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	<title>Food Blogger Mania &#187; Don Fabrizio</title>
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		<title>Il buffet del Gattopardo</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2016 17:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lacuocacialtrona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[dolci]]></category>
		<category><![CDATA[Don Fabrizio]]></category>
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		<category><![CDATA[momento]]></category>
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		<description><![CDATA[Stralci n.16 Collegamento &#8220;La porta si apri.&#160; &#8220;Zione, sei una bellezza stasera. La marsina ti sta alla perfezione. Ma cosa stai guardando? Corteggi la morte?&#8221; Tancredi era a braccio di Angelica: tutti e due erano ancora sotto&#160;l&#8217;influsso sensuale del ballo, stanchi. Angelica sedette, chiese a Tancredi un fazzoletto per asciugarsi le tempie; fu Don Fabrizio&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/il-buffet-del-gattopardo/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<div><span><span>Stralci n.16</span></span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://2.bp.blogspot.com/-Y2VQ7wpmXpE/V8rpHPCDFXI/AAAAAAABsCo/r1etroGrSdAoeUukmb20lyzzVYg_O3lSwCLcB/s1600/3.jpg"><img border="0" height="514" src="https://2.bp.blogspot.com/-Y2VQ7wpmXpE/V8rpHPCDFXI/AAAAAAABsCo/r1etroGrSdAoeUukmb20lyzzVYg_O3lSwCLcB/s640/3.jpg" width="640" /></a></div>
<div><span><br /></span></div>
<div><span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=http://nastia.style.it/category/varie/page/2/#?refresh_ce"><span>Collegamento</span></a></span></div>
<div><span><br /></span></div>
<div>
<div><span><i>&#8220;La porta si apri.&nbsp;</i></span></div>
<div><span><i>&#8220;Zione, sei una bellezza stasera. La marsina ti sta alla perfezione. Ma cosa stai guardando? Corteggi la morte?&#8221;</i></span></div>
<div><i><span>Tancredi era a braccio di Angelica: tutti e due erano ancora sotto&nbsp;</span><span>l&#8217;influsso sensuale del ballo, stanchi.</span></i></div>
<div><i><span>Angelica sedette, chiese a Tancredi un fazzoletto per asciugarsi le tempie; fu Don Fabrizio a darle il suo. I due giovani guardavano il quadro con noncuranza assoluta. Per entrambi la conoscenza della morte era puramente intellettuale, era per così dire un dato di coltura e basta, non un&#8217;esperienza che avesse loro forato il midollo delle ossa. La morte, si, esisteva, senza dubbio, ma era roba ad uso degli altri; Don Fabrizio pensava che è per la ignoranza intima di questa suprema consolazione che i giovani&nbsp; sentono i dolori più acerbamente dei&nbsp;</span><span>vecchi: per questi l’uscita di sicurezza è più vicina.</span></i></div>
<div><i><span>&#8220;Principe&#8221; diceva Angelica &#8220;abbiamo saputo che Lei era qui;&nbsp;</span><span>siamo venuti per riposarci ma anche per chiederle qualche cosa;&nbsp;</span><span>spero che non me la rifiuter</span><span>à</span><span>.&#8221;</span></i></div>
<div><span><i>I suoi occhi ridevano di malizia, la sua mano si posava sulla manica di Don Fabrizio. Volevo chiederle di ballare con me la prossima &#8216;mazurka.&#8217; Dica di si, non faccia il cattivo: si sa che Lei era un gran ballerino.&#8221;&nbsp;</i></span></div>
<div><i><span>Il Principe fu contentissimo, si sentiva tutto ringalluzzito. Altro che cripta dei Cappuccini! Le sue guance pelose si agitavano per il piacere. L&#8217;idea della &#8220;mazurka&#8221;&#8216; per</span><span>ò</span><span> lo spaventava un poco: questo ballo militare, tutto battute di piedi e giravolte non era pi</span><span>ù</span><span> roba per le sue giunture. Inginocchiarsi davanti ad Angelica sarebbe stato&nbsp; un piacere, ma se dopo avesse fatto&nbsp;</span><span>fatica a rialzarsi?</span></i></div>
<div><i><span>&#8220;Grazie, Angelica, mi ringiovanisci. Sar</span><span>ò</span><span> felice di ubbidirti, ma la &#8216;mazurka&#8217; no, concedimi il primo valzer.&#8221;</span></i></div>
