noto come <em>Nouveau Réalisme</em>, fino ai</span></span><span> giorni nostri, con le installazioni di <strong>Maurizio Cattelan</strong>, le vetrine di Josephine Meckseper, il film <em>Empire</em> di Warhol rivisitato da Douglas Gordon e le riflessioni sull’identità e sulla cultura dei consumi di <strong>Lucìa Hierro</strong> e <strong>José Dàvila</strong>. </span>La mostra è patrocinata da BBK, mentre i commissari sono <strong>Lauren Hinkson</strong> e <strong>Joan Young</strong>, curatrici del Solomon R. Guggenheim Museum.</p>
<p align="left"><strong><span><span>Signs and Objects</span></span><span><span>. Pop Art della Collezione Guggenheim</span></span></strong></p>
<p align="left"><span><strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.guggenheim-bilbao.eus/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Museo Guggenheim Bilbao</a></strong><br />
</span><span>Avenida Abandoibarra 2<br />
</span><span>48009 Bilbao</span></p>
<p align="left">Fino al <span>15 settembre 2024</span></p>
<p align="left">Photo Credit cover Niki de Saint Phalle Senza titolo , 1979 Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Regalo, Susan Morse Hilles Estate 2002.38<br />
Foto: Ariel Ione Williams, Solomon R. Museo Guggenheim, New York. © Niki Fondazione d&#8217;arte benefica, VEGAP, Bilbao, 2024</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fsigns-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html&amp;linkname=Signs%20and%20Objects.%20Pop%20Art%20della%20collezione%20Guggenheim" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fsigns-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html&amp;linkname=Signs%20and%20Objects.%20Pop%20Art%20della%20collezione%20Guggenheim" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fsigns-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html&amp;title=Signs%20and%20Objects.%20Pop%20Art%20della%20collezione%20Guggenheim"></a></p>
<p>L&#8217;articolo <a target="_blank" rel="nofollow" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.isabellaradaelli.it/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim.html">Signs and Objects. Pop Art della collezione Guggenheim</a> proviene da <a target="_blank" rel="nofollow" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.isabellaradaelli.it">Isabella Radaelli</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://foodbloggermania.it/ricetta/signs-and-objects-pop-art-della-collezione-guggenheim/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Yayoi Kusama in mostra al Guggenheim Bilbao</title>
		<link>https://foodbloggermania.it/ricetta/yayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao/</link>
		<comments>https://foodbloggermania.it/ricetta/yayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 22:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Radaelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[dell]]></category>
		<category><![CDATA[Guggenheim Bilbao]]></category>
		<category><![CDATA[morbida]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Guggenheim]]></category>
		<category><![CDATA[senso]]></category>
		<category><![CDATA[Untitled Chair]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<category><![CDATA[YAYOI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://foodbloggermania.it/ricetta/yayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao/</guid>
		<description><![CDATA[La prima sensazione che ho provato guardando le opere, anche quelle più &#8220;tristi&#8221; di Yayoi Kusama è stata quella di gioia. Sì è questo che ho provato al Museo Guggenheim di Bilbao, nella preview organizzata per la stampa della mostra &#8220;Yayoi Kusama: dal 1945 a oggi&#8221;. Una retrospettiva di tutta la storia artistica dell&#8217;artista giapponese,&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/yayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima sensazione che ho provato guardando le opere, anche quelle più &#8220;tristi&#8221; di Yayoi Kusama è stata quella di gioia. Sì è questo che ho provato al <strong>Museo Guggenheim di Bilbao</strong>, nella <em>preview</em> organizzata per la stampa della mostra <strong>&#8220;Yayoi Kusama: dal 1945 a oggi&#8221;</strong>.<span> Una retrospettiva di </span><span>tutta la storia artistica dell&#8217;artista giapponese, classe 1929, che si declina in varie tematiche: Infinito, Accumulazione, Connettività radicale, Biocosmo, Morte, Forza della Vita.</span></p>
