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	<title>Food Blogger Mania &#187; fida</title>
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	<description>Food Blogger Mania</description>
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		<title>Granita di Messina e Barad di Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 18:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Hafiz Ibrahim]]></category>
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		<description><![CDATA[“E pace su di te il giorno in cui te ne andasti, con tutte le tue bellezze affascinanti! E pace su di te il giorno in cui ritornerai come eri, un paradiso per gli italiani!” Hafiz Ibrahim.&#160; Tre anni fa sono stata a Messina, era la prima volta che assaggio la granita, buona e rinfrescante, l’esperienza&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/granita-di-messina-e-barad-di-gaza/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“E pace su di te il giorno in cui te ne andasti, con tutte le tue bellezze<br />
affascinanti! E pace su di te il giorno in cui ritornerai come eri, un paradiso<br />
per gli italiani!” Hafiz Ibrahim.&nbsp;
<div></div>
<div>
<div></div>
<p>Tre anni fa sono stata a Messina, era la prima<br />
volta che assaggio la granita, buona e rinfrescante, l’esperienza è rimasta<br />
soprattutto perché mia figlia vuole tornarci per la granita. Sempre il cibo è<br />
l’occasione per parlavo con na mia amica Feda Zeyad di Gaza, mi parlava del<br />
barad come se fosse il rinfrescante unico. riflessione mi porta a pensare a due<br />
elementi semplici ma simbolici che appartengono a questi luoghi: il barad di<br />
Gaza e la granita di Messina. Due bevande fresche, nate in contesti climatici<br />
diversi, ma accomunate dal loro potere di dare sollievo. A Gaza, il barad è un<br />
lusso semplice, un momento di tregua nelle giornate roventi, mentre a Messina,<br />
assaporare la granita è un rito, un’esperienza che celebra la dolcezza della<br />
vita. Ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato la granita, proprio a<br />
Messina. Era come se, con ogni cucchiaino, potessi sentire la storia e la<br />
cultura di quel luogo. Messina e Gaza: due luoghi separati da mari e secoli, ma<br />
uniti da immagini di distruzione e resilienza. Il terremoto di Messina del 1908<br />
– uno dei più devastanti della storia moderna – lasciò dietro di sé rovine<br />
fumanti e corpi bruciati, una scena che il poeta egiziano Hafiz Ibrahim<br />
immortalò in una poesia straziante, testimone della tragedia e della solidarietà<br />
umana. Gaza, invece, continua a vivere un genocidio quotidiana, dove le vite si<br />
spengono non per mano della natura, ma per i missili che piovono<br />
incessantemente, e per la fame. Eppure, il risultato è lo stesso: corpi<br />
bruciati, infrastrutture distrutte, case sterminate, alberi tagliati … Eppure,<br />
c&#8217;è qualcosa di paradossale in questi due prodotti. Entrambi sono legati<br />
all’idea di freschezza, di sollievo, di vita – eppure, nelle stesse terre che li<br />
hanno generati, il fuoco è il protagonista. Il fuoco di un terremoto, che<br />
devasta in un attimo; il fuoco di un missile, che distrugge vite e speranze.<br />
Questo contrasto è una metafora potente di come, anche nei momenti più bui, le<br />
persone trovino il modo di conservare una scintilla di umanità.</p>
<div>
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</div>
<p>Attraverso queste immagini, mi chiedo: cosa possiamo imparare da Messina e Gaza?<br />
La poesia di Hafiz Ibrahim ci ricorda che il dolore può essere un linguaggio<br />
universale, che lega le storie umane. E i simboli come il barad e la granita ci<br />
insegnano che, nonostante tutto, c&#8217;è sempre un modo per rinfrescare l’anima, per<br />
ritrovare un momento di pace anche nelle circostanze più difficili.</p>
<div>
  <a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgsuYZt-BZeI9xhCYYjOQl_PQtWM_SanoBtcEMU9-kUW7fsqSdooSbbZcuNGpf1c2No04xg3QnSsmIOcYI-hV7AbBy3Qi6r5PHkQw-4AsaohvjKeJGal1vj-k8Lr5DZjiHr5FH9LHMfFDrWzHNQaquZEPV2KwPYfnKtnkGUAjWZ23DjWDv65zU5r31-91s/s1600/628083701_18558982777052322_3736123265175939164_n.jpg"><img alt="" border="0" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgsuYZt-BZeI9xhCYYjOQl_PQtWM_SanoBtcEMU9-kUW7fsqSdooSbbZcuNGpf1c2No04xg3QnSsmIOcYI-hV7AbBy3Qi6r5PHkQw-4AsaohvjKeJGal1vj-k8Lr5DZjiHr5FH9LHMfFDrWzHNQaquZEPV2KwPYfnKtnkGUAjWZ23DjWDv65zU5r31-91s/s1600/628083701_18558982777052322_3736123265175939164_n.jpg" /></a>
</div>
<p>Messina e Gaza: due luoghi diversi, due tragedie lontane nel tempo e nello<br />
spazio, ma uniti da una lezione di resistenza. Ricordare queste storie non è<br />
solo un atto di memoria, ma un modo per riaffermare il valore della vita, della<br />
cultura e della speranza&nbsp; Messina e Gaza: due luoghi separati da mari e secoli,<br />
ma uniti da immagini di distruzione e resilienza. Il terremoto di Messina del 28<br />
dicembre 1908 – uno dei più devastanti della storia moderna – colpì la città<br />
alle prime ore del mattino con una magnitudo stimata di 7.1. In pochi secondi,<br />
Messina venne rasa al suolo, con oltre 80.000 vite spezzate. Le rovine fumanti,<br />
le urla dei sopravvissuti e i corpi bruciati crearono un paesaggio apocalittico.<br />
Il poeta egiziano Hafiz Ibrahim immortalò questa tragedia in una poesia che<br />
divenne un simbolo di solidarietà e lutto condiviso. Con versi profondi, Hafiz<br />
descrisse Messina come una città ferita ma non sconfitta, un luogo in cui il<br />
dolore umano divenne il ponte per una compassione universale. Dopo il terremoto,<br />
Messina affrontò una lunga fase di ricostruzione, sia fisica che morale.<br />
Nonostante la distruzione, la città riuscì a risorgere dalle sue ceneri,<br />
trasformandosi in un simbolo di resilienza. La ricostruzione fu lenta, ma<br />
Messina tornò a vivere, con nuove architetture e un nuovo spirito comunitario.<br />
La tragedia lasciò ferite profonde, ma anche una lezione di speranza: “Possiamo<br />
cadere, ma ci rialziamo sempre,” sembrava dire ogni pietra ricostruita. Questa<br />
riflessione mi porta a pensare a due elementi semplici ma simbolici che<br />
appartengono a questi luoghi: il barad di Gaza e la granita di Messina. Due<br />
bevande fresche, nate in contesti climatici diversi, ma accomunate dal loro<br />
potere di dare sollievo. A Gaza, il barad è un lusso semplice, un momento di<br />
tregua nelle giornate roventi, mentre a Messina, assaporare la granita è un<br />
rito, un’esperienza che celebra la dolcezza della vita. Ricordo ancora la prima<br />
volta che ho assaggiato la granita, proprio a Messina. Era come se, con ogni<br />
cucchiaino, potessi sentire la storia e la cultura di quel luogo. Eppure, c&#8217;è<br />
qualcosa di paradossale in questi due prodotti. Entrambi sono legati all’idea di<br />
freschezza, di sollievo, di vita – eppure, nelle stesse terre che li hanno<br />
generati, il fuoco è il protagonista. Il fuoco di un terremoto, che devasta in<br />
un attimo; il fuoco di un missile, che distrugge vite e speranze. Questo<br />
contrasto è una metafora potente di come, anche nei momenti più bui, le persone<br />
trovino il modo di conservare una scintilla di umanità. Attraverso queste<br />
immagini, mi chiedo: cosa possiamo imparare da Messina e Gaza? La poesia di<br />
Hafiz Ibrahim ci ricorda che il dolore può essere un linguaggio universale, che<br />
lega le storie umane. Con versi che riecheggiano attraverso il tempo, Hafiz<br />
scriveva: “Quando la terra si scuote e i cuori tremano, resta solo la forza<br />
della solidarietà per ricostruire ciò che è stato perso.” Questi versi ci<br />
ricordano che, anche nella tragedia, esiste la possibilità di rinascita. E i<br />
simboli come il barad e la granita ci insegnano che, nonostante tutto, c&#8217;è<br />
sempre un modo per rinfrescare l’anima, per ritrovare un momento di pace anche<br />
nelle circostanze più difficili. La granita, con la sua dolcezza, e il barad,<br />
con la sua semplicità, sono un promemoria che la vita continua, che possiamo<br />
trovare frammenti di gioia anche quando tutto sembra perduto. Messina e Gaza:<br />
due luoghi diversi, due tragedie lontane nel tempo e nello spazio, ma uniti da<br />
una lezione di resistenza. Ricordare queste storie non è solo un atto di<br />
memoria, ma un modo per riaffermare il valore della vita, della cultura e della<br />
speranza. Perché, come ci insegnano Messina e Gaza, finché c&#8217;è memoria, c&#8217;è<br />
futuro. E finché c&#8217;è speranza, c&#8217;è possibilità di rinascita.
</p></div>
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		<title>Qatayef قطايف</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 13:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Abbasidi Abb]]></category>
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		<description><![CDATA[Qatayef, dolce tipico del mese, la maggior parte dei palestinesi lo mangio dopo il pasto della rottura del digiuno, mentre pochi rompono il digiuno con il dolce specialmente nella città di Nablus. L’unica interpretazione che spiega il suo legame al mese del Ramadan perché è fatto a forma di mezzaluna simbolo del mese. Si parla&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/qatayef-%d9%82%d8%b7%d8%a7%d9%8a%d9%81/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qatayef, dolce tipico del mese, la maggior parte dei palestinesi lo mangio dopo il pasto della rottura del digiuno, mentre pochi rompono il digiuno con il dolce specialmente nella città di Nablus. L’unica interpretazione che spiega il suo legame al mese del Ramadan perché è fatto a forma di mezzaluna simbolo del mese. </p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRHAKvV_biOXchwpdzRERPALi_lTHA1tYZN_hY7SZFaSh-dZH6HqctUarVgwresLYTB03hq2Y_f8ZDxnT_mHzB450PUUNcRnyJcB-ms1hPjrHTp7rdU7PAtBlG3iYUNh1Dfr9Aule1EQKnqrXtGilB8zi8XO-i_EzqbNxQJKB9QpHucs0VYgrFgMXvnis/s1600/0a9e9bcc-2696-4900-a548-1837fb78588c.JPG"><img alt="" border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRHAKvV_biOXchwpdzRERPALi_lTHA1tYZN_hY7SZFaSh-dZH6HqctUarVgwresLYTB03hq2Y_f8ZDxnT_mHzB450PUUNcRnyJcB-ms1hPjrHTp7rdU7PAtBlG3iYUNh1Dfr9Aule1EQKnqrXtGilB8zi8XO-i_EzqbNxQJKB9QpHucs0VYgrFgMXvnis/s320/0a9e9bcc-2696-4900-a548-1837fb78588c.JPG" /></a></div>
<p>Si parla di vari origini di varie epoche storiche; dai tempi degli, Omayyadi Banū Umayya, Abbasidi Abbāsiyyūne, i fatimidi Fāṭimiyyūn e anche i mammalucchi.<br />
Il  primo lracconto è ambientato nell&#8217;era omayyade, si dice che era il dolce dei poeti e i principi  e fu il califfo omayyade Sulaymān ibn ʿAbd al-Malik il primo ad assaggiarlo nel 716 d.c, l’epoca degli Abbasidi Abbāsiyyūn  che governarono dal 750 al 1517 d.c, fu considerata un’epoca di boom intellettuale nell’ambito culturale, artistico, scientifico e gastronomico non solo per il mondo arabo e musulmano, ma anche per l’Europa del medioevo. Nello stesso periodo di tempo però erano presenti anche i Fatimidi Fāṭimiyyūn (909 &#8211; 1171) che erano un movimento che annunciò  l&#8217;ascesa del califfato poco dopo essersi trasferiti nel Nord dell’Africa (il Maghreb). E si dice che furono i primi a inventare il Qatayef. L’ultimo racconto parla di una competizione tra i pasticceri durante il Sultanato mamelucco, e uno ha preparato un’impasto ripieno di noci da prendere dagli ospiti, e da qui viene il nome Qatayef dal verbo qaṭafa قَطَفَ, mentre alcuni storici dicono che l&#8217;origine della denominazione del Qatayef con questo nome è sua somiglianza al tatto con il velluto che in arabo si dice Qatifa قَطِيفَةُ<br />