<div><i><span>&#8220;Lo vedi, Tancredi, com&#8217;</span><span>è</span><span> buono lo zio? Non fa i capricci come t</span><span>è</span><span>. Sa, Principe, lui non voleva che glielo chiedessi: </span><span>è</span><span>geloso.&#8221;</span></i></div>
<div><i><span>Tancredi rideva: &#8220;Quando si ha uno zio bello ed elegante come lui </span><span>è</span><span>giusto esser gelosi. Ma, insomma, per questa volta non mi oppongo.&#8221;</span></i></div>
<div><i><span>Sorridevano tutti e tre, e Don Fabrizio non capiva se avessero&nbsp;</span><span>complottato questa proposta per fargli piacere o per prenderlo in giro. Non aveva importanza: erano cari lo stesso.</span></i></div>
<div><i><span>Al momento di uscire Angelica sfior</span><span>ò</span><span> con la mano la tapezzeria di una poltrona. &#8220;Sono carine queste; un bel colore; ma quelle di casa sua, Principe&#8230;&#8221; La nave procedeva nell&#8217;abbrivo ricevuto.</span></i></div>
<div><i><span>Tancredi intervenne: &#8220;Basta, Angelica. Noi due ti vogliamo bene&nbsp;</span><span>anche al di fuori delle tue conoscenze in fatto di mobilio.&nbsp;</span><span>Lascia stare le sedie e vieni a ballare.&#8221;</span></i></div>
<div><i><span>Mentre andava al salone da ballo Don Fabrizio vide che Sed</span><span>à</span><span>ra&nbsp;</span><span>parlava ancora con Giovanni Finale. Si udivano le parole&nbsp;</span><span>&#8220;russella,&#8221; &#8220;primint</span><span>ì</span><span>o,&#8221; &#8220;marzolino&#8221;: paragonavano i pregi&nbsp;</span><span>dei grani da semina. Il Principe previde imminente un invito a&nbsp;</span><span>Margarossa, il podere per il quale Finale si stava rovinando a forza di innovazioni agricole.</span></i></div>
<div><i><span>La coppia Angelica-Don Fabrizio fece una magnifica figura. Gli&nbsp;</span><span>enormi piedi del Principe si muovevano con delicatezza&nbsp;</span><span>sorprendente e mai le scarpette di raso della sua dama furono in&nbsp;</span><span>pericolo di esser sfiorate; la zampaccia di lui le stringeva la vita con vigorosa fermezza, il mento poggiava sull&#8217;onda let</span><span>è</span><span>a dei capelli di lei; dalla scollatura di Angelica saliva un profumo di </span><span>bouquet a la Maréchale, </span><span>soprattutto un aroma di pelle giovane e liscia. Alla memoria di lui risal</span><span>ì</span><span> una frase di Tum</span><span>è</span><span>o: &#8220;Le sue lenzuola debbono avere l&#8217;odore del paradiso.&#8221; Frase&nbsp;</span><span>sconveniente, frase villana; esatta per</span><span>ò</span><span>. Quel Tancredi&#8230;</span></i></div>
<div><i><span>Lei parlava. La sua naturale vanit</span><span>à</span><span> era soddisfatta quanto la sua tenace ambizione. &#8220;Sono cos</span><span>ì</span><span>felice, zione. Tutti sono stati tanto gentili, tanto buoni. Tancredi, poi, </span><span>è</span><span>un amore; e anche Lei </span><span>è</span><span> un amore. Tutto questo lo devo a Lei, zione, anche Tancredi. Perch</span><span>é</span><span> se Lei non avesse voluto si sa come sarebbe andato a finire.&#8221; &#8220;Io non c&#8217;entro, figlia mia; tutto lo devi a t</span><span>è</span><span>sola.&#8221; Era vero: nessun Tancredi avrebbe mai resistito alla sua bellezza unita al suo patrimonio.</span></i></div>
<div><i><span>La avrebbe sposata calpestando tutto. Una fitta gli travers</span><span>ò</span><span>il cuore: pensava agli occhi alteri e sconf</span><span>ì</span><span>tti di Concetta. Ma fu un dolore breve: ad ogni giro un anno gli cadeva gi</span><span>ù</span><span> dalle spalle; presto si ritrov</span><span>ò</span><span>come a venti anni quando in questa sala stessa ballava con Stella, quando ignorava ancora cosa fossero le delusioni, il tedio, il resto. Per un attimo, quella notte, la morte fu di nuovo ai suoi occhi, &#8220;roba per gli&nbsp;</span><span>altri.&#8221;</span></i></div>