<div><img class="wp-image-18474 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2023/07/Yayoi-Kusama-Portrait-2015-Collezione-di-Amoli-Foundation-Ltd.-©-YAYOI-KUSAMA.jpg&amp;nocache=1" alt="Yayoi Kusama - Portrait 2015 - Collezione di Amoli Foundation Ltd. - © YAYOI KUSAMA" width="493" height="640" />
<p>Yayoi Kusama &#8211; Portrait 2015 &#8211; Collezione di Amoli Foundation Ltd. &#8211; © YAYOI KUSAMA</p>
</div>
<p><span>Una selezione di circa <strong>duecento opere</strong> tra dipinti, sculture, <em>performance</em>, immagini in movimento, installazioni di grandi dimensioni e materiale d’archivio dei suoi <em>happening</em>, che spaziano dai primi </span><span>disegni realizzati da adolescente negli anni ‘40 fino alle sue opere immersive più recenti. </span>Il percorso artistico si apre con una serie di <strong>autoritratti</strong> che vanno <strong>dal 1950 al 2015</strong>, da cui si può notare la differenza e l&#8217;evolversi dello stile e della tecnica, e della percezione di sé stessa, e che costituiscono <span>una pratica rilevante nel corso di tutta la sua carriera, </span>l&#8217;opera di Kusama si basa infatti <span>sull’autoaffermazione e l’autoreferenziale.</span></p>
<div><img class="wp-image-18480 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2023/07/0004.Galerias_Kusama.jpg&amp;nocache=1" alt="Photo Credit @GuggenheimBilbao" width="640" height="426" />
<p>Photo Credit @GuggenheimBilbao</p>
</div>
<p>Nel tema dell&#8217;infinito, le opere sono ispirate, come nel caso di<span> The Sea del 1959, da ciò che aveva visto durante il volo sull’oceano Pacifico nel suo viaggio dal Giappone agli Stati Uniti nel 1957, queste opere esplorano l’infinito attraverso reti e punti che suggeriscono dimensioni galattiche. </span><span>Per l’artista giapponese: </span><strong><span><i>“Un pois ha la forma del sole, simbolo dell&#8217;energia del nostro mondo e della vita, ma anche quello della luna, rotonda, morbida, senza senso e senza conoscenza. La nostra terra è solo un pois tra milione di stelle, e i pois diventano movimento e sono la strada per l&#8217;infinito”</i></span></strong><span>. Quasi un&#8217;ossessione, quella per i <em>pois</em>, che è il <em>fil rouge</em> delle sue opere e che ha origini lontane, che </span><span>alla sua infanzia a Matsumoto, quando la madre si opponeva in modo violento al fatto che volesse diventare un’artista </span><span>strappandole i disegni e allo stesso tempo costringendola a spiare il padre fedifrago nei suoi tradimenti.</span><span> A causa di tutto ciò Yayoi cominciò a soffrire di allucinazioni, che si espressero proprio nei famosi <em>pois</em>, che lei vedeva ormai ovunque e che ha inserito nella maggior parte dei suoi lavori.</span></p>
<div><img class="wp-image-18473 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2023/07/Pumpkins-1998-2000-Collezione-dellartista-©-YAYOI-KUSAMA.jpg&amp;nocache=1" alt="Pumpkins 1998 - 2000 Collezione dell’artista - © YAYOI KUSAMA" width="640" height="426" />
<p>Pumpkins 1998 &#8211; 2000 Collezione dell’artista &#8211; © YAYOI KUSAMA</p>
</div>
<p align="left"><span>Le <strong>zucche</strong>, sono un altro dei soggetti a cui l’artista è estremamente legata, non solo perché la sua famiglia le coltivava nei campi che circondavano la sua casa d&#8217;infanzia, ma anche, come lei stessa spiega: </span>“<span><i>Sembra che le zucche non ispirino molto rispetto. Ma sono rimasta incantata dalla loro forma affascinante e accattivante. Ciò che mi ha attratto di più è stata la generosità senza pretese della zucca e il suo solido equilibrio spirituale”.</i></span></p>