Come non poteva mancare gli Qatayef dopo il pasto della rottura del digiuno, anche nelle poesie e la letteratura nelle ere menzionate sopra non è mancato, molti poeti importanti hanno espresso il loro amore verso il qatayef e lo knafe, Jalāl al-Dīn al-Suyūṭī ha scritto un’opera  intitolata Mnhl alltaif fi al knafe  walktaif anche nelle poesie del poeta Ibn al-Rumi (836 &#8211; 896) si tracciano questi dolci nelle sue poesie.<br />
Dice Salah al-Dīn al-Ṣafadī (1296 – 1363)<br />
La cosa più gustosa dopo il digiuno<br />
Dei dolci<br />
Qatayef<br />
Unico dolce </p>
<p>Dopo la rottura del digiuno, anche cloro che non osservano il digiuno aspettano il Ramadan per il Qatayef, qui mi viene in mente una frase di un giornalista, il filosofo satirico Ahmad Bahgiat (1932 &#8211; 2011): (lo Knafe e il Qatayef sono entrati nella storia dei musulmani quando l&#8217;amore è uscito dal cuore &#8230; e l&#8217;Islam è diventato un rosario di preghiera sospeso e una lanterna archeologica).<br />
Preparare il dolce a casa non è difficile, anche se lo abbiamo sempre comprato, soprattutto quando ero a Hebron, per sostenere la resistenza dei pasticceri che aprono ancora all’interno nella città vecchia.<br />
Diverse ricette del qatayef si trovano e si scambiano tra gli amanti di questo dolce, e sono tutte buone.<br />
Oggi propongo questa ricetta semplice e buona<br />
Gli ingredienti:<br />
Per l’impasto:<br />
2 bicchieri di farina 0<br />
1/4 bicchiere di farina di grano duro<br />
3 bicchieri di acqua tiepida<br />
1 bustina di lievito per dolci<br />
2 cucchiai di zucchero<br />
Un pizzico di sale<br />
Per il ripieno:<br />
Circa 400 g di formaggio in Italia il migliore secondo me è il primo sale (tosella)<br />
1 cucchiaino di cannella<br />
2 cucciai di zucchero<br />
Procedimento:<br />
In una ciottola mettere tutti gli ingredienti dell’impasto e mescolare bene con una frusta fino ad ottenere una pastella.</p>
<p>Sul fuoco mettere una padella anti aderente, quando è calda versare la pastella con un ramaiolo e formare cerchi come quelli del pancake di 15 cm di diametro più o meno, si cuociono solo da una lato, quindi appena asciutta la superficie si possono togliere. </p>
<p>La preparazione del ripieno:<br />
Sminuzzare il formaggio con le mani, aggiungere la cannella e lo zucchero e mescolare.<br />
Mettere un cucchiaio del ripieno all’interno del cerchio del qatayef e chiudere formando mezzaluna, premere i bordi con le mani. </p>
<p>Per cuocerli:<br />
Disporre i panzarotti spennellati con il burro/ burro chiarificato su una teglia munita di carta da forno e cuocerli a 180 gradi per circa 10 minuti o fino a quando avranno un colore dorato.<br />
O<br />
Friggere i panzarotti con olio di semi </p>
<p>Servire con del ater o il miele sopra</p>
]]></content:encoded>
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		<title>INSEGNARE è una passione che lievita come il pane</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 08:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Corsi in cucina&#160; Insegnare è una delle cose che più amo fare. Ogni volta che entro in aula, non porto solo ricette o tecniche, ma storie, sapori e connessioni profonde con una cultura ricca e affascinante. Ho avuto il privilegio di insegnare al Cordon Bleu di Firenze, una delle scuole più prestigiose, a futuri/attuali pasticceri&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/insegnare-e-una-passione-che-lievita-come-il-pane/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corsi in cucina&nbsp;</p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjDf1oTo31NoEG5jflwhvgSi70LVqbkYU1ZFhHAfT4Q0nsgAV8lTJzHk2Xr73K6PpKgbYWnTiOLwey7vrfeooOnKmHynmj5tzqdm9H4JTYYQIH6qX6t1OKq3YM4vd7OnTv-cPhbqSirh4cD4GWw6slf6twt5Cat3YJpOUea_M5ZTFXnxxi1S7RlR0YBPgA"><img alt="" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjDf1oTo31NoEG5jflwhvgSi70LVqbkYU1ZFhHAfT4Q0nsgAV8lTJzHk2Xr73K6PpKgbYWnTiOLwey7vrfeooOnKmHynmj5tzqdm9H4JTYYQIH6qX6t1OKq3YM4vd7OnTv-cPhbqSirh4cD4GWw6slf6twt5Cat3YJpOUea_M5ZTFXnxxi1S7RlR0YBPgA=w300-h400" width="300" /></a></div>
<p>
</p>
<p>Insegnare è una delle cose che più amo fare. Ogni volta che entro in aula, non porto solo ricette o tecniche, ma storie, sapori e connessioni profonde con una cultura ricca e affascinante. Ho avuto il privilegio di insegnare al Cordon Bleu di Firenze, una delle scuole più prestigiose, a futuri/attuali pasticceri e professionisti che volevano ingrandire le loro conoscenze.&nbsp;</p>
<p></p>
<p>Abbiamo lavorato sulla pasticceria mediorientale: fragrante, profumata, fatta di spezie, frutta secca, dolci sciroppati.&nbsp;</p>
<p>Vedere l’interesse, la curiosità e poi l’entusiasmo negli occhi degli studenti è la ricompensa più grande. Per me, insegnare non è solo trasmettere tecniche, ma anche costruire ponti tra culture, condividere emozioni e alimentare sogni.</p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhEWQGmSz5NU6iCEI7HWcqCCsAOZ9hSWruOhUZinY8MIXDqJnhnuk_bw2s-1eEEOb4vbQktlnPH9aedr0gmn7CW1EsBs3f_GtdJIb2qF2bVQ_KGXVtYMVNIIb5GhBZ-qYTdP_3zlQ3pvBM8TZZnx8G2XFTAp_kEzHZghJIPWz16XZj3tyYNZD8clnfzlUg"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhEWQGmSz5NU6iCEI7HWcqCCsAOZ9hSWruOhUZinY8MIXDqJnhnuk_bw2s-1eEEOb4vbQktlnPH9aedr0gmn7CW1EsBs3f_GtdJIb2qF2bVQ_KGXVtYMVNIIb5GhBZ-qYTdP_3zlQ3pvBM8TZZnx8G2XFTAp_kEzHZghJIPWz16XZj3tyYNZD8clnfzlUg" width="180" /></a></div>
</p>
<p>Non poteva mancare lo knafe, ma nemmeno i ka&#8217;k e i ma&#8217;moul fatti con semolino, e ripieni di datteri, pistacchio e noci.&nbsp;</p>
<p>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tbody>
<tr>
<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiNO8PO0vYL0YIyb7kPpc9Ys384kkPo2avk6vAH_TRB3bfQcUkMCBFoehTD0n9O0PKC9W-ayjTVneHRHJYLjcK346ljcxeGeWE7_11UrBC2pWmgrCyOc29CczBPSqg8APPJ1Dlh4PA2iKhF2mephLWNvCumEYYquV30xzFh0fVErxDU0wM8ftvFJhdOt6Y"><img height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiNO8PO0vYL0YIyb7kPpc9Ys384kkPo2avk6vAH_TRB3bfQcUkMCBFoehTD0n9O0PKC9W-ayjTVneHRHJYLjcK346ljcxeGeWE7_11UrBC2pWmgrCyOc29CczBPSqg8APPJ1Dlh4PA2iKhF2mephLWNvCumEYYquV30xzFh0fVErxDU0wM8ftvFJhdOt6Y=w240-h320" width="240" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>Knafe</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tbody>
<tr>
<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiZIvDXg_4IrWsvtzrtbrhfllJGmsOzn40FJRzobwq-G6uOxNAHfgpAeQDQVMAc495Yhlca60Kgox-YvQ2GtJAOXl6F57GeqUEK5vz8lndkMYcxfK6bW9iNGSjPxEGDz5Fd7lh3BlDra3m8TU7KN4w_V5CyGflK_qyO0P-0pkEVQf23JSpTs7X7_84aTd0"><img height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiZIvDXg_4IrWsvtzrtbrhfllJGmsOzn40FJRzobwq-G6uOxNAHfgpAeQDQVMAc495Yhlca60Kgox-YvQ2GtJAOXl6F57GeqUEK5vz8lndkMYcxfK6bW9iNGSjPxEGDz5Fd7lh3BlDra3m8TU7KN4w_V5CyGflK_qyO0P-0pkEVQf23JSpTs7X7_84aTd0=w240-h320" width="240" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>Ka&#8217;k e Mamoul&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEigeqXagK38dFSvTZBiIW4vvH9IR1dwAsA6wvnvGCEtWjD3gL0WhMV15zSYbsk2qknFqLMSIBkNNfnMWzFDlqOi8Hynf0RxbCzxMQlFU-hqD6KwG7Zywt8ndA-nAFVETbqy8yWB4UhI9fZX5F53MBgM3BVoGpKq8f39b2W_zGGSDuUdwfQP_-aJ0rHM-6o"><img height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEigeqXagK38dFSvTZBiIW4vvH9IR1dwAsA6wvnvGCEtWjD3gL0WhMV15zSYbsk2qknFqLMSIBkNNfnMWzFDlqOi8Hynf0RxbCzxMQlFU-hqD6KwG7Zywt8ndA-nAFVETbqy8yWB4UhI9fZX5F53MBgM3BVoGpKq8f39b2W_zGGSDuUdwfQP_-aJ0rHM-6o=w240-h320" width="240" /></a></div>
<p>Layali Libnano, Le notti del libano è un dolce delicato e molto semplice
</p>
<p>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tbody>
<tr>
<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhYZfchLjEDN8YlPwrSHKxF7mQ7hWiiG8UBWzghQi10wWGLHC9TMb2KUzY2-KKnEq2qA28d51kQYvmvTAjocFPYz_DfvFx-ny7rJT-1s6XNnOh1YRDUDW2MQGEfES9yPtzokcrZBT0RXHySdB6fSppuwMH8lERXs78wQxY0NOiG4wyIzawZLBSy5wZdazc"><img height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhYZfchLjEDN8YlPwrSHKxF7mQ7hWiiG8UBWzghQi10wWGLHC9TMb2KUzY2-KKnEq2qA28d51kQYvmvTAjocFPYz_DfvFx-ny7rJT-1s6XNnOh1YRDUDW2MQGEfES9yPtzokcrZBT0RXHySdB6fSppuwMH8lERXs78wQxY0NOiG4wyIzawZLBSy5wZdazc=w240-h320" width="240" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>Layali Libnan</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<p>Barazeq anche, il sesamo è un tocco magico nei biscotti&nbsp;</p>
<p>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tbody>
<tr>
<td><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhhNIuHMAxHUPii39W5gbbU5CmVnz14H5GDzKIGHsHLNN1J13vxl-OeCP8KquqTRT59a4YapNfYG2_BaCIvKkZzLtdkziJpGr3Ew7psuNgPkNGn_cmLh7waHWEpgheygamSH_sNExp7a6Uo1YnMWGcSBLpMM5nFTXKZ2zAal-1kb98EHjJG7R2VBM3jODA"><img alt="" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhhNIuHMAxHUPii39W5gbbU5CmVnz14H5GDzKIGHsHLNN1J13vxl-OeCP8KquqTRT59a4YapNfYG2_BaCIvKkZzLtdkziJpGr3Ew7psuNgPkNGn_cmLh7waHWEpgheygamSH_sNExp7a6Uo1YnMWGcSBLpMM5nFTXKZ2zAal-1kb98EHjJG7R2VBM3jODA=w240-h320" width="240" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>Barazeq&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ciambelle di farina integrale e datteri&nbsp;</p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEg8M3gYTJZ-esHv3_36meFHYmp4y07F6oBXLQJFOvTd_byRKsAtCpqbmW55HxYPjG2sDLycdJXyEtyfqOHchqHI1dUdRsmcwAqC_KDGbFFnU3fOHAVtY5CbWg8lSsNeBNrFaWWg_RsB9GgxLNZ1Q077714e7ohEqsoZdQhqGpC1xA3eCaP6QBttwfiDofA"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEg8M3gYTJZ-esHv3_36meFHYmp4y07F6oBXLQJFOvTd_byRKsAtCpqbmW55HxYPjG2sDLycdJXyEtyfqOHchqHI1dUdRsmcwAqC_KDGbFFnU3fOHAVtY5CbWg8lSsNeBNrFaWWg_RsB9GgxLNZ1Q077714e7ohEqsoZdQhqGpC1xA3eCaP6QBttwfiDofA" width="180" /></a></div></p>
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		<title>Cicoria- ricetta vegana</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 16:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Tutto è cominciato con un regalo “innocente”&#8230;&#160;&#160; Una cara amica mi ha regalato del lievito madre. Carino, vero? Ma per evitare che la situazione mi sfuggisse di mano e ritrovare il lievito in ogni angolo della casa (chi ci è passato, lo sa!), ho deciso di metterlo subito al lavoro. Così è nato il&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/cicoria-ricetta-vegana/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto è cominciato con un regalo “innocente”&#8230;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Una cara amica mi ha regalato del lievito madre. Carino, vero? Ma per evitare che la situazione mi sfuggisse di mano e ritrovare il lievito in ogni angolo della casa (chi ci è passato, lo sa!), ho deciso di metterlo subito al lavoro.</p>
<p></p>
<p>Così è nato il pane della settimana, poi ieri ho sfornato dei grissini al zaatar profumatissimi, ovviamente sempre con il lievito madre. E per non lasciarli soli, ho preparato la cicoria alla palestinese con salsa tahine e, già che c’ero… anche la crostata più buona dell’autunno.</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiiAijWd_RZw5g3T1WRO2sulqtx3p3P52-C1Q3fNfHrZ2x-xaIpaO4TXIKju1hlTDcvZhGwWkKMNlWdKhhOMvezqHbc4pJhVAbwzB11b30ISfzJoMBaJES4GGlGZQivZgYC0ziMDjyeLrN_LLQ_3yLtJAaib23A1ZEHGWzq56J4e_RG6orPuRYO25EiQ-0"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiiAijWd_RZw5g3T1WRO2sulqtx3p3P52-C1Q3fNfHrZ2x-xaIpaO4TXIKju1hlTDcvZhGwWkKMNlWdKhhOMvezqHbc4pJhVAbwzB11b30ISfzJoMBaJES4GGlGZQivZgYC0ziMDjyeLrN_LLQ_3yLtJAaib23A1ZEHGWzq56J4e_RG6orPuRYO25EiQ-0" width="180" /></a></div>
<p>
<p>Settimana intensa… ma deliziosa!</p>
<div></div>
<div>
<div>Cicoria alla palestinese con salsa tahine e melograno&nbsp;&nbsp;</div>
<div>Un piatto semplice, sano e ricco di sapore, perfetto per accompagnare pane caldo o servire come antipasto.</div>
<div></div>
<div>Ingredienti:</div>
<div></div>