<div><i><span>Tanto assorto era nei suoi ricordi che combaciavano cos</span><span>ì</span><span> bene&nbsp;</span><span>con la sensazione presente che non si accorse che ad un certo punto Angelica e lui ballavano soli. Forse istigate da Tancredi le altre coppie avevano smesso e stavano a guardare; anche i due Ponteleone erano li: sembravano inteneriti, erano anziani e forse comprendevano. Stella pure era anziana, per</span><span>ò</span><span>, ma da sotto una porta i suoi occhi erano foschi.</span></i></div>
<div><i><span>Quando l&#8217;orchestrina tacque un applauso non scoppi</span><span>ò</span><span> soltanto&nbsp;</span><span>perch</span><span>é</span><span>Don Fabrizio aveva l&#8217;aspetto troppo leonino perch</span><span>é</span><span> si&nbsp;</span><span>arrischiassero simili sconvenienze.</span></i></div>
<div><i><span>Finito il valzer, Angelica propose a Don Fabrizio di cenare&nbsp;</span><span>alla tavola sua e di Tancredi; lui ne sarebbe stato molto contento ma proprio in quel momento i ricordi della sua giovent</span><span>ù</span><span> erano troppo vivaci perch</span><span>é</span><span>non si rendesse conto di quanto una cena con un vecchio zio gli sarebbe riuscita ostica, allora, mentre Stella era li a due passi. &#8220;Soli vogliono stare gli&nbsp;</span><span>innamorati o magari con estranei; con anziani e, peggio che peggio, con parenti, mai.&#8221;</span></i></div>
<div><i><span>&#8220;Grazie, Angelica, non ho appetito. Prender</span><span>ò</span><span> qualcosa all<span lang="EN-US">’</span>impiedi. Vai con Tancredi, non pensate a me.&#8221;</span></i></div>
<div><i><span>Aspett</span><span>ò</span><span>un momento che i ragazzi si allontanassero, poi entr</span><span>ò&nbsp;</span><span>anche lui nella sala del </span><span>buffet. </span><span>Una lunghissima stretta tavola stava nel fondo, illuminata dai famosi dodici candelabri di </span><span>vermeil </span><span>che il nonno di Diego aveva ricevuto in dono dalla Corte di Spagna al termine della sua ambasciata a Madrid: ritte sugli alti piedestalli di metallo rilucente, sei figure di atleti e sei di donne, alternate, reggevano al disopra delle loro teste il fusto d&#8217;argento dorato, coronato in cima dalle fiammelle di dodici candele: la perizia dell&#8217;orefice aveva maliziosamente espresso la facilit</span><span>à</span><span>serena degli uomini, la fatica aggraziata delle giovinette nel reggere lo spropositato peso.</span></i></div>
<div><span><i>Dodici pezzi di prim&#8217;ordine.</i></span></div>
<div><i><span>&#8220;Chiss</span><span>à</span><span>a quante &#8216;salme&#8217; di terra equivarranno&#8221; avrebbe detto&nbsp;</span><span>l&#8217;infelice Sed</span><span>à</span><span>ra. Don Fabrizio&nbsp; ricord</span><span>ò</span><span>come Diego gli avesse un giorno mostrato gli astucci di ognuno di quei candelabri,&nbsp;</span><span>montagnole di marocchino verde recanti impresso sui fianchi l&#8217;oro dello scudo tripartito dei Ponteleone e quello delle cifre&nbsp;</span><span>intrecciate dei donatori.</span></i></div>
<div><i><span>Al disotto dei candelabri, al disotto delle alzate a cinque ripiani che elevavano verso il soffitto lontano le piramidi di &#8220;dolci di riposto&#8221; mai consumati, si stendeva la monotona &nbsp;opulenza delle </span><span>tables a thè </span><span>dei grandi balli: coralline le</span></i></div>
<div><i><span>aragoste lessate vive, cerei e gommosi gli </span><span>chaud-froids </span><span>di vitello, di tinta acciaio le spigole immerse nelle soffici salse, i tacchini che il calore dei forni aveva dorato, le&nbsp;</span><span>beccacce disossate recline su tumuli di crostoni ambrati decorati delle loro stesse viscere triturate, i pasticci di fegato grasso rosei sotto la corazza di gelatina; le galantine&nbsp;</span><span>color d&#8217;aurora, dieci altre crudeli colorate delizie; &nbsp;all&#8217;estremit</span><span>à</span><span> della tavola due monumentali zuppiere d&#8217;argento contenevano il </span><span>consommé, </span><span>ambra bruciata e limpido. I cuochi&nbsp;</span><span>delle vaste cucine avevano dovuto sudare fin dalla notte precedente per preparare questa cena.</span></i></div>
