Lasagne di topinambur (senza lasagne)


La parola passione non mi è mai piaciuta. 
Lo fa per passione.
E’ appassionata. 
Quali sono le tue passioni?
Tutte. Ogni cosa che faccio io la faccio con e per passione, sennò qual è il senso di fare?, di essere al mondo?, di lavorare?
Sbarcare il lunario, per esempio.
Okay, però posso dire che non mi piace che da un lato ci sia il lavoro e dall’altra la passione? Posso? 
Faccio l’architetto ma sono appassionata di uncinetto. E allora perché non fai l’uncinetto?
Faccio la baby-sitter ma sono appassionata di immersioni. E allora immergiti!
Poi penso a mio marito: lui è appassionato di cucina. Cucinare è la sua passione. Si capisce dal fatto che lo fa anche quando è stanco, anche quando potrebbe non farlo. 
Ad esempio l’altra sera è tornato a casa alle 20.30, aveva alle spalle 6 ore di macchina, 2 incontri clienti, 1 conference-call, 38 email. Avrebbe potuto fare una pasta. Me l’aveva detto, ce l’eravamo detto “ci facciamo una pasta”. 
Io torno sempre a casa alle 20.30 e il giovedì la stanchezza accumulata si fa sentire. Fosse per me, lo sai, aprirei una busta di insalata.
Arrivo a casa alle 20.40 e lui era ai fornelli: con la cravatta e le scarpe lucide. Stava inventando una ricetta. 
“La pasta al pomodoro mi fa tristezza” mi ha detto “la frase: ci facciamo una pasta è una frase triste”.
Questo vuol dire essere appassionati. 
Che poi la vita lo abbia portato a svolgere altri tipi di routine, che non c’entrano niente con i topinambur, non vuol dire che la sua passione sia debole, relegata in un angolo. 
E non vuol dire nemmeno che il suo lavoro lo renda triste. Quando lavora, mio marito non credo pensi “non vedo l’ora di mettermi ai fornelli, davvero, non vedo l’ora”. Quando lavora mio marito lavora. E non è triste.
Ma come!? 
Se sei appassionato! 
Perché non cospargi la tua vita di passione? Perché non cucini tutto il giorno, tutti i giorni?
Non lo so. Forse, nel trasformare una passione in lavoro si rischia di perdere un po’ di magia, un po’ di brivido. 
Come quando ci si innamora di una persona che non esiste, se poi quella persona inizia a esistere, è inevitabile che si perda un po’ di magia. Se quella persona inizia a sbucare ogni mattina nel nostro letto, se ogni sera ci racconta le sue sventure, se per caso si mette a piangere o ci urla addosso tutto il suo dolore, è inevitabile che quella persona sia “meno da brivido”, il brivido della passione a piccole dosi, che rimane passione solo perché presa a piccole dosi.
Io continuo a essere dell’altro partito: grandi dosi di passione, a costo di sacrificare il brivido.

COSA&QUANTO
  • Farina, una tazzina 
  • latte, una tazzina e mezza 
  • burro (poco!)
  • 6 topinambur
  • olio
  • sale
  • pepe
  • salsa di pomodoro

COME
In un pentolino: burro, farina e latte.
Accendi il fuoco e gira con la frusta fino a che non diventa besciamella
Spegni il fuoco dopo due minuti.
Pela i topinambur e tagliali per il lungo a fettine.
In una teglia: un filo d’olio e topinambur messi giù alla rinfusa.
Sale, sale. 
Pepe, pepe.
Assaggia la bescia e senti se è buona, se lo è versala nella teglia.
Ora versaci sopra la salsa di pomodori pachino; se è necessario, prima di versarla salala e poi versala.
Un filo di olio.
Informa e cuoci per 30 minuti.
Ricetta velocissima, economicissima e vegetariana. 
Perfetta per chi non vuole o non può mangiare la pasta.

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