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	<title>Food Blogger Mania &#187; Hafiz Ibrahim</title>
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		<title>Granita di Messina e Barad di Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 18:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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		<description><![CDATA[“E pace su di te il giorno in cui te ne andasti, con tutte le tue bellezze affascinanti! E pace su di te il giorno in cui ritornerai come eri, un paradiso per gli italiani!” Hafiz Ibrahim.&#160; Tre anni fa sono stata a Messina, era la prima volta che assaggio la granita, buona e rinfrescante, l’esperienza&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/granita-di-messina-e-barad-di-gaza/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“E pace su di te il giorno in cui te ne andasti, con tutte le tue bellezze<br />
affascinanti! E pace su di te il giorno in cui ritornerai come eri, un paradiso<br />
per gli italiani!” Hafiz Ibrahim.&nbsp;
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<p>Tre anni fa sono stata a Messina, era la prima<br />
volta che assaggio la granita, buona e rinfrescante, l’esperienza è rimasta<br />
soprattutto perché mia figlia vuole tornarci per la granita. Sempre il cibo è<br />
l’occasione per parlavo con na mia amica Feda Zeyad di Gaza, mi parlava del<br />
barad come se fosse il rinfrescante unico. riflessione mi porta a pensare a due<br />
elementi semplici ma simbolici che appartengono a questi luoghi: il barad di<br />
Gaza e la granita di Messina. Due bevande fresche, nate in contesti climatici<br />
diversi, ma accomunate dal loro potere di dare sollievo. A Gaza, il barad è un<br />
lusso semplice, un momento di tregua nelle giornate roventi, mentre a Messina,<br />
assaporare la granita è un rito, un’esperienza che celebra la dolcezza della<br />
vita. Ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato la granita, proprio a<br />
Messina. Era come se, con ogni cucchiaino, potessi sentire la storia e la<br />
cultura di quel luogo. Messina e Gaza: due luoghi separati da mari e secoli, ma<br />
uniti da immagini di distruzione e resilienza. Il terremoto di Messina del 1908<br />
– uno dei più devastanti della storia moderna – lasciò dietro di sé rovine<br />
fumanti e corpi bruciati, una scena che il poeta egiziano Hafiz Ibrahim<br />
immortalò in una poesia straziante, testimone della tragedia e della solidarietà<br />
umana. Gaza, invece, continua a vivere un genocidio quotidiana, dove le vite si<br />
spengono non per mano della natura, ma per i missili che piovono<br />
incessantemente, e per la fame. Eppure, il risultato è lo stesso: corpi<br />
bruciati, infrastrutture distrutte, case sterminate, alberi tagliati … Eppure,<br />
c&#8217;è qualcosa di paradossale in questi due prodotti. Entrambi sono legati<br />
all’idea di freschezza, di sollievo, di vita – eppure, nelle stesse terre che li<br />
hanno generati, il fuoco è il protagonista. Il fuoco di un terremoto, che<br />
devasta in un attimo; il fuoco di un missile, che distrugge vite e speranze.<br />
Questo contrasto è una metafora potente di come, anche nei momenti più bui, le<br />
persone trovino il modo di conservare una scintilla di umanità.</p>
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</div>
<p>Attraverso queste immagini, mi chiedo: cosa possiamo imparare da Messina e Gaza?<br />
La poesia di Hafiz Ibrahim ci ricorda che il dolore può essere un linguaggio<br />
universale, che lega le storie umane. E i simboli come il barad e la granita ci<br />
insegnano che, nonostante tutto, c&#8217;è sempre un modo per rinfrescare l’anima, per<br />
ritrovare un momento di pace anche nelle circostanze più difficili.</p>
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<p>Messina e Gaza: due luoghi diversi, due tragedie lontane nel tempo e nello<br />
spazio, ma uniti da una lezione di resistenza. Ricordare queste storie non è<br />