<div><i><span>&#8220;Caspita quanta roba! Donna Margherita sa far bene le cose. Ma&nbsp;</span><span>ci vogliono altri stomaci del mio per tutto questo.</span></i></div>
<div><i><span>Disprezz</span><span>ò</span><span>la tavola delle bibite che stava sulla destra luccicante di cristalli ed argenti, si diresse a sinistra verso quella dei dolci. Li immani </span><span>babà </span><span>sauri come il manto dei cavalli, Monte-Bianco nevosi di panna; </span><span>beignets Dauphine </span><span>che le</span></i></div>
<div><i><span>mandorle screziavano di bianco ed i pistacchi di verdino; collinette di </span><span>profiteroles </span><span>alla cioccolata, marroni e grasse come l&#8217;humus della piana di Catania dalla quale, di fatto, attraverso lunghi rigiri esse provenivano, </span><span>parfaits </span><span>rosei, </span><span>parfaits </span><span>sciampagna, </span><span>parfaits </span><span>bigi che si sfaldavano scricchiolando quando la spatola li divideva, sviolinature in maggiore delle amarene candite,&nbsp;</span><span>timbri aciduli degli ananas gialli, e &#8220;trionfi della Gola&#8221; col verde opaco dei loro pistacchi macinati, impudiche &#8220;paste delle Vergini.&#8221; Di queste Don Fabrizio si fece dare due e tenendole nel piatto sembrava una profana caricatura di Sant&#8217;Agata esibente i propri seni recisi.</span></i></div>
<div><i><span>&#8220;Come mai il Santo Uffizio, quando lo poteva, non pens</span><span>ò</span><span> a&nbsp;</span><span>proibire questi dolci? I &#8216;trionfi della Gola&#8217; (la gola, peccato mortale!), le mammelle di S. Agata vendute dai monasteri, divorate dai festaioli! Mah! &#8220;</span></i></div>
<div><span><i>Nella sala odorosa di vaniglia, di vino, di cipria, Don Fabrizio si aggirava alla ricerca di un posto.</i></span></div>
<div><i><span>Da un tavolo Tancredi lo vide, batt</span><span>é</span><span> la mano su una sedia per&nbsp;</span><span>mostrargli che vi era da sedersi; accanto a lui Angelica cercava di vedere nel rovescio di un piatto d&#8217;argento se la pettinatura era a posto. Don Fabrizio scosse la testa sorridendo per rifiutare. Continu</span><span>ò</span><span> a cercare. Da un tavolo si udiva la voce soddisfatta di Pallavicino: &#8220;La pi</span><span>ù</span><span> alta emozione della mia vita&#8230;&#8221;</span></i></div>
<div><span><i>Vicino a lui vi era un posto vuoto.</i></span></div>
<div><i><span>Ma che gran seccatore! Non era meglio dopo tutto ascoltare la&nbsp;</span><span>cordialit</span><span>à</span><span>forse voluta ma rinfrescante di Angelica, la</span><span>le pidezza asciutta di Tancredi? No; meglio annoiarsi che annoiare gli altri. Chiese scusa, sedette vicino al colonnello che si alz</span><span>ò</span><span> al suo giungere il che gli riconcili</span><span>ò</span><span>un poco delle simpatie gattopardesche.</span></i></div>
<div><i><span>Mentre degustava la raffinata mescolanza di bianco mangiare,&nbsp;</span><span>pistacchio e cannella racchiusa nei dolci che aveva scelti, Don Fabrizio conversava con Pallavicino e si accorgeva che questi, al di l</span><span>à</span><span> delle frasi zuccherose riservate forse alle signore, era tutt&#8217;altro che un imbecille; era un &#8220;signore&#8221; anche lui e il fondamentale scetticismo della sua classe, soffocato abitualmente dalle impetuose fiamme bersaglieresche del bavero, taceva di nuovo capolino adesso che si trovava in un ambiente eguale a quello suo nat</span><span>ì</span><span>o, fuori dell&#8217;inevitabile retorica delle&nbsp;</span></i><span><span><span><i>caserme e delle ammiratrici.</i></span></span></span><i>&nbsp;&#8221; </i><span><span><span><i>In:</i> Giuseppe Tomasi di Lampedusa, <i>Il Gattopardo,&nbsp;</i></span></span></span><span> </span><span>Feltrinelli,&nbsp;   </span><span>Milano,</span><span>&nbsp;1</span><span>958</span></div>
</div>