<div><img class="wp-image-18476 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2023/07/Untitled-Chair-1963-Collezione-dellartista-©-YAYOI-KUSAMA.jpg&amp;nocache=1" alt="Untitled Chair 1963 - Collezione dell’artista - © YAYOI KUSAMA" width="640" height="630" />
<p>Untitled Chair 1963 &#8211; Collezione dell’artista &#8211; © YAYOI KUSAMA</p>
</div>
<p align="left">Accumulazione è un&#8217;altra delle tematiche sviluppate da Kusama che si traduce in ripetizione di oggetti, come nell&#8217;opera <span><strong>Untitled Chair, 1963</strong>, una poltrona rivestita di protuberanze che ricordano dei simboli fallici. Oppure <strong>Clouds del 2019</strong>, una serie di nuvole di diverse dimensioni, in acciaio inossidabile inciso, posizionate nell&#8217;atrio principale del museo. </span><span>Nell&#8217;arte Kusama cerca una risposta alle sue sofferenze, alla malattia, ed anche alla paura. </span><span>E vuole che anche noi, guardando le sue opere,</span><span> guariamo come persone. </span><span>L’arte è stata sempre una questione di sopravvivenza per Kusama e ora sostiene anche la sua vita: </span><span><strong><i>“Oh, tempo. Fermati ancora un istante. Ho molto altro lavoro da fare. Ci sono tante cose che voglio esprimere”</i></strong>. Dal 1977 Yayoi Kusama, per scelta personale, </span><span>vive nell&#8217;ospedale psichiatrico Seiwa, ma ogni giorno esce per recarsi nel suo <em>atelier</em> di </span><span>Shinjuku a dipingere.</span></p>
<div><img class="wp-image-18478 size-full" src="https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/webpc-passthru.php?src=https://www.isabellaradaelli.it/wp-content/uploads/2023/07/Clouds-2019-Cortesia-di-Ota-Fine-Arts-e-David-Zwirner-©-YAYOI-KUSAMA.jpg&amp;nocache=1" alt="Clouds 2019 - Cortesia di Ota Fine Arts e David Zwirner - © YAYOI KUSAMA" width="640" height="426" />
<p>Clouds 2019 &#8211; Cortesia di Ota Fine Arts e David Zwirner &#8211; © YAYOI KUSAMA</p>
</div>
<p align="left">La mostra è stata organizzata in <span>collaborazione con il museo M+ di Hong Kong, con il patrocinio di Iberdrola e curata da Doryun Chong, Mika Yoshitake e Lucía Agirre curatrice del Guggenheim Bilbao</span><span>.</span></p>
<p><span><strong>Yayoi Kusama: dal 1945 a oggi</strong></span></p>
<p><span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.guggenheim-bilbao.eus/" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>Museo Guggenheim Bilbao</strong></a><br />
</span><span>Avenida Abandoibarra 2<br />
</span><span>48009 Bilbao</span></p>
<p><span>Fino all’8 ottobre 2023</span></p>
<p>Photo Credits cover Yayoi Kusama, courtesy Ota Fine Arts,Victoria Miro e David Zwirner photo by Yusuke Miyazaki © YAYOI KUSAMA</p>
<p><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fyayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao.html&amp;linkname=Yayoi%20Kusama%20in%20mostra%20al%20Guggenheim%20Bilbao" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fyayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao.html&amp;linkname=Yayoi%20Kusama%20in%20mostra%20al%20Guggenheim%20Bilbao" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.isabellaradaelli.it%2Fyayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao.html&amp;title=Yayoi%20Kusama%20in%20mostra%20al%20Guggenheim%20Bilbao"></a></p>
<p>L&#8217;articolo <a target="_blank" rel="nofollow" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.isabellaradaelli.it/yayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao.html">Yayoi Kusama in mostra al Guggenheim Bilbao</a> proviene da <a target="_blank" rel="nofollow" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.isabellaradaelli.it">Isabella Radaelli</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://foodbloggermania.it/ricetta/yayoi-kusama-in-mostra-al-guggenheim-bilbao/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- Wp Fastest Cache: XML Content -->