Tubetti con le cozze alla tarantina

Ancora una ricetta dalla tradizione tarantina.

Del resto, se si parla di cozze, queste non possono che essere tarantine.

Qui sul blog avevo già, in uno dei primissimi post, affrontato il discorso dell’inquinamento delle falde del Mar Piccolo da parte dell’ILVA e di come questo avesse avuto ripercussioni sull’eco-sistema della zona e messo in ginocchio una regione che vive dei prodotti della terra, del mare e, appunto, dell’ILVA.

Da quel post ad ora non è cambiato molto. La burocrazia fa il suo corso molto lentamente e ad ora la coltivazione è limitata al secondo seno del Mar piccolo e al Mar Grande, sicuri e controllati. Il primo seno del Mar Piccolo, invece, continua ad essere off-limits.

La produzione delle cozze tarantine richiede circa quattordici mesi.

Inizia a novembre con la preparazione dei cosiddetti letti lungo i pali di legno conficcati sul fondale marino, ossia delle griglie di corda attorno ai quali si svilupperanno i mitili.

A marzo i letti vengono staccati, le cozze ripulite e preparate accuratamente per il primo innesto, che viene ripetuto poi per 4-5 volte. Tra maggio e giugno le cozze sono adulte e pronte per essere distribuite sui mercati nazionali ed esteri, non prima, però, di essere sottoposte a rigorosi controlli di laboratorio. I frutti che giungono sul mercato, quindi, sono assolutamente sicuri dal punto di vista igienico-sanitario.

Dal punto di vista del sapore.. beh… questo merita un discorso a sè.

Il gusto intenso e profumato, particolare rispetto a quello delle cozze pescate in altri mari, viene loro conferito dalla presenza, nel Mar Grande e nel Mar Piccolo, di circa trentaquattro sorgenti di acqua dolce di origine carsica, chiamate citri che determinano condizioni di bassa salinità e ne rendono un prodotto unico nel suo genere.

 

Detto ciò, la mia seconda ricetta per MTC di questo mese l’ho fatta a Pistoia e con cozze pescate nell’Adriatico, per ovvi motivi ”</p

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