<div>- 1 cespo di cicoria (gambo e foglie)&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- 1 cipolla&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- 3 spicchi d’aglio&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- Olio extravergine d’oliva a piacere&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- Sale q.b.&nbsp;&nbsp;</div>
<div></div>
<div>Per la salsa:</div>
<div></div>
<div>- Succo di 1 limone&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- ½ bicchiere di tahine&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- ¼ bicchiere d’acqua (o più, se serve per la consistenza)&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- Sale q.b.&nbsp;&nbsp;</div>
<div></div>
<div>Per guarnire:&nbsp;&nbsp;</div>
<div>- Chicchi di melograno</div>
<div></div>
<div><span>Procedimento:</span></div>
<div></div>
<div><span>1. Soffritto:&nbsp;</span>&nbsp;</div>
<div>&nbsp; &nbsp;In una padella, scaldare l’olio d’oliva e far soffriggere la cipolla tagliata a fettine sottili con gli spicchi d’aglio schiacciati. Aggiungere la cicoria tagliuzzata, salarla e lasciarla a cuocere per circa 15 minuti, mescolando ogni tanto.&nbsp;</div>
<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhDBRhMQpI0nx7ZNCIMXvqenhI7xi6ZuHQK6E_2UuLqdQhzvCp4hRV5leTPVSpdMUhYAEB7-dbfdxEm2SQR31MGAprnuecqt0Ox5uqN1pmyB6rNMOjTBNyoX6RdcAAweADBry3u9yaiS0MN2CA7W5xio6WtiRD8VR8a8Af7WsMirrApp0xMdM6YMmPu88c"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhDBRhMQpI0nx7ZNCIMXvqenhI7xi6ZuHQK6E_2UuLqdQhzvCp4hRV5leTPVSpdMUhYAEB7-dbfdxEm2SQR31MGAprnuecqt0Ox5uqN1pmyB6rNMOjTBNyoX6RdcAAweADBry3u9yaiS0MN2CA7W5xio6WtiRD8VR8a8Af7WsMirrApp0xMdM6YMmPu88c" width="180" /></a></div>
</div>
<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiAhHRRYStKO8NixMWzLobNIrclmMMxTT75RZ0p3wi3Fd9entUXFMnS2-a-amTaCgle1lPI5l0jQn7fhcTVycnzcHmFK1kb_qCKAKaOYvYNyhmAlY_2H9MoT72TnSGGWDKnoKZF1FCmzW_uZoJpKu-W7ryySKkKO431xhvVRXs7OUwcyf0cZhKl6pg7_Fg"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiAhHRRYStKO8NixMWzLobNIrclmMMxTT75RZ0p3wi3Fd9entUXFMnS2-a-amTaCgle1lPI5l0jQn7fhcTVycnzcHmFK1kb_qCKAKaOYvYNyhmAlY_2H9MoT72TnSGGWDKnoKZF1FCmzW_uZoJpKu-W7ryySKkKO431xhvVRXs7OUwcyf0cZhKl6pg7_Fg" width="180" /></a></div>
<p></div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEg0Ithr8YaPuF86SzCq5DdCjYtPUFoXdWxRoOZ5TbIp3V_aeeYR5h_AeEwgMbwfrl_e-njmh2dJqpVh9NZJJY4haeoaiYIXtjXMqAk57n-_ttEF6oC8Hq4c1Jo4zftoYALHFM8XZBRbk2Fz6Iel0CDlCF7bqwtr7rrktiEUlDfTDudq42Ows42WgiEZUw0"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEg0Ithr8YaPuF86SzCq5DdCjYtPUFoXdWxRoOZ5TbIp3V_aeeYR5h_AeEwgMbwfrl_e-njmh2dJqpVh9NZJJY4haeoaiYIXtjXMqAk57n-_ttEF6oC8Hq4c1Jo4zftoYALHFM8XZBRbk2Fz6Iel0CDlCF7bqwtr7rrktiEUlDfTDudq42Ows42WgiEZUw0" width="180" /></a></div>
<p>
<div><span>2. Preparare la salsa:&nbsp;</span>&nbsp;</div>
<div>&nbsp; &nbsp;In una ciotola, mescolare la tahine con il succo di limone, aggiungere l’acqua poco a poco fino a ottenere una crema liscia. Aggiustare di sale.</div>
<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEg7sBc7BfjWWe8CJWlEuYrcDkrYB8X0AoDpX9ZTCY9_l9YwIt5c3MB3LvalRiSDD3fpHZjxXheS75Eio9twaQXKltT4gDdBS5bbRjo5D9No8S4uyGPX8wg-xW60940VqnDc1vwQhhhWYet40uQvrmzKEDeCjO6ycUcMiE8NHVCmV6Tp1OWaVcKV47_sEcw"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEg7sBc7BfjWWe8CJWlEuYrcDkrYB8X0AoDpX9ZTCY9_l9YwIt5c3MB3LvalRiSDD3fpHZjxXheS75Eio9twaQXKltT4gDdBS5bbRjo5D9No8S4uyGPX8wg-xW60940VqnDc1vwQhhhWYet40uQvrmzKEDeCjO6ycUcMiE8NHVCmV6Tp1OWaVcKV47_sEcw" width="180" /></a></div>
</div>
<div><span>3. Assemblaggio:</span></div>
</div>
<div>Versare la cicoria su un piatto da portata, nappare con la salsa tahine e guarnire con i chicchi di melograno</div>
<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEigKvMrSNQaFdiLfn4aw9EczSaGTBkbveLX8t2GwmAd65RVTAmMutOSU4JmrxzsBSPpMkjhWntCXyf9880mqVYq0Bt_y-AAt0sBDFquyR3BJmSH8StBxym3jBxT_pzIqmgbn3dmjDd9Hwd6oo_vs7KShWBLFVtRZgP4eKRRoSDkNq5rRW4sAOb4rSB6zws"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEigKvMrSNQaFdiLfn4aw9EczSaGTBkbveLX8t2GwmAd65RVTAmMutOSU4JmrxzsBSPpMkjhWntCXyf9880mqVYq0Bt_y-AAt0sBDFquyR3BJmSH8StBxym3jBxT_pzIqmgbn3dmjDd9Hwd6oo_vs7KShWBLFVtRZgP4eKRRoSDkNq5rRW4sAOb4rSB6zws" width="180" /></a></div>
<p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiKzTT--gw1BvgnQsocYYjvLJm9pTQwD73kxm2xFrCXOd_clqN2ipJa0F5s4spFZ6XHoyO_qXHkh5vLJEIkOzVu_qqUToXd1wpl2VNyN-cph65ev1owcrDiyI8_ub96AL3qLFejtPYum5-lIec52BzL2KYsn05ueg3lPib1ZW4_cftBEuq7WN1isE-GHMU"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEiKzTT--gw1BvgnQsocYYjvLJm9pTQwD73kxm2xFrCXOd_clqN2ipJa0F5s4spFZ6XHoyO_qXHkh5vLJEIkOzVu_qqUToXd1wpl2VNyN-cph65ev1owcrDiyI8_ub96AL3qLFejtPYum5-lIec52BzL2KYsn05ueg3lPib1ZW4_cftBEuq7WN1isE-GHMU" width="180" /></a></div>
</div>
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		<title>Falafel &#8211; ricetta di Fidaa</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 10:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
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		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[panino]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[yogurt]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;A scuola ci andavo con un panino di olio evo e zaatar o labane (yogurt colato) non è formaggio spalmabile.&#160; È molto facile fare i falafel.. c’è un piccolo segreto: QUANDO li LAANCIATE NELL’olio BOLLENTE NON LI DIVETE MUOVERE, QUANDO SONO PRONTE GALLEGGIANO, SOLO QUANDO GALLEGGIANO LI POTETE MUOVERE PER CUOCERLE AL MEGLIO.&#160; Il colore&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/falafel-ricetta-di-fidaa/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span>&nbsp;A scuola ci andavo con un panino di olio evo e zaatar o labane (yogurt colato) non è formaggio spalmabile.&nbsp;</span></h1>
<p>È molto facile fare i falafel.. c’è un piccolo segreto: QUANDO li LAANCIATE NELL’olio BOLLENTE NON LI DIVETE MUOVERE, QUANDO SONO PRONTE GALLEGGIANO, SOLO QUANDO GALLEGGIANO LI POTETE MUOVERE PER CUOCERLE AL MEGLIO.&nbsp;</p>
<p>Il colore dorato è quello che piace a me, se mettete tanta cipolla diventano scuri perché si brucia la cipolla.</p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjEKO8n9RQWTJ0QS4-l4wQ3FMWk3wge6ZB43VvqT6Rq3U003swTCTGKy44jAPzqGUxnZFZpZAtGOnsxJyffUbD3Lii99uw5EZ1nPjavdB9Uga3ovAxTtv31l5I-iT2rD_9Mx0RQoCk23ziNq3umfj7rR0AoZ27uwCyz_L5Uk10gW_tO3J-_lCSIhF958Dk"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjEKO8n9RQWTJ0QS4-l4wQ3FMWk3wge6ZB43VvqT6Rq3U003swTCTGKy44jAPzqGUxnZFZpZAtGOnsxJyffUbD3Lii99uw5EZ1nPjavdB9Uga3ovAxTtv31l5I-iT2rD_9Mx0RQoCk23ziNq3umfj7rR0AoZ27uwCyz_L5Uk10gW_tO3J-_lCSIhF958Dk" width="180" /></a></div>
<p>Come fare i Falafel???
</p>
<p><b><span>Gli ingredienti&nbsp;</span></b></p>
<p>- 1 kg di ceci secchi&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- 1 cipolla media&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- 2 spicchi d’aglio&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- 1 cucchiaio di cumino in polvere&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- 1 cucchiaio di coriandolo in polvere&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- Un ciuffo abbondante di prezzemolo fresco&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- Un po’ di coriandolo fresco (facoltativo ma consigliato)&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- 1/4 di cucchiaio di bicarbonato di sodio&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- Sale q.b.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>- Olio di girasole per friggere (frittura profonda)</p>
<p><b><span>Procedimento:&nbsp;</span></b></p>
<p><span><b><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.instagram.com/reel/DPbwr9YiFSp/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank">link video&nbsp;procedimento falafel</a></b></span></p>
<p><b>1. Ammollo dei ceci:&nbsp;&nbsp;</b></p>
<p>&nbsp; &nbsp;Metti i ceci in abbondante acqua fredda e lasciali in ammollo per almeno 12 ore . Non usare ceci cotti o in scatola: non funzionano per questa ricetta.</p>
<p><b>2. Preparazione del composto:</b></p>
<p>Scola bene i ceci. Passali nel tritacar<br />ne o in un robot da cucina insieme alla cipolla, l’aglio, il prezzemolo e il coriandolo fresco. Il composto deve risultare omogeneo.</p>
<p><b>3. Aromi e riposo:&nbsp;&nbsp;</b></p>
<p>&nbsp; &nbsp;Aggiungi cumino, coriandolo in polvere, bicarbonato e sale. Mescola bene. Copri il composto e lascialo riposare in frigo per almeno 30 minuti.</p>
<p><b><span>4. Formare i falafel:&nbsp;&nbsp;</span></b></p>
<p>&nbsp; &nbsp;Se hai l&#8217;apposito strumento (lancia falafel), usalo per dare la classica forma rotonda leggermente schiacciata. Altrimenti, forma con le mani delle palline grandi come una noce.</p>
<p><b>5. Frittura:&nbsp;</b>&nbsp;</p>
<p>&nbsp; &nbsp;Scalda abbondante olio di girasole in una casseruola profonda. Quando è caldo (circa 180°C), versa delicatamente i falafel.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp; &nbsp;Importante: non mescolarli subito! Aspetta che si formino da soli. Quando sono cotti, galleggeranno e saranno ben dorati.</p>
<p><b>6. Scolare e servire:&nbsp;&nbsp;</b></p>
<p>&nbsp; &nbsp;Scolali su carta assorbente. Servi caldi, magari con pane arabo, insalata, sottaceti e salsa tahina.</p>
<div></div>
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		<title>Brownies con tahine</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 17:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è un vero dolce di scambio di culture, mettere assieme i brownies e la tahine, stanno bene assieme. Io ho aggiunto del mio su questo progetto di integrazione tra due prodotti.&#160; Ho aggiunto i datteri, perché stanno bene con la tahine, in realtà e forse perché non avevo abbastanza zucchero in casa.&#160; Vi assicuro&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/brownies-con-tahine/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<h1>Questo è un vero dolce di scambio di culture, mettere assieme i brownies e la tahine, stanno bene assieme. Io ho aggiunto del mio su questo progetto di integrazione tra due prodotti.&nbsp;</h1>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhzLGqzJNqACAA9STtk7E5YvKsxQP6nLwDcdfeS3L4CNkVFYF_Kaz6_MoKIyCNGNFGp05Egk2BsnI2l-dQ33bxUumdZYZ4RGtdl21Vh_XaDYITItt6fqtiK27WvWwwQvhBWDbSnhkISzD1t2SZzaDf37rjeJcJ4ecRc6n5dHx-TgzwUv0vsKUIVy-zv5KY/s1920/568387893_18537355429052322_1075231688270091090_n.jpg"><img border="0" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhzLGqzJNqACAA9STtk7E5YvKsxQP6nLwDcdfeS3L4CNkVFYF_Kaz6_MoKIyCNGNFGp05Egk2BsnI2l-dQ33bxUumdZYZ4RGtdl21Vh_XaDYITItt6fqtiK27WvWwwQvhBWDbSnhkISzD1t2SZzaDf37rjeJcJ4ecRc6n5dHx-TgzwUv0vsKUIVy-zv5KY/w300-h400/568387893_18537355429052322_1075231688270091090_n.jpg" width="300" /></a></div>
<p>
<div></div>
<div>Ho aggiunto i datteri, perché stanno bene con la tahine, in realtà e forse perché non avevo abbastanza zucchero in casa.&nbsp;</div>
<div>Vi assicuro che questo dolce è buonissimo.&nbsp;</div>
<h1><span>Ho messo cioccolato, burro e datteri in una ciotola e li ho infilati nel microonde per sciogliere il tutto: è venuta fuori una cremina bella e buona.</span></h1>
<p><span>In un’altra ciotola ho messo due cucchiai di zucchero di canna, due uova e 80 g di tahina. Ho mescolato tutto, poi ho aggiunto sopra la cremina golosa.</span><br />  <span>Ho preso una teglia, l’ho rivestita con carta da forno, versato il composto, guarnito con datteri e un po’ di tahina…</span><br /><span>Poi ho mandato la teglia nel forno preriscaldato a 180°C per 15 minuti.</span><br /><span>La ricetta è dal libro Parkour di @popcuisine, pagina 308.</span><br /><span>Vi piace l’idea del brownies con datteri e tahine?</span>
<div>