<div><span></span><br /><span><span><span><span></span></span></span></span><span><span></span></span><span></span><span></span><span></span><span></span></div>
</div>
<p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/UhcFp/~4/8swS9Q5Xu3w" height="1" width="1" alt="" /></p>
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		<title>Teaser Tuesday #4</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2016 14:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ricette da coinquiline</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Don Fabrizio]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Tomasi]]></category>
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		<category><![CDATA[lettori]]></category>
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		<category><![CDATA[Quando Angelica]]></category>
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		<description><![CDATA[Regole del teaser tuesdays: Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso;  Condividi un breve spezzone di quella pagina (“Teaser”) Vietato lo spoiler (rivelare finali, assassini etc..) Riporta anche il titolo e l’autore così che gli altri lettori possano aggiungere il libro alla loro lista dei libri da leggere se sono rimasti colpiti dall’ estratto. -Ilaria-&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/teaser-tuesday-4/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div><b>Regole del teaser tuesdays:</b></div>
<div>
<ul>
<li><b>Prendi il libro che stai leggendo </b><b>in una pagina a caso; </b></li>
<li><b>Condividi un breve spezzone di quella pagina (“Teaser”)</b></li>
<li><b>Vietato lo spoiler (rivelare finali, assassini etc..)</b></li>
<li><b>Riporta anche il titolo e l’autore così che gli altri lettori possano aggiungere il libro alla loro lista dei libri da leggere se sono rimasti colpiti dall’ estratto.</b></li>
</ul>
</div>
</blockquote>
<p><img class="alignnone wp-image-6931" src="https://ricettedacoinquiline.files.wordpress.com/2015/12/teaser-tuesdays.jpg?w=348&amp;h=232" alt="teaser-tuesdays" width="348" height="232" /></p>
<p>-Ilaria-</p>
<p><span></span></p>
<p>Sto leggendo due libri stavolta, uno per bambini e uno per adulti.</p>
<p>L&#8217;autore è <strong>Michael Ende</strong>, conosciuto soprattutto per il libro La storia infinita (e in seguito i film), è nato nel 1929 a Garmisch, in Germania, ma ha vissuto gran parte della sua vita in Italia. Famoso scrittore di romanzi, è ricordato anche per essere un brillante regista teatrale e un critico cinematografico.</p>
<p><strong>Michael Ende, Momo &#8211; casa editrice Longanesi</strong></p>
<p><em>&#8220;Momo guardò su verso la targa stradale, fissata al muro, proprio sopra di lei. Era di marmo bianco, con lettere scolpite in oro: VICOLO DI MAI. Per guardare e decifrare Momo non aveva perso più di qualche secondo, eppure la tartaruga era già lontana, quasi alla fine del vicolo, davanti all&#8217;ultima casa.&#8221;</em></p>
<p><strong>Giuseppe Tomasi di Lampedusa</strong>, nasce a Palermo nel 1893, da una famiglia benestante. Divenne figlio unico dopo la morte della sua unica sorella e questo lo unì moltissimo a sua madre, <span>Beatrice Mastrogiovanni </span><span>Tasca Filangieri, la quale ebbe una fortissima influenza su di lui e sui suoi lavori futuri. Grande appassionato di teatro e di letteratura, scrisse moltissimo anche su varie testate giornalistiche. </span></p>
<p><strong>Giuseppe Tomasi di Lampedusa, </strong><strong>Il Gattopardo &#8211; casa editrice Feltrinelli</strong></p>
<p><em>&#8220;Quando Angelica e Tancredi ritornavano nel mondo dei viventi dal loro esilio nell&#8217;universo dei vizi estinti, delle virtù dimenticate e, soprattutto, del desiderio perenne, venivano accolti con bonaria ironia. &#8211; Siete proprio scemi, ragazzi, ad andare ad impolverarvi così. Ma guarda un po&#8217; come sei ridotto, Tancredi &#8211; sorrideva Don Fabrizio; e il nipote andava a farsi spazzolare.&#8221;</em></p>
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