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	<title>Food Blogger Mania &#187; Macelleria Romanelli</title>
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		<title>Il Capocollo di Martina Franca</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2017 09:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fratelli_ai_fornelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il capocollo di Martina Franca, presidio Slow Food. Ne avete mai sentito parlare e, soprattutto, lo avete mai assaggiato? Questo salume così particolare è prodotto da sette piccole aziende riunite in una associazione, che tutela il capocollo grazie alla applicazione di un disciplinare rigoroso. Per potere capire i piccoli gesti che si celano dietro una produzione ancora così&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/il-capocollo-di-martina-franca/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21888" src="https://i1.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/04/capocollo3.jpg?resize=500%2C500" alt="" /><br />
Il capocollo di Martina Franca, presidio Slow Food. Ne avete mai sentito parlare e, soprattutto, lo avete mai assaggiato? Questo salume così particolare è prodotto da sette piccole aziende riunite in una <strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.macelleriaromanelli.it/il-capocollo-di-martina-franca/associazione-produttori-capocollo-di-martina-franca/">associazione</a>,</strong> che tutela il capocollo grazie alla applicazione di un disciplinare rigoroso. Per potere capire i piccoli gesti che si celano dietro una produzione ancora così artigianale, ho scelto una tra le macellerie storiche di Martina Franca, la <strong><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.macelleriaromanelli.it/">Macelleria Romanelli</a></strong>, che da decenni porta avanti questa tradizione. Il video che vedete qui sotto e che potete guardare anche sul mio <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.youtube.com/watch?v=Fb2zpDShcJs"><strong>canale You Tube</strong></a>, mostra chiaramente l&#8217;artigianalità dell&#8217;intero procedimento di lavorazione, ma non può farvi capire appieno la cura messa nella preparazione, come pure non può farvi respirare i profumi di questo salume e percepire l&#8217;ingrediente fondamentale. Il tempo. Oggi, questi produttori stanno lavorando a un nuovo disciplinare di produzione, che vieta l&#8217;uso di qualunque tipo di conservante, facendo del capocollo un salume interamente lavorato al naturale. Si tratta di un primo passo per ottenere la Denominazione di origine protetta (Dop).</p>
<p><span></span></p>
</p>
<p>Già nel 1700, secondo alcune fonti, il capocollo veniva prodotto nell&#8217;altopiano della Murgia, uno dei pochi luoghi della Puglia in cui storicamente si allevavano maiali. Il capocollo era prodotto partendo da un pezzo nobile dell&#8217;animale: il fascio dei muscoli cervicali, lavorato per intero, peso compreso tra 2,5 e 4 chilogrammi, a differenza degli altri capocolli (come la coppa del nord Italia o la lonza del centro Italia). La carne viene sagomata e pulita,  poi viene massaggiata con sale affumicato col legno di gusci di mandorle locali e scorza di &#8216;fragno&#8217;, una quercia particolare che si trova solo nelle Murge. Viene poi mescolato a spezie ed erbe della macchia mediterranea: rosa marina, timo, salvia, mirto. Quindi, la carne riposa a secco per circa otto giorni, quindi viene nuovamente massaggiata e aromatizzata con lo stesso sale e messa nuovamente a riposo per altri otto giorni circa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21886" src="https://i0.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/04/capocollo.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>Dopo la fase di salamoia, il capocollo viene fatto marinare per alcune ore nel vin cotto, una preparazione a base di vino bianco secco ‘Martina’ o ‘Locorotondo’, con aggiunta di mosto di Verdesca e Bianco d’Alessano cotto e concentrato, aromatizzato con erbe della Murgia. Una fase fondamentale, perché il vin cotto apporta al capocollo quella nota dolce e speziata che ne è caratteristica fondamentale.</p>
<p>Si procede alla insaccatura del capocollo in un budello naturale, marinato anch&#8217;esso nel vin cotto. Con uno spillone, il capocollo viene forato superficialmente per fare uscire eventuali bollicine di aria. Il capocollo viene avvolto in una tela naturale in cotone e viene legato. La legatura è l&#8217;unico processo non manuale ma meccanico eseguito alla Macelleria Romanelli. Al termine di questa fase, il capocollo viene appeso e fatto asciugare a temperatura ambiente, e in locali ventilati, per circa 15 giorni.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21887" src="https://i0.wp.com/www.sicilianicreativiincucina.it/wp-content/uploads/2017/04/capocollo2.jpg?resize=500%2C500" alt="" /></p>
<p>Quindi si arriva a un&#8217;altra fase delicata: l&#8217;affumicatura, fatta al naturale bruciando gli stessi elementi con cui era stato affumicato il sale. Si utilizzano, quindi,  legno di fragno, scorze di mandorla e piante della macchia mediterranea.  L&#8217;ultima fase di asciugatura naturale dura dai tre ai quattro mesi e viene effettuata a una temperatura di circa 12 gradi, con un tasso di umidità del 60%.  Le sette aziende aderenti all&#8217;associazione producono appena duemila pezzi l&#8217;anno e la zona di produzione è limitata al territorio collinare che comprende la &#8216;Murgia dei trulli&#8217;: Martina Franca al centro e i comuni di Locorotondo e Cisternino, che si affacciano sulla Valle d&#8217;Itria. In pratica, l&#8217;area di produzione coincide proprio con quella di esistenza del fragno, residuo botanico dell’ultima glaciazione, presente in Italia solo in questa parte del territorio pugliese e fondamentale per l&#8217;affumicatura del capocollo di Martina Franca.</p>
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