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<p><span><br /></span></div>
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		</item>
		<item>
		<title>مشاط  Mashat</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 13:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[dell]]></category>
		<category><![CDATA[farina]]></category>
		<category><![CDATA[impasto]]></category>
		<category><![CDATA[mano]]></category>
		<category><![CDATA[Mia Infanzia]]></category>
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		<category><![CDATA[uova]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il Mashat: Il Sapore dell&#8217;Inverno nella Mia Infanzia, lo è adesso per mia figlia.&#160; Ci sono sapori che non hanno bisogno di grandi ricette scritte. Bastano le mani di una madre, l&#8217;odore che si diffonde per casa, e il ricordo di un&#8217;infanzia che torna ogni volta che senti quel profumo. Quando ero piccola, appena&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/%d9%85%d8%b4%d8%a7%d8%b7-mashat/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h1>Il Mashat: Il Sapore dell&#8217;Inverno nella Mia Infanzia, lo è adesso per mia figlia.&nbsp;</h1>
<p>Ci sono sapori che non hanno bisogno di grandi ricette scritte. Bastano le mani di una madre, l&#8217;odore che si diffonde per casa, e il ricordo di un&#8217;infanzia che torna ogni volta che senti quel profumo.</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrws7ba0FVgpwIkf5xqfSRX9ZckD5Tpg5AbV6ISTTAMqYR8EjluegXwcwTytFecR4aIPS5yml2Q59tgnpoofu66bKGwWqywvS-r08NcMKx-_lOedE5h-Q_NCPTHqNwTmLSsQEQd-KhqH6G7crWuvNiJKJ0Ofs4gNNQxuGsiT2iH8kci2ldXrPtJx0LBsk/s764/Schermata%202025-10-30%20alle%2014.30.46.png"><img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrws7ba0FVgpwIkf5xqfSRX9ZckD5Tpg5AbV6ISTTAMqYR8EjluegXwcwTytFecR4aIPS5yml2Q59tgnpoofu66bKGwWqywvS-r08NcMKx-_lOedE5h-Q_NCPTHqNwTmLSsQEQd-KhqH6G7crWuvNiJKJ0Ofs4gNNQxuGsiT2iH8kci2ldXrPtJx0LBsk/s320/Schermata%202025-10-30%20alle%2014.30.46.png" width="195" /></a></div>
<p>Quando ero piccola, appena arrivava il primo freddo – quel freddo particolare che porta con sé la voglia di cibi caldi e confortanti – mia madre comprava i cavolfiori. Non uno qualsiasi, ma quello perfetto di stagione: bianco, compatto, con le foglie ancora fresche e verdi.</p>
<p>Iniziava sempre allo stesso modo: faceva bollire i cavolfiori in una pentola grande, riempiendo la cucina di quel vapore caratteristico che annunciava l&#8217;arrivo del mashat. Io, i miei fratelli ma anche tutto il quartiere Abusneneh lo sapevamo subito: &#8220;Oggi si fa il <i><b><span>mashat</span></b></i>!&#8221;</p>
<p>Dopo averli lessati, li tagliava a pezzi non troppo piccoli – dovevano mantenere un po&#8217; di consistenza – e poi iniziava il rituale della preparazione. In una ciotola grande mescolava i pezzi di cavolfiore ancora tiepidi con le uova sbattute, la farina, i cipollotti tagliati finemente (quelli che danno quel sapore dolce e delicato), il prezzemolo fresco tritato che profumava di verde e di terra, aglio schiacciato, sale, pepe, e quel pizzico di <b><span>cumino</span></b> che rendeva tutto speciale.</p>
<div></div>
<p>
<p></p>
<p>Poi aggiungeva un segreto che scoprii solo anni dopo: un poco di bicarbonato. &#8220;Per renderlo più leggero e croccante,&#8221; mi spiegò quando finalmente osai chiederle perché lo faceva.</p>
<p>Ma se le chiedevi: &#8220;Mamma, quanto ne metti?&#8221; Lei rispondeva con un sorriso: &#8220;A sentimento, habibi. Si sente quando è giusto.&#8221;</p>
<div></div>
<p>
<p></p>
<p>Non c&#8217;erano dosi precise, mai. Non c&#8217;erano bilance, misurini o cucchiaini da cucina. Le sue mani erano la bilancia. I suoi occhi giudicavano la consistenza dell&#8217;impasto. Il suo istinto – quello che viene da anni di pratica e di amore – decideva quando era perfetto.</p>
<p>&#8220;Un po&#8217; di questo, un po&#8217; di quello,&#8221; diceva mentre aggiungeva gli ingredienti. A volte più uova se l&#8217;impasto sembrava troppo denso. A volte più farina se era troppo liquido. Assaggiava con il dito, aggiungeva sale, assaggiava di nuovo. &#8220;Ecco, ora è pronto.&#8221;</p>
<p>E sapete cosa? Era sempre buono. Sempre. Non importava se quel giorno aveva messo più cipollotti o meno prezzemolo. Non importava se l&#8217;impasto era leggermente più denso o più liquido. Il mashat veniva sempre perfetto, perché era fatto con quel &#8220;sentimento&#8221; che nessuna ricetta scritta può insegnare.</p>
<p>Oggi anch&#8217;io cucino così. Senza misurare, senza pesare. Prendo il cavolfiore, lo lesso, e poi comincio ad aggiungere: uova, farina, le erbette, le spezie. Assaggio, aggiusto, sento quando è giusto. A volte mio marito mi chiede: &#8220;Ma quanto ne hai messo?&#8221; E io rispondo, sorridendo come faceva mia madre: &#8220;A sentimento.&#8221;</p>
<p>Perché il mashat non è una ricetta da seguire pedissequamente. È un dialogo tra te e gli ingredienti, un&#8217;intuizione, una danza che impari guardando tua madre e che poi diventa tua.</p>
<p>Le sue mani lavoravano l&#8217;impasto con sicurezza, mescolando tutto fino a ottenere quella consistenza che solo lei riconosceva come giusta. Poi veniva il momento magico, quello che io amavo osservare più di tutti.</p>
<p>Mia madre prendeva il mestolo, lo riempiva generosamente di impasto, e con un gesto artistico – sì, era proprio arte – lo versava nell&#8217;olio bollente. Non lo lasciava cadere in modo casuale, no. Con un movimento preciso del polso, faceva scivolare l&#8217;impasto formando quella caratteristica forma allargata, con le dita che si estendevano come i raggi del sole. Assomigliava al palmo di una mano aperta, proprio come dice il nome: مشط اليد (mashat al-yad), il palmo della mano.</p>
<p>&#8220;Guarda bene,&#8221; mi diceva. &#8220;Devi farlo così, con delicatezza, altrimenti non viene la forma giusta.&#8221;</p>
<p>Ogni frittella era diversa, come le impronte digitali. Alcune avevano le &#8220;dita&#8221; più lunghe, altre più corte, ma tutte portavano il segno inconfondibile della mano di mia madre che le aveva create. Il suono dello sfrigolio era musica per le nostre orecchie. Ogni mashat dorava lentamente, assumendo quel colore ambrato perfetto, croccante fuori e morbida dentro.</p>
<p>Mia madre le girava con pazienza, aspettando il momento giusto, quello in cui la superficie diventava color oro e la cucina si riempiva di un profumo irresistibile. Le &#8220;dita&#8221; sottili dell&#8217;impasto diventavano particolarmente croccanti, mentre il centro rimaneva morbido e soffice.</p>
<p>Noi bambini ci aggiravamo intorno alla cucina come piccoli avvoltoi affamati, aspettando il momento in cui avrebbe pronunciato la frase magica: &#8220;Pronti, ma aspettate che si raffreddino un po&#8217;!&#8221;</p>
<p>Ovviamente non aspettavamo mai abbastanza. La prima frittella era sempre quella che bruciava la lingua, ma non importava. Il sapore del mashat caldo, croccante, con quel mix perfetto di cavolfiore dolce, uova soffici, e spezie che pizzicavano leggermente, valeva ogni piccola scottatura.</p>
<p>Lo mangiavamo con le mani – come si dovrebbe mangiare il mashat – rompendo quelle &#8220;dita&#8221; croccanti e immergendole nello yogurt fresco e leggermente salato che mia madre serviva a parte. Il contrasto tra la croccantezza calda delle frittelle e la freschezza cremosa dello yogurt era perfetto.</p>
<p>A volte mia madre preparava anche una salsa di tahini con limone e aglio, e inzuppavamo il mashat in quella salsa bianca e vellutata. Altre volte lo accompagnavamo semplicemente con del pane fresco e olive.</p>
<p>Ricordo che cercavo sempre di prendere i pezzi con le &#8220;dita&#8221; più lunghe e croccanti, e litigavo bonariamente con i miei fratelli per accaparrarmeli. Mia madre sorrideva vedendoci mangiare con tanto appetito, il suo premio migliore.</p>
<p>Il mashat non era solo cibo. Era l&#8217;annuncio dell&#8217;inverno, il calore della casa, le mani di mia madre che lavoravano con amore, quel gesto artistico che trasformava un semplice impasto in una forma che ricordava una mano aperta – forse la sua stessa mano che ci nutriva e ci amava.</p>
<p>Oggi, ogni volta che compro un cavolfiore al mercato, penso a lei. E quando lo preparo, cerco di riprodurre quel gesto delle sue mani, quella pazienza, quella forma perfetta che assomiglia a un palmo aperto. Lo faccio a sentimento, come lei. A volte ci riesco, a volte no. Ma ogni volta che verso l&#8217;impasto nell&#8217;olio e vedo quella forma allargarsi, è come se mia madre fosse lì accanto a me, che mi guida con un sorriso.</p>
<p>Il mashat è questo: un pezzo di infanzia che si può mangiare, un abbraccio che sa di casa, il primo freddo che si trasforma in calore, e una mano – quella di una madre – che continua a nutrirti anche quando sei lontana. È quella sapienza antica che non si misura in grammi e millilitri, ma in amore, in istinto, in sentimento.</p>
<p></p>
<p>Buon appetito.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>مشاط  Mashat frittelle di cavolfiore</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 13:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Il Mashat: Il Sapore dell&#8217;Inverno nella Mia Infanzia, lo è adesso per mia figlia.&#160; Ci sono sapori che non hanno bisogno di grandi ricette scritte. Bastano le mani di una madre, l&#8217;odore che si diffonde per casa, e il ricordo di un&#8217;infanzia che torna ogni volta che senti quel profumo. Quando ero piccola, appena&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/%d9%85%d8%b4%d8%a7%d8%b7-mashat-frittelle-di-cavolfiore/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
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<h1>Il Mashat: Il Sapore dell&#8217;Inverno nella Mia Infanzia, lo è adesso per mia figlia.&nbsp;</h1>
<p>Ci sono sapori che non hanno bisogno di grandi ricette scritte. Bastano le mani di una madre, l&#8217;odore che si diffonde per casa, e il ricordo di un&#8217;infanzia che torna ogni volta che senti quel profumo.</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrws7ba0FVgpwIkf5xqfSRX9ZckD5Tpg5AbV6ISTTAMqYR8EjluegXwcwTytFecR4aIPS5yml2Q59tgnpoofu66bKGwWqywvS-r08NcMKx-_lOedE5h-Q_NCPTHqNwTmLSsQEQd-KhqH6G7crWuvNiJKJ0Ofs4gNNQxuGsiT2iH8kci2ldXrPtJx0LBsk/s764/Schermata%202025-10-30%20alle%2014.30.46.png"><img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrws7ba0FVgpwIkf5xqfSRX9ZckD5Tpg5AbV6ISTTAMqYR8EjluegXwcwTytFecR4aIPS5yml2Q59tgnpoofu66bKGwWqywvS-r08NcMKx-_lOedE5h-Q_NCPTHqNwTmLSsQEQd-KhqH6G7crWuvNiJKJ0Ofs4gNNQxuGsiT2iH8kci2ldXrPtJx0LBsk/s320/Schermata%202025-10-30%20alle%2014.30.46.png" width="195" /></a></div>
<p>Quando ero piccola, appena arrivava il primo freddo – quel freddo particolare che porta con sé la voglia di cibi caldi e confortanti – mia madre comprava i cavolfiori. Non uno qualsiasi, ma quello perfetto di stagione: bianco, compatto, con le foglie ancora fresche e verdi.</p>
<p>Iniziava sempre allo stesso modo: faceva bollire i cavolfiori in una pentola grande, riempiendo la cucina di quel vapore caratteristico che annunciava l&#8217;arrivo del mashat. Io, i miei fratelli ma anche tutto il quartiere Abusneneh lo sapevamo subito: &#8220;Oggi si fa il <i><b><span>mashat</span></b></i>!&#8221;</p>
<p>Dopo averli lessati, li tagliava a pezzi non troppo piccoli – dovevano mantenere un po&#8217; di consistenza – e poi iniziava il rituale della preparazione. In una ciotola grande mescolava i pezzi di cavolfiore ancora tiepidi con le uova sbattute, la farina, i cipollotti tagliati finemente (quelli che danno quel sapore dolce e delicato), il prezzemolo fresco tritato che profumava di verde e di terra, aglio schiacciato, sale, pepe, e quel pizzico di <b><span>cumino</span></b> che rendeva tutto speciale.</p>
