Frittata di scammaro

Frittata di scammaro, frittata senza uovaLa frittata di scammaro è un piatto povero tipico della tradizione napoletana preparata soprattutto nel periodo di Pasqua, in particolare nei giorni di “magro”, come il venerdì e il sabato santi.  La particolarità di questa frittata è che viene realizzata senza uova, ecco quindi che si presenta molto più semplice e leggera della classica frittata di spaghetti napoletana, quella che tipicamnete viene preparata per il cestino del pic nic.

La frittata di scammaro è un piatto molto semplice che si prapara come detto con pochi ingredienti, tra cui la pasta, solitamente spaghetti, olive, acciughe (facoltative), pinoli, prezzemolo, aglio e olio. Insomma ingredienti semplici e comuni che servono per arricchire il sapore della pasta asciutta. Per ottenere un ottima frittata senza uova è importante cuocere gli spaghetti solo pochi minuti (quindi scolarli molto al dente), condirli con gli ingredienti detto che si sono fatti insaporire leggeremente in padella e cuocere poi ancora una padella come una classica frittata, cercando di roteare un po’ la padella sul fuoco, così che possa cuocersi bene al centro come alle estremità. La frittata ovvimanete dovrà essere girata e cotta sull’altro lato a metà cottura.

La frittata di scammaro porta con sè un carico di tradizione legato al suo profondo significato; analizzando l’etimologia del termine “scammaro”, infatti, che signifia “di magro”, si evince esattamente il senso della “leggerezza” e della “scarsità” di ingredienti utilizzati. Se vi state chiedendo “cos’è lo scammaro?” sappiate che non siete gli unici a farvi questa domanda e che per conoscere il vero significato bisogna interrogara qualche anziana signora napoletana, che vi saprà raccontare di una “usanza” molto particolare. Come saprete, quello della Quaresima è un periodo di astinenza, astinenza dall’eccesso e dalla carne, praticata con assoluto rigore soprattutto dai monaci. Eppure, così come bambini e anziani, sono solitamente esonerati dal digiuno e dai grandi sacrifici richiesti dalla chiesa, anche i monaci con problemi di salute beneficiavano dello stesso esonero. A loro era concesso mangiare la carne anche in Quaresima, ma perer non “turbare” la vista degli altri, sottoposti al digiuno, erano invitati a consumare il pasto “grasso” nelle loro camere, da cui è nato il termine “cammarare” ossia “mangiare di grasso” (che deriva proprio dalla parola “cammera” che in napoletano significa “camera”). I monaci che non erano in camera era detto “scammarati”, da cui deriva “scammaro” ossia “mangiare di magro“.

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