<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Food Blogger Mania &#187; Alice Waters</title>
	<atom:link href="https://foodbloggermania.it/tag/ricette/alice-waters/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://foodbloggermania.it</link>
	<description>Food Blogger Mania</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Jul 2026 06:45:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>Due o tre idee sul futuro del cibo</title>
		<link>https://foodbloggermania.it/ricetta/due-o-tre-idee-sul-futuro-del-cibo/</link>
		<comments>https://foodbloggermania.it/ricetta/due-o-tre-idee-sul-futuro-del-cibo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 May 2018 17:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>una cuoca pericolosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Waters]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[perch]]></category>
		<category><![CDATA[pranzi]]></category>
		<category><![CDATA[PROPRIO]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://foodbloggermania.it/ricetta/due-o-tre-idee-sul-futuro-del-cibo/</guid>
		<description><![CDATA[&#160; PROPRIO in questi giorni di festa, placidamente punteggiati da laute libagioni, mi è capitato di partecipare a una garbata, ma animata discussione su quale sia il senso di centinaia di migliaia di persone che scrivono di cucina, ricette e menù, per poi passare ai milioni di persone che guardano le trasmissioni televisive che propongono&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/due-o-tre-idee-sul-futuro-del-cibo/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1597" src="https://unacuocapericolosa.files.wordpress.com/2018/03/20180215_195932.jpg?w=611" alt="20180215_195932" /></p>
<p><span><strong>PROPRIO</strong></span> in questi giorni di festa, placidamente punteggiati da laute libagioni, mi è capitato di partecipare a una garbata, ma animata discussione su quale sia il senso di centinaia di migliaia di persone che scrivono di cucina, ricette e menù, per poi passare ai milioni di persone che guardano le trasmissioni televisive che propongono gare gastronomiche, lezioni con gli chef, Cucine da incubo e ristoranti che sembrano più sgarrupati della scuola napoletana di ‘Io speriamo che me la cavo’.</p>
<p>Ho dimenticato qualcuno? Di sicuro. La stessa domanda, con l’aggiunta di una postilla altrettanto complessa – cioè se tutto questo parlare e scrivere e filmare di cuochi, cucine, ricette e gente che mangia o pensa di mangiare siano destinati a continuare o a perdere di  interesse – mi è stata fatta altrettanto spesso durante le presentazioni del mio libro.</p>
<p>E allora, come adesso, dico che risposte universali, che valgano comunque e sempre, non ne ho.</p>
<p><strong>Ma qualche robusta convinzione sì.</strong></p>
<p>Il cibo e la sua trasformazione in tutte le declinazioni possibili e immaginabili sono sempre stati centrali nell’esistenza umana. Non solo come bisogno primario e irrinunciabile. Tutti gli animali mangiano e tutte le piante si nutrono, pena l’estinzione. Ma gli uomini sono gli unici nell’intero creato che cucinano. Elaborano dal grano al pane, dalla frutta alle confetture, dal luppolo alla birra e dall’uva all’Ornellaia.</p>
<p>Cene, pranzi, colazioni sull’erba o in casa, istantanee di gente sola al bancone di un bar o cornucopie dall’aria invitante sono una costante nell’iconografia e nella letteratura dai tempi di <strong>Trimalcione</strong> e dei graffiti nelle grotte. Quindi anche l’aspetto puramente rappresentativo mi sembra adeguatamente coperto ed esauriente. In due parole: il cibo in primo o secondo piano c’è sempre stato e sempre ci sarà. Magari anche sullo sfondo, però presente e vivo. Con buona pace di chi lo trova invadente o superfluo nel dibattito quotidiano.</p>
<p>Oggi ne vediamo e consumiamo troppo? Abbiamo sviluppato un’attenzione malsana, eccessiva, da decadenza crepuscolare nei confronti di un atto che è necessario quanto naturale? Difficile rispondere.</p>
<p>Quello che so per certo è che oggi forse più di sempre mangiare è un atto politico. Un’azione che nel come e quanto e dove e perché definisce chi la compie. Coltivare un orto nel giardino di una scuola media di periferia a Salerno non è come farlo sul tetto di un grattacielo a New York, ma entrambi hanno un valore che va molto oltre la ‘resa per ettaro’.</p>
<p>Consumare cibo biologico significa dire alle multinazionali della distruzione ambientale che la coscienza dell’umanità non è ancora morta.</p>
<p>Cucinare secondo la stagionalità sembra anacronistico, ma ha gettato un seme di responsabilità per un consumo più sano del suolo e un utilizzo vero di prodotti locali. T</p>
<p>Gli esempi potrebbero continuare a lungo, ma non cambierebbero la sostanza.</p>
<p>Come dice <strong>Alice Waters,</strong> mangiare è l’atto politico per eccellenza. Tentare di negarlo è del tutto inutile. Invece riconoscerne l’immenso valore di libertà – cucino ciò che amo &#8211; e vincolo – il cibo viene buono se nel prepararlo rispetto la materia prima – condivisione – mangiamo a tavola tutti insieme &#8211; e partecipazione &#8211; mangiamo cibi di culture diverse &#8211; significa dare una bussola a questo presente smarrito, caotico e che a volte appare privo di futuro.</p>
<p>Quindi a tutti quelli che mi chiedono “Ma cosa scrivi a fare di cibo, ricette, cucina e chef invece di scrivere di cose serie?” posso serenamente rispondere che lo faccio perché sono molto impegnata politicamente.</p>