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<p>Poi aggiungeva un segreto che scoprii solo anni dopo: un poco di bicarbonato. &#8220;Per renderlo più leggero e croccante,&#8221; mi spiegò quando finalmente osai chiederle perché lo faceva.</p>
<p>Ma se le chiedevi: &#8220;Mamma, quanto ne metti?&#8221; Lei rispondeva con un sorriso: &#8220;A sentimento, habibi. Si sente quando è giusto.&#8221;</p>
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<p>Non c&#8217;erano dosi precise, mai. Non c&#8217;erano bilance, misurini o cucchiaini da cucina. Le sue mani erano la bilancia. I suoi occhi giudicavano la consistenza dell&#8217;impasto. Il suo istinto – quello che viene da anni di pratica e di amore – decideva quando era perfetto.</p>
<p>&#8220;Un po&#8217; di questo, un po&#8217; di quello,&#8221; diceva mentre aggiungeva gli ingredienti. A volte più uova se l&#8217;impasto sembrava troppo denso. A volte più farina se era troppo liquido. Assaggiava con il dito, aggiungeva sale, assaggiava di nuovo. &#8220;Ecco, ora è pronto.&#8221;</p>
<p>E sapete cosa? Era sempre buono. Sempre. Non importava se quel giorno aveva messo più cipollotti o meno prezzemolo. Non importava se l&#8217;impasto era leggermente più denso o più liquido. Il mashat veniva sempre perfetto, perché era fatto con quel &#8220;sentimento&#8221; che nessuna ricetta scritta può insegnare.</p>
<p>Oggi anch&#8217;io cucino così. Senza misurare, senza pesare. Prendo il cavolfiore, lo lesso, e poi comincio ad aggiungere: uova, farina, le erbette, le spezie. Assaggio, aggiusto, sento quando è giusto. A volte mio marito mi chiede: &#8220;Ma quanto ne hai messo?&#8221; E io rispondo, sorridendo come faceva mia madre: &#8220;A sentimento.&#8221;</p>
<p>Perché il mashat non è una ricetta da seguire pedissequamente. È un dialogo tra te e gli ingredienti, un&#8217;intuizione, una danza che impari guardando tua madre e che poi diventa tua.</p>
<p>Le sue mani lavoravano l&#8217;impasto con sicurezza, mescolando tutto fino a ottenere quella consistenza che solo lei riconosceva come giusta. Poi veniva il momento magico, quello che io amavo osservare più di tutti.</p>
<p>Mia madre prendeva il mestolo, lo riempiva generosamente di impasto, e con un gesto artistico – sì, era proprio arte – lo versava nell&#8217;olio bollente. Non lo lasciava cadere in modo casuale, no. Con un movimento preciso del polso, faceva scivolare l&#8217;impasto formando quella caratteristica forma allargata, con le dita che si estendevano come i raggi del sole. Assomigliava al palmo di una mano aperta, proprio come dice il nome: مشط اليد (mashat al-yad), il palmo della mano.</p>
<p>&#8220;Guarda bene,&#8221; mi diceva. &#8220;Devi farlo così, con delicatezza, altrimenti non viene la forma giusta.&#8221;</p>
<p>Ogni frittella era diversa, come le impronte digitali. Alcune avevano le &#8220;dita&#8221; più lunghe, altre più corte, ma tutte portavano il segno inconfondibile della mano di mia madre che le aveva create. Il suono dello sfrigolio era musica per le nostre orecchie. Ogni mashat dorava lentamente, assumendo quel colore ambrato perfetto, croccante fuori e morbida dentro.</p>
<p>Mia madre le girava con pazienza, aspettando il momento giusto, quello in cui la superficie diventava color oro e la cucina si riempiva di un profumo irresistibile. Le &#8220;dita&#8221; sottili dell&#8217;impasto diventavano particolarmente croccanti, mentre il centro rimaneva morbido e soffice.</p>
<p>Noi bambini ci aggiravamo intorno alla cucina come piccoli avvoltoi affamati, aspettando il momento in cui avrebbe pronunciato la frase magica: &#8220;Pronti, ma aspettate che si raffreddino un po&#8217;!&#8221;</p>
<p>Ovviamente non aspettavamo mai abbastanza. La prima frittella era sempre quella che bruciava la lingua, ma non importava. Il sapore del mashat caldo, croccante, con quel mix perfetto di cavolfiore dolce, uova soffici, e spezie che pizzicavano leggermente, valeva ogni piccola scottatura.</p>
<p>Lo mangiavamo con le mani – come si dovrebbe mangiare il mashat – rompendo quelle &#8220;dita&#8221; croccanti e immergendole nello yogurt fresco e leggermente salato che mia madre serviva a parte. Il contrasto tra la croccantezza calda delle frittelle e la freschezza cremosa dello yogurt era perfetto.</p>
<p>A volte mia madre preparava anche una salsa di tahini con limone e aglio, e inzuppavamo il mashat in quella salsa bianca e vellutata. Altre volte lo accompagnavamo semplicemente con del pane fresco e olive.</p>
<p>Ricordo che cercavo sempre di prendere i pezzi con le &#8220;dita&#8221; più lunghe e croccanti, e litigavo bonariamente con i miei fratelli per accaparrarmeli. Mia madre sorrideva vedendoci mangiare con tanto appetito, il suo premio migliore.</p>
<p>Il mashat non era solo cibo. Era l&#8217;annuncio dell&#8217;inverno, il calore della casa, le mani di mia madre che lavoravano con amore, quel gesto artistico che trasformava un semplice impasto in una forma che ricordava una mano aperta – forse la sua stessa mano che ci nutriva e ci amava.</p>
<p>Oggi, ogni volta che compro un cavolfiore al mercato, penso a lei. E quando lo preparo, cerco di riprodurre quel gesto delle sue mani, quella pazienza, quella forma perfetta che assomiglia a un palmo aperto. Lo faccio a sentimento, come lei. A volte ci riesco, a volte no. Ma ogni volta che verso l&#8217;impasto nell&#8217;olio e vedo quella forma allargarsi, è come se mia madre fosse lì accanto a me, che mi guida con un sorriso.</p>
<p>Il mashat è questo: un pezzo di infanzia che si può mangiare, un abbraccio che sa di casa, il primo freddo che si trasforma in calore, e una mano – quella di una madre – che continua a nutrirti anche quando sei lontana. È quella sapienza antica che non si misura in grammi e millilitri, ma in amore, in istinto, in sentimento.</p>
<p></p>
<p>Buon appetito.&nbsp;</p>
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		<title>Kibbeh bil Siniyyeh كبة بالصينية</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 08:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[carne]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160;Ci sono diversi modi per preparare la carne macinata. A me piace molto cucinarla con il burgul: è un piatto squisito soprattutto in estate quando lo si può accompagnare ad un tabbule fresco, ad una insalata araba o ad un fattush. Carne macinata e burgul vuol dire kubbeh, ma del kubbeh ci sono diverse ricette&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/kibbeh-bil-siniyyeh-%d9%83%d8%a8%d8%a9-%d8%a8%d8%a7%d9%84%d8%b5%d9%8a%d9%86%d9%8a%d8%a9/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIXFiYW6xEPJnbbpriycHC9uDI207qPXrwXRW_hGrdAMKCN5ZSG2RWixXPtDhTVSYvFBtdO-hjHSBOkTGTr0uRhHCTRY1L6RtFKuCYOhfESBNm7dMbd7vfADgH_uSAVQFoIhPw5zcM9KeYs5h_Mx6bu7nRwzryj0AfsYGDiV1fEzYRS-9xOiejuzmGuMI/s805/Schermata%202025-06-10%20alle%2010.37.09.png"><img border="0" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIXFiYW6xEPJnbbpriycHC9uDI207qPXrwXRW_hGrdAMKCN5ZSG2RWixXPtDhTVSYvFBtdO-hjHSBOkTGTr0uRhHCTRY1L6RtFKuCYOhfESBNm7dMbd7vfADgH_uSAVQFoIhPw5zcM9KeYs5h_Mx6bu7nRwzryj0AfsYGDiV1fEzYRS-9xOiejuzmGuMI/w430-h640/Schermata%202025-06-10%20alle%2010.37.09.png" width="430" /></a></div>
<p>&nbsp;<span>Ci sono diversi modi per preparare la carne macinata. A me piace molto cucinarla con il burgul: è un piatto squisito soprattutto in estate quando lo si può accompagnare ad un tabbule fresco, ad una insalata araba o ad un fattush.</span></p>
<p>Carne macinata e burgul vuol dire kubbeh, ma del kubbeh ci sono diverse ricette e vari sono i modi per cucinarlo. Oggi, ad esempio, l’ho fatto al forno seguendo una ricetta che mi ha dato mia sorella Nida.</p>
<p><strong>Ingredienti&nbsp;per il kubbeh:</strong><br />200 g di burgul fino<br />100 g di carne macinata<br />1 cipolla piccola<br />Un pizzico di cannella<br />1 cucchiaino di sale<br />1 cucchiaino di summaco</p>
<p><strong>Per il ripieno:</strong><br />300 g di carne macinata<br />1 cipolla piccola tagliata a pezzetini<br />50 g di noci<br />Un pizzico di cumino<br />Un pizzico di cannella<br />2 cucchiai di olio d’oliva<br />Sale</p>
<p><strong>Procedimento:</strong></p>
<p>1. Mettete il burgul a bagno per circa 30 minuti.<br />2. Grattugiate la cipolla e mescolatela con la carne, le spezie e il burgul appena scolato. Mettete poi tutto nel robot da cucina per 3-4 minuti.<br />3. Su una padella versate l’olio, mettete la cipolla e poi la carne e cuoceteli finché quest’ultima non sara’ cotta. Aggiungete quindi i pezzettini di noci e le spezie.<br />4. Su una teglia da forno unta d’olio, stendete la meta’ del kubbeh. Mettete poi la carne cotta. Stendete ora il resto del kubbeh. Taglietelo a stelle (come vedete nella foto) o come preferite.<br />5. Accendete il forno a 250 gradi e cuocete il kubbeh per circa 20 minuti.<br />E’ facile e veloce da fare anche se non sembra.</p>
<p>Buon appetito!</p>
<p><strong>Fidaa</strong></p>
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		<item>
		<title>Maqrouta: Il dolce tradizionale palestinese مقروطة</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 06:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[aver]]></category>
		<category><![CDATA[cucchiaino]]></category>
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		<category><![CDATA[fette]]></category>
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		<category><![CDATA[impasto]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160;Maqrouta: Il dolce tradizionale palestinese La maqrouta è un dolce tradizionale palestinese ripieno di datteri e cotto al forno fino a diventare friabile e morbido. È simile al ma’amoul, ma viene modellato in un rotolo lungo e poi tagliato a fette, rendendolo facile da servire e mangiare. Ingredienti: Per l&#8217;impasto: 4 tazze di semola grossa&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/maqrouta-il-dolce-tradizionale-palestinese-%d9%85%d9%82%d8%b1%d9%88%d8%b7%d8%a9/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<strong>Maqrouta: Il dolce tradizionale palestinese</strong></p>
<p>La <strong>maqrouta</strong> è un dolce tradizionale palestinese ripieno di datteri e cotto al forno fino a diventare friabile e morbido. È simile al ma’amoul, ma viene modellato in un rotolo lungo e poi tagliato a fette, rendendolo facile da servire e mangiare.</p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjFGvOVH6XOkVOLNj6vGQfJ8AH_AZHBfzIbRakSscrg0yDs7zT3twdRjF4ETxLfzXRzLI3z-nkmdIaOO3QSTW93Y77RKdPjcZ9ioQn6zUbvR1eAQNWcaJLXTZVIIijbDrV1d_uRpimjdP52m1c-7941Mc7qPA5YnD5xYlRKFB4KprkX9oCcUvxKUhFM2Ls"><img height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjFGvOVH6XOkVOLNj6vGQfJ8AH_AZHBfzIbRakSscrg0yDs7zT3twdRjF4ETxLfzXRzLI3z-nkmdIaOO3QSTW93Y77RKdPjcZ9ioQn6zUbvR1eAQNWcaJLXTZVIIijbDrV1d_uRpimjdP52m1c-7941Mc7qPA5YnD5xYlRKFB4KprkX9oCcUvxKUhFM2Ls=w240-h320" width="240" /></a></div>
</p>
<h3><strong>Ingredienti:</strong></h3>
<h4><strong>Per l&#8217;impasto:</strong></h4>
<ul>
<li>4 tazze di semola grossa</li>
<li>2 tazze di farina 0</li>
<li>1 cucchiaio di mahleb macinato</li>
<li>½ cucchiaino di cannella in polvere</li>
<li>½ cucchiaino di anice macinato</li>
<li>2 tazze di burro fuso o olio (o un mix, a seconda della preferenza)</li>
<li>1 cucchiaio di lievito istantaneo</li>
<li>1 cucchiaio di zucchero</li>
<li>Acqua tiepida (quanto basta)</li>
<li>Acqua di fiori d&#8217;arancio o acqua di rose</li>
</ul>
<h4><strong>Per il ripieno:</strong></h4>
<ul>
<li>Pasta di datteri</li>
</ul>
<h3><strong>Preparazione della maqarouta:</strong></h3>