solo un atto di memoria, ma un modo per riaffermare il valore della vita, della<br />
cultura e della speranza&nbsp; Messina e Gaza: due luoghi separati da mari e secoli,<br />
ma uniti da immagini di distruzione e resilienza. Il terremoto di Messina del 28<br />
dicembre 1908 – uno dei più devastanti della storia moderna – colpì la città<br />
alle prime ore del mattino con una magnitudo stimata di 7.1. In pochi secondi,<br />
Messina venne rasa al suolo, con oltre 80.000 vite spezzate. Le rovine fumanti,<br />
le urla dei sopravvissuti e i corpi bruciati crearono un paesaggio apocalittico.<br />
Il poeta egiziano Hafiz Ibrahim immortalò questa tragedia in una poesia che<br />
divenne un simbolo di solidarietà e lutto condiviso. Con versi profondi, Hafiz<br />
descrisse Messina come una città ferita ma non sconfitta, un luogo in cui il<br />
dolore umano divenne il ponte per una compassione universale. Dopo il terremoto,<br />
Messina affrontò una lunga fase di ricostruzione, sia fisica che morale.<br />
Nonostante la distruzione, la città riuscì a risorgere dalle sue ceneri,<br />
trasformandosi in un simbolo di resilienza. La ricostruzione fu lenta, ma<br />
Messina tornò a vivere, con nuove architetture e un nuovo spirito comunitario.<br />
La tragedia lasciò ferite profonde, ma anche una lezione di speranza: “Possiamo<br />
cadere, ma ci rialziamo sempre,” sembrava dire ogni pietra ricostruita. Questa<br />
riflessione mi porta a pensare a due elementi semplici ma simbolici che<br />
appartengono a questi luoghi: il barad di Gaza e la granita di Messina. Due<br />
bevande fresche, nate in contesti climatici diversi, ma accomunate dal loro<br />
potere di dare sollievo. A Gaza, il barad è un lusso semplice, un momento di<br />
tregua nelle giornate roventi, mentre a Messina, assaporare la granita è un<br />
rito, un’esperienza che celebra la dolcezza della vita. Ricordo ancora la prima<br />
volta che ho assaggiato la granita, proprio a Messina. Era come se, con ogni<br />
cucchiaino, potessi sentire la storia e la cultura di quel luogo. Eppure, c&#8217;è<br />
qualcosa di paradossale in questi due prodotti. Entrambi sono legati all’idea di<br />
freschezza, di sollievo, di vita – eppure, nelle stesse terre che li hanno<br />
generati, il fuoco è il protagonista. Il fuoco di un terremoto, che devasta in<br />
un attimo; il fuoco di un missile, che distrugge vite e speranze. Questo<br />
contrasto è una metafora potente di come, anche nei momenti più bui, le persone<br />
trovino il modo di conservare una scintilla di umanità. Attraverso queste<br />
immagini, mi chiedo: cosa possiamo imparare da Messina e Gaza? La poesia di<br />
Hafiz Ibrahim ci ricorda che il dolore può essere un linguaggio universale, che<br />
lega le storie umane. Con versi che riecheggiano attraverso il tempo, Hafiz<br />
scriveva: “Quando la terra si scuote e i cuori tremano, resta solo la forza<br />
della solidarietà per ricostruire ciò che è stato perso.” Questi versi ci<br />
ricordano che, anche nella tragedia, esiste la possibilità di rinascita. E i<br />
simboli come il barad e la granita ci insegnano che, nonostante tutto, c&#8217;è<br />
sempre un modo per rinfrescare l’anima, per ritrovare un momento di pace anche<br />
nelle circostanze più difficili. La granita, con la sua dolcezza, e il barad,<br />
con la sua semplicità, sono un promemoria che la vita continua, che possiamo<br />
trovare frammenti di gioia anche quando tutto sembra perduto. Messina e Gaza:<br />
due luoghi diversi, due tragedie lontane nel tempo e nello spazio, ma uniti da<br />
una lezione di resistenza. Ricordare queste storie non è solo un atto di<br />
memoria, ma un modo per riaffermare il valore della vita, della cultura e della<br />
speranza. Perché, come ci insegnano Messina e Gaza, finché c&#8217;è memoria, c&#8217;è<br />
futuro. E finché c&#8217;è speranza, c&#8217;è possibilità di rinascita.
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