<p>P.S. Ma avete mai visto come sono belli il cavolo nero e le arance insieme alle acciughe del Cantabrico? Dovreste sentire come sono buoni&#8230; <img src=&#8221;https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72&#215;72/1f642.png&#8221; alt=&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://foodbloggermania.it/ricetta/due-o-tre-idee-sul-futuro-del-cibo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fa caldo. Allora albicocche al forno con gelato</title>
		<link>https://foodbloggermania.it/ricetta/fa-caldo-allora-albicocche-al-forno-con-gelato/</link>
		<comments>https://foodbloggermania.it/ricetta/fa-caldo-allora-albicocche-al-forno-con-gelato/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2017 07:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>una cuoca pericolosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Waters]]></category>
		<category><![CDATA[bocca]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[credo]]></category>
		<category><![CDATA[forno]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[perch]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://foodbloggermania.it/ricetta/fa-caldo-allora-albicocche-al-forno-con-gelato/</guid>
		<description><![CDATA[IN QUESTE  settimane dove l&#8217;orrore sembra essere la cifra che caratterizza il tempo, mi sono trovata spesso a chiedermi cosa fare per fermarlo. E non ho trovato nessuna risposta. Pensare che la soluzione non compete a me perché non sono nessuno e non conto niente sullo scacchiere politico mondiale è facile, evidente e scontato, ma&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/fa-caldo-allora-albicocche-al-forno-con-gelato/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>IN QUESTE</span>  settimane dove l&#8217;orrore sembra essere la cifra che caratterizza il tempo, mi sono trovata spesso a chiedermi cosa fare per fermarlo. E non ho trovato nessuna risposta. Pensare che la soluzione non compete a me perché non sono nessuno e non conto niente sullo scacchiere politico mondiale è facile, evidente e scontato, ma non mi dá conforto. Mentre io ho bisogno di sapere che posso fare qualcosa, posso contribuire a sostenere le cause in cui credo. E non credo a nessuna piú di quella che salvaguarda l&#8217;esistenza del mondo in cui vivo. Sembrava una domanda destinata al silenzio e invece la risposta è arrivata. Sottoforma di utopia, certo, ma è arrivata. E come molte utopie ha un fascino sottile e coinvolgente, come un grande distillato ha una persistenza lunga, impalpabile, profonda. E ha un nome, Alice Waters.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1497" src="https://unacuocapericolosa.files.wordpress.com/2017/06/img_1927.jpg?w=611" alt="" /></p>
<p><b>Alice Waters</b> ha ancora un sogno. Un mondo dove al posto delle pistole si impugnino le forchette. E ritrovarsi intorno a un tavolo per condividere un BUON PASTO sia fondamentale e non accessorio nella vita quotidiana di singoli e famiglie. Settantatadue anni di grazia e tenacia, ho scoperto che questa chef leggendaria negli Stati Uniti è l&#8217;equivalente di Carlo Petrini nel suo Paese (oltreché vicepresidente di Slow Food) e ha un seguito significativo fra le persone che contano: è lei che ha ispirato Michelle Obama per il famoso orto nel giardino della Casa Bianca. La sua utopia, che ho deciso di adottare, è portare o ri-portare le persone a consumare cibi preparati in casa e condivisi, semplici ma buoni, che nutrano il corpo e lo spirito perché &#8220;il cibo è un atto politico, ciò che mangiamo ci definisce. Mangiare insieme è l&#8217;atto civilizzatore per eccellenza. È il modo in cui le idee si tramandano ed è da lí che bisogna ripartire. Non vediamo la bellezza del mondo perché abbiamo perso la capacitá di sentire attraverso i sensi. Abbiamo reciso i cordoni con la natura che ci guarisce&#8221;.</p>
<p><span><b>E nella sua utopia</b></span>, Alice Waters sa anche da dove bisogna cominciare per realizzare questa rivoluzione: dai bambini. Nelle mense scolastiche cosí come nelle famiglie. È un&#8217;utopia ma ha davvero un grande fascino e un buon senso auspicabile. Credo che anche le mamme dei tagliagole che insanguinano il mondo preferirebbero vedere i loro figli attorno a un tavolo con la bocca sporca di cibo e la forchetta in mano piuttosto che con una pistola nel pugno.</p>
<p>Tornando ad Alice Waters, ho provato una delle sue ricette piú semplici, le albicocche al forno con gelato. Le ho fatte per uno di quegli spuntini, proibiti, di mezzanotte e dintorni. Alice Waters consiglia gelato al miele sopra le albicocche appena sfornate, io non ho mai avuto la fortuna di mangiarlo, il gelato al miele, quindi ho ripiegato su crema Buontalenti. Poi ho messo la mia famiglia intorno al tavolo di cucina e ho iniziato a vivere la mia utopia.</p>
<p>P.s. Non vorrete davvero che scriva come si fanno le albicocche al forno, vero?</p>
<p>Archiviato in:<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://unacuocapericolosa.com/category/gourmet/">Gourmet</a>  <img alt="" border="0" src="https://pixel.wp.com/b.gif?host=unacuocapericolosa.com&amp;blog=49646952&amp;post=1493&amp;subd=unacuocapericolosa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://foodbloggermania.it/ricetta/fa-caldo-allora-albicocche-al-forno-con-gelato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- Wp Fastest Cache: XML Content -->