<div><strong>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEioKj6hjadsJ0OQaMJT6__FtmOKjkjTrWrJVSrOkjl-PY3EfOmWTKwS26FB1ynx3r9c57JsP_-eLupNnEroSVTW4w7ntagOFdacucFtY9w9KNAtlmgVntME1ZSbz27Suh3ZxCTvwdOCX7ntmkYe5nhE_e3qrCCMkBe5BT8LIQrwjuQG14frXOWuy9MXI8s"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEioKj6hjadsJ0OQaMJT6__FtmOKjkjTrWrJVSrOkjl-PY3EfOmWTKwS26FB1ynx3r9c57JsP_-eLupNnEroSVTW4w7ntagOFdacucFtY9w9KNAtlmgVntME1ZSbz27Suh3ZxCTvwdOCX7ntmkYe5nhE_e3qrCCMkBe5BT8LIQrwjuQG14frXOWuy9MXI8s" width="180" /></a></div>
<p>Dopo aver lasciato riposare l&#8217;impasto, prendere un pezzo grande quanto una pallina da tennis e stenderlo in una forma rettangolare di circa 20 cm di lunghezza.</strong></div>
<p>Distribuire una striscia di ripieno di datteri su un lato dell&#8217;impasto, quindi arrotolarlo delicatamente fino a formare un cilindro lungo.<br />Premere leggermente sul rotolo per appiattirlo, quindi tagliarlo a fette di circa 3-4 cm di spessore con un coltello affilato.<br />Disporre i pezzi su una teglia leggermente unta con olio o foderata con carta da forno.</p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgeShv4PGyuY8H1xAwo7HqCKm3NnYOfA62-H7-AYqnVrBgGeTnU7rY2sPacDCLEnTXD4xOxpPfax9_TXHSH0vMDN5aInGACGG98hW_cENm-x72mPqZWMStt0BkY-Uw8h7i0IphHPkJM9_7sHVuBczu0rZ1nxbI9eErqj22Czi9PqCsVAlj5zAEKgl70HBs"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgeShv4PGyuY8H1xAwo7HqCKm3NnYOfA62-H7-AYqnVrBgGeTnU7rY2sPacDCLEnTXD4xOxpPfax9_TXHSH0vMDN5aInGACGG98hW_cENm-x72mPqZWMStt0BkY-Uw8h7i0IphHPkJM9_7sHVuBczu0rZ1nxbI9eErqj22Czi9PqCsVAlj5zAEKgl70HBs" width="180" /></a></div>
</p>
<h3><strong>Cottura:</strong></h3>
<p>Infornare a <strong>220°C</strong> fino a doratura. Buon appetito!</p>
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		<item>
		<title>La magia di un seme, il sesamo</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 04:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Al Quds]]></category>
		<category><![CDATA[antenati]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[dolci]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Questo seme magico, antico e salutare per le sue caratteristiche organolettiche, viene usato molto in cucina.&#160;Appena pensiamo al sesamo ci viene in mente il pane di Gerusalemme, il famoso&#160;kaak&#160;di Al Quds, tanto che nessuno può visitare Gerusalemme senza assaggiarlo. Infatti gli stessi abitanti della città dicono: “È come se non l’avessi visitata, se non&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/la-magia-di-un-seme-il-sesamo/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span>Questo seme magico, antico e salutare per le sue caratteristiche organolettiche, viene usato molto in cucina.</span><span>&nbsp;</span><strong>Appena pensiamo al sesamo ci viene in mente il pane di Gerusalemme, il famoso&nbsp;<em>kaak</em>&nbsp;di Al Quds, tanto che nessuno può visitare Gerusalemme senza assaggiarlo</strong><span>. Infatti gli stessi abitanti della città dicono: “È come se non l’avessi visitata, se non hai mangiato il kaak della città”.</span></p>
<p>Perché&nbsp;<strong>non è un semplice pane, è un simbolo ereditato dagli antenati. Questo è testimoniato dai forni tradizionali</strong>&nbsp;“ الفرن العربي”, come il forno Abusneneh la cui esistenza risale a circa 100 anni fa, che è diventato meta dei turisti, pellegrini, lavoratori e gli abitanti della città: tra le sue pietre ci sono i racconti della gente del posto che, nonostante l’occupazione israeliana miri a distruggere i luoghi storici arabi, esaltano ogni aspetto della città che enfatizza l’appartenenza alla Palestina.</p>
<p></p>
<p>Il sesamo si usa come seme soprattutto nel pane, ma&nbsp;<strong>è anche il prodotto principale da cui ha origine la tahine che è un ingrediente indispensabile in vari piatti palestinesi, freddi e caldi, ma anche nei dolci.</strong></p>
<p><strong>Dal sesamo si ricava anche il prezioso omonimo olio che, nonostante il suo sapore forte e particolare, si usa nella preparazione di alcuni piatti e dolci.</strong>&nbsp;Almeno a casa mia, a Hebron, mia madre ha sempre aggiunto l’olio di sesamo sul riso che usava per riempire gli ortaggi, ma lo usava anche nella preparazione di alcuni dolci.</p>
<p>Storicamente è sempre stato utilizzato nella medicina popolare, da migliaia di anni,&nbsp; anche dai Faraoni in Egitto. Gli scienziati hanno trovato dei disegni che riportano il nome shemshem شمشم &nbsp;(sesamo) nella tomba di Ramsete III e hanno confermato che&nbsp;<strong>i faraoni coltivavano il sesamo e utilizzavano&nbsp; l’olio nella cucina, nella medicinale e nella cosmesi. Attualmente l’olio di sesamo si usa ancora nella medicina popolare per curare l’asma,&nbsp; le ustioni, ecc.&nbsp;</strong></p>
<p>Nella cultura palestinese&nbsp;<strong>è indispensabile nello&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://nena-news.it/sapori-e-identita-lo-zaatar-simbolo-del-legame-del-palestinese-con-la-sua-terra/">zaatar</a></strong>&nbsp; (un misto di&nbsp; timo, spezie&nbsp; e sesamo, appunto), che noi palestinesi mangiamo ogni mattina in qualsiasi stagione con olio d’oliva e un pezzo di pane;&nbsp; e in numerosi tipi di biscotti, dolci e salati, tra cui i barazeq.</p>
<p>I biscotti con il sesamo si chiamano&nbsp;<em>barazeq</em>.</p>
<p><strong>INGREDIENTI:</strong><br />250 g di farina 0<br />125 g di burro di buona qualità<br />75 g di zucchero<br />50 g di acqua<br />1/4 di cucchiaino di lievito per dolci<br />1/2 cucchiaio di anice macinato<br />1/2 cucchiaio di finocchio macinato</p>
<p><strong>GUARNIZIONE:</strong><br />25 g di zucchero<br />50 g di miele<br />250 g di sesamo<br />Pistacchio a piacere</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO:&nbsp;</strong></p>
<p>Mescolate bene la farina, il lievito, le spezie con il burro morbido. Diluite lo zucchero nell’acqua e aggiungetela piano piano all’impasto.&nbsp; Incorporate bene e lasciate a riposare 15 minuti. Adesso che è caldo meglio se in frigo, perché l’impasto risulterà più morbido.<br />Nell’attesa, mescolate il miele, lo zucchero e il sesamo tostato.<br />Con l’impasto fate delle piccole palline, passatele sul pistacchio e poi sul sesamo, premendo leggermente per ottenere la forma finale.<br />Appoggiate i biscotti su una teglia munita di carta da forno e infornate a 170°C per 12 minuti circa.&nbsp;</p>
<p></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La magia di un seme, il sesamo Barazeq برازق</title>
		<link>https://foodbloggermania.it/ricetta/la-magia-di-un-seme-il-sesamo-barazeq-%d8%a8%d8%b1%d8%a7%d8%b2%d9%82/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 04:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Questo seme magico, antico e salutare per le sue caratteristiche organolettiche, viene usato molto in cucina.&#160;Appena pensiamo al sesamo ci viene in mente il pane di Gerusalemme, il famoso&#160;kaak&#160;di Al Quds, tanto che nessuno può visitare Gerusalemme senza assaggiarlo. Infatti gli stessi abitanti della città dicono: “È come se non l’avessi visitata, se non&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/la-magia-di-un-seme-il-sesamo-barazeq-%d8%a8%d8%b1%d8%a7%d8%b2%d9%82/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
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<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjFVcYa0OkWMns_FPRIyPqpE9G2WxdEbyfiB_S2GS32UO31aL68dSFwvYLZ3vBTsUpC9WymrMBX7qx_erPDmcYqd1GQaLSNWzSNZNV04pkHRPBZSYtOLmEqjHs6QjbYEYQNGrF5okuGq2PMRr4J8tGtX0BCX9T-YyHahEaw86PZHFnzwQ1RDxY6Z-iAaRw"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjFVcYa0OkWMns_FPRIyPqpE9G2WxdEbyfiB_S2GS32UO31aL68dSFwvYLZ3vBTsUpC9WymrMBX7qx_erPDmcYqd1GQaLSNWzSNZNV04pkHRPBZSYtOLmEqjHs6QjbYEYQNGrF5okuGq2PMRr4J8tGtX0BCX9T-YyHahEaw86PZHFnzwQ1RDxY6Z-iAaRw" width="180" /></a></div>
<p>&nbsp;
</p>
<p><span>Questo seme magico, antico e salutare per le sue caratteristiche organolettiche, viene usato molto in cucina.</span><span>&nbsp;</span><strong>Appena pensiamo al sesamo ci viene in mente il pane di Gerusalemme, il famoso&nbsp;<em>kaak</em>&nbsp;di Al Quds, tanto che nessuno può visitare Gerusalemme senza assaggiarlo</strong><span>. Infatti gli stessi abitanti della città dicono: “È come se non l’avessi visitata, se non hai mangiato il kaak della città”.</span></p>
<p>Perché&nbsp;<strong>non è un semplice pane, è un simbolo ereditato dagli antenati. Questo è testimoniato dai forni tradizionali</strong>&nbsp;“ الفرن العربي”, come il forno Abusneneh la cui esistenza risale a circa 100 anni fa, che è diventato meta dei turisti, pellegrini, lavoratori e gli abitanti della città: tra le sue pietre ci sono i racconti della gente del posto che, nonostante l’occupazione israeliana miri a distruggere i luoghi storici arabi, esaltano ogni aspetto della città che enfatizza l’appartenenza alla Palestina.</p>
<p></p>
<p>Il sesamo si usa come seme soprattutto nel pane, ma&nbsp;<strong>è anche il prodotto principale da cui ha origine la tahine che è un ingrediente indispensabile in vari piatti palestinesi, freddi e caldi, ma anche nei dolci.</strong></p>
<p><strong>Dal sesamo si ricava anche il prezioso omonimo olio che, nonostante il suo sapore forte e particolare, si usa nella preparazione di alcuni piatti e dolci.</strong>&nbsp;Almeno a casa mia, a Hebron, mia madre ha sempre aggiunto l’olio di sesamo sul riso che usava per riempire gli ortaggi, ma lo usava anche nella preparazione di alcuni dolci.</p>
<p>Storicamente è sempre stato utilizzato nella medicina popolare, da migliaia di anni,&nbsp; anche dai Faraoni in Egitto. Gli scienziati hanno trovato dei disegni che riportano il nome shemshem شمشم &nbsp;(sesamo) nella tomba di Ramsete III e hanno confermato che&nbsp;<strong>i faraoni coltivavano il sesamo e utilizzavano&nbsp; l’olio nella cucina, nella medicinale e nella cosmesi. Attualmente l’olio di sesamo si usa ancora nella medicina popolare per curare l’asma,&nbsp; le ustioni, ecc.&nbsp;</strong></p>
<p>Nella cultura palestinese&nbsp;<strong>è indispensabile nello&nbsp;<a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://nena-news.it/sapori-e-identita-lo-zaatar-simbolo-del-legame-del-palestinese-con-la-sua-terra/">zaatar</a></strong>&nbsp; (un misto di&nbsp; timo, spezie&nbsp; e sesamo, appunto), che noi palestinesi mangiamo ogni mattina in qualsiasi stagione con olio d’oliva e un pezzo di pane;&nbsp; e in numerosi tipi di biscotti, dolci e salati, tra cui i barazeq.</p>
<p>I biscotti con il sesamo si chiamano&nbsp;<em>barazeq</em>.</p>
</p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgnqoeMGuvCPT9xN9GhF5ulACX4XLOFiEusIJ6TxAezCOa6dNOnT7uvfbi26AMfRD-IvoGiiE43FcuuhiLINHFWsNgmdqllcrwEKbAq3Gv60E90AeyfFawpun2Z0O2WEbvOIwFgUOx2nvTa-rYs0T9-md2RI85wO27lzgoZ-8u1AWS5v-eG14BiTskMx-8"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgnqoeMGuvCPT9xN9GhF5ulACX4XLOFiEusIJ6TxAezCOa6dNOnT7uvfbi26AMfRD-IvoGiiE43FcuuhiLINHFWsNgmdqllcrwEKbAq3Gv60E90AeyfFawpun2Z0O2WEbvOIwFgUOx2nvTa-rYs0T9-md2RI85wO27lzgoZ-8u1AWS5v-eG14BiTskMx-8" width="180" /></a></div>
<p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgKSLxpy-IQuMmFS7cdN47PsUBm2GT5aU7A2R2L5ORz1bg6r7mFczq_HkId86rEFJKU2wah7E_tx0Q1fWt9waoRf5O-Saaw9RRG-fwQtNgWBjTngwkiyU6QfrU-gB7D389xSY5k5oJ1ncTmT19EFnlsw9PUl053MOwEQw5vHNdKTCYteJkMWMNj3lSS2uk"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgKSLxpy-IQuMmFS7cdN47PsUBm2GT5aU7A2R2L5ORz1bg6r7mFczq_HkId86rEFJKU2wah7E_tx0Q1fWt9waoRf5O-Saaw9RRG-fwQtNgWBjTngwkiyU6QfrU-gB7D389xSY5k5oJ1ncTmT19EFnlsw9PUl053MOwEQw5vHNdKTCYteJkMWMNj3lSS2uk" width="180" /></a></div>
<p>
</p>
