Cucinare a bordo di una nave in missione umanitaria

Una storia particolare quella dello chef  Lorenzo Leonetti, 34 anni, lavora a Roma in un ristorante Grandma Bistrot al Quadraro, uno dei quartieri più popolari di Roma, da anni collabora ad alcuni progetti sociali volti a formare ragazzi desiderosi di imparare un mestiere e integrarsi.

Leonetti si spende in diversi progetti nella capitale, per citarne uno Pasto Sospeso ideato da Chef Rubio e Erri De Luca alla Garbatella, attraverso la sua esperienza da formatore viene a conoscenza di molteplici storie legate ai percorsi migratori di tanti ragazzi che si mettono in viaggio per approdare in Europa.

Un giorno vede un annuncio su Facebook in cui un’organizzazione umanitaria spagnola  cerca cuochi pronti a gestire la cucina e la cambusa di una nave, non una nave qualsiasi ma  la Open Arms che si occupa di salvare i migranti che partono dalle coste libiche.

Leonetti voleva capire da vicino come si gestisce la cucina di una nave, una situazione particolare trattandosi di un’imbarcazione impegnata in una missione umanitaria, lo chef sostiene di aver volutamente scelto un’esperienza simile come volontario in quanto promotore di una ristorazione sociale.

Sostiene che la cucina sia anche trasmissione di valori, un mezzo per tanti di riscattarsi, emanciparsi, conoscere un mestiere che possa permettergli di mantenersi, la sua attività di formatore con richiedenti asilo è stata la molla che lo ha spinto a voler vivere un’esperienza che potesse coniugare il lavoro con un tema che gli sta a cuore.

Dopo un primo attimo di smarrimento, timore del mar di mare, Leonetti racconta di aver trovato una cucina ben organizzata, con diversi attrezzi di lavoro, una cambusa ben fornita, celle frigorifere, tutto il necessario per preparare pasti a tante persone.

Ricorda una notte di mare particolarmente mosso, una situazione di tensione in cui il timore più grande era che tanti ragazzi potessero sentirsi male, in quell’occasione ha preparato quaranta chili di riso e altrettanti di purè, in una giornata migliore ha sfornato lasagna con ragu’ cotto per sei ore, a volte è riuscito anche a preparare il pane.

Tante le difficoltà, gli imprevisti, le incognite, per esempio in mare sei sempre in movimento, ogni gesto deve essere pensato, ogni oggetto messo in sicurezza, i pasti dei ragazzi salvati devono essere differenti non conoscendo le loro condizione di salute, appena saliti a bordo vengono nutriti con tè, barrette energetiche, se il tempo in mare si protrae gli si prepara riso e patate liofilizzate.

L’esperienza dello chef Leonetti è stata intensa, unica, professionalmente e soprattutto umanamente, terminata la traversata si è detto pronto a imbarcarsi nuovamente.

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