<p><strong>INGREDIENTI:</strong><br />250 g di farina 0<br />125 g di burro di buona qualità<br />75 g di zucchero<br />50 g di acqua<br />1/4 di cucchiaino di lievito per dolci<br />1/2 cucchiaio di anice macinato<br />1/2 cucchiaio di finocchio macinato</p>
<p><strong>GUARNIZIONE:</strong><br />25 g di zucchero<br />50 g di miele<br />250 g di sesamo<br />Pistacchio a piacere</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO:&nbsp;</strong></p>
<p>Mescolate bene la farina, il lievito, le spezie con il burro morbido. Diluite lo zucchero nell’acqua e aggiungetela piano piano all’impasto.&nbsp; Incorporate bene e lasciate a riposare 15 minuti. Adesso che è caldo meglio se in frigo, perché l’impasto risulterà più morbido.<br />Nell’attesa, mescolate il miele, lo zucchero e il sesamo tostato.<br />Con l’impasto fate delle piccole palline, passatele sul pistacchio e poi sul sesamo, premendo leggermente per ottenere la forma finale.<br />Appoggiate i biscotti su una teglia munita di carta da forno e infornate a 170°C per 12 minuti circa.&nbsp;</p>
<p></p>
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		<item>
		<title>كعك ومعمول Ka&#8217;ak e Maamoul</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 16:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[cucchiai]]></category>
		<category><![CDATA[dell]]></category>
		<category><![CDATA[dolci]]></category>
		<category><![CDATA[impasto]]></category>
		<category><![CDATA[noci]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione]]></category>
		<category><![CDATA[tazza]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora presto per le preparazioni dei dolci per la fine del Ramadan, visto che siamo solo al settimo giorno del mese. Eppure, io e i miei studenti abbiamo già dedicato due intensi giorni alla creazione di queste delizie tradizionali. Sono stati giorni all’insegna del lavoro e del divertimento, perché preparare questi dolci è un momento&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/%d9%83%d8%b9%d9%83-%d9%88%d9%85%d8%b9%d9%85%d9%88%d9%84-kaak-e-maamoul/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span></span></p>
<div>
<div><span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgdGefRtla8Skkz_8Aa8tWzTJTAClZEE-gFDNes-w0X0VQJCePkfcVkl0X21Uz7LDvvcqnmJ0cx3JbVBIKJuu9o8JzFoOf9NnwBH2hc157r7abk7rxKsL-7KcpCXy9w9PfwFbHADhQ5_akahdA6NanwarkLu8XiZLEAtl6MvB6Or1-APfzwAe5YpJkzaqA"><img height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgdGefRtla8Skkz_8Aa8tWzTJTAClZEE-gFDNes-w0X0VQJCePkfcVkl0X21Uz7LDvvcqnmJ0cx3JbVBIKJuu9o8JzFoOf9NnwBH2hc157r7abk7rxKsL-7KcpCXy9w9PfwFbHADhQ5_akahdA6NanwarkLu8XiZLEAtl6MvB6Or1-APfzwAe5YpJkzaqA=w299-h400" width="299" /></a></span></div>
</div>
<p><span><br />Ancora presto per le preparazioni dei dolci per la fine del Ramadan, visto che siamo solo al settimo giorno del mese. Eppure, io e i miei studenti abbiamo già dedicato due intensi giorni alla creazione di queste delizie tradizionali.</span>
</p>
<p><span>Sono stati giorni all’insegna del lavoro e del divertimento, perché preparare questi dolci è un momento conviviale e carico di significato. Cerco sempre di immergere i miei studenti nell’atmosfera sociale che caratterizza queste ricette: un’occasione per condividere storie, risate e sapere antico.</span></p>
<p><span>Queste preparazioni, infatti, nascono come atti collettivi. Un tempo, intere famiglie e vicini si riunivano per plasmare insieme i dolci, e non tutti potevano partecipare: anticamente, solo le donne anziane avevano il privilegio di prepararli, considerate custodi di saggezza e della&nbsp;<em>baraka</em>&nbsp;— quella benedizione che trasforma ingredienti semplici in simboli d’abbondanza.</span></p>
<p><span>Tra le ricette più amate ci sono i&nbsp;<em>ka’ak</em>&nbsp;e i&nbsp;<em>mamoul</em>, declinati in varianti fragranti al semolino o alla farina integrale. Oggi, vi svelo i segreti della versione al semolino, con ripieni così golosi da conquistare ogni palato.&nbsp;</span></p>
<p><span><br /></span></p>
<p><em><span>Pronti a scoprire come trasformare il semolino in piccole opere d’arte?</span></em></p>
<p><em><span><br /></span></em></p>
<p><em><span></span></em></p>
<div><em><span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgRmlnGr6eg0wPygElilDoyN8FU1ZexQKqrRvieqFTOMvllN7uZy3U8_mkHi_EEy-2yRTLYyZASyd-T57hZ554TsN6a1z5OhvhH_T_OTagnsOrCIAZy46dhLAnAyJm89FAKg8l43kmlm4PL2YEdnVll_pIoKFJqQ-D-QiT9UAQiBG_aDoTtgQPQR9JvRL8"><img height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgRmlnGr6eg0wPygElilDoyN8FU1ZexQKqrRvieqFTOMvllN7uZy3U8_mkHi_EEy-2yRTLYyZASyd-T57hZ554TsN6a1z5OhvhH_T_OTagnsOrCIAZy46dhLAnAyJm89FAKg8l43kmlm4PL2YEdnVll_pIoKFJqQ-D-QiT9UAQiBG_aDoTtgQPQR9JvRL8=w300-h400" width="300" /></a></span></em></div>
<p><em><span></p>
<p></span></em>
</p>
<p><span><span><b>Ka&#8217;ak</b></span></span><strong><span>&nbsp;e Maamoul con Semolino</span></strong></p>
<p></p>
<p><strong><span></span></strong></p>
<div><strong><span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEi9iO_ViQeEXfdJhjwoeHkclehUYeW8Qd3l_f0lCoPm_dLn9WQywPXFO3U4xGzAMhrwAV9QCD-MJqJTHHORNlkSX1DKPqpKKUzk6TMpjQgNdTX__70xoevOBePKIYv_VqmTkSdeSgWYv2phiUEta4ma5t-8CKQa_JRIxUJykip5NppU6hNAK6VAaGo9voE"><img height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEi9iO_ViQeEXfdJhjwoeHkclehUYeW8Qd3l_f0lCoPm_dLn9WQywPXFO3U4xGzAMhrwAV9QCD-MJqJTHHORNlkSX1DKPqpKKUzk6TMpjQgNdTX__70xoevOBePKIYv_VqmTkSdeSgWYv2phiUEta4ma5t-8CKQa_JRIxUJykip5NppU6hNAK6VAaGo9voE=w300-h400" width="300" /></a></span></strong></div>
<p><strong><span></p>
<p></span></strong>
</p>
<p><strong><span>Per l&#8217;impasto:</span></strong></p>
<ul>
<li>
<p><span>4 tazze di semolino grossolano</span></p>
</li>
<li>
<p><span>2 tazze di semolino fine</span></p>
</li>
<li>
<p><span>3 tazze di ghee&nbsp; (o una miscela di ghee tradizionale, burro animale e olio vegetale)</span></p>
</li>
<li>
<p><span>½ tazza di zucchero a velo</span></p>
</li>
<li>
<p><span>1 cucchiaio di mahlep macinato</span></p>
</li>
<li>
<p><span>1 cucchiaino di anice macinato<br /></span></p>
</li>
<li>
<p><span>¼ cucchiaino di mastice macinato</span></p>
</li>
<li>
<p><span>1 cucchiaio di lievito istantaneo</span></p>
</li>
<li>
<p><span>1 cucchiaio di finocchio macinato</span></p>
</li>
<li>
<p><span>1 cucchiaio di spezie per maamoul (opzionale)</span></p>
</li>
<li>
<p><span>Acqua tiepida (quanto basta)</span></p>
</li>
<li>
<p><span>Acqua di fiori d&#8217;arancio o acqua di rose (opzionale)</span></p>
</li>
</ul>
<p><strong><span><br /></span></strong></p>
<p><strong><span>Per i ripieni:</span></strong></p>
<p><strong><span>Ripieno di datteri:</span></strong></p>
<ul>
<li>
<p><span>2 tazze di datteri in pasta</span></p>
</li>
<li>
<p><span>2 cucchiai di olio d&#8217;oliva o burro sciolto</span></p>
</li>
<li>
<p><span>½ cucchiaino di cannella</span></p>
</li>
<li>
<p><span>Una spolverata di noce moscata</span></p>
</li>
</ul>
<div><span><span>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjypjQYY4MCmDOj16WNFnkVYsOCR8QDDduf7b3wvs7DZ_n-Y-wOLE4dvR9U6gm51qupAwHRywXntsGmA2hz2qf2cM9ovb2-B1wGaQII4mo_4C-Ar8AB35yghbbgvrWijfqk-nEzMyN6rI-w39FM35Ea9btQ0Zaoz4kbaPIA7OKsNWBq9JyAPDytKwU6zLU"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEjypjQYY4MCmDOj16WNFnkVYsOCR8QDDduf7b3wvs7DZ_n-Y-wOLE4dvR9U6gm51qupAwHRywXntsGmA2hz2qf2cM9ovb2-B1wGaQII4mo_4C-Ar8AB35yghbbgvrWijfqk-nEzMyN6rI-w39FM35Ea9btQ0Zaoz4kbaPIA7OKsNWBq9JyAPDytKwU6zLU" width="180" /></a></div>
<p></span></span></div>
<p><strong><span>Ripieno di noci:</span></strong></p>
<ul>
<li>
<p><span>2 tazze di noci tritate grossolanamente</span></p>
</li>
<li>
<p><span>¼ tazza di zucchero a velo</span></p>
</li>
<li>
<p><span>1 cucchiaino di cannella</span></p>
</li>
<li>
<p><span>Una spolverata di noce moscata</span></p>
</li>
<li>
<p><span></p>
<p></span></p>
</li>
</ul>
<p><strong><span>Ripieno di pistacchi:</span></strong></p>
<ul>
<li>
<p><span>2 tazze di pistacchi tritati grossolanamente</span></p>
</li>
<li>
<p><span>¼ tazza di zucchero a velo</span></p>
</li>
<li>
<p><span>2 cucchiai di acqua di fiori d&#8217;arancio o acqua di rose</span></p>
</li>
<li>
<p><span>Lo zucchero può essere sostituito con miele o sciroppo.</span></p>
</li>
<li>
<p><span>½ kg di pistacchi macinati</span></p>
</li>
<li>
<p><span>Sciroppo (quanto basta)</span></p>
</li>
<li>
<p><span>¼ tazza di zucchero</span></p>
</li>
<li>
<p><span>1 cucchiaio di acqua di fiori d&#8217;arancio</span></p>
</li>
<li>
<p><span><br /></span></p>
</li>
</ul>
<p><strong><span>Metodo di preparazione:</span></strong></p>
<p><span><strong>Preparazione dell&#8217;impasto:</strong></span></p>
<p><span><b></b></span></p>
<div><span><b><br /></b></span></div>
<div><span><b><br /></b></span></div>
<p><span>In una ciotola grande, mescolate il semolino grossolano e il semolino fine con lo zucchero. Aggiungete il ghee sciolto o la miscela di burro e olio all&#8217;impasto e lavoratelo con le dita fino a quando il semolino assorbe completamente i grassi.</span>
</p>
<p><span>Coprite il composto e lasciatelo riposare per 6-8 ore o tutta la notte, in modo che il semolino assorba i grassi (questo passaggio è essenziale per ottenere dolci friabili e deliziosi). Aggiungete le spezie e mescolate bene. In una tazza piccola, sciogliete il lievito in mezzo bicchiere di acqua tiepida e lasciatelo riposare per 10 minuti fino a quando non si attiva. Aggiungete il lievito e l&#8217;acqua all&#8217;impasto e impastate delicatamente fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Coprite l&#8217;impasto e lasciatelo riposare per un&#8217;ora fino a quando non raddoppia leggermente di volume.</span></p>
<p><span><strong><br /></strong></span></p>
<p><span><strong>Formare i dolci:</strong><br />Usando stampi o pinzette.</span></p>
<p><span><strong>Cottura dei dolci:</strong><br />Preriscaldate il forno a 220°C. Disponete i pezzi di dolce su una teglia foderata con carta forno, lasciando un po&#8217; di spazio tra di loro. Cuocete i dolci fino a quando non saranno dorati</span></p>
<div><span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhl8IIHa0Zh1ReBnsrnvEJ513xGBisp2Syjf27Y29hMHjD3HLSx6BsMDgtY2zlnRMzbi8jmx6CFN5FZ67Gjtoar8emVJsHvMwnl-a9XmkMyX7u5AXpMZbOkndguZoF-dFfSLr1N5xAltAu9AOhQG41SN3HSei4xY_HcT8swX6Xs7L78ChxTLRpGxTXHMIY"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhl8IIHa0Zh1ReBnsrnvEJ513xGBisp2Syjf27Y29hMHjD3HLSx6BsMDgtY2zlnRMzbi8jmx6CFN5FZ67Gjtoar8emVJsHvMwnl-a9XmkMyX7u5AXpMZbOkndguZoF-dFfSLr1N5xAltAu9AOhQG41SN3HSei4xY_HcT8swX6Xs7L78ChxTLRpGxTXHMIY" width="240" /></a></span></div>
<p><span><br /></span>
</p>
<p><span></span></p>
<div><span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgePdj2e4Kt5Zog9-LVjiNQVyVB7NlM37G51qxB7aqKECxioRwcIfbHUc9tmandN2S08BsJPlMU8DSSIF1jmP6IrAYw4V2os0Jnz1vvEhTStIhLwbBlrXhonQMyBeABkOdJS-m7v7N5KDzfFFNLTFxf2b2pzfd47EdRCyoBWcDmW2GPUjiY5oWxCJSnw4Y"><img alt="" height="240" src="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgePdj2e4Kt5Zog9-LVjiNQVyVB7NlM37G51qxB7aqKECxioRwcIfbHUc9tmandN2S08BsJPlMU8DSSIF1jmP6IrAYw4V2os0Jnz1vvEhTStIhLwbBlrXhonQMyBeABkOdJS-m7v7N5KDzfFFNLTFxf2b2pzfd47EdRCyoBWcDmW2GPUjiY5oWxCJSnw4Y" width="240" /></a></span></div>
<p><span></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Adas wa Reqaq (Lenticchie e sfoglia)</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 15:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[lenticchie]]></category>
		<category><![CDATA[piatti]]></category>
		<category><![CDATA[piatto]]></category>
		<category><![CDATA[pratica]]></category>
		<category><![CDATA[Suaad Al Natsheh]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;Conservare la cultura! Il Piatto Preferito al Cielo, elementi che simboleggiano l’integrazione delle benedizioni divineNella cucina palestinese, esistono molti piatti distribuiti ai vicini e parenti, e la loro condivisione ha un significato profondo. Uno di questi piatti è l&#8217;Adas wa Reqaq عدس ورقاق, lenticchie con sfoglia. Un piatto semplice legato al concetto di nazr نذر,&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/adas-wa-reqaq-lenticchie-e-sfoglia/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<h1><span><span>&nbsp;</span><span><span><span>Conservare la cultura! </span></span><span><br /></span></span></span></h1>
<p><span>Il Piatto Preferito al Cielo, elementi che simboleggiano l’integrazione delle benedizioni divine<br />Nella cucina palestinese, esistono molti piatti distribuiti ai vicini e parenti, e la loro condivisione ha un significato profondo. Uno di questi piatti è l&#8217;Adas wa Reqaq عدس ورقاق, lenticchie con sfoglia. Un piatto semplice legato al concetto di nazr نذر, (un voto o impegno a compiere un’azione), ma nella preparazione si devono seguire regole e condizioni <span><a></a></span>culturali. legato al concetto di nazr (نذر), un voto o impegno a compiere un&#8217;azione.<br />Ciò che mi ha colpito durante una intervista fatta da mio amico Ahmad <span><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.facebook.com/ahmad.herbawi.31?__cft__[0]=AZVSbfzR5qJ0q5Rbbk5Y4tfa1jCLrLfencO8UcgnKw7wSS0gofhPKrl8AP132b7pvrDb9a7K9nvlBtt0IVmIQnlt-zbWsIMMbGiFLk4sFZEK54HclkTNy_VcC5UOmVWDhBe-MsTBr6AtGWIbMj5Ase94i80o30ShfdoumKr3IzQ6VDxetsrsdUEnki4TKdxoC10&amp;__tn__=-]K-R"><span>أحمد الحرباوي</span></a></span>è la risposta della signora Suaad Al-Natsheh, nata a Hebron nel 1937, quando le ha chiesto cosa avrebbe fatto dopo la liberazione della Palestina. Ha detto: &#8216;Cucinerò lenticchie e sfoglia e inviterò tutte le persone&#8217;. Così, la signora ha sintetizzato il legame profondo dei palestinesi con la loro terra, come se preparare questo piatto fosse un incantesimo per un altro allontanamento.<br />Questa pratica, a cui ho partecipato distribuendo piatti ad amici e parenti nella mia città natale di Hebron, risale alla cultura palestinese antica, sin dai tempi degli Amorrei, circa 6000 anni fa, quando lenticchie e grano erano i principali raccolti della regione. L&#8217;integrazione di lenticchie, sfoglia e olio d’oliva  in un unico piatto simboleggiava l&#8217;integrazione delle benedizioni divine. La presenza di tutte le fonti di vita in un unico piatto simboleggiava l&#8217;offerta, la bontà e la dedizione per soddisfare gli dèi e esaudire desideri, anche quelle difficili, come il desiderio di avere figli o liberarsi da una calamità. In questi casi, si faceva un voto a Dio di preparare questo piatto e distribuirlo nel caso in cui la richiesta venisse esaudita.</span>
<div><span><br /></span></div>
<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgshItW9usK-tn0la2K_VOFRqgUrZZuiptE8MekI80kEZdGsjmY3ZzcwNcCDjMTmzpts8WbgQuhRlUnBRX8MS91DLfcBRPJyGY4BUqOfn1QiYo3Km1ZY4OySBoCHn_ltEacO-UKnGw96xWprtA3nM-1KYHq6TUdtrrK34lYNOvUVLPJYbvapJj0F0XVFIE/s720/418892375_10231100950412440_729942422474135516_n.jpg"><img border="0" height="240" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgshItW9usK-tn0la2K_VOFRqgUrZZuiptE8MekI80kEZdGsjmY3ZzcwNcCDjMTmzpts8WbgQuhRlUnBRX8MS91DLfcBRPJyGY4BUqOfn1QiYo3Km1ZY4OySBoCHn_ltEacO-UKnGw96xWprtA3nM-1KYHq6TUdtrrK34lYNOvUVLPJYbvapJj0F0XVFIE/s320/418892375_10231100950412440_729942422474135516_n.jpg" width="320" /></a></div>
<p><span><br /></span></div>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>كسكسون عبندورة kusuksun con pomodoro</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Feb 2024 16:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Ciao]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[piatti]]></category>
		<category><![CDATA[pomodoro]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;Ciao! Siete mai stati invitati a una colazione tipica hebronese? La cucina di Hebron è un mondo variegato, semplice e complesso, ricco e povero, delizioso e molto di più, leggero e grasso, generoso e ancora più generoso, distinto e ordinario, con molte caratteristiche in esso. Hebron si distingue per il dialetto dei suoi abitanti, che&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/%d9%83%d8%b3%d9%83%d8%b3%d9%88%d9%86-%d8%b9%d8%a8%d9%86%d8%af%d9%88%d8%b1%d8%a9-kusuksun-con-pomodoro/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><span>&nbsp;<span>Ciao!</span></span></span></p>
<div>
<div dir="auto"><span><span>Siete mai stati invitati a una colazione tipica hebronese?</span></span></div>
<div dir="auto"><span><span><br /></span></span></div>
<div dir="auto"><span>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjHkFD6XBcfG9DcVQn56P1mzGGdc5FjhCdjNqW1WgYjK4ZrZzvHiP-iywVFHqlPfhzsv08N89wwHw7nlGgji5vVvQIyI_mccDwzN2PSsJ7j02rgIxB-fH9kwNaTJHEE9KomtQ5NFDsUI9P3351CnobhD89EOu93fgb8Dup6ICF7wbW8ez0re5zAWQ1hYCs/s1286/IMG_1427.JPG"><img border="0" height="289" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjHkFD6XBcfG9DcVQn56P1mzGGdc5FjhCdjNqW1WgYjK4ZrZzvHiP-iywVFHqlPfhzsv08N89wwHw7nlGgji5vVvQIyI_mccDwzN2PSsJ7j02rgIxB-fH9kwNaTJHEE9KomtQ5NFDsUI9P3351CnobhD89EOu93fgb8Dup6ICF7wbW8ez0re5zAWQ1hYCs/w400-h289/IMG_1427.JPG" width="400" /></a></div>
<p><span><br /></span></span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto"><span><span>La cucina di Hebron è un mondo variegato, semplice e complesso, ricco e povero, delizioso e molto di più, leggero e grasso, generoso e ancora più generoso, distinto e ordinario, con molte caratteristiche in esso. </span></span></div>
<div dir="auto"><span><span>Hebron si distingue per il dialetto dei suoi abitanti, che ci rende immediatamente riconoscibili non appena parliamo&#8230; qualcuno chiede: &#8216;Ma sei di Hebron?&#8217;. </span></span></div>
<div dir="auto"><span><span>Se vi capita di essere invitati a una colazione tipica di Hebron da persone che conservano le tradizioni, specialmente nel cibo, dovreste trovare piatti di &#8220;kuskusun&#8221; كسكسون عبندورة con pomodoro <span><img alt="</p>
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		<title>Rape ripiene e condite con tahine</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 21:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[pentola]]></category>
		<category><![CDATA[polpa]]></category>
		<category><![CDATA[pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[ripieno]]></category>
		<category><![CDATA[verdure]]></category>
		<category><![CDATA[yogurt]]></category>

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		<description><![CDATA[Su richiesta degli amici, condivido la ricetta delle rape ripiene e condite con yogurt e tahine. Vi svelerò anche un segreto prima di iniziare con gli ingredienti e il procedimento: questa è la seconda volta che le condisco con la tahine. A casa mia a Hebron, mia madre le condiva con sumac e pomodoro; invece,&#160;<a href="https://foodbloggermania.it/ricetta/rape-ripiene-e-condite-con-tahine/" class="read-more">Continua a leggere..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Su richiesta degli amici, condivido la ricetta delle rape ripiene e condite con yogurt e tahine. Vi svelerò anche un segreto prima di iniziare con gli ingredienti e il procedimento: questa è la seconda volta che le condisco con la tahine. A casa mia a Hebron, mia madre le condiva con sumac e pomodoro; invece, a Gerusalemme, si condiscono con tamarindo e poco pomodoro per dare un colore acceso alla salsa.</span></p>
<p><span>Tutte e tre le versioni sono buone e hanno gusti unici.</span></p>
<p><span>La ricetta con la tahine è tipica del nord della Cisgiordania, soprattutto a Nablus, dove si usa lo yogurt fresco (laban) in numerose ricette. Nel sud, utilizziamo quello secco, più forte come gusto. </span></p>
<p><span>Non ci sono dosi precise per questa ricetta, va bene tutto. Quando ho chiesto la ricetta alla mia amica, non mi ha dato dosi precise, ha detto così: &#8220;È facilissimo farle con la tahine, svuota, riempi, fai bollire&#8230; e infine aggiungi tahine e limone. C&#8217;è chi mette anche aglio e coriandolo alla fine.&#8221;</span></p>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhMuDyVyfSwXWqNS9_2ptTZrm0KJroGtQjqej5aHKJFXpGBpiqKAdQlwINDBNe43hE_dd0TJ3MAD646IiIc9UY9KrOJ2XBkESUEyQaZiwNht59ifeaTOhy7f13AuG4v8I9fourzO8oAnbaS7m1wtCz0hYBo9sbkQRyFNLjz6PPd0BrQDjWhma9hWlzlv14/s1640/IMG_0647.jpg"><img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhMuDyVyfSwXWqNS9_2ptTZrm0KJroGtQjqej5aHKJFXpGBpiqKAdQlwINDBNe43hE_dd0TJ3MAD646IiIc9UY9KrOJ2XBkESUEyQaZiwNht59ifeaTOhy7f13AuG4v8I9fourzO8oAnbaS7m1wtCz0hYBo9sbkQRyFNLjz6PPd0BrQDjWhma9hWlzlv14/s320/IMG_0647.jpg" width="242" /></a></div>
<p>
<div>
<p><span><span>Ingredienti:</span></span></p>
<ul>
<li><span>1 chilo di rape svuotate</span></li>
<li><span>Olio per friggere</span></li>
</ul>
<p><span><span>Per il ripieno:</span></span></p>
<ul>
<li><span>250 g di riso</span></li>
<li><span>250 g di carne tagliata a cubetti</span></li>
<li><span>Un filo d&#8217;olio d&#8217;oliva</span></li>
<li><span>Sale, pepe, curcuma, cardamomo, cannella</span></li>
</ul>
<p><span><span>Per la salsa:</span></span></p>
<ul>
<li><span>Circa 500 g di yogurt</span></li>
<li><span>1 litro d&#8217;acqua</span></li>
<li><span>50 ml di tahine</span></li>
<li><span>Succo di 1 limone</span></li>
</ul>
<div>
<div><a target="_blank" rel="nofollow" href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEggSYmyAHzy4fV_vdTaoTMEG7hFRE6TDtOvkJMNMuA_YbPHn70q6e5cHpVbPER3ElmE1FqtswAapO85SDqVaC8TOO3aDqqjsI892QSq5A3sDtDwLyMZGWSthYa_N_YPhZ4OJbAt6Slsy8phiaZ4_-5Hgr7lwOjW79kAkhT_lbXBHqGDWr8bLGNqt0RwnXY/s1242/IMG_0648.jpg"><span><img border="0" height="277" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEggSYmyAHzy4fV_vdTaoTMEG7hFRE6TDtOvkJMNMuA_YbPHn70q6e5cHpVbPER3ElmE1FqtswAapO85SDqVaC8TOO3aDqqjsI892QSq5A3sDtDwLyMZGWSthYa_N_YPhZ4OJbAt6Slsy8phiaZ4_-5Hgr7lwOjW79kAkhT_lbXBHqGDWr8bLGNqt0RwnXY/s320/IMG_0648.jpg" width="320" /></span></a></div>
<p><span><br /><span><br /></span></span></div>
<div>
<p><span><span>Procedimento:</span></span></p>
<ol>
<li><span>Io ho acquistato le rape già svuotate dalle signore che lavorano qui nella preparazione delle verdure, svuotano ortaggi, arrotolano foglie di varie verdure, puliscono e preparano le verdure per congelarle &#8230; </span></li>
<li>
<div><span><br /></span></div>
<p><span>1. In una ciottola, mescolo gli ingredienti del ripieno.</span></li>
<li><span>2. Riempito ciascuna rapa con il ripieno, lasciando uno spazio vuoto poco prima del bordo.</span></li>
<li><span>3. In una pentola, ho mescolato l&#8217;acqua con lo yogurt, ho continuato a mescolare fino all&#8217;ebollizione.</span></li>
<li><span>4. Ho Fritto le rape nell&#8217;olio finché sono diventate dorate, poi le immerso nella mistura di yogurt e le lasciate a cuocere per circa un&#8217;ora, finché le rape erano morbide e il riso era cotto.</span></li>
<li><span>5. Ho Mescolato tahine, limone, sale e un po&#8217; d&#8217;acqua e aggiunto il tutto alla pentola. </span></li>
<li><span>5. Ho lasciato cuocere per circa 2 minuti e poi servito le rape. </span></li>
</ol>
<p><span>Dimenticavo: Non si butta via niente! La polpa delle rape? La buttiamo? NOOOOOOOOOOOO. In una padella o pentola, ho messo un filo d&#8217;olio d&#8217;oliva, aggiunto la polpa e fatto cuocere un pochino, poi ho aggiunto la polpa allo yogurt cotto prima.</span></p>
<p><span>Per il <a target="_blank" rel="nofollow" href="/redirect.php?URL=https://www.instagram.com/reel/C1Ju8bdtU-P/?igsh=MXEwNzR2eTk2NDhyeQ==" target="_blank">video ricetta </a> visitate il mio profilo instagram. </span></p>
<p><span>Buon appetito <br /></span></p>
<p></p>
</div>
